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Augusto Masetti

Da Anarcopedia.

Augusto Masetti (Sala Bolognese, Bologna, 12 aprile 1888 – Imola, marzo 1966), anarchico e antimilitarista italiano protagonista di un clamoroso caso di insubordinazione agli ordini militari.

Indice

[modifica] La vita

Augusto Masetti

Augusto Masetti nasce il 12 aprile 1888 a Sala Bolognese presso una modesta famiglia dell’Emilia Romagna. Di professione muratore, è un militante della Camera del Lavoro di S. Giovanni in Persiceto (Bologna) quando viene richiamato per la seconda volta alle armi in occasione della guerra di Libia.

Augusto Masetti, antimilitarista e anarchico convinto - è assiduo lettore del foglio anarchico-libertario "Rompete le file!" - la mattina del 30 ottobre 1911, mentre si trova nel cortile della caserma Cialdini di Bologna in attesa della partenza per la Libia, spara un colpo di fucile contro il colonello Stroppa, ferendolo ad una spalla. Prima di venire fermato urla: "Viva l'anarchia, abbasso l'esercito!", e poi, rivolgendosi ai compagni commilitoni: "Fratelli, ribellatevi!".

Durante la perquisizione gli viene trovato in tasca un volantino antimilitarista che invita i soldati a mirare verso bersagli diversi da quelli indicati dagli ufficiali. Interrogato si professa anarchico e rivoluzionario.

In sostegno a Masetti si costituisce il Comitato Nazionale "Pro Masetti", di cui Armando Borghi ne era il segretario (ne fa parte, tra gli altri, Attilio Sassi), in cui si compie la saldatura dell'antimilitarismo anarchico, socialista e repubblicano. Lo Stato, visto il clima che si andava creando, teme di farne un martire se lo condannerà a morte (la pena prevista dal codice sarebbe la fucilazione alla schiena), per cui, tramite la perizia di due psichiatri nominati dal Tribunale di Venezia, Masetti viene fatto passare per un "soggetto degenerato" incapace di intendere e di volere. L'11 marzo 1912 viene sancita la non punibilità del reato, tuttavia viene ugualmente internato in un manicomio giudiziario, nello stesso in cui Giovanni Passannante aveva terminato i suoi giorni, ovverossia in quello di Montelupo Fiorentino.

Il movimento “pro-Masetti” riesce, nel gennaio 1914, ad ottenere il trasferimento di Masetti nel manicomio civile di Imola, dove tutto il personale è aderente al comitato in suo favore e non crede alla presunta follia del degente. I comitati richiedono una nuova perizia, il Tribunale di Venezia accoglie la loro richiesta ma fa trasferire ugualmente Masetti presso il manicomio di Brusegana (Padova).

Il gesto ribelle di Masetti, e il conseguente sviluppo del movimento antimilitarista in suo sostegno, contribuisce non poco alla nascita del movimento insurrezionale passato alla storia con il nome di "settimana rossa".

Augusto Masetti tra Emma Neri (a destra) e Maria Rossi (a sinistra)

Successivamente, grazie alle simpatie che il muratore-anarchico si era guadagnato, è nuovamente trasferito ad Imola, dove può approfittare della libertà concessagli per frequentare anche le riunioni serali degli anarchici locali. A questo punto interviene però il sottoprefetto che obbliga il direttore del manicomio ad una terapia più rigorosa.

Finalmente dal 1919, grazie all’affidamento ad una coppia di imolesi, può ricominciare a costruirsi una vita. Si sposa con Concetta Pironi, vedova di guerra, insieme alla quale concepiscono tre figli (Luisa, Cesare, Franco). Nel settembre 1935 si rifiuta di partecipare alle adunate del regime fascista in favore della guerra d'Etiopia, ma viene condannato al confino per 5 anni a Thiesi (Sassari). Durante il trasferimento gli vengono nuovamente imputati squilibri mentali e per questo viene nuovamente richiuso nel locale manicomio, dove vi resta circa tre mesi.

Nel 1940 può tornare finalmente ad Imola ma tre anni dopo, il 13 settembre 1943, viene arrestato dai nazisti. L’anno successivo, il figlio Cesare, partigiano della 36° Brigata Garibaldi, muore in combattimento. Il dolore che la perdita del figlio gli procura l'ennesimo ricovero in manicomio: per gli psichiatri trattasi di "psicosi paranoide".

Il 1° aprile 1945 è finalmente libero. Nel dopo guerra prosegue la sua attività libertaria e antimilitarista, fino a quando, nel marzo 1966, muore dopo essere stato investito dalla motocicletta di un vigile urbano.

[modifica] Citazioni

<<Considero la parola guerra un anacronismo>>.

[modifica] Voci correlate

Mehmet Tarhan

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