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Bruno Filippi

Da Anarcopedia.

Bruno Filippi (Livorno, 30 marzo 1900- Milano, 7 settembre 1919), é stato un anarchico individualista e un iconoclasta italiano.

Indice

[modifica] La vita

Bruno Filippi

Bruno Filippi nasce il 30 marzo 1900 a Livorno, presso una famiglia molto numerosa (Bruno è il primo di sei figli [1]), ma quando é poco più che un bambino si strasferisce con la famiglia a Milano.

Sin da adolescente ha già le idee chiare, nette e radicali: è un individualista stirneriano conosciuto alla polizia sin dal 1915, che lo scheda come un «elemento pericoloso». Quello stesso anno, durante una dimostrazione antimilitarista, viene trovato in possesso di una pistola, seppur senza proiettili, ed è per questo arrestato. Detenuto per un certo periodo in prigione, il giovanissimo Bruno Filippi ricompare sulla scena durante la crisi sociale del 1919.

Collabora con Renzo Novatore alla rivista «Iconoclasta» di Pistoia, che nel 1920 pubblicherá, sotto il titolo I grandi iconoclasti, gli scritti postumi di Filippi.

Profondo disprezzatore del capitalismo e della borghesia, a lui sono attribuiti numerosi attentati: quello del 29 luglio 1919, a Piazza Fontana, e quelli a Via Paleocapa e al Palazzo di Giustizia, oltre ad un altro del 31 agosto.

Il 7 settembre 1919, a Palazzo Marino (Milano), Bruno Filippi muore dilaniato dallo scoppio di un ordigno esploso accidentalmente prima del tempo, che avrebbe dovuto colpire la Galleria Vittorio Emanuele, considerata da Filippi il cuore della peggiore borghesia milanese. Tra la montagna di detriti di lui si ritrova solo un piede, ed è proprio "grazie" a questo che può essere riconosciuto [2].

[modifica] Citazioni

«Cani che leccate la mano di chi vi batte! Ed è per voi, proprio per voi che io dovrei insorgere? (…) Carogne imputridite nella rassegnazione (…) Neanche una sigaretta per voi. Io non voglio unirmi alla corte dei cortigiani del proletariato, che essi scusano, incensano, ornano di lauri. Lamentatevi della guerra, mentre siete voi i suoi autori e i continuatori perché la sopportate» (Arte libera di uno spirito libero). [3]
«Non compiango i soldati che morirono per causa tua. La massa brutta, che si lascia trascinare al macello senza un moto di ribellione, che si lascia scannare così, senza un perché, che abbandona tutto ciò che ha di più caro, al semplice ordine di un foglio affisso ad una cantonata, è troppo vile: merita la morte, merita il coltello del boia. E tu povera Mata eri bella!» (In difesa di Mata Hari) [3]

[modifica] Collegamenti esterni

Il me faut vivre ma vie, di Bruno Filippi

[modifica] Note

  1. Un fratello di Bruno, Annunzio, frequenterà gli ambienti anarchici e sarà coinvolto insieme ad Aurelio Tromba, Ettore Aguggini e Antonio Pietropaolo nel velleitario tentativo di vendicare il "Natale di sangue", ovvero la repressione sanguinosa di Fiume (Natale 1920)
  2. www.anarcotico.net (sito web non più consultabile)
  3. 3,0 3,1 Postumo 1920
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