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Angelo Galli

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Angelo Galli (? - Milano, 10 maggio 1906[1]) è stato un anarchico e sindacalista italiano.

Biografia[modifica]

La vicenda umana e politica di Angelo Galli è ancora tutta da indagare. Fu un attivo agitatore sindacale, tanto che il giornale anarchico "La Protesta Umana" lo definì «un grande signore dell'ideale, un'anima pulsante col dolore del mondo [...] smanioso d'azione»[2].

In seguito ad un gravissimo episodio di repressione verificatosi il 6 maggio 1906, quando le guardie regie spararono sulle operaie provocando un morto e 8 ferite, venne proclamato lo sciopero generale a Milano. Galli fu in prima fila nell'organizzazione dello sciopero.

La mattina del 10 maggio, assieme ai compagni Enrico Recalcati e Carlo Gelosa, Galli si recò alla fabbrica Macchi e Pessoni per fare picchettaggio e intercettare i crumiri. Alla vista dei tre, il custode della fabbrica provocò una rissa nella quale accoltellò il Galli a morte.

Durante i suoi funerali, aperti da 15 enormi bandiere rosse e nere, si verificarono pesanti scontri tra operai e carabinieri. Le forze dell'ordine caricarono pesantemente, anche donne e bambini, e fecero diverse vittime.

I funerali di Galli secondo Carlo Carrà [modifica]

Il pittore Carlo Carrà , allora molto vicino agli anarchici (intratteneva relazioni con Leda Rafanelli e i gruppi anarchici milanesi), immortalò lo scoppio degli scontri al funerale nel dipinto futurista "I funerali dell'anarchico Galli". Questa la sua rievocazione:

« Io che mi trovavo senza volerlo al centro della mischia, vedevo innanzi a me la bara tutta coperta di garofani rossi ondeggiare minacciosamente sulle spalle dei portatori; vedevo i cavalli imbizzarrirsi , i bastoni e le lance urtarsi, sì che a me parve che la salma cadesse da un momento all’altro e che i cavalli la calpestassero. Fortemente impressionato, appena tornato a casa feci un disegno di ciò a cui ero stato spettatore. Da questo disegno presi più tardi spunto per il quadro Il funerale dell’anarchico Galli che venne in seguito esposto alle mostre futuriste di Parigi, Londra e Berlino nella primavera del 1912...»[3]

L'anarchico e futurista Renzo Provinciali commentò entusiasta l'opera su "La Barricata":

«Egli ha rappresentato con una vigoria e con una fantasia creativa straordinaria una scena spasmodica, immensa, colossale, catastrofica. È un caos infernale che si avvoltola, è un vortice grandioso di masserizie, di persiane, di porte, di inferriate, amalgamate in uno sforzo titanico di resistenza, è la diga, la massa, è La Barricata! [...] Questo il capolavoro che il Carrà  ci ha dato e che certamente non sarà  compreso da molti, come tutte le grandi opere d’arte. Qui non è la cosa rappresentata, ma è l’anima de la cosa costrutta in linee con un’abilità  straordinaria, una tecnica nuovissima ed insuperabile, un’arte originalissima e superiore.»[4]


Note[modifica]

  1. Questa la data riportata su F. Giulietti, "Storia degli anarchici italiani in età  giolittiana " (Franco Angeli Edizioni, 2012). Molte fonti datano invece la morte di Galli al 1904.
  2. "Per l'assassinio dell'anarchico Angelo Galli, da "La Protesta Umana", 3 novembre 1906. Riportato da F. Giulietti, "Storia degli anarchici italiani in età  giolittiana " (Franco Angeli Edizioni, 2012)
  3. C. Carrà , " La mia vita", contenuto in "Tutti gli scritti" a cura di M. Carrà  (Feltrinelli, 1978).
  4. R. Provinciali, “La nostra testata”, La Barricata, 2 (1912): 15-31. Riportato da L. Iotti, Futuristi e anarchici: Dalla fondazione del futurismo all'ingresso italiano nella prima guerra mondiale (1909 - 1915), Carte Italiane, Department of Italian, UCLA, UC Los Angeles, 2010