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Anticlericalismo

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Copertina antireligiosa e anticlericale de L'Assiette au Beurre (n°162, nel 1904)
L'anticlericalismo è il termine con il quale si definiscono quella serie di atteggiamenti, pacifici o violenti, volti a contrastare l'intromissione del potere ecclesiastico nella vita politico-sociale di un paese e/o delle persone che lo abitano. Detto in altri termini, l'anticlericalismo si oppone alla supremazia del potere spirituale su quello temporale.

Storia[modifica]

L'anticlericalismo come termine nasce e si sviluppa nel XIX secolo, anche se frequentemente nella storiografia esso veniva utilizzato retroattivamente. Effettivamente, anche se l'uso di questa parola avvenne in epoche successive, sin nella Francia del Seicento, con il libertinismo, e del Settecento, con la massoneria e il razionalismo illuminista degli enciclopedisti, il potere della Chiesa fu pesantemente attaccato e messo in discussione. In seguito, la rivoluzione francese ridusse l'influenza del clero nella vita civile e lo stesso Napoleone realizzò una sostanziale subordinazione della Chiesa al regime imperiale. Il celebre scrittore francese Émile Zola scrisse che «la civiltà  non raggiungerà  la perfezione finché l'ultima pietra dell'ultima chiesa non sarà  caduta sull'ultimo prete.» Nello specifico l'anticlericalismo si diffonde in particolare durante il papato di Pio IX (1848-1876), ramificandosi in tre correnti principali giunte sino all'attualità :

  • anticlericalismo accademico: diffuso negli ambienti istituzionali ed intellettuali, erede dell'illuminismo e del liberalismo. Si veda il Kulturkampf [1] in Germania, le misure anticlericali messicane emanate da Benito Juarez (Presidente del Messico dal 1861-1864 e poi dal 1867-1872) e poi nel 1917[2], l'odio italiano contro lo Stato pontificio accusato di ostacolare l'unità  d'Italia.
  • anticlericalismo popolare: talvolta pacifico, talvolta violento, generalmente esprime l'odio e il disprezzo del popolo verso preti e chiesa. Si diffonde principalmente a metà  secolo grazie alle idee di Marx e Bakunin, che poi sfoceranno nell'anticlericalismo della Comune di Parigi, della rivoluzione russa e di quella spagnola.
  • anticlericalismo ecclesiastico: si diffonde negli ambienti della chiesa che ritengono il potere ecclesiastico oramai corrotto e lontano dai principi fondamentali del cristianesimo.

In Italia[modifica]

L'anticlericalismo italiano è stato sempre ben presente e radicato nella storia della penisola soprattutto a partire dal Risorgimento, a causa essenzialmente delle influenze esercitate dallo Stato pontificio e dal conseguente potere temporale del Papa, che costituiva un forte e chiaro impedimento all'unificazione e alla modernizzazione del paese.

Immagine tratta da una copertina della rivista satirica L'Asino.(1907)

I liberali e lo stesso Garibaldi osteggiarono fortemente il potere ecclesiastico, in particolare il cosiddetto eroe dei due mondi insultò il clero in diversi momenti: definì inizialmente la Chiesa una «setta contagiosa e perversa», poi il 28 aprile 1861 scrisse alla Società  operaia napoletana sostenendo che sarebbe stato un sacrilegio continuare nel sostenere il clericalismo cattolico: «Essi sono i più fieri e terribili nemici dell'Italia. Dunque fuori dalla nostra terra quella setta contagiosa e perversa». [3] Più tardi, riferendosi a Papa Pio IX, gli rivolse l'epiteto di «metro cubo di letame» e in senso di disprezzo chiamò il suo asino Pionono.

