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Barry Horne

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Barry Horne

Barry Horne (Liverpool, 17 marzo 1952 - Worcester, Regno Unito, 5 novembre 2001) è stato un attivista britannico dei diritti animali, morto nell'ospedale di Ronkswood Hospital (a Worcester) per complicazioni al fegato in seguito all’ennesimo sciopero della fame.

Biografia[modifica]

Barry Horne nasce a Liverpool il 17 marzo 1952 e sin da ragazzo si dimostra vicino alle posizioni anarchiche. Inizialmente si impegna nel fronte antifasciste e in quello di supporto alla causa nord irlandese.

L'inizio della militanza antispecista[modifica]

«La lotta non è per noi, non per i nostri bisogni personali. È per ogni animale che ha sempre sofferto ed è morto nei laboratori di vivisezione e per ogni animale che soffrità  e morirà  in quegli stessi laboratori, a meno che noi non faremo cessare ora questo sporco businnes. Le anime degli animali torturati gridano per la giustizia, le loro urla da vivi sono per la libertà . Noi possiamo creare quella giustizia e dargli quella libertà .Gli animali non hanno nessuno tranne noi, non possiamo abbandonarli»

Sin dall’inizio della sua vita, Barry Horne mostra fastidio e disprezzo verso ogni autorità  sfruttatrice della libertà  altrui. Prima di dedicarsi anima e corpo alla causa animalista, si impegna nelle lotte antifasciste e di supporto alla causa nordirlandese.

Un giorno, nella primavera del 1987, capita ad una delle prime riunioni del gruppo locale "Northampton Animal Concern" (NAC), fa amicizia con gli altri attivisti e si inserisce immediatamente nell’attività  del gruppo. Northampton era sempre stata una città  piena di iniziative animaliste ma, dopo la denuncia e l’arresto di più di 100 persone, per azioni compiute contro un laboratorio dell'Unilever, l’attività  era in una fase di stallo. Il NAC nasce in questo difficile momento proprio per fornire un punto di riferimento a chi intendesse approfondire le tematiche del movimento di liberazione animale.

Le liberazioni animali[modifica]

La prima campagna del gruppo è volta a fare di Northampton una zona fur free (senza pellice). Sin da allora in Gran Bretagna i grandi magazzini che contenevano reparti di pellicceria venivano ripetutamente colpiti con attacchi incendiari o comunque volti a danneggiarli. Barry, che non disdegna anche le azioni meno violente, insieme agli altri membri del gruppo ogni sabato è davanti a questi centri commerciali a raccogliere firme in favore degli animali. Quella lotta risulta vincente e come risultato si ottiene la chiusura dei reparti pellicce.

Immagini che documentano la tentata liberazione del delfino Rocky, rinchiuso da anni in un acquario, da parte di Barry Horne e altri attivisti

Nel 1987 viene fatto un tentativo, da parte di Barry e altri attivisti, per liberare un delfino chiamato Rocky, confinato da 22 anni in una piscina, a Morecambe, grande appena da permettergli di muoversi in circolo. Nonostante impegno e dedizione l’azione non risulta possibile e gli attivisti vengono denunciati e arrestati (usciranno su cauzione).

Nel 1989 parte un altra campagna per la chiusura di un allevamento di galline in batteria di proprietà  del clero. Con presidi continui anche questa campagna diviene un clamoroso successo. Un raid animalista inoltre libera almeno 100 galline e distrugge varie apparecchiature. Nel contempo in numerose città  le vetrine delle macellerie vengono attaccate e distrutte.

Il primo 1° gennaio del 1990 Barry e altri compagni liberano (in pieno giorno) 36 beagles' dall'allevamento di cani dell'Università  di Oxford. Il 17 marzo del 1990 si realizza un'altra incursione ad Interfauna, un fornitore di animali per laboratori di vivisezione (tra i quali figura anche Huntingdon Life Sciences).

Circa venti attivisti attraversando la campagna e giungono presso un edificio dove vengono detenuti i cani da spedire ai laboratori vivisezionistici, Barry e i suoi amici entrano dal tetto perchè sanno che le porte sono collegate ad allarmi. Nonostante la stanchezza riescono a liberare 82 cuccioli di cane e una trentina di conigli.

Un altra campagna di quegli anni è quella contro Boots: quest’azienda tenta di apparire “cruelty free”, in realtà  gli attivisti sanno benissimo che hanno addirittura laboratori di vivisezione (si sperimentano medicinali vari e gli effetti della morfina sui cani).

Nel novembre del 1990 vengono liberati otto cani beagle dal laboratorio Boots a Thurgaton. Barry nelle sue lotte utilizza tutti i mezzi ritenuti validi alla causa animalista: presidi davanti alle sedi, distruzione delle vetrine, attacchi incendiari. In ogni caso senza delegare ad alcuno e utilizzando l’azione diretta. Barry, secondo le accuse della “giustizia”, avrebbe causato almeno 3 milioni di sterline di danno alle sedi Boots. Nel 1994 Boots è costretta a vendere i suoi laboratori.

L'arresto[modifica]

Nel luglio 1996 Barry viene trovato, nei pressi di un centro commerciale di Bristol, in possesso di congegni incendiari (quando viene arrestato ha in tasca altri dispositivi incendiari) e per questo viene arrestato. La polizia, che aveva messo sulle sue tracce una squadra speciale composta da decine di agenti, sostiene che Barry è responsabile degli attacchi incendiari degli ultimi anni. Nonostante il processo dimostri che Horne non ha mai inteso far male fisicamente a qualcuno, il giudice lo definisce un “terrorista urbano”: una sentenza pesantissima e spropositata lo condanna a 18 anni di carcere!

