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André Breton

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André Breton
André Breton (Tinchebray, Francia, 18 febbraio 1898 - Parigi, 28 settembre 1966), è stato un saggista teorico del surrealismo, poeta e scrittore francese con forti tendenze libertarie. Autore di libri come Nadja, L'Amour fou et des différents e il Manifesto del surrealismo, il suo ruolo di capofila del movimento surrealista e la sua opera critica e teorica per la scrittura e l'arte plastica, fanno di André Breton una figura maggiore dell'arte e della letteratura francese del XX° secolo.

Biografia[modifica]

Nato a Tinchebray, in Francia, André Breton cresce in una famiglia della piccola borghesia cattolica francese che gli impone una rigida educazione da parte soprattutto della madre. Passa un'infanzia senza accadimenti particolari a Pantin (Seine-St-Denis), nella banlieue nord-est di Parigi.

Formazione[modifica]

Sin dagli anni del college, André Breton si appassiona di poesia (Baudelaire, Mallarmé, Huysmans e Rimbaud) e arti figurative (Gustave Moreau, Pierré Bonnard, Edourd Vuillard e Paul Signac). In quegli anni, in Francia, l'anarchismo è un movimento molto forte, capace di esercitare grande fascino, cosa da cui lo stesso Breton non sarà  immune. Più avanti racconterà  alcuni episodi giovanili che segnarono il primo, seppur fugace, contatto con l'anarchia:

«Non dimenticherò mai l’esaltazione e l’orgoglio che provai, la prima volta che da ragazzo mi portarono in un cimitero – in mezzo a tanti monumenti deprimenti e ridicoli – e vidi una semplice lastra di granito incisa a caratteri rossi con quelle superbe parole: 'NÉ DIO NÉ PADRONÈ. La poesia e l'arte avranno sempre una predilezione particolare per tutto ciò che riesce a trasfigurare l’uomo come in quella intimazione senza speranza ma irriducibile che, ogni tanto, egli trova la forza di rivolgere alla vita» [1].
«Ritroverò sempre per la bandiera rossa, spoglia di sigle e di emblemi, lo sguardo che ho avuto a diciassette anni, quando, nel corso di una manifestazione popolare, alla vigilia dell'altra guerra, l'ho vista dispiegarsi a migliaia nel cielo basso di Pré Saint-Gervais. E tuttavia – sento che, razionalmente non posso evitarlo – continuerò a fremere ancora di più evocando il momento in cui, quel mare fiammeggiante in punti poco numerosi e ben circoscritti, è stato forato dal volo delle bandiere nere»[2]

Nel 1914, contravvenendo ai sogni del padre che lo voleva ingegnere, s'iscrive al primo anno di medicina perché fortemente interessato alla psichiatria e in particolar modo alle analisi freudiane. Nel 1916 scrive il suo primo poema in prosa, à‚ge, che risente fortemente dell'influsso di Rimbaud. In questi anni conosce anche Jacques Vaché e Apollinaire. È soprattutto l’amicizia con quest'ultimo ad influenzarlo notevolmente. Inizialmente, nel 1919, aderisce al dadaismo, fondando, nello stesso anno, insieme a Philippe Soupault e Louis Aragon la rivista «Littérature».

Mobilizzato a Nantes, durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1916 conosce Jacques Vaché, che eserciterà  su di lui una grandissima influenza, nonostante abbia scritto unicamente lettere legate ai fatti di guerra. Entra in contatto con il mondo dell'arte, prima attraverso Paul Valéry e dopo con il gruppo dadaista nel 1916.

Durante la guerra lavora in diversi ospedali psichiatrici, dove studia le opere di Sigmund Freud e i suoi esperimenti con la scrittura automatica (scrittura libera senza controllo della ragione o preoccupazioni estetiche o morali), che lo influenzerà  nella sua formulazione della teoria surrealista. Si convertirà  come pioniere dei movimenti antirazionalisti come il dadaismo e il surrealismo. Nel 1920 publicca la sua prima opera, I campi magnetici, in collaborazione con Philippe Soupault, nella quale elabora le possibilità  di scrittura automatica. L'anno seguente rompe con Tristan Tzara, il fondatore del dadaismo.

