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Autogestione dell'economia

From Anarchopedia
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Michael Albert, ha sviluppato con Robin Hahnel la visione economica chiamata economia partecipativa (in inglese “partecipatory economics” o “parecon”).
I principi libertari di (auto) gestione dell’economia sono variegati e funzione del luogo, del tempo, delle idee e delle esperienze personali di coloro che si trovano ad operare in determinati ambiti. Spesso queste differenze hanno ingenerato dibattiti e conflitti tra le diverse anime libertarie. Divergenze sono riscontrabili anche sulle modalità  con cui vengono interpretati i mezzi autogestionari alternativi all'economia capitalistica, aventi l'obiettivo di favorire lo sviluppo di economie non gerarchiche, anti-capitalistiche e quindi antagoniste al sistema vigente.

Quest’articolo è un tentativo di evidenziare tutte queste diversificazioni, con relative critiche e proposte, riguardanti la (auto)gestione dell’economia secondo i principi libertari.

La pratica dell'autogestione dell'economia[modifica]

Rilevante sembra in effetti la costruzione di relazioni e scambi in grado di mettere in discussione la sfera dell'economia, entrando a piene mani nel nodo dell'organizzazione e della divisione del lavoro moderne. Voler infatti costruire una pratica antagonista al sistema senza sviscerarne e superarne gli schemi di funzionamento generali sembra un ragionamento zoppo. La costruzione di una economia parallela all'economia integrata nel capitalismo rimane un obiettivo utopico fino a che gruppi di individui e soggetti che riconoscono la validità  dell'autoorganizzazione smantelleranno una volta per tutte quei tabù che avvolgono la sfera economica di un pesante mantello.

Un altro dei problemi che ostacolano la nascita di un'autoorganizzazione a livello economico e' l'accettazione - che si puo' anche leggere come rassegnazione - da parte di molti delle categoria di consumatori e di cittadini. Preoccupante diventa la diffusione di pensieri sostanzialmente di stampo riformista che si rifanno a concetti come "consumo critico". Se da un lato non ci stupisce che una mentalita' prevalente di sinistra, abituata a ragionamenti attui al consolidamento piu' che alla dissoluzione del sistema di governo, abbia fatto man bassa di "consumo critico" e "commercio equo e solidale", quello che piu' spaventa e' che la diffusione rapidissima di tali concetti agisca all'unisono con la formazione di un "pensiero unico" dell'inevitabilita' dell'economia del capitale. Di pari passo l'abuso sfrenato del termine etica arriva ad introdurre una banca etica, filiale di banca d'Italia, senza la benche' minima reazione fuori dalla stretta cerchia di chi bazzicava da anni nei meandri della diffusione di differenti pratiche economiche (come le Mutue dell'Autogestione, mag, presenti anni fa in tutto il territorio italiano ma che proprio dall'introduzione di banca etica in avanti dovettero affrontare una serie di problemi interni, non ultimo la posizione da tenere verso un organismo statale come banca etica). Banca del tempo e' stato un altro parto della stessa mentalita' conservatrice. L'idea di fuoriuscire dall'economia del capitale infatti si scontra alla base con un approccio che cerca la "complementarita'". La differenza sta nel fine che si intende raggiungere.

Quello che unisce alla base gli afferenti al circuito di banca del tempo, infatti, non sono affinita' nella ricerca di vivere in maniera radicalmente diversa la propria esistenza; la banca del tempo viene proposta e vista come un meccanismo per mettere in relazione perfetti sconosciuti con la finalita' di uno scambio di servizi. I vincoli di fiducia necessari se quello che si vuole stabilire e' un rapporto reale ed intenso vengono bypassati da una rigida normativa da seguire che prevede ad esempio il conteggio delle ore versate a banca del tempo, per evitare che ci sia chi se ne aprofitta. Il tutto viene prefigurato come un "meccanismo automatico" che mette da parte il denaro, ma lascia invariarata l'organizzazione sociale e la divisione del lavoro. Un tentativo come questo bene figura tra le prerogative di una socialdemocrazia avanzata che vuole livellare a livello di accesso a merci e servizi i propri sudditi. Il tentativo parrebbe quello dell' "uguaglianza di fronte alle merci".

Aspetti e approcci[modifica]

«Il compito per una moderna società  industriale è di realizzare ciò che ora è tecnicamente realizzabile, vale a dire, una società  che è realmente basata sulla libera e volontaria partecipazione della gente che produce e crea, che vive la sua vita libera dalle istituzioni di controllo, e con limitate strutture gerarchiche, possibilmente nessuna». (Noam Chomsky, Language and Politics)

L'anarchismo classico vede due visioni alternative dell'economia, quella mutualista, e quello socialista o comunista.

  • Il mutualismo prevede un mercato moderato da principi etici e di giustizia riconosciuti da tutti (ad esempio secondo la teoria del valore-lavoro). Il benessere degli individui viene protetto da libere associazioni di mutuo aiuto.
  • Il socialismo prevede la proprietá comune (o comunitaria) dei mezzi di produzione. La societá é composta da individui che hanno il dovere morale di contribuire ad essa secondo le proprie capacitá e il diritto di ricevere secondo le proprie necessitá. I beni non vengono quindi piú scambiati nel mercato, ma donati o assegnati secondo una pianificazione comunitaria.

L'uso di denaro nella economia autogestita é tradizionalmente rifiutato dalla corrente socialista, mentre viene accettato dai mutualisti nella forma di monete locali o note di lavoro (moneta alternativa).

All'interno della corrente socialista, l'anarchismo verde pone spesso l'accento sulla produzione e il consumo locale. In particolare, l'eco-anarchismo vede nell'eco-villaggio il naturale nucleo di partenza per l'autosufficienza economica delle comunitá. Il primitivismo si distingue ulteriormente per il rifiuto sia del denaro che della pianificazione economica, prevedendo piuttosto una economia del dono.

Bibliografia[modifica]

  • Albert Michael, Il libro dell'economia partecipativa, Eleuthera, 2007
  • Albert Michael, Oltre il capitalismo. Un'utopia realistica, Eleuthera, 2007

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]