Questa sentenza che intendeva cancellarlo dalla lotta e dare un monito agli altri animalisti non serve ad altro che a moltiplicare la rabbia degli attivisti antispecisti. Barry anche da dietro le sbarre non si tira indietro e cerca di stimolare la lotta degli animalisti.

Gli scioperi della fame[modifica]

Primo sciopero: dal 6 gennaio 1997 al 10 febbraio[modifica]

Nel gennaio 1997 inizia uno sciopero della fame con l’obiettivo di indurre il governo britannico ad aprire un'inchiesta sulla vivisezione nel Regno Unito. Questo sciopero della fame finisce dopo 35 giorni, quando la classe politica britannica accoglie la richiesta di incontrarsi con i militanti delle campagne in corso.

In risposta allo sciopero di Barry, il cui scopo è anche quello di non fare dimenticare agli attivisti la forza dell'azione diretta, vengono compiute liberazioni, atti incendiari, manifestazioni ecc.: Hillgrove Farm, Shamrock farm, Consort, Horlan Olac sono le aziende maggiormente colpite.

Secondo sciopero della fame: dal 4 agosto 1997 al 26 settembre 1997[modifica]

Una volta saliti al potere i laburisti non mettono in atto le promesse fatte (il partito laburista aveva promesso un forte impegno in favore degli animali prima di vincere le elezioni nel 1997). E Barry ritiene opportuno sottolinearlo con un nuovo sciopero della fame. In solidarietà  con Barry si organizzarono varie proteste, tra cui quelle contro Huntingdon Life Sciences (HLS). Il Ministero degli interni, rendendosi conto d’essere stato sbugiardato dalla protesta di Horne, tenta un compromesso con gli attivisti pro-Barry, ma la sua doppiezza è tale da sentirsi in dovere d’incontrare (lo stesso giorno dell'incontro con gli amici di Barry) anche con i funzionari di HLS, a cui viene rinnovata la licenza per proseguire l’attività  di vivisettori (HLS aveva violato le norme legali che regolamentavano la sperimentazione).

Terzo sciopero della fame: dal 6 ottobre 1998 al 13 dicembre 1998[modifica]

Era ormai chiaro che il governo laburista non intendeva ostacolare HLS e Hill Grove Farm, per questo Barry Horne inizia un nuovo sciopero della fame. Barry è pronto a portare alle estreme conseguenze il suo impegno: è pronto a rischiare la vita.

Al 68° giorno di sciopero Barry lo interrompe, convinto delle false promesse dei politici i quali, prontamente e vigliaccamente, una volta acquietati gli animi dei militanti (si registrarono manifestazioni in tutto il mondo, in Inghilterra davanti alle case dei ministri in carica, compreso Tony Blair. Molti animali vengono liberati, sedi dei Laburisti sono danneggiate, molte attrezzature destinate ad imporre sofferenze e morte agli animali vegono bruciate ecc.), disattende gli impegni promessi.

La morte[modifica]

«Il capitalismo e lo sfruttamento animale vanno di pari passo: per entrambi non c'è profitto nella vita ma solo nella morte; [...] È troppo facile dire semplicemente che la colpa di tutte le uccisioni e di tutta la sofferenza è loro [...] e che quindi pagheranno tutto, un giorno. Ancora più facile è voltarsi dall'altra parte [...] e non fare assolutamente niente per fermarli. La vita non è mai così semplice, soprattutto per chi si preoccupa della sorte degli animali [...]. Ogni giorno di ogni mese di ogni anno ci sono persone che abbandonano la loro vita tranquilla e sicura e decidono di intraprendere l'arduo cammino che porta alla liberazione di tutti gli animali [...] Il lungo cammino verso la vittoria che è il solo traguardo per porre fine alla sofferenza e fermare questo massacro. E grazie ai sacrifici e all'impegno di tutte queste persone il cammino si fa sempre più breve, la vittoria si avvicina e il Movimento per la Liberazione degli animali diventa sempre più forte e determinato, mentre chi abusa degli animali è intimorito dalla sua risoluta e cocciuta fede nella vittoria.» (da Support animai rights prisoners newsietter, febbraio 1993)

I tre scioperi della fame hanno ormai minato gravemente corpo e mente di Barry. Egli trascorre mesi di terribile agonia, non riuscendo mai a riprendersi pienamente dall’ultimo e lungo digiuno. Muore il 5 novembre 2001, dopo che da 15 giorni aveva intrapreso un nuovo sciopero della fame, per una complicanza al fegato nell’ala ospedaliera della prigione di Long Lartin, nel Worcestershire.

Dagli USA, e da varie parti del mondo, la lotta contro la vivisezione ha un nuovo impulso, spinto dalla determinazione di ogni singolo individuo e dalla voglia di ricordare il sacrificio di Barry.

Al funerale di Barry, gli attivisti dei diritti animali, lo definiscono un eroe e un martire della causa animalista. In alcuni striscioni si leggono queste scritte: «Labour Party bugiardi, Barry morto». I mass-media dimostrano anche in questa occasione il loro servilismo al potere dominante: Kevin Toolis nel «The Guardian», lo definisce «un signor nessuno, un terrorista diventato eroe del movimento animalista».

Barry è stato sepolto in un cimitero ecologico a Olney, presso l'Qlney Green Burial Ground.

In questo cimitero i corpi, prima della sepoltura, non subiscono trattamenti con sostanze chimiche, mentre le bare sono interamente di un materiale simile alla cartapesta (carta riciclata e una fodera di cotone naturale). Il “cimitero” è un semplice prato, dopo ogni sepoltura un albero (una quercia o più una farnia) viene piantato nel punto in cui giace il defunto. Il deterioramento naturale del corpo fornisce quell’humus necessario alla sussistenza dell’albero. Via via che altri alberi vengono piantati, il bosco cresce e si sviluppa, ripopolando l'area.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]