Fonda con Louis Aragon e Philippe Soupault la rivista Littérature. Nel 1924, pubblica il Manifesto del surrealismo, prima formulazione teorica del movimento di cui è il principale artefice e organizzatore. Seguendo il principio per cui il surrealista non deve fare "letteratura", si esprime nelle più disparate modalità : esperimenti di scrittura automatica, simulazioni di patologie del linguaggio, racconti tra sogno e realtà , poesie che conoscono momenti di gaiezza su un fondo di tenebra e delirio. Breton ritiene che la felicità  non si possa ricercare quasi come fosse il risultato di una formula matematica. Ed è solo nel sogno che l'uomo è completamente libero e tutto è possibile.

Il surrealismo e l'impegno politico[modifica]

Nel 1927 Aragon, Éluard e Breton si affiliano al Partito Comunista, soprattutto perchè legato in amicizia con Lev Trotskij. . L'anno seguente, pubblica a Parigi Il surrealismo e la pittura. Con la pubblicazione del Secondo Manifesto surrealista (1929) inizia una polemica : Breton, leader del movimento surrealista, riafferma che il surrealismo deve camminare congiuntamente alla rivoluzione marxista. Tuttavia, nel 1935, abbandona il partito perchè capisce che è impossibile ricercare la libertà  assoluta che vogliono i surrealisti con il socialismo reale.

Comincia a sorgere in lui il dubbio che è in una sorta di comunismo libertario, che si possano tradurre le aspirazioni rivoluzionarie dei surrealisti (il surrealista Benjamin Péret entrerà  anche a far parte della Colonna Durruti durante la guerra di Spagna).

« Credo che non possiamo evitare di porci in modo bruciante il problema del regime sociale sotto cui viviamo, voglio dire l'accettazione o la non accettazione di questo regime.» (Secondo Manifesto del Surrealismo, 1929)

Tra il '32 e il '40 Breton scrive alcuni dei suoi libri più importanti: I vasi comunicanti (1932), L'amore folle (1937), l'Antologia dell'humour nero (1937). Per paura dell’avanzata del nazi-fascismo Breton sceglie di lasciare la Francia e si rifugia negli USA. Nel 1946 ritorna in “patria” e cerca di rilanciare il movimento surrealista ormai in lento ma inesorabile declino.

Ritorno all'anarchia[modifica]

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A partire dal 1947, cominciano a sorgere dubbi in lui sul socialismo marxista, soprattutto adesso che il suo grande amico Lev Trotsky era stato assassinato. Durante l'anno, il giornale anarchico francese «Le Libertarie», a dimostrazione di questo suo ritorno di fiamma verso le idee libertarie, pubblica molti contributi dei surrealisti. Le affinità  tra surrealisti e anarchici erano dovute all'ambizione di entrambi di proporre all'essere umano una poetica dell’amore e un'etica della libertà , in antitesi alla violenza e all'odio del XX° secolo. André Breton è tra i primi a riconoscerlo: «Al di sopra dell’arte, della poesia, che lo si voglia o no, sventola una bandiera rossa e nera» [1].

Dal 1951 al 1953, numerosi articoli surrealisti trovano posto nella stessa rivista. Negli opuscoli a carattere letterario e artistico trovano spazio le polemiche contro lo stalinismo, il colonialismo, il clericalismo e il sindacalismo riformista. Il 12 ottobre 1951 compare un articolo su «Le Libertaire» in cui si può leggere:

«Surrealisti, noi non abbiamo cessato di di dedicare alla Trinità : Stato-lavoro-religione una esecrazione tale che ci ha spesso portati ad incontrarci con i compagni della Fédération Anarchiste Anarchiste [...] La loro congiunzione deve accelerare l'arrivo di un'epoca libera da qualsiasi gerarchia e costrizione.» [3]