Ritornando indietro nel tempo, sin dal 1849 la Repubblica Romana - retta da un triumvirato (Carlo Armellini, Giuseppe Mazzini ed Aurelio Saffi) e a cui diede il suo contributo anche il socialista libertario Carlo Pisacane - si oppose al potere papale istituendo il matrimonio civile e introducendo la laicità  dello Stato. Nonostante il fallimento dell'esperienza romana, da quel momento si succedettero diverse leggi che tentavano di limitare i privilegi ecclesiastici (Legge Siccardi (1850) [4], la Legge del 1855 che diede origine alla crisi Calabiana [5], le cosiddette leggi eversive del 1866-67 [6], ecc.), addirittura diversi cardinali e vescovi furono arrestati subito dopo l'unità  d'Italia con motivazioni irrisorie (es. il cardinale Corsi, arcivescovo di Pisa, fu arrestato il 13 maggio 1860 per non aver voluto cantare il "Te Deum" per Vittorio Emanuele II [7]). La presa di Roma (20 settembre 1870) infranse il potere temporale papale, grazie soprattutto all'intervento dei bersaglieri guidati dal generale Raffaele Cadorna che irruppero attraverso la breccia di Porta Pia e posero fine allo Stato Pontificio.

Accanto agli episodi di anticlericalismo istituzionale si registrarono episodi di anticlericalismo intellettuale e di matrice più propriamente popolare: tra i primi vanno segnalati i nomi di Gosuè Carducci, Cesare Lombroso e Arturo Graf, nonché numerosissimi professori universitari italiani tra cui Maio Rapisardi:

«Ahi giorno sovra gli altri infame e tristo,
Quando vessil di servitù la Croce
E campion di tiranni apparve Cristo!» (Giosuè Carducci, Voce dei preti)

Episodi di anticlericalismo popolare, diffusosi grazie alla circolazione delle idee socialiste ed anarchiche, si verificarono in occasione dell'assalto al Congresso cattolico di Bologna del 9 ottobre 1876 [8], durante la traslazione della salma di Pio IX il 13 luglio 1881 [9] e in occasione dell'erezione (1899) del monumento a Giordano Bruno in Campo de' Fiori. In molti casi gli anticlericali non osteggiavano la figura di Gesù Cristo, ritenuto da molti di loro il primo vero socialista, quanto il potere ecclesiastico considerato corrotto e nemico del vero cristianesimo.

Altri episodi di anticlericalismo, specialmente di matrice anarchica e comunista, si susseguirono nel corso del tempo, come per esempio quelli compiuti durante la settimana rossa (7-14 giugno 1914), sino a quando l'avvento del fascismo, che inizialmente ebbe un certo carattere anticlericale, spense ogni forma di contestazione al potere ecclesiastico attraverso i Patti Lateranensi [10] .

In Italia, durante il fascismo, il clero appoggiò in gran parte il regime, anche se parte di loro, specialmente durante la resistenza, diedero un certo contributo alla lotta contro il nazi-fascismo (es. Don Pasquino Borghi e don Domenico Orlandini appoggiarono e\o parteciparono alla resistenza armata contro il nazifascismo). In seguito, un certo anticlericalismo assai moderato, fu presente nel PCI, nel PSI e nel Partito Radicale, in quanto la Chiesa non smetteva di esercitare la propria influenza sulla vita del paese, per esempio condannando film come La Ricotta di Pier Paolo Pasolini o ostacolando i referendum su divorzio e aborto.

Dal 1984 (3/4/5 Agosto) gli anticlericali italiani d'area anarchica, che saranno poi seguiti anche da anticlericali di altra matrice politica, diedero vita ai Meeting anticlericali di Fano, in cui da allora si discute dei maggiori temi politici di confronto e scontro con il Vaticano. Durante i meeting degli anni successivi, nel 1986, venne fondata anche l'Associazione per lo Sbattezzo.

Nel 2005 è stato fondato il coordinamento Facciamo Breccia (coloro che portano gli striscioni recanti la scritta NO VAT), gruppo che si prefigge l'intento di costruire un percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità  e antifascismo.

Attualmente l'anticlericalismo nella penisola si manifesta soprattutto nelle tensioni politiche riguardo all'etica e alla morale; le questioni maggiormente dibattute sono: la libertà  di ricerca scientifica (es. la ricerca sulle cellule staminali embrionali), la procreazione assistita, l'eutanasia e la terapia del dolore, le unioni civili, l'aborto, la contraccezione, i privilegi fiscali della Chiesa e la pillola RU486.

