Andrea Costa
Da Anarchopedia.
Andrea Costa (1851-1910) è stato dapprima anarchico, protagonista di numerose iniziative anarchiche in Italia (insurrezione di Bologna, Banda del Matese ecc.), successivamente "convertitosi" al socialismo è divenuto il primo deputato socialista della Repubblica Italiana.
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[modifica] La vita
Andrea Cosa nacque ad Imola il 30 novembre 1851. Si mise in evidenza durante il congresso di Rimini (1872) della sezione italiana dell'Internazionale dei lavoratori .
Partecipò all’insurrezione rivoluzionaria di Bologna (1874), insieme a Errico Malatesta e Michail Bakunin, e a quella della cosiddetta Banda del Matese (1877).
Nel 1878 Costa espatriò in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni repressive orchestrate contro gli anarchici, successivamente si trasferì a Parigi dove fu arrestato e condannato a 2 anni di prigione.
Il 5 giugno 1879 fu espulso dalla Francia e ritornò in Svizzera dove si legò sentimentalmente ad Anna Kuliscioff. Nello stesso anno sulla "Plebe", del 3 agosto, Andrea Costa, in una lettera intitolata "Ai miei amici di Romagna", critica duramente l'impostazione insurrezionalista e settaria data alla attività dell'Internazionale in Italia. In pratica abbandonò il movimento anarchico a favore del socialismo parlamentarista, suscitando un vero e proprio vespaio di polemiche tra gli’anarchici italiani.
Fondò la Rivista internazionale del socialismo (1880) a Milano e, a Imola, il settimanale Avanti! (1881) che divenne il giornale storico del PSI. Nel 1882 fondò il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano (aperto a tutte le scuole del pensiero socialista, quindi anche a quello anarchico) e fu eletto in Parlamento, divenendo il primo deputato socialista della storia d’Italia.
Andrea Costa, quanto meno a parole, continuò ad auspicare la realizzazione del comunismo-anarchico, mediante l’organizzazione partitica e parlamentare, che preparasse le masse all’azione rivoluzionaria. Durante la sua attività parlamentare criticò duramente l'impresa coloniale africana del governo Crispi (1887), dell'autoritarismo umbertino e della repressione poliziesca. In seguito fu eletto sindaco di Imola nel 1893. Dal 25 marzo 1909 fu anche vicepresidente della camera.
Morì il 19 gennaio 1910 a Imola senza essere riuscito a concretizzare realmente le proprie idee rivoluzionarie che anzi, nel corso del tempo, persero la radicalità iniziale (prova concreta fu la "convergenza" del suo partito socialista rivoluzionario all'interno del più moderato e tendenzialmente riformista PSI- 1893).
[modifica] Lettera "Ai miei amici di Romagna"
Nella lettera che segna l’abbandono dell’anarchismo, Costa giustifica le motivazioni della sua scelta. Egli non rinnega il suo passato e le tradizioni rivoluzionarie del popolo italiano, “la propagazione delle idee per mezzo dei fatti” che ispirò nel 1857 Carlo Pisacane e i suoi compagni, “noi sentiamo che dobbiamo rinnovarci”, che dobbiamo tener conto delle lezioni che l’esperienza di sette o otto anni ci ha dato. La lotta tra la borghesia e il proletariato non potrà risolversi che con la violenza, “ma essere un partito d’azione non significa voler l’azione ad ogni costo e ad ogni momento. La rivoluzione è una cosa seria”. Se essa è inevitabile, non è affare né di un giorno né di un anno. “Il popolo è di natura sua idealista e non si solleverà se non quando le idee socialiste abbiano per lui il prestigio e la forza di attrazione che ebbe un tempo la fede religiosa”. Nell’attesa del suo “avvenimento fatale” occorre fissare, a parere di Costa, “un programma generale”, intorno al quale raccogliere tutte le forze vive e progressive, non solo quelle del proletariato ma anche quelle di una piccola parte della borghesia, i giovani soprattutto, a cui sono odiosi i privilegi della loro classe. Questo programma è il COLLETTIVISMO come mezzo, l’ANARCHIA come fine, in vista della realizzazione di quel comunismo anarchico, “che oggi apparisce come il più perfetto ordinamento sociale”. “Per ora, secondo me” – prosegue Costa – “la cosa più importante da farsi quella di ricostituire il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano, che continuerà l’opera incominciata dall’Internazionale e che, federandosi o prima o poi coi partiti simili esistenti negli altri paesi, ristabilirà su basi solide l’Internazionale”.
[modifica] Reazioni degli anarchici al "tradimento"
Quando Costa abbandonò l’anarchismo rivoluzionario in favore del parlamentarismo, molti anarchici si sentirono traditi da quello che era stato uno degli elementi di maggior rilievo dell’anarchismo italiano. Molti imputarono la “conversione” al riformismo alla sua amante, Anna Kuliscioff. Carmelo Palladino, uno degli storici compagni di Andrea Costa, espresse chiaramente lo stato d’animo suo e degli anarchici, con queste parole: “Ho sempre amato e stimato Costa più che un fratello, ma ora non esito un istante a ritenerlo il peggior nemico dei lavoratori”.

