Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Anarchismo in Egitto

From Anarchopedia
Jump to: navigation, search
Localizzazione dell'Egitto
La storia dell'anarchismo in Egitto fu inizialmente fortemente legata alle influenze esercitate dagli anarchici italiani e greci, che tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo risiedevano nel paese nord-africano.

Gli inizi[modifica]

Anarchy in Africa.JPG

Il primo sindacato di tendenza anarchica e rivoluzionaria nato in Egitto fu la Fratellanza dei Lavoratori, fondato nel 1872 da lavoratori greci provenienti soprattutto dall'isola di Corfù. La prima pubblicazione comparve invece nel 1877 ad Alessandria d'Egitto, fondata da anarchici italiani col titolo Il Lavoratore. Poco dopo, nel settembre 1878, Errico Malatesta abbandonò l'Italia per sfuggire all'arresto e riparò temporaneamente ad Alessandria, dove si era stabilita una florida comunità  di lavoratori italiani.

Nel frattempo, dopo il fallito attentato di Giovanni Passannante contro re Umberto I (17 novembre 1878), in Italia si scatenò la repressione contro il nascente movimento anarchico. Gli italiani residenti in Egitto di tendenza nazionalista condannarono l'atto di Passanante, invece gli anarchici esplicitarono pubblicamente la loro solidarietà  a Passanante manifestando davanti al Consolato Italiano. Ancor prima della manifestazione, Errico Malatesta venne arrestato insieme ai compagni Alvina e Parini. I primi due furono espulsi dal paese, Parini invece, che risiedeva da tempo in Egitto, non ricevette lo stesso provvedimento.

Un altro celebre anarchico italiano, Amilcare Cipriani, venne arrestato ed incarcerato in Italia nel 1881 con l'accusa di aver assassinato un suo connazionale ad Alessandria d'Egitto nel 1867. Per quanto l'omicidio era stato un atto di legittima difesa, le autorità  italiane strumentalizzarono la vicenda per colpire l'attività  rivoluzionaria di Cipirani. Per sfuggire all'arresto, l'anarchico italiano lasciò il Nord Africa e risedette per lungo tempo in Grecia.

Gli anarchici furono molto attivi nel paese, ispirando e fomentando il primo sciopero della storia egiziana, quello messo in atto a Port Said dai lavoratori del carbone da legna il 1° aprile 1882. Nello stesso anno, il Presidente dell'Associazione dei Lavoratori Italiani di Alessandria, inviò una lettera al premier egiziano Sami Pasha al-Barudi, nella quale sosteneva apertamente l'insurrezione del tenente colonnello Ahmad Orabi Ahmad Orabi, leader della rivolta contro il colonialismo inglese. Nel 1884 comparve una nuova rivista anarchica in lingua italiana «La Questione Sociale».

Il 18 marzo 1894, il giornale Al-Hilal riportò la notizia dell'arresto di un lavoratore greco di Alessandria colpevole di aver diffuso materiale propagandistico anarchico, in cui si invitavano i lavoratori a celebrare l'anniversario della Comune di Parigi. Il 1° ottobre 1894 un nuovo sciopero fu attuato dai dipendenti greci della Compagnia del Canale di Suez. Un anarchico greco particolarmente attivo in questo periodo fu il medico Sakellaridis Yannakakis, uno dei fondatori del sindacato dei calzolai e del Sindacato Internazionale dell'Istmo di Suez (1918). Sempre nello stesso anno, gli anarchici italiani e greci contribuirono notevolmente alla nascita a Il Cairo dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori del Tabacco.

A dimostrazione di una fervida attività  sindacale, nel 1899 si registrò un altro sciopero dei lavoratori del tabacco, "sobillato" in particolare dagli anarchici greci Aristides Pappas, N. Chrysoudis, S. Vlachopoulos, dall'anarchico egiziano Mohamed Sintky e dall'ebreo Solomon Goldenburg. Il padronato egiziano reagì cercando di emarginare gli anarchici e dando vita ad un'associazione padronale con altri produttori di sigarette greci. Tuttavia l'attivismo dei greci fu sempre forte, grazie in particolare ai fratelli Nick Giannis Vourtzonis e Yiannis Mavros Vourtzonis.

Il XX° secolo[modifica]

La Baracca Rossa[modifica]

Leda Rafanelli, fu compagna anarchica di Enrico Pea durante il periodo della «Baracca Rossa»
Leda Rafanelli in Egitto si convertì al corrente del Sufismo dell'Islam.