In Spagna[modifica]

In Spagna le radici dell'anticlericalismo affondano sin nel Medio Evo, trovando poi maggior diffusione con l'illuminismo a partire dal XVIII secolo. Dagli anni Venti dell'Ottocento i primi gruppi liberali iniziarono a scontrarsi con i clericali, i quali erano fortemente legati ai beni materiali e alle cariche di potere che davano loro grandi privilegi. Inizialmente l'anticlericalismo spagnolo non va a toccare la fede della religione cattolica, ma solo le immense proprietà  ecclesiastiche della Chiesa che infatti in parte saranno espropriate attraverso la desamortizaciòn (letteralmente "alienazione"). L'obiettivo dei liberali era quindi quello di espropriare parte delle ricchezze del clero e riavviare l'economia nazionale, ma i tentatvi attuati nel 1820 e nel 1836 fallirono a causa della solida alleanza tra monarchia borbonica e clero spagnolo.

Francisco Ferrer y Guardia fu vittima del clericalismo integralista

Accanto a quest'anticlericalismo di stampo istituzionale, si registrarono però in Catalogna le prime violente azioni contro Chiese e clero: nel 1835 bruciarono e furono saccheggiati moltissimi edifici religiosi (conventi, chiese, seminari, ecc.), vennero assassinati i primi religiosi, soprattutto gesuiti, ritenuti popolarmente i primi responsabili dell'arretratezza economica e culturale del paese iberico. La Chiesa era inoltre considerata responsabile dell'appoggio dato ad un movimento teocratico e reazionario: il carlismo [11].

Nella diffusione dell'anticlericalismo divenne poi importantissimo il positivismo e la divulgazione delle opere di Darwin sull'evoluzionismo della specie umana; decisivo risultò in Spagna anche il successo ottenuto dalla dottrina filosofica del tedesco Kark Krause, che propugnava una sorta di liberalismo cattolico in cui la religione viene definita come l'unità  intima e personale dell'uomo con Dio e viene quindi portata al di fuori delle istituzioni.

L'anticlericalismo popolare tende poi a prendere un carattere sempre più aggressivo di pari passo con la diffusione del socialismo e dell'anarchismo, ovvero a partire dalla seconda metà  dell'ottocento. A cavallo del XIX e XX secolo i repubblicani spagnoli articolarono la propria teoria politica tendente a separare Stato e Chiesa, che poi durante il governo progressista di Manuel Azaña sfocerà  nella Costituzione della Seconda Repubblica (1931-1936) votata il 9 dicembre 1931.

La chiesa spagnola si oppose tenacemente alla perdita dei propri privilegi, avallando ogni dottrina reazionaria e acuendo così l'odio anticlericale, specialmente da parte degli anarchici, che poi esploderà  in tutta la sua violenza durante la Guerra Civile (1936-39).

Sicuramente l'odio anticlericale spagnolo ha generato molte vittime tra i preti e i semplici fedeli, però bisogna ricordare che la Chiesa spagnola è stata responsabile della condanna a morte del pedagogista catalano Francisco Ferrer, fondatore della Scuola Moderna e divenuto capro espiatorio dei fatti della Semana Tragica (26 luglio-31 luglio 1909) di Barcellona. Nel periodo prerivoluzionario la Chiesa spagnola inoltre appoggiò il movimento terroristico, paramilitare e antiproletario dei Pistoleros.

La vittoria del franchismo gettò il paese nel dramma della dittatura, l'anticlericalismo - così come ogni forma di opposizione - fu estirpato con la violenza della repressione. Dopo la morte di Franco (1975) ed il ritorno alla democrazia, l'anticlericalismo è riaffiorato specialmente negli ambienti anarchici e in quelli della sinistra; con l'elezione alla presidenza del consiglio del socialista José Luis Zapatero sono sorti numerosi conflitti con la Chiesa spagnola a causa di alcune leggi sui diritti civili, le coppie di fatto, le cellule staminali, ecc. Per questo Zapatero è stato molto contestato dalla Chiesa cattolica che ha promosso molte manifestazioni di protesta accusando il governo socialista di voler «attaccare la famiglia» e i valori del cattolicesimo.

