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Argentinazo

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Argentinazo, 20 dicembre 2001

Con il termine argentinazo si intende la crisi finanziaria argentina del 2001, generata dalla restrizione (denominata col termine Corralito) della libera disposizione di denaro in contanti da conti correnti e casse di risparmio. La rivolta contro la crisi determinò la rinuncia alla presidenza di Fernando de la Rúa il 20 dicembre 2001 ed una situazione anomala di acefalia dello Stato argentino.

La maggioranza dei manifestanti si autoconvocarono nelle piazze, non rispondendo agli ordini dei partiti o dei sindacati, e scatenando una vera e propria rivolta. Essa, pur non essendo espressamente anarchica, ebbe una forte impronta antiautoritaria e libertaria, esemplificata dal motto più utilizzato dai manifestanti: ¡Qué se vayan todos! («Che se ne vadan tutti!»). I morti furono 39, inclusi 9 minorenni, tutti assassinati dalle forze di polizia locali chiamati a reprimere le proteste di piazza.

La crisi[modifica]

Per parecchi anni l'Argentina subì l'alternanza tra dittature militari e assai deboli governi democratici, contribuendo in questa maniera a creare le fondamenta della crisi economica che colpirà  il paese a partire dalla fine degli anni '90. Dopo il ritorno alla democrazia nel 1983 fu eletto il presidente Raúl Alfonsín, il cui progetto governativo prevedeva la stabilizzazione dell'economia argentina compresa la creazione di una nuova moneta, l'austral. Ciò inizialmente bbe effetti positivi sulla qualità  della vita per molti cittadini, ma comportò un forte indebitamento (peraltro iniziato con la dittatura argentina) che il governo dovette fronteggiare ricorrende a onerosi prestiti da parte del FMI.

Nel 1999, il neo eletto presidente Fernando de la Rúa trovò un paese dove la disoccupazione era ormai a livelli critici (la disoccupazione durante la crisi raggiunse il picco record del 42%) e gli effetti negativi del tasso di cambio fisso assumevano toni drammatici, causando il calo del PIL del 10% nel periodo compreso tra il 1998 e il 2001. Nel 1999 il PIL diminuì del 4% e il paese entrò in una recessione. L'Argentina perse rapidamente la fiducia degli investitori e la fuga di capitali aumentò. Nel 2001 la sfiducia toccò l'apice e la gente cominciò a ritirare i propri soldi dai conto correnti bancari, che il governo di centro-sinistra di De La Rua provò a fermare il sequestro dei conti correnti bancari (Correlito). Questo fu l'atto finale di un processo iniziato con l'applicazione della ricetta ultraliberista imposta al paese sudamericano dal Fondo Monetario Internazionale che aveva portatpo a feroci privatizzazioni, come quelle delle Aereolineas Argentinas e la Telecom Argentina.

Il 19 dicembre del 2001, dopo anni ed anni di crisi economica e debiti accumulati dai precedenti governi (compreso quello dittatoriale del periodo 1976-83), il sistema bancario argentino tracollò e lo Stato dichiarò bancarotta. Come detto

Rivolte e forme di autogestione[modifica]

Da giovedì 13 dicembre, quando i disordini cominciarono a svilupparsi in Godoy Cruz, fino a venerdì 21 dicembre, fu il periodo di tempo in cui i disordini e le manifestazioni esplosero in più di 30 città  a livello nazionale.

Rivolte popolari[modifica]

Il 19 e 20 dicembre del 2001 il popolo argentino fu protagonista di due giornate di conflitto: il 19 dicembre, in un contesto di diffusa protesta, centinaia di persone saccheggiarono negozi e supermercati, generando scontri con la polizia che provocarono 4 morti. De la Rua, in consultazione con i comandanti militari, dichiarò lo stato d'assedio e sospese le garanzie costituzionali per un mese. Non appena il presidente annunciò alla televisione nazionale il decreto, immediatamente e spontaneamente una enorme manifestazione si ritrovò nelle principali vie di Buenos Aires, spingendosi fin sotto la casa presidenziale. Le proteste continuarono per tutta la mattina presto del 20 dicembre, e furono duramente represse dalla polizia federale. La situazione nel paese era incontrollabile e dopo trentotto morti e le dimissioni di Domingo Cavallo, anche il presidente il presidente Fernando de la Rúa si vide obbligato non solo a rinunciare alla sua poltrona, ma anche a fuggire dalla Casa Rosada in elicottero.

La crisi istituzionale e economica che sopraggiunse causò lo sviluppo in una gran quantità  di quartieri delle più im portanti città  argentine di spazi di autogestione e di pratiche assembleari fondate sulla democrazia diretta. La rivolta popolare, nota come Cacerolazo[1], fu non solo violentemente critica nei confronti del sistema economico-sociale vigente, ma anche costruttiva giacchè ci fu il tentativo di recuperare valori comuni di solidarietà  umana e l'esercizio di una democrazia orizzontale.

Le assemblee di quartiere dimostrarono la fattibilità  di una nuova forma di azione politica, dove la gente imparava a non delegare le proprie istanze ai partiti o alle istituzioni, sviluppando rapporti mutualistici con altre persone e senza che alcuno primeggiasse autoritariamente.