Il circolo anarchico più famoso d'Egitto fu quello nato ad Alessandria d'Egitto nel 1901 e denominato «La Baracca Rossa», un deposito di legname e marmo dipinto di rosso che fungeva da luogo di incontro per anarchici e socialisti soprattutto di origine italiana. [1] Fondato da Enrico Pea, il circolo veniva frequentato da intellettuali e militanti come Giuseppe Ungaretti [2] e Leda Rafanelli. Alla «Baracca Rossa» non si facevano solo discorsi teorici, ma si agiva anche nella pratica, come quando alcuni marinai russi, fermi nel porto di Alessandria, decisero di disertare. Fatti prigionieri, furono rinchiusi in alcuni vagoni ferroviari per essere riportati alle navi che li avrebbero riportati nella loro patria. A questo punto gli anarchici della Baracca Rossa, tra cui Ungaretti, si stesero sui binari per non far passare il treno.

Attività  anarchica e sindacale[modifica]

All'inizio del secolo l'operaio K. Asteriadis pubblicò al Cairo l'opuscolo anarco-sindacalista intitolato Capitale-Lavoro o Dominazione-Denaro. Nello stesso periodo gli operai italiani che lavoravano sulla Diga di Assuan e quelli del settore tabacchi portarono avanti intense e combattive giornate di sciopero. Nel 1900 anche l'anarchico Luigi Galleani giunse in Egitto dopo la fuga dal carcere dell'isola di Pantelleria. Nel paese dei faraoni frequentò i compagni italiani nonostante la minaccia di estradizione che pendeva sul suo capo, ma all'età  di 40 anni decise di trasferirsi a Londra.

A dimostrazione della fervida attività  anarco-sindacalista del periodo e dell'interesse suscitato in altre parti del mondo, a cavallo tra il XIX e XX secolo la casa editrice libertaria Tucker Publications di New York pubblicò un opuscolo di Paul Pfitzner sull'antico Egitto intitolato 5000 anni fa.

Nel 1903, venne costituito il Sindacato dei Lavoratori delle Compagnie Internazionali di Commercio. I greci continuavano a distinguersi per la loro radicalità : Dimitris Karampilias, Panos Makhairas e Nikos Doumas furono i nomi più conosciuti dell'epoca. In particolare, su iniziativa di Doumas, comparve nel 1907 ad Alessandria ed al Cairo un giornale anarco-sindacalista intitolato L'operaio. Il giornale, che sarà  pubblicato per un solo anno, si fregiava della collaborazione del dott. G. Saraphides, Zacharias Hatzopoulos, George Telemitis, Stavros Kouchtsoglous, Iosif Chionis e K. Asteriadis.

Molti anarchici frequentavano il Centro Socialista del Cairo ed avevano stretti rapporti con esponenti socialisti. Non a caso molti dei collaboratori de L'operaio, non appena il giornale cessò le pubblicazioni, iniziarono a frequentare la sede del giornale socialista Le Notizie.

Nel periodo che va dal biennio 1907-1908 al 1913, gli anarcosindacalisti italiani e greci influenzarono le lotte sindacali dei tipografi in Egitto. Nel 1908 nacque il Sindacato dei Tranvieri del Cairo e la Mutua Fratellanza "La Fenice". I greci Iosif Chionis e Gerasimos Louzis, insieme agli italiani Vozai, Loggi e Pizzoriti, fondarono la l'Associazione Internazionale dei Tipografi e pubblicarono il Bollettino Tipografico (in italiano). Le loro battaglie sindacali contribuirono non poco alla conquista delle 8 ore lavorative.

Port Said (1893), una città  in cui l'anarchismo trovò terreno fertile soprattutto tra i portuali

I lavoratori stranieri si mobilitarono anche su questioni internazionali: parteciparono a diverse manifestazioni contro la deportazione in Egitto dei rivoluzionari russi dopo il fallimenti dei moti del 1905; nel 1909, l'anarchico greco George Telemitis diffuse l'opuscolo Kato ta Eidola ("Abbattiamo gli idoli") in occasione della fucilazione dell'anarchico spagnolo Francisco Ferrer y Guardia.