Nel resto d'Europa[modifica]

Uno dei paesi d'Europa con una maggiore tradizione anticlericale è la Francia, patria dell'Illuminismo (Voltaire, Diderot, Rousseau, ecc.) e della rivoluzione francese.
Voltaire
Questi avvenimenti storici, che influenzarono considerevolmente nascita e lo sviluppo dell'anticlericalismo di molte altre nazioni, comportarono la promulgazione di leggi (per esempio trasformazione delle chiese in templi della Ragione.) che permisero la diffusione del concetto di laicità  e di una certa tendenza a separare Stato e Chiesa. La violenza anticlericale esplose durante la Comune di Parigi del 1871 (l'arcivescovo di Parigi Georges Darboy fu assassinato dai comunardi), ma comunque sino al 1905 (anno dell'effettiva separazione Stato-Chiesa) il clero mantenne molti privilegi specialmente nel campo scolastico (gran parte degli insegnanti erano sacerdoti). Attualmente l'influenza del clero in Francia è minore di quella di molti altri paesi mondo.

In Portogallo una prima ondata di anticlericalismo si ebbe nel 1834, quando il ministro Joaquim António de Aguiar, sotto il regno di Pietro IV, decretò la soppressione degli ordini religiosi (alcune delle più note scuole religiose del paese furono obbligate a cessare l'attività ). Anche la caduta della monarchia a seguito della Rivoluzione repubblicana del 1910 comportò un'ulteriore ondata di anticlericalismo (vennero saccheggiate le chiese, attaccati i conventi ed anche i religiosi) con la promulgazione di leggi anticattoliche: confisca dei beni ecclesiastici, espulsione dalla repubblica dei religiosi, introduzione del divorzio, divieto dell'uso dell'abito talare, soppressione di molte feste religiose ecc.

Anche la Germania nazista ebbe forti tratti anticlericali (il cristianesimo era considerata la religione della debolezza), mentre il Belgio sin dal XIX secolo, con il governo liberale di Frère-Orban, promulgò una serie di leggi che limitavano i privilegi ecclesiastici.

Negli ex Stati comunisti, dove si praticava l'ateismo di Stato, ci furono molte azioni anticlericali, legali ed illegali, popolari ed istituzionali; il culto privato rimase ufficialmente consentito, tranne in Albania, che imponeva l'ateismo anche nella propria Costituzione. In alcuni stati fortemente cattolici, come per esempio la Polonia, la Chiesa veniva tollerata purché non condizionasse la vita politica e pubblica (cosa che in realtà  fece pesantemente). In Unione Sovietica, a partire dal marzo del 1922 venne decisa la requisizione degli oggetti di culto preziosi appartenenti al clero e di fronte alla reazione di molti sacerdoti lo Stato sovietico rispose con forza: molti clericali furono arrestati o uccisi. In realtà  però, nonostante alcuni atteggiamenti anticlericali appena sottolineati, in tutti gli Stati appartenenti all'ex-blocco sovietico (esclusa l'Albania), nessuna legislazione impedì alle Chiese e alle confessioni religiose di godere della titolarità  «di beni o di funzioni sociali caritative, a volte educative, altre assistenziali, riconosciute dallo Stato; per non parlare della Polonia, dove la Chiesa ha da sempre avuto la gestione di banche e la possibilità  di organizzare i contadini.» [12]

Nel resto del mondo[modifica]

Uno dei paesi in cui maggiormente l'anticlericalismo ha prese piede è, paradossalmente, uno dei paesi più cattolici: il Messico. Prima la rivoluzione liberale attuata da Benito Juarez a partire dal 1860 (nazionalizzazione delle proprietà  ecclesiastiche, separazione tra Chiesa e Stato e soppressione degli ordini religiosi), poi le critiche di Venustiano Carranza e soprattutto le azioni di àlvaro Obregón e dei costituzionalisti (1914) tesero a limitare il potere della Chiesa. La Costituzione emanata nel 1917 (figlia della Rivoluzione Messicana) fu molto radicale (obbligatoria l'istruzione laica nelle scuole messicane, furono messi fuori legge i voti religiosi e gli ordini religiosi, proibizione del culto fuori dagli edifici ecclesiastici, fu negato alle istituzioni religiose il diritto di acquisire, detenere o amministrare beni immobili, ed infine il clero fu privato del diritto di voto e del diritto di commentare questioni politiche.) ma lungamente non attuata, fino a quando il presidente Plutarco Elías Calles nel 1926 applicò l'articolo 130 della Costituzione che vietava il voto al clero e le impediva di commentare le questioni politiche. Dopo le prime proteste pacifiche dei cristiani, a partire dal 1927 iniziò la rivolta violenta dei Cristeros. Nel 1929 fu raggiunto un accordo che mise fine a quella che era diventata una vera e propria guerra civile, che in seguito però riesplose una seconda volta dal 1934 al 1938 (circa 70-85 mila morti).