Cooperative ed autogestione[modifica]

Si svilupparono progetti di occupazione di fabbriche e di autogestione delle stesse, tra cui quello della fabbrica di ceramiche Zanon FaSinpat, allora destinata alla chiusura, e ancora oggi esemplarmente autogestita dagli operai nonostante i vari tentativi di sgombero da parte delle forze dell'ordine (l' esproprio e l'autogestione sono stati riconosciuti anche legalmente) [2]. Altri esempi di autogestione furono quelli dell'hotel a quattro stelle Bauen, la fabbrica di abbigliamento Brukman, la stamperia Chilavert, ecc.

Nel 2007, circa 10.000 persone lavoravano nelle imprese autogestite, rappresentando una fonte di occupazione e di crescita economica significativa. In alcuni casi, l'ex proprietario i è appellato alla polizia per sgomberare i lavoratori, a volte con successo, spesso ottenendo la resistenza dei lavoratori. Alcune imprese gestite ora sono state acquisite legalmente, altri sono ancora occupati dai dipendenti senza status giuridico nei confronti dello Stato, sostenendo che questa situazione anomala arebbe giustificata dal loro lavoro produttivo. Il governo argentino sta considerando una leggeNéolibéralisme et autogestion, l'expérience Argentine" che espropria il trasferimento legale delle fabbriche occupate dai lavoratori.[3]

Monete alternative e forme di baratto[modifica]

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Moneta alternativa.
Proteste contro la crisi economica argentina iniziata nel 2001

La crisi economica argentina del 2001, con gravi responsabilità  del Fondo Monetario Internazionale e dell'inettitudine dei burocrati dell'economia argentina, determinò una serie di eventi catastrofici per l’economia: disoccupazione galoppante, collasso del sistema produttivo e commerciale, oltre soprattutto all’assoluta mancanza di soldi in circolazione. Le enormi difficoltà  economiche determinarono però la formazione di gruppi spontanei di mutuo sostegno per la produzione e la distribuzione del pane, dei mattoni, per l’assistenza ai bisognosi ecc. Attraverso lo stesso meccanismo di sostegno reciproco venne pure a costituirsi la Rete Globale del Baratto, che favoriva lo scambio di merci e di servizi attraverso l'utilizzo una moneta alternativa denominata "credito".

Già  nel maggio del 1995 i primi nuclei della futura Rete Globale del Baratto cominciarono, tra enormi difficoltà , ad appellarsi alla solidarietà  reciproca per combattere l’emarginazione e favorire la messa in comune e lo scambio reciproco di beni e servizi. Tale “associazione” arrivò in seguito a riunire 5800 gruppi (equivalenti a 2 milioni e mezzo di persone).

La moneta denominata “credito” raccolse l’eredità  del tedesco Silvio Gesell, ministro delle finanze della breve Repubblica dei Consigli di Baviera durante la crisi degli "anni 20", che in quella circostanza emise una moneta che si doveva ossidare velocemente, in modo da essere utilizzata solo per gli scambi e non per l’accumulo e per l’incremento della ricchezza individuale. Per conservare il suo valore nominale era necessario applicare un bollino mensile pari all'1% del suo valore (dagli studi si comprese che quella moneta poteva circolare con una velocità  superiore 40 volte a quella delle monete ufficiali).

L'applicazione effettiva della "moneta di Gesell" arrivò però solo circa un decennio dopo, quando alcuni comuni del sud della Germania fecero ricorso a questo sistema per porre freno alla disoccupazione e alla povertà .

II "credito" argentino, rifacendosi a quell’esperienza, misurava solo le ore di lavoro contenute nei servizi e nei beni che le persone si scambiavano. Anche se la falsificazione frenò la diffusione, non mancarono i risultati eclatanti: nella provincia di Mendoza riaprì una piccola fabbrica grazie al credito concesso dalla Rete Globale del Baratto. I proprietari della fabbrica poterono inoltre contare sul lavoro di elettricisti e muratori, tutti retribuiti con i "credito". Addirittura a livello locale i comuni della provincia di Buenos Aires, di Chabacano, Quilmes e Avellaneda accettarono i "credito" per il pagamento delle tasse.

La rilevanza di questa nuova economia non sfuggì però alle istituzioni pubbliche, che tentarono, in realtà  senza gran successo, di appropriarsi di questa moneta per regolarizzarla e disciplinarla sotto il controllo del governo centrale.

Note[modifica]

  1. Il termine spagnolo indica una forma di manifestazione pacifica e rumorosa, in spazi privati o pubblici, in cui l'espressione pubblica di protesta, o dissenso, si realizza attraverso il rumore ottenuto percuotendo coralmente degli oggetti adatti allo scopo, come casseruole (da cui il nome), tegami, pentole, coperchi, mestoli, e altri utensili simili.(Wikipedia)
  2. Quando la crisi si trasforma in opportunità  La Zanon é del popolo
  3. Maxime Quijoux, Néolibéralisme et autogestion, l'expérience Argentine, éditions de l'IHEAL, Paris, 2011

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]