Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Belgrado Pedrini

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
Belgrado Pedrini
Belgrado Pedrini (Carrara, 5 maggio 1913 - Carrara, 11 febbraio 1979), é stato un anarchico, un partigiano antifascista, uno scrittore e un poeta italiano.

Biografia[modifica]

«La storia [...] di Belgrado Pedrini, condannato a una vita di galera per la sua lotta al fascismo»[1].

Belgrado Pedrini nasce a Carrara il 5 maggio 1913 da Guglielmo e Rosa Vanci. Il nome Belgrado gli viene dato dal padre scultore in omaggio alla capitale della ex-Jugoslavia in cui aveva risieduto per lavoro. Rimasto poi orfano di madre all'età  di 9 anni, Belgrado cresce in una città , Carrara, «dalla pura tradizione anarchica, tradizione che risale alla notte dei tempi» [2]. Diventare anarchico è quindi solo una questione di tempo.

L’anarchia[modifica]

Belgrado comincia ad avvincinarsi al pensiero anarchico leggendo le opere di Friedrich Nietzsche, Carlo Cafiero, Max Stirner, Michail Bakunin, Pëtr Kropotkin ed Errico Malatesta. Abbraccia coscienziosamente l'anarchismo sin dall'età  di 18 anni, non senza che ciò suscitasse preoccupazioni nel padre, timoroso che il figlio potesse avere dei guai giudiziari. «Fai attenzione alle idee che professi, sono molto belle ma ho l'impressione che finirai male a causa di esse. Vedrai se mi sbaglio... passerai la tua vita in prigione.» [2], così era solito ammonirlo. Con ciò non si può dire che il padre non nutrisse simpatie per l'anarchia, infatti egli aveva conosciuto molti anarchici di rilievo, tra cui lo stesso Malatesta, di cui era anche diventato amico.

L'antifascismo militante[modifica]

All'avvento del fascismo, assieme ai compagni di Carrara, compie diverse azioni contro gli squadristi che gli procurano svariate denunce e condanne. Nel 1937-38 viene rinchiuso nel carcere nel carcere di Pianosa assieme al socialista e futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini [3].

Rimesso in libertà  prosegue la sua militanza antifascista. Una sera del '42, assieme ai compagni Giovanni Zava e Gino Giorgi, disarma e chiaffeggia un gruppettto di cinque fascisti che lo costringe a rifugiarsi a Milano, dove viene nuovamente sorpreso con i compagni anarchici mentre è intento ad affiggere manifesti che chiamano gli italiani all'insurrezione contro il conflitto in atto. Ne nasce uno scontro a fuoco con i poliziotti ma Pedrini, Zava e Giorgi riescono a dileguarsi e a salire su un treno merci con il quale raggiungono Genova prima e La Spezia poi. Attivamente ricercati dall'OVRA[4] e definiti dal «Popolo d'Italia» «malfattori e sabotatori della resistenza morale delel forze armate», i tre vengono intercettati da alcuni agenti in una pensione della città  ligure. Nasce un conflitto a fuoco che si prottrae per ore e che alla fine porterà  all'arresto dei tre anarchici, gravemente feriti, e alla morte di un polizotto.

Dopo essere stati tradotti nel carcere di La Spezia, vengono portati in quello di Massa, dove li attende la probabile condanna alla fucilazione. Per loro fortuna nel giugno 1944, alcuni partigiani della formazione "Elio" riesce a liberarli dal carcere e Belgrado sceglie allora di unirsi a loro nella resistenza. Pedrini prende parte a diverse azioni di sabotaggio e di attacco ai nazifascisti nelle zone apuane , azioni che contribuiranno alla loro defintiva sconfitta.

Il dopo guerra: il carcere e il ritorno alla libertà [modifica]

Dopo la fine della guerra e la sconfitta del fascismo, l'allora Ministro della Giustizia, il comunista Palmiro Togliatti, concesse l'amnistia ai fascisti detenuti nelle carceri italiane. È il 1946 ed è già  possibile che ritornino impunemente in libertà  personaggi come Mario Roatta, responsabile e già  condannato a morte per crimini di guerra in Jugoslavia [5] [6]. (L'amnistia ha contribuito ad incentivare il pesantissimo sbeffeggiamento e svilimento della resistenza e della "giustizia" italiana nata dopo la caduta del regime fascista. Anche nei siti facenti capo ad alcuni organismi militari viene pubblicamente evidenziato il vantaggio che certi personaggi trassero dall'amnistia).