Quest'attivismo radicale e rivoluzionario spinse le autorità  ad iniziare nel 1911 una dura repressione contro gli anarchici, in particolare quelli italiani (alcuni furono espulsi), anche se ciò non fermò militanti come Stavros Kouchtsoglous (autore dell'opuscolo Kato I Maska [Giù la maschera]) e Nickos Doumas, che proseguirono con maggiore intensità  le loro lotte. La seconda ondata repressiva del 1912 portò però anche alla loro espulsione.

Oltre all'attività  sindacale, gli anarchici greci ed italiani diedero ampio spazio all'attività  propagandistica ed intellettuale, traducendo e diffondendo testi sulla teoria anarchica di Bakunin ed altri anarchici. Nell'aprile 1919, il marxista George Skliros (Constantinides) annunciò, durante un incontro di scrittori al Cairo, di aver dato avvio ad uno studio su un'opera di Kropotkin, che probabilmente però non fu mai portato a termine. Già  due anni prima lo stesso autore aveva fatto letture pubbliche di testi di Tolstoj nella Libreria del Popolo di Alessandria, organizzate dalla rivista Grommata. Uno degli editori di questa rivista fu il combattivo George Vrisimitzakis, mentre tra i collaboratori vi fu anche l'anarchico italiano Luigi Fabbri. [3] Inoltre il giornale greco in Egitto, Sosialistiki ("Socialista"), prese a pubblicare traduzioni di opere di Michail Bakunin. All'inizio del secondo decennio ebbe un certo seguito al Cairo il giornale anarchico italiano L'Idea, che ospitava articoli di anarchici italiani, greci e spagnoli (es. di José Estivalis, editore di Tierra y Libertad).

Articoli di intellettuali anarchici venivano diffusi su Nea Zoi ("Vita Nuova", 1904), Grammata ("Lettere", 1911) e Phoenix (1916) e Propylaea (1916). Nel 1923 venne pubblicato ad Alessandria un lavoro di Skouphopoulos intitolato Vecchie e nuove idee.

Il nazionalismo egiziano[modifica]

Dal 1883 al 1914, il potere sull'Egitto fu esercitato dal Console Generale britannico per il tramite del Khedivè e del suo Consiglio dei Ministri. Il 14 dicembre 1914, l'Egitto divenne un Sultanato separato e fu dichiarato Protettorato di Sua Maestà  britannica.

La Rivoluzione egiziana del 1919 coinvolse tutto il territorio nazionale, contro il Regno Unito che occupava l'Egitto e il Sudan. L'evento costrinse nel 1922 i britannici a concedere unilateralmente la formale indipendenza al Paese arabo e il riconoscimento dell'Egitto a dotarsi di una Costituzione, promulgata il 19 aprile del 1923. La Gran Bretagna tuttavia rifiutò di riconoscere la sovranità  dell'Egitto sul Sudan e di ritirare le sue forze armate dalla zona del Canale di Suez. La rivolta anticolonialista fu guidata dal partito nazionalista Wafd, che pur abbracciando vaghi ideali di sinistra (giustizia sociale, equità , anticolonialismo, ecc.) rifiutava la lotta di classe ed altri principi del marxismo come la dittatura del proletariato.

In questo contesto, le anime della sinistra rivoluzionaria (marxiste ed anarchiche) si trovarono in forte difficoltà  sia per la repressione [4] che per l'egemonizzazione politica a "sinistra" del Wafd. Intanto, nel tentativo di conquistare consensi tra il proletariato, nei primi anni '20 nacque il Partito Socialista e il Partito Comunista Egiziano, accentuando la marginalizzazione del movimento anarchico egiziano schiacciato da una parte da nazionalisti e marxisti e dall'altra dal nascente fondamentalismo islamico.[5]

La vera indipendenza dell'Egitto sarà  conseguita solo nel 1956, dopo la rivoluzione anticolonialista iniziata nel 1952 e guidata da Nasser. Con Nasser si impose in Egitto definitivamente il nazionalismo di sinistra (Nasserismo), che di fatto egemonizzò ancor più quell'area politica. Rifiutando ancora una volta la lotta di classe, il nasserismo represse duramente i rivoluzionari anticlassisti di natura marxista ed anarchica. L'unico partito al potere fu l'Unione Socialista Araba, il partito politico fondato da Gamal Abd el-Nasser nel 1962, che governò tirannicamente il paese anche con Sadat e sino al 1978, quando cambiò nome in Partito Nazionale Democratico. Con Nasser assunse un potere gigantesco l'esercito e tutta la gerarchia militare.