Negli Stati Uniti più che di anticlericalismo si parla di anticattolicesimo, che dagli anni cinquanta del secolo XIX trovò espressione nel Know Nothing: un movimento xenofobo ("nativista") che pensava che il paese potesse essere sopraffatto dall'immigrazione massiccia dei cattolici irlandesi, considerati nemici dei "valori americani". Soprattutto tra gli anarchici e la sinistra radicale esiste tuttavia anche un movimento anticlericale propriamente detto.

A Cuba, paese comunista, le manifestazioni religiose pubbliche sono state rese legali solo a partire dal 1993; in Cina la libertà  religiosa è ufficialmente assicurata, purché l'elezione dei vescovi siano subordinate all'avallo del Partito Comunista Cinese. Di fatto esiste quindi una Chiesa ufficiale (controllata dallo Stato) e una Chiesa più o meno clandestina legata invece al Vaticano.

Anche nei paesi di religione islamica si sono storicamente registrati momenti di anticlericalismo rispetto al clero islamico. Per esempio, Mustafa Kemal Atatürk prese il potere in Turchia nel 1923 e laicizzò il paese. Marginalmente tracce di anticlericalismo islamico si possono trovare anche in altri paesi islamici.

Anticlericalismo anarchico[modifica]

Nell'anticlericalismo anarchico prevalgono essenzialmente due aspetti:

  • il rifiuto dell'autorità  divina, con tutti i suoi dogmi e le sue leggi che impongono stili di vita spesso coercitivi della natura umana; contro quest'autorità  gli anarchici si dichiarano in buona parte atei o agnostici, anche se non mancano anarchici religiosi o comunque credenti che però generalmente rifiutano l'istituzionalizzazione religiosa ed elaborano rapporti particolari ed individuali con il proprio Dio;
  • la lotta contro l'ingerenza e l'invasiva presenza del clero negli apparati delle istituzioni sociali: scuola, famiglia, società , sessualità , ecc. Contro quest'ingerenza l'anarchismo (compreso quello religioso) ha mostrato sempre astio, che talvolta è sfociato anche in atti di violenza: es. l'attacco alla processione del Corpus Domini per le strade di Canvis Nous a Barcellona il 7 giugno 1896 che provocò 12 morti e 35 feriti.
    Franco Leggio (a sinistra) con Enrico Arrigoni, autore (sotto lo pseudonimo di Brand) di vari testi anticlericali e ateistici
Manifesto pubblicitario di Jossot per un celebre giornale anticlericale, 1903

In linea di massima gli anarchici garantiscono la libertà  di culto a tutti i credenti, purché ciò non comporti un'ingerenza religiosa nella vita sociale e politica del paese.

«L'anarchismo propugna la difesa delle libertà  individuali, prime tra tutte quella dal bisogno e quella di pensiero. Pertanto non può che tutelare anche la libertà  religiosa individuale. La tutela della libertà … religiosa individuale, in una società  che vuole essere costituita da "liberi ed eguali", non potrà  avere regole diverse da quelle che per il diritto comune concernono la tutela della libertà  di pensiero. Per l'anarchismo non vi sono e non possono esservi particolari diritti scaturenti dalla tutela del sentimento religioso individuale non assimilabili a quelli altrimenti tutelati nell'ambito di una società  che assicura il massimo delle libertà … possibili. Per l'anarchismo è impensabile qualsiasi forma di regime concordatario, qualsiasi differenziazione di status in ragione di motivi religiosi e ciò pone l'anarchismo in netta contrapposizione con ogni forma di gestione teocratica della società .» (Programma della Federazione dei Comunisti Anarchici: Anarchismo e libertà  religiosa).