Dopo la scomparsa della Federazione Comunista Libertaria Francese, Breton e Péret collaboreranno con «Le Monde Libertaire», organo della Fédération anarchiste. Nel 1960, è tra i firmatari del Manifesto dei 121, dichiarazione sul diritto alla diserzione della guerra d'Algeria. Contemporaneamente, insieme ad Albert Camus, Jean Cocteau, Jean Giono e l'abbé Pierre, si impegna nella difesa dell'obiezione di coscienza, collaborando col comitato creato dall'anarchico Louis Lecoin. Alla fine il comitato otterrà , nel 1963, la legalizzazione dello status di obiettori di coscienza.

André Breton a Parigi muore il 28 settembre 1966. La sua tomba nel cimitero des Batignolles riporta il seguente epitaffio:

ANDRÉ BRETON 1896 - 1966 "Je cherche l'or du temps"

Rapporti tra anarchismo e surrealismo[modifica]

Il surrealismo è stata una delle correnti artistiche più rivoluzionarie mai esistite. I surrealisti si proponevano di esplorare il campo dell'inconscio, facendo emergere, secondo anche quanto riportato dagli studi di Freud, il lato più impulsivo, istintivo e in qualche modo primitivo di ognuno. Si tratta quindi, secondo i surrealisti, di un inconscio con carattere sovversivo, non a caso proprio Breton spesso chiamava il surrealismo con il termine « sovversione ».

Obiettivo ultimo del surrealismo è quello di scardinare le convenzioni su cui si basa la vita degli esseri umani, giudicare principi e valori dello status quo con occhi diversi, trovando poi le soluzioni per sovvertire l'esistente. Tutta la sua vita Breton ricerco fondamentalmente tre cose: la poesia, l'amore e sopra ogni cosa la libertà . Tutto questo non è altro che il fondamento stesso dell'anarchia, d'altronde nel 1952 Breton afferma esplicitamente che dove il surrealismo si è per la «prima volta riconosciuto, ben prima di autodefinirsi e quando ancora non era che un'associazione libera tra individui che rifiutano in blocco il contratto sociale e morale dei loro tempi, è nello specchio nero dell'anarchia». [4]

L'arte per Breton non è altro che un mezzo per «giungere a una realtà  superiore, una surrealtà , in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno; il Surrealismo è il processo mediante il quale si giunge a questa surrealtà .»[5]

La vicinanza tra surrealisti e anarchici è rappresentata anche dall'arruolamento volontario di Benjamin Péret nella Colonna Durruti durante la rivoluzione spagnola del '36. Nonostante molti surrealisti si legarono al marxismo, altri lavorarono per portarli all'interno del movimento anarchico. André Julien sul Libertaire del 24 aprile 1952 scrive: «Perché una fusione organica non ha potuto verificarsi in quel momento tra elementi anarchici e surrealisti?».[6]

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Opere di André Breton (edite in Italia)[modifica]