Tenda anarchica a Piazza Tahrir

Dal punto di vista sindacale, il nasserismo portò avanti ugualmente una strategia totalitaria visto che l'unico sindacato ammesso era la Federazione dei sindacati egiziani, che egemonizzò il sindacalismo locale fino al 2011, quando la rivoluzione contro Mubarak portò alla nasicta della Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti.

Attualità [modifica]

Bandiera del Movimento Socialista Libertario (Egitto), costituito nel maggio del 2011

La rivolta egiziana contro il tiranno Hosni Mubarak prima (iniziata il 25 gennaio 2011) e contro Mohamed Morsi poi (vincitore delle elezioni presidenziali indette dopo la caduta di Mubarak), ha visto la clamorosa partecipazione anche di un nascente movimento anarchico egiziano. In particolare nel maggio 2011 il Movimento Socialista Libertario ha pubblicato il suo Manifesto che ne ha sancito ufficialmente la nascita:

«Noi socialisti libertari siamo in lotta per una società  socialista senza classi ed antiautoritaria, libera dagli apparati repressivi dello Stato e del capitale, noi siamo contro la costituzione di un capitalismo di Stato sotto il nome di socialismo, come è accaduto nei paesi repressivi del campo socialista, ma siamo per rifiutare ed anche opporsi al sistema capitalista.»
Un blindato dell'esercito con scritte lasciate dei manifestanti: yaskut Mubārak "abbasso Mubārak"; lā li-Mubārak, "No a Mubārak"; suqat al-tāghiya Mubārak, "cada il tiranno Mubārak"

Gli anarchici, nonostante l'immediata e dura repressione,[6] si sono palesati soprattutto nelle città  in cui storicamente esso si diffuse tra il XIX e XX secolo: Il Cairo, Alessandria d'Egitto e Port Said; in quest'ultima città  per lungo tempo si è portata avanti una vera e propria autogestione di diversi quartieri. [7] Si ha avuto notizia della nascita di un piccolo gruppo denominato Bandiera Nera [8] e, addirittura, in molte manifestazioni hanno fatto la loro comparsa gruppi di giovani, nati col proposito di difendere i manifestanti dalle violenze dell'esercito e dei fondamentalisti, che si richiamano esplicitamente ai black bloc[9]:

«...la ragione per la sua istituzione è stata ciò che è successo quando gli estremisti di destra hanno attaccato i manifestanti pacifici davanti al palazzo presidenziale, ed è partita quando ha avuto inizio l'uccisione – o la “liquidazione”, per essere più precisi con la traduzione – degli attivisti”....La nostra filosofia non comporta attaccare scuole o ospedali, e non tutti coloro che sono vestiti di nero sono Black Bloc. Siamo in giro per proteggere i manifestanti e difenderli in caso di attacchi, e sono molti. Passiamo inosservati per le strade, proprio come tutti gli altri, senza abiti neri o maschere e diventiamo “neri” solo quando necessario. Spesso andiamo in strada per proteggere noi stessi e salvare la nostra energia. Dal momento iniziale della rivoluzione del 25 gennaio, centinaia di giovani sono stati arrestati e grazie a Dio, nessuno di loro è mai stato un vero membro Black Bloc.»

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Note[modifica]

  1. Delle vicende della Baracca Rossa ne parla anche Maurizio Maggiani in Il coraggio del pettirosso. Si veda inoltre: Anteprima del libro(1995)
  2. Giuseppe Ungaretti diverrà  interventista e fascista nel proseguo, anche se in una maniera molto singolare. Si veda: biografia Giuseppe Ungaretti, Ungaretti e il fascismo
  3. L'esaustivo articolo Il movimento delle idee in Italia venne pubblicato in traduzione nel volume 2 della rivista (settembre-ottobre 1920) a pagina 96.
  4. Nel settembre 1919, dopo un'intensa estate di scioperi, il governo egiziano procedete all'espulsione degli operai italiani Max di Collalto e Giuseppe Pizzuto, entrambi di tendenza socialista.
  5. Il partito dei Fratelli Musulmani nacque nel 1928
  6. Anarchici e socialisti rivoluzionari sotto attacco in Egitto
  7. Autogestione a Port Said
  8. Intervista ad un compagno anarchico egiziano
  9. Egitto. Black bloc a Tahrir, il nuovo “mistero” mediatico