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Anarchismo senza aggettivi

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Storico simbolo dell'anarchia condiviso da tutti gli anarchici, al di là  della corrente di appartenenza
L'Anarchismo senza aggettivi è una teorizzazione anarchica che sostiene che le diverse correnti dell'anarchismo possano e debbano convivere, rifiutando quindi l'idea che tra gli anarchici possano esistere sostanziali differenze.

Principi[modifica]

L'"anarchismo senza aggettivi" prova a spiegare che è necessaria una tolleranza tra le varie tendenze anarchiche, spesso colpevoli di dar luogo a guerre intestine che minano la potenzialità  dell'anarchismo. L'anarchismo senza aggettivi è quindi una dottrina dell'anarchismo senza alcuna distinzione di tipo comunista, collettivista, mutualista o individualista.

Gli "anarchici senza aggettivi" sono portati a dare minore importanza alla correnti e alle tendenze anarchiche, concentrando i propri sforzi nella lotta a quei disvalori che negano la libertà  individuale e collettiva: Stato, gerarchia, autorità , capitalismo, patriarcato ecc.

Rudolf Rocker scrive, a proposito delle presunte differenti tipologie di anarchismo: «(hanno) solo differenti metodi della gestione economica [...] il primo obiettivo è di garantire la libertà  personale e sociale degli uomini e non importa su quale base economica viene ottenuta».

Storia[modifica]

La nascita dei principi dell'anarchismo senza aggettivi avviene in seguito al dibattito ingeneratosi dopo la morte di Bakunin nel 1876, in seguito alla quale le idee comuniste anarchiche sostituirono l'anarchismo collettivista come principale corrente anarchica europea, esclusa la Spagna. In Spagna infatti la questione principale non era quella tra comunismo, collettivismo e individualismo, bensì la modifica delle strategie e delle tattiche che l'anarchismo comunista implicava.

Nell'ultimo ventennio del XIX secolo gli anarco-comunisti sostenevano un certo grado di spontaneismo, probabilmente influenzati dal comunismo kropotkiniano, rifiutando i principi anarco-sindacalisti che in europa cominciavano a fare proseliti. È in quest'ambito che Fernando Tarrida del Mármol nel 1890 scrive una lettera indirizzata alla rivista anarchica francese «La Révolte», in cui sosteneva che: «[...] essere anarchico significhi essere nemico di qualsiasi autorità  ed imposizione e, quindi, qualunque sia il sistema che si prevede, la miglior difesa dell'Anarchia è non imporlo a quelli che non lo accettano».

Similarmente, negli USA, si sviluppa un dibattito tra la corrente individualista e quella comunista. Le due posizioni videro schierati da una parte Benjamin Tucker e Johann Most dall'altra.

Proprio in seguito a queste discussioni, sviluppate a livello internazionale, alcuni anarchici come Max Nettlau cominciarono a concentrarsi sulle affinità  degli anarchici piuttosto che sulle differenze, rifutando qualsiasi tipo di divisione dottrinale interna al movimento anarchico. Altri anarchici, come Voltairine de Cleyre, vennero a definirsi semplicemente anarchici, e, come Malatesta, invocarono un Anarchismo senza Aggettivi:

«Per conto mio non vi è differenza sostanziale, differenza di principi tra “individualisti” e “comunisti anarchici”, tra “organizzatori” e “antiorganizzatori”; e si tratta più che altro di questioni di parole e di malintesi, inaspriti ed ingigantiti da questioni personali. (...) Ed in quanto all’organizzazione o alle organizzazioni nel senso del partito, vi è forse chi vorrebbe che gli anarchici restassero isolati gli uni dagli altri? Certamente che no. (...) Io dissi che “nei loro moventi morali e nei loro fini ultimi anarchismo individualista e anarchismo comunista sono la stessa cosa o quasi”. La questione, secondo me, non è dunque tra “comunisti” e “individualisti”, ma tra anarchici e non anarchici.» [1]

Principali "anarchici senza aggettivi"[modifica]

Note[modifica]

  1. Lotta e rivoluzione quotidiana

Bibliografia[modifica]

  • Max Nettlau, Breve Storia Dell'anarchismo, Ed L'antistato 1964

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]