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Antirazzismo

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Deportazione razzista di Rom e Sinti messa in atto dal regime nazista (Asperg, 1940)

L'antirazzismo include tutte le opinioni, azioni, movimenti e le politiche adottate o sviluppate in opposizione al razzismo. L'opposizione alle discriminazioni razziali è un principio fondante non solo dell'anarchismo, ma di tutte quei pensieri e quelle dottrine che avversano la discriminazione degli esseri umani in base ad una presunta "razza" d'appartenenza.

L'assurdità  del razzismo[modifica]

Il razzismo non ha nessuna base scientifica, nonostante alcuni tentativi da parte di pseudo-intelletuali di dimostrare il contrario, in quanto nella specie umana esiste un continuo rimescolamento di geni (meticciamento), in base al quale si può dire che scientificamente non esistono vere e proprie razze umane.

Logo Anti-Racist Action

A conferma di ciò, in Brasile un gruppo di studio ha esaminato un numero limitato di uomini provenienti dal grande paese sudamericano e di altre popolazioni, scoprendo che, se pure esistono alcuni tratti genetici particolari che possono distinguere un gruppo da un altro, questi geni non hanno niente a che fare con aspetti fisici come il colore dei capelli o della pelle. Con loro grande sorpresa, i genetisti hanno scoperto che uomini dichiaratamente “bianchi” avevano il 33 per cento di geni amerindi e il 28 per cento di geni africani, e che addirittura il gruppo di persone classificate come neri aveva una proporzione molto elevata di geni non africani (48 per cento). I risultati dello studio hanno quindi stabilito, in definitiva, che non solo è pericoloso identificare il colore della pelle con la stirpe o la provenienza geografica ma che spesso è anche scientificamente sbagliato.

Queste tesi sono avallate dagli studi del grande genetista italiano Luigi Luca Cavalli-Sforza, il quale è stato uno dei primi genetisti a svolgere degli studi sui geni per capire se essi contengano ancora una traccia della storia dell'umanità . Le sue ricerche sono state indirizzate a capire se sia possibile ritrovare nell'attuale patrimonio genetico dell'uomo i segni lasciati dalle migrazioni, da cui si è evinto che parlare di razze del genere umano è assurdo perchè le modificazioni genetiche sono continue negli esseri umani.

Prende quindi sempre maggior vigore l’idea che non sia corretto suddividere la popolazione umana in razze, ma occorra invece considerare ogni singolo individuo come un contenitore di variabilità  genetica, che ha origine essenzialmente nella sua singola e unica storia personale.

Rifiuto delle razze[modifica]

Gli antirazzisti ovviamente non possono giustificare nessun tipo di discriminazione e tanto meno quella legata ad una presunta "razza" di appartenenza.

È necessario quindi rifiutare il concetto stesso di razza e comunque minimizzare le differenze esistenti tra gli esseri umani. Questa metodologia «del rifiuto della distinzione razziale», per esempio, ha in gran parte motivato la pubblicazione della «dichiarazione sulla razza» nel 1950 da parte dell’UNESCO, che ha incoraggiato molti biologi ad abiurare l’idea della validità  scientifica delle differenze razziali.

Purtroppo questa strategia ha rilevato la sua fallacità  visto che comunque “l’uomo della strada” intuitivamente pensa che “certe persone sono diverse da me”. Il suo pensiero è autonomo e senza alcun bisogno di giustificazioni scientifiche. Inoltre i fautori della separazione (segregazione) umana, non hanno alcun problema a porre in secondo piano le differenze biologiche per esaltare quelle culturali. Essi possono semplicemente rimpiazzare la parola “razza” con “nazione”, “patria”, “tradizione”, “etnia” ecc., senza cambiare la natura dei loro discorsi.

Metodologie antirazziste[modifica]

Nonostante la dimostrazione dell’assoluta non-scientificità  delle teorie razziste, esistono ancora oggi personaggi e ideologie politiche che si oppongono al multiculturalismo e all’immigrazione.

Il razzismo etnocentrico viene contrastato da due tipologie di pensiero antirazzista:

  • I partigiani dell’integrazione. Le differenze tra i gruppi costituiscono un problema per cui essi ricercano l’omogeneità  e l’assorbimento delle minoranze entro la cultura dominante. L’integrazione è quindi vista a senso unico e non reciproca.
  • I partigiani del multiculturalismo. Rifiutano la segregazione razziale, considerando le differenze come una ricchezza. Essi ricercano e auspicano la diversità  e la migliore collaborazione tra i gruppi, favorendo un reciproco scambio e un continuo mescolamento genetico, culturale, sociale ecc.

Antirazzismo e anarchismo[modifica]

Il CIE di Torino

Secondo gli anarchici il razzismo è una pratica prevalentemente connessa con il capitalismo occidentale (non a caso alcune civiltà  quali quella egiziana, quella romana o quella dei pellerossa non facevano particolari distinzioni di tipo razziale), per questo ritengono che l'antirazzismo vada di pari passo con la lotta al capitalismo e alle le sue diramazioni: Stato, gerarchia, autorità  ecc.

Nella percezione comune il razzismo è qualcosa appartenente ad epoche lontane, in realtà  l’accentuarsi dei fenomeni migratori ha evidenziato come sia ben lontano dall’essere stato estirpato dalla mente umana. Ciò è evidenziato dalle leggi che limitano la libertà  di movimento e calpestano la dignità  degli immigrati ("Turco-Napolitano" e "Bossi-Fini", che hanno introdotto veri e propri lager chiamati CIE).

L'inasprirsi inoltre di questi provvedimenti razzisti e xenofobi insieme alla compiacente criminalizzazione degli immigrati operata dai mass-media, oltre ai conseguenti diffusi atteggiamenti di intolleranza razziale, sono motivo per ribadire che, dal punto di vista libertario, l'antirazzismo va pensato e sostenuto attraverso pratiche politiche che mirino all'autogestione dal basso e alla contaminazione culturale.

Gli anarchici ritengono che non sono le politiche assistenzialistiche o peggio la chiusura delle frontiere o i provvedimenti di espulsione che possono risolvere il complesso fenomeno dell'immigrazione di quelle donne e quegli uomini i cui paesi del Sud del mondo sono stati resi invivibili dallo sfruttamento economico a favore degli interessi del capitalismo occidentale.

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Luca Cavalli-Sforza, Geni, popoli e lingue, Adelphi, Milano 1996,
  • Razza o pregiudizio? L'evoluzione dell'uomo fra natura e storia, con Francesco Cavalli-Sforza e Ada Piazza, Milano, Einaudi scuola, 1996.

Approfondimenti[modifica]

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]