Delle volte, specie le frange più radicali dell'anarchismo, in nome dell'anticlericalismo hanno compiuto attentati che hanno causato vittime tra semplici fedeli (soprattutto in Spagna). Attentati che furono peraltro criticati da molti altri anarchici:


«A Barcellona è scoppiata una bomba in una processione religiosa lasciando sul terreno 40 morti e non sappiamo quanti feriti. La polizia ha arrestato più di 90 anarchici colla speranza di metter le mani sull'eroico autore dell'attentato» (Errico Malatesta, L'Anarchia, agosto 1896)

Premettendo che durante la rivoluzione spagnola del 1936 la Chiesa appoggiò le violenze franchiste, suscitando la dura reazione anticlericale di molti gruppi anarchici, molti sacerdoti o cristiani furono assassinati in quanto cristiani e clericali, prescindendo dal ruolo da essi assunto rispetto al franchismo [13]. Esplicito nel condannare queste violenze fu l'anarchico italiano Camillo Berneri:

«Quando, nel corso dell'ultimo congresso mondiale dell'A.I.T., dicevo ai delegati spagnoli di considerare non-anarchico, angusto e pazzesco l'anticlericalismo propugnato dalla C.N.T. e da molti elementi della F.A.I. e che uno dei fattori di successo delle correnti fasciste spagnole era questo loro anticlericalismo, avevo sotto gli occhi una deliberazione compilata da anarchici spagnoli nella quale si negava il diritto ai culti di esteriorizzarsi. pur tollerando i sentimenti intimi, come questi sentimenti non fossero del tutto liberi sotto il tallone di Mussolini, come sotto quello di Hitler e di Stalin. L'anticlericalismo assume troppo spesso il carattere di Inquisizione... razionalista. Un anticlericalismo illiberale, qualunque sia la colorazione avanguardista, è fascista[...] L'anticlericalismo anarchico non può essere né illiberale né semplicista.» (Anarchismo e anticlericalismo)

Canzoni anticlericali[modifica]

Note[modifica]

  1. Kulturkampf (Battaglia per la cultura)
  2. XX secolo: anticlericalismo della Rivoluzione messicana
  3. Ernesto Rossi in Pagine anticlericali. Massari Editore
  4. La legeg Siccardi
  5. Crisi Calabiana
  6. leggi eversive
  7. Vittorio Gorresio in Notizie Radicali, 28.06.2005
  8. Cammilleri, p. 208.
  9. Cammilleri, p. 180.
  10. Patti Lateranensi
  11. Il Carlismo
  12. L'ateismo di stato, strumento dello stato socialista per la costruzione del comunismo
  13. Buenaventura Durruti, storico leader anarchico della rivoluzione spagnola, salvò un sacerdote, Jesus Arnal Pena, che molti suoi compagni anarchici volevano assassinare in quanto prete, facendolo diventare suo segretario e mettendolo sotto la sua ala protettiva. Jesus Arnal Pena, soprannominato il "prete rosso", peraltro gli fu sempre fedele e mai appoggiò il franchismo.

Bibliografia[modifica]

  • Antonin Artaud, Per farla finita con il giudizio di dio, El Paso, Torino
  • Antonin Artaud, La vera storia di Gesù Cristo, Nautilus, Torino, 1995
  • A. Dal Canto, C. De Plancy, Il culto e le sacre reliquie della vergine maria, La Fiaccola, Ragusa, 1987
  • Mimmo Franzinelli, Ateismo laicismo anticlericalismo, La Fiaccola, Ragusa, 1990-92
  • Brenda Maddox, La dottrina diabolica, Elèuthera, Milano, 1992
  • Millelire Anticlericale, Stampa Alternativa, Roma, 1993
  • Johann Most, Sébastien Faure, La peste religiosa. Dio non esiste, La Fiaccola, Ragusa, 1960
  • Oskar Panizza, Il concilio d'amore, L'Affranchi, Salorino [Svizzera], 1988
  • Oskar Panizza, L'immacolata concezione dei papi, L'Affranchi, Salorino [Svizzera], 1991
  • Domenico Tarantini, Né in cielo né in terra, Bertani, Verona, 1977

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]