Carlo Cafiero
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Carlo Cafiero (Barletta, Bari, 1° settembre 1846 - Nocera Inferiore, Salerno, 17 luglio 1892) è stato pensatore e uomo d'azione anarchico, particolarmente legato alla corrente anarco-comunista.
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[modifica] Biografia
Carlo Cafiero nasce a Barletta (Ba) il 1° settembre 1846 presso una ricca famiglia della borghesia agraria. Sin da giovane viene avviato alla carriera diplomatica che però abbandonerà ben presto.
Dopo l’incontro a Londra con Karl Marx e Friedrich Engels, che lo portò ad accostarsi al marxismo, divenne il primo divulgatore del Capitale di Marx. Nel 1871, fu tra i principali artefici dell'attività volta al consolidamento delle sezioni italiane dell'Associazione internazionale dei lavoratori.
L’anno successivo, durante il congresso di Rimini (4-6 agosto 1872), in cui si svolsero le conferenze delle sezioni italiane dell'Internazionale, ruppe con il comunismo autoritario marxista, accostandosi al comunismo anarchico, di cui peraltro divenne uno dei principali esponenti. Insieme ad Andrea Costa, Giuseppe Fanelli, Errico Malatesta e Lodovico Nabruzzi, entrò a far parte dell'Alleanza Internazionale di Bakunin (una sorta di organizzazione segreta, dotata di speciali statuti).
Cafiero denunciò con vigore l'esclusione di Michail Bakunin (di cui in seguito fu il principale finanziatore) e degli anarchici dalla Prima Internazionale (congresso dell'Aia - 2 settembre), partecipando all'Internazionale antiautoritaria di Saint-Imier (15-16 settembre 1872), che sancì la nascita effettiva del movimento anarchico organizzato.
Nel 1873, dopo essere stato arrestato, riuscì ad acquistare un terreno in Svizzera, chiamato "La Baronata", in cui fu costruita un'abitazione che serviva a dare ospitalità ai rivoluzionari di tutta Europa. "La Baronata" divenne la dimora principale, tra gli altri, di Bakunin, legato da una forte amicizia con l'anarchico pugliese (successivamente i rapporti tra i due si ruppero, ma dopo breve tempo l'amicizia si rinsaldò).
Inserito stabilmente nel movimento anarchico, Cafiero partecipò ai tentativi insurrezionali di Bologna (1874) e del Matese (1877), concluse entrambe in maniera fallimentare e con il suo arresto.
Successivamente si sposò in Russia con la rivoluzionaria Olimpia Kutusov, probabilmente per sottrarla alle persecuzioni zariste. Nel 1875 fa il corrispondente dall'Italia del Bollettino della Federazione anarchica del Giura, riportando notizie sulla situazione sociale della penisola.
Cafiero fu sempre ben conscio dell’importanza della propaganda anarchica, per questo collaborò alla pubblicazione di diversi "fogli" socialisti del tempo, tra cui "La Campana" di Napoli". Nel 1879 pubblica il Compendio del primo volume de "Il Capitale" [Il Capitale di Karl Marx (N.d.R)], che godette di immediata e larga diffusione. Il suo scritto più originale "Anarchia e comunismo" del 1880 parte dalla convinzione che la rivoluzione sia una legge che regola la storia dell’umanità e che rende possibile il progresso dei popoli nel corso del tempo (<<La rivoluzione è causa ed effetto di ogni progresso umano, è la condizione di vita, la legge naturale dell’umanità: arrestarla è un crimine; ristabilire il suo corso è un dovere umano>>) .
Purtroppo nella primavera del 1882 rientra in Italia annunciando, fra la sorpresa generale, il suo favore all'attivismo elettorale, anche se personalmente non accettò mai nessuna candidatura. Parlò di questa sua crisi interiore con Kropotkin e Malatesta, sostenendo di voler rinunciare «non all'ideale, ma alla pratica anarchica, non all'anarchia, ma all'anarchismo». Il suo allontanamento dall’anarchismo fu quindi più che altro formale e non sostanziale (come per esempio lo fu quello di Andrea Costa (1881), con cui peraltro lo stesso Cafiero fu durissimo, accusandolo di aver tradito la causa del proletariato).
In aprile venne arrestato per l’ennesima volta a Milano e in carcere si verificò il suo primo tentativo di suicidio. Dopo essere stato prosciolto dall’accusa e accompagnato al valico di frontiera di Chiasso, vagò in cerca d'alloggio, ma probabilmente erano già presenti in lui segni d'una malattia nervosa che più avanti si manifestò in maniera più completa.
Durante il suo peregrinare venne arrestato più volte in Italia e in Svizzera, ma la malattia nervosa lo portò al suo internamento in un manicomio (1883).
Morì a Nocera Inferiore (SA) il 17 luglio 1892.
[modifica] Il pensiero
Per Cafiero il fine di ogni agire è la libertà, che certamente non è da intendere nel solo riconoscimento dei diritti borghesi. La via cui far ricorso per liberare l’umanità dalle catene, che limitano la libertà individuale e quella dei popoli, è la rivoluzione violenta (in questo senso concorda con Marx ed Engels):
- Non solo l'ideale, ma la nostra pratica e la nostra morale rivoluzionaria sono contenute nell'anarchia; la quale viene così a formare il nostro tutto rivoluzionario. È per ciò che noi l'invochiamo come l'avvenimento completo e definitivo della rivoluzione; la rivoluzione per la rivoluzione.
Per Cafiero non può esistere libertà senza anarchismo (l’anarchia è l’unica condizione possibile per il libero sviluppo sia dell’individuo che della società), così come non può esserci uguaglianza senza comunismo (il comunismo è la riappropriazione di tutte le ricchezze della terra, precedentemente espropriata dalla minoranza al potere).
Il suo pensiero comunista-anarchico è certamente contrapposto all’individualismo:
- “non solo si può essere comunisti; bisogna esserlo, a rischio di fallire lo scopo della rivoluzione una volta ci dicevamo "collettivisti" per distinguerci dagli individualisti e dai comunisti autoritari, ma in fondo eravamo semplicemente comunisti antiautoritari, e, dicendoci "collettivisti" pensavamo di esprimere in questo modo la nostra idea che tutto dev’essere messo in comune, senza fare differenze tra gli strumenti e i materiali di lavoro e i prodotti del lavoro collettivo... Non si può essere anarchici senza essere comunisti. Dobbiamo essere comunisti, perché nel comunismo realizzeremo la vera uguaglianza. Dobbiamo essere comunisti perché il popolo, che non afferra i sofismi collettivisti, capisce perfettamente il comunismo. Dobbiamo essere comunisti, perché siamo anarchici, perché l'anarchia e il comunismo sono i due termini necessari della rivoluzione”.
Cafiero era convinto che la società futura, realizzata dall’anarchia, avrebbe permesso una più equa distribuzione delle ricchezze e dei beni, la cui produzione sarà nettamente maggiore rispetto all'attuale perché conseguenza spontanea del lavoro libero e dei lavoratori liberi, mossi dal solo desiderio di contribuire alla realizzazione di una società migliore e quindi privi di interessi egoistici e capitalistici. Per Cafiero in futuro ognuno potrà contribuire alla realizzazione della società secondo le proprie capacità e ricevere secondo i propri bisogni.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
Rivoluzione, anarchia e comunismo, testo di Cafiero in pdf