  • Primo manifesto del surrealismo (Manifeste du surréalisme, 1924), Venezia: Edizioni del Cavallino, 1945
  • Il cadavere squisito, in Poesie surrealiste, a cura di Benjamin Péret, trad. Roberto Sanesi e Tristan Sauvage, Milano: Arturo Schwarz, 1959
  • Il surrealismo e la pittura (Le Surréalisme et la Peinture, 1928-1965), trad. Ettore Capriolo, Firenze: De Marchi, 1966
  • con Paul Eluard, L'immacolata concezione (L'Immaculée Conception, 1930), trad. Giorgio Agamben, Milano: Forum editoriale, 1968; poi Milano: ES 1997...poi Milano: Gallino, 2005.
  • Archivio del surrealismo: ricerche sulla sessualità  gennaio 1928-agosto 1932, a cura di José Pierre, trad. Giancarlo Pavanello, Milano: ES, 1991.
  • Poesie, trad. Giordano Falzoni, con una nota di Guido Neri, Torino: Einaudi, 1970
  • Nadja (1928 e 1963), trad. Giordano Falzoni, nota di Lino Gabellone, Torino: Einaudi, 1972... e, con prefazione di Domenico Scarpa, ivi, 2007.
  • Per conoscere André Breton e il surrealismo, a cura di Ivos Margoni, trad. Liliana Magrini, Concetta Scognamiglio e Giordano Falzoni, Milano: Mondadori, 1976 («Oscar» L 224)
  • con Philippe Soupault, I campi magnetici (Les champs magnétiques, 1919), trad. Luigi Fontanella, Roma: Newton Compton, 1979
  • Manifesti del surrealismo (aggiunto Second manifeste e altro, 1929), trad. Liliana Magrini, introduzione di Guido Neri, Torino: Einaudi, 1997.
  • I vasi comunicanti (Les Vases communicants, 1932), a cura di Annamaria Laserra, Roma: Lucarini, 1990.
  • Point du jour (1932), trad. Sandro Toni, Bologna: Cappelli, 1983
  • L'amour fou (1937), trad. Ferdinando Albertazzi, Torino: Einaudi, 1974.
  • Antologia dello humour nero (Anthologie de l'humour noir, 1940), trad. Mariella Rossetti e Ippolito Simonis, Torino: Einaudi, 1970.
  • Fata morgana (1942), trad. Giordano Falzoni in Poesie, Torino: Einaudi, 1970
  • Arcano 17 (Arcane 17, 1944), trad. Laura Xella, Napoli: Guida, 1985.
  • Entretiens. Storia del surrealismo 1919-1945 (1952), a cura di André Parinaud, trad. di Livio Maitan e Tristan Sauvage, Milano, Schwarz, 1960; Roma: Savelli, 1981; Bolsena: Erre emme, 1991... e (trad. Marie-José Hoyet), Roma: Lucarini, 1989.
  • Con Gérard Legrand, L'arte magica (L'art magique, 1957), trad. Roberto Lucci e Augusto Comba, Milano: Adelphi, 2003.

Opere su André Breton[modifica]

  • Henri Behar, André Breton: le grand indesirable, Paris: Fayard, 2005 (nuova ed. di un saggio del 1990)
  • André Breton: à  suivre, atti del convegno di Padova del 6 dicembre 1996, a cura di Maria Emanuela Raffi, Padova: Unipress, 1998
  • Giovanna Angeli, Surrealismo e umorismo nero, Bologna: Il mulino, 1998
  • Maria Emanuela Raffi, André Breton e la scrittura della poesia, Padova: Unipress, 1996
  • Jean-Claude Blachère, Les totems d'André Breton: surrealisme et primitivisme litteraire, Paris: Harmattan, 1996
  • Jean-Luc Steinmetz, Andre Breton et les surprises de l'amour fou, Paris: PUF, 1994
  • Volker Zotz, André Breton, Paris: Somogy, 1990
  • Maria Emanuela Raffi, André Breton e il surrealismo nella cultura italiana, 1925-1950, Padova: Cleup, 1986
  • Ferdinand Alquié, Filosofia del surrealismo, Salerno: Rumma, 1970; poi Firenze: Hopefulmonster, 1986
  • Philippe Lavergne, André Breton et le mythe, Paris: Corti, 1985
  • Daria Galateria, Invito alla lettura di André Breton, Milano: Mursia, 1977
  • Lino Gabellone, L'oggetto surrealista : il testo, la città , l'oggetto in Breton, Torino: Einaudi, 1977
  • Per conoscere André Breton e il surrealismo, a cura di Ivos Margoni, Milano: Mondadori, 1976
  • Arturo Schwarz, André Breton, Leone Trotsky : storia di un'amicizia tra arte e rivoluzione, Roma: Savelli, 1974; poi Bolsena: Erre emme, 1997
  • Lanfranco Binni, André Breton, Firenze: La nuova Italia, 1971
  • Sarane Alexandrian, André Breton par lui-même, Paris: Seuil, 1971

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]