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Anarchismo in Africa

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Anarchy in Africa.JPG

L' anarchismo africano si differenzia dagli altri "anarchismi" in quanto si caratterizza per alcune specificità  legate alla tradizionale organizzazione politica delle antiche società  africane, in cui erano spesso presenti elementi libertari o forme di potere non centralizzate. Su questa tradizione si sono poi innestati le moderne correnti anarchiche, che hanno così dato vita ad un particolare ed originale modo di intendere l'anarchismo (anche se non mancano le forme d'anarchismo classico).

Le società  tradizionali e l'anarchismo in Africa[modifica]

Nonostante le “amnesie” dei media e della storiografia ufficiale, prima dell'orrore colonialista gli africani hanno avuto una millenaria e gloriosa storia [1], senza la povertà  e il degrado che invece domina attualmente nel continente africano. La fame e la sofferenza non è un fatto congenito, ed è bene ricordare che molti genetisti, fra tutti Luigi Luca Cavalli Sforza [2], identificano la madre di tutti gli umani nella celebre "Eva nera", individuata nella Rift Valley dell'Africa centro-orientale. Ne consegue che le civiltà  tradizionali africane, ben lungi dalla razzista etichettatura che le bolla come primitive, hanno permesso la sopravvivenza di molti gruppi in tutto il continente e che i peggioramenti nella loro qualità  di vita sono stati avviati con le pratiche di colonizzazione.

In molte di queste civiltà  erano presenti, o lo sono ancora in alcuni gruppi che ancora non hanno subito la colonizzazione occidentale, elementi che sono definibili anarchici, come riportano gli storici Sam Mbah e I. E. Igariwey, nigeriani anarchici militanti della Awareness League, nel loro African Anarchism: The History of a Movement:

«In maggiore o minore misura, tutte le […] società  tradizionali africane hanno manifestato “elementi anarchici” che, dopo attento esame, prestano credito alla verità  storica che i governi non siano sempre esistiti. Essi non sono ma fenomeno recente e sono, quindi, non inevitabili nella società  umana. Mentre alcune caratteristiche “anarchiche” delle società  africane tradizionali hanno persistito solo in gran parte del suo sviluppo, altre di loro persistono e rimangono ancora oggi».
Black and Red Africa.png
Sam Mbah, anarchico e studioso dell'anarchismo africano

Gli autori le definiscono tendenzialmente anarchiche a causa della struttura priva di politiche verticali e per l'assenza di classi sociali. Le comunità  tradizionali sono state, o sono, organizzate su principi autogestionari, con ruoli sociali flessibili e intercambiabili. Questo concetto è stato esplicato dallo stesso Sam Mbah in un'intervista rilasciata ad un organo anarchico statunitense:

«Chiediamo comunità  autonome e autogestionate che si occupino dei loro affari con la minima interferenza dei vari livelli governativi. Pensiamo che questo sia un'approccio al sistema dei villaggi che è esistito prima del colonialismo. Nel sistema dei villaggi africani, esistevano piccoli e grandi villaggi. Questi villaggi erano autonomi e indipendenti e lavoravano per se stessi, decidendo che cosa produrre, quando e come distribuire, e il processo decisionale era tale che nessun individuo comandava sugli altri. Infatti, le decisioni venivano prese per consenso. Non avevano installato strutture verticali coercitive. Noi vogliamo stabilire una relazione tra anarchismo e il sistema dei villaggi africano, perché il sistema era democratico e autonomo, e distribuiva equamente i beni. Il sistema stale in Africa ha fallito nella distribuzione dei beni, invece è diventato uno strumento di repressione e negazione delle libertà  individuali e collettive, quindi il nostro obiettivo è quello fondato sul principio basico della organizzazione della società  e consideriamo che in passato, il governo della Tanzania ha cercato di creare questi sistemi tradizionali africani, attraverso quelli che chiamavano villaggi Ujamaa, in cui villaggi sono stati incoraggiati a coltivare e condividere tra loro i