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Carlo Frigerio

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Carlo Frigerio
Carlo Frigerio (Berna, 7 marzo 1878 – Ginevra, 18 gennaio 1966) è stato un tipografo, giornalista, anarchico e sindacalista d'origine italiana ma naturalizzato svizzero dal 1899.

Biografia[modifica]

Nato a Berna da Giuseppe Frigerio e Maria Enrichetta Seelhofer, alla nascita viene abbandonato dai genitori (sarà  poi riconosciuto dal padre durante un successivo processo) e allevato dalla nonna materna Enrichetta Margherita Seelhofer che da Berna si trasferirà  a Milano.

Gioventù in Italia[modifica]

Nella città  lombarda frequenta le scuole elementari, poi una scuola commerciale internazionale in cui si insegnava in tedesco, lingua che apprende insieme al francese, insegnatogli dalla nonna, e all'italiana.

A causa dei gravi problemi economici in cui versa la famiglia deve lasciare gli studi ed iniziare a lavorare come impiegato di commercio. Dal 1891 frequenta il Circolo di Studi Sociali, dove assiste alle conferenze organizzate da socialisti, repubblicani ed anarchici.

Divenuto amico di Pietro Gori, editore de L’Amico del Popolo, la questura lo segnala come amico frequentatore di Sante Caserio e di Errico Malatesta, con cui avrebbe avuto una fitta corrispondenza quando questi era esiliato a Londra. Arrestato per alcuni giorni, è sottoposto a stretta sorveglianza fino al 1898, quando a seguito della repressione seguente agli scioperi viene nuovamente arrestato per alcuni mesi. Rilasciato, nell'agosto del 1898 è espulso dall'Italia.

Rientro in Svizzera[modifica]

Stabilitosi nuovamente a Berna, si butta a capofitto nell'attività  anarchica: nel 1899 dà  alle stampe Il Canzoniere dei ribelli; nel dicembre 1899, insieme a Luigi Bertoni e Emile Held, pubblica nell' Almanacco socialista anarchico per l'anno 1900 l'appello di Malatesta Contro la monarchia e un articolo contro il municipale socialista Thiébaud, macchiatosi della grave colpa di aver ordinato la repressione degli scioperi di Ginevra. Trattenuti in stato d'arresto per per alcuni giorni a Berna, il governo italiano fa sentire le sue pressioni su quello svizzero nel momento in cui i tre anarchici vengono processati, ma il Tribunale federale di Losanna nel maggio 1900 li assolve da ogni accusa.[1]

Attività  anarchica in Europa dal 1900 al 1919[modifica]

Frigerio si trasferisce a Zurigo per alcuni mesi, poi nel 1901 emigra a Londra, dove collabora con Lo Sciopero generale / La Grève générale [2], La Rivoluzione sociale [3] e al numero unico La Settimana sanguinosa [4].

Nel maggio 1905 si trasferisce a Parigi, dove nel numero unico Verso l'emancipazione di Malatesta compare un suo scritto intitolato Perché entriamo nei sindacati. Espulso in seguito alle manifestazione del primo maggio 1906, ripara in Belgio, e nell'agosto 1907 prende parte al Congresso anarchico internazionale di Amsterdam, come membro della rappresentanza britannica. Espulso anche dal Belgio, ritorna a Londra nel luglio del 1908.

L'anno seguente rientra in Svizzera, a Ginevra, collabora al Risveglio/Réveil e ad altri periodici italiani anarchici come La Protesta umana e Il Grido della Folla. Si reca spessissimo anche a Londra, Parigi e Bruxelles per mantenere i contatti gli anarchici di questi paesi che aveva conosciuto negli anni precedenti. Nonostante il precedente decreto di espulsione dalla Francia, il 1° ottobre 1910 gli viene concesso un regolare permesso di soggiorno e dal 20 marzo 1911 al 31 agosto 1914 risulta impiegato presso la ditta Cuirs e Peaux.

Collabora sempre saltuariamente a Le Réveil/Il Risveglio di Ginevra e al settimanale del sindacalismo rivoluzionario romando La Voix du Peuple di Losanna. Nel settembre del 1914 viene arrestato con l'accusa di spionaggio. Scarcerato, nel febbraio del 1915 si reca a Londra, dove nel mese di marzo sottoscrive insieme a Malatesta, Bertoni, Emma Goldman ed altri il Manifesto internazionale anarchico contro la guerra. Viene espulso dall'Inghilterra nell'aprile del 1919, dopo essere stato detenuto per sei settimane per mancata dichiarazione di cambiamento di indirizzo e perché sospettato di aver stampato falsi passaporti spagnoli.

Rientra a Ginevra, dove nel maggio del 1919 prende posizione contro la Russia bolscevica, che a causa della repressione vigente paragona ad un' «immensa caserma» [5].

Ritorno in Italia e l'avvento del fascismo[modifica]

Prima pagina di «Umanità  Nova» (9/12/1956), giornale a cui Frigerio collaborò lungamente

Nel novembre del 1919 viene chiamato dagli anarchici milanesi a stabilirsi nel capoluogo lombardo per diventare redattore di Umanità  Nova, occupandosi in particolare di politica estera. Il 17 ottobre 1920 viene arrestato con Malatesta e scarcerato il 1° novembre. Poco tempo dopo è coinputato nell'istruttoria per «cospirazione contro i poteri dello stato», aperta nel 1921 nei confronti di diversi collaboratori di Umanità  Nova ( Armando Borghi, Corrado Quaglino, Virgilia D'Andrea ed altri...). Assolto nel mese di marzo, resta pur sempre detenuto per «sospetti di complicità  con i responsabili» della strage del Teatro Diana e viene liberato solo il 23 giugno. Trasferita la redazione di Umanità  Nova a Roma, si stabilisce nella capitale italiana, proprio nel momento in cui il fascismo comincia a manifestare la propria violenza contro tutti coloro i non allineati alle posizioni del regime. Carlo Frigerio, nonostante tutto, rimane in Italia e a partire dal 1924 collabora alla rivista Pensiero e Volontà .

Con l'intensificarsi della repressione, ripara a Torino, poi a Marsiglia ed infine definitivamente a Ginevra nel 1927. Qui, oltre a collaborare con Luigi Bertoni e al quindicinale Il Risveglio Anarchico, cura L'Almanacco libertario pro vittime politiche, pubblicato annualmente dal 1929 al 1941 e aiuta concretamente anche degli esuli antifascisti insieme, tra gli altri, a Luigi Bertoni e Carlo Vanza.

Traduce dal francese in italiano L'anarchisme di Paul Eltzbacher e Bakunin e l’Internazionale in Italia di Max Nettlau. Nel 1928 sposa Aline, la sua compagna conosciuta nel 1925 ed anch'ella attiva nel movimento anarchico.

In rappresentanza dei compagni anarchici in Svizzera, nel 1935 partecipa ad un convegno d'intesa degli anarchici italiani emigrati in Europa, svoltosi segretamente a Sartrouville (Francia), e viene nominato membro del Comitato anarchico d'azione rivoluzionaria, insieme con Camillo Berneri, Leonida Mastrodicasa, Gusmano Mariani, Umberto Marzocchi e Bernardo Cremonini.

Dal 1933 al 1937 è presidente della sezione ginevrina della Federazione svizzera dei tipografi. Inoltre è membro della Lega italiana dei diritti dell'uomo (LIDU), per il quale scrive un manifesto duramente critico verso la Società  delle Nazioni che s'era mostrata debole di fronte all'aggressione fascista all'Etiopia. Sempre attivo nel tenere collegamenti in Francia, si reca con Aline in Spagna durante la rivoluzione - fermandosi a Barcellona dal 18 agosto 1936 e per più settimane -, dove è redattore di Espagne antifasciste e di Solidaridad Obrera. Nel 1938 pubblica Il lavoro attraente di Camillo Berneri e Gli anarchici e la Rivoluzione spagnola di Luce Fabbri e Diego Abad de Santillan nella Biblioteca di cultura libertaria di Ginevra. Dal 1939 si attiva per aiutare i compagni anarchici nei campi profughi in Francia.

Il secondo dopoguerra[modifica]

Nel secondo dopoguerra, dopo la morte di Luigi Bertoni nel gennaio del 1947, diviene redattore responsabile della rivista anarchica Le Réveil anarchiste - Il Risveglio anarchico, periodico mensile bilingue. Tre anni dopo la rivista bilingue (Carlo Frigerio, Pietro Ferrua e Claudio Cantini [6] responsabili per la parte italiana) sospende le pubblicazioni, salvo poi riprenderle brevemente dal 1957 al 1960.

Muore a Ginevra il 18 gennaio 1966. Una parte della sua corrispondenza e dei suoi archivi sono conservati Centre International de Recherches sur l'Anarchisme (CIRA), alla fondazione della quale aveva contribuito.

Note[modifica]

  1. Arresto del 29 maggio 1900 nella causa Ministero pubblico federale contro Bertoni, Frigerio ed Held.
  2. Londra, 3 numeri dal 18 marzo al 2 giugno 1902
  3. Londra, 9 numeri, 4 ottobre 1902 – 5 aprile 1903
  4. Londra, 18 marzo 1903
  5. Il Risveglio, 1.5.1919
  6. Claudio Cantini

Voci correlate[modifica]