L'antifascista Belgrado Pedrini viene al contrario nuovamente arrestato per i fatti del 42' a La Spezia. Nel maggio 1949 viene condannato all’ergastolo, pena poi commutata a trent’anni di reclusione. Comunque in carcere Pedrini non si lascia abattere psicologicamente per quanto ingiustamente subito e si dedica allo studio dei classici della filosofia e della letteratura. Diventa un apprezzato uomo di cultura autodidatta, compone poesie come la nota Schiavi, scritta nel 1967 nel carcere di Fossombrone. Questa poesia verrà  usata come testo per la famosa canzone anarchica Il Galeone [7].

Dopo essere giunti al luglio 1974, con Pedrini ancora detenuto in carcere e ormai non distante dalla liberazione istituzionale, viene graziato dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Ma non viene acora scarcerato perchè dovrebbe ancora scontare 3 anni per tentata evasione, che non rientra nel reato graziato, quindi viene tradotto nel carcere di Pisa per scontare la pena residua.

Per fortuna di Pedrini ne nasce una vigorosa campagna mediatica in suo favore e così finalmente Pedrini può tornare in libertà .

La militanza nel circolo "B. Filippi"[modifica]

Immediatamente riprende la sua militanza ed assieme a Giovanni Zava, Giovanni Mariga e Gogliardo Fiaschi partecipa alla fondazione di un circolo culturale anarchico che in seguito sarà  intitolato a Bruno Filippi. Con queste parole Pedrini inaugura il nuovo circolo anarchico [8]:

«Cari lavoratori!
Credo di potere interpretare il vostro pensiero affermando che anche voi considerate la ricostituzione del Circolo anarchico "Bruno Filippi" come un fatto positivo: un segno tangibile della volontà  degli anarchici carrararesi di continuare, con forze sempre maggiori e agguerrite, l’identico cammino che Michail Bakunin ci ha indicato con lo scopo di arrivare, non appena possibile, alla liberazione dell’umanità  da qualsiasi forma di schiavitù, di umiliazione e miseria voluta dagli Stati e dai loro simpatizzanti […] Rivolgo uno saluto fraterno ai lavoratori venuti a Carrara per celebrare con noi questo bel giorno in cui vediamo la bandiera anarchica volteggiare nell’aria e che rende omaggio all'immagine immortale di Bruno Filippi.
Viva il pensiero libertario! Viva l'anarchia!»

In seguito redige numerosi manifesti e volantini, s'impegna nella ristesura dello scritto di Bruno Filippi L'Iconosclasta! e nella pubblicazione del giornale «L'Amico del Popolo», che vedrà  la luce qualche mese dopo la sua scomparsa.

Belgrado Pedrini muore a Carrara l'11 febbraio 1979.

Note[modifica]

  1. da Les Anarchistes articolo de La Repubblica 30 luglio 2002
  2. 2.0 2.1 I° capitolo di Nous fûmes les rebelles, nous fûmes les brigands: éclats autobiographiques d'hommes contre
  3. Breve biografia di Pertini
  4. OVRA
  5. «Roatta evade con la complicità  del comando dei carabinieri (Taddeo Orlando che era un subalterno, fedele esecutore degli ordini di Roatta in Croazia era in quel momento al vertice dell’arma) e del SIM ricostituito guidato dal col. Pompeo Agrifoglio. Una settimana dopo la fuga, si concluse il processo e Roatta fu condannato all'ergastolo. Si compie quindi una delle più importanti esfiltrazioni, nel gergo dei servizi messa in fuga di qualcuno oltre frontiera, nella storia del nascente governo democratico. Roatta si era rifugiato in Vaticano e di lì sarebbe partito con la moglie per la Spagna da dove ritornerà  solo nel 1966. Un successivo processo manda assolti tutti gli imputati.» (La " fuga " di Mario Roatta)
  6. Crimini di guerra italiani
  7. Testo de Il Galeone
  8. Discorso di Belgrado Pedrini all'inaugurazione del circolo anarchico Bruno Filippi

Bibliografia[modifica]

  • Belgrado Pedrini, Versi liberi e ribelli, Edizioni Anarchiche El Rusac, 2014
  • Belgrado Pedrini, Noi fummo i ribelli, noi fummo i predoni. Schegge autobiografiche di uomini contro, Edizioni Anarchiche El Rusac, 2014 [1]
  • The case of Pedrini Belgrado, N.Y. General Defense Committee / IWW New York, 1981
  • Belgrado Pedrini, in Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, II, Pisa, BFS 2003

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

  • Edizione on line in francese: Nous fûmes les rebelles, nous fûmes les brigands: éclats autobiographiques d'hommes contre
  • Si veda il disco Canzoniere del lazio. Quando nascesti tune. Milano, I dischi del Sole, gennaio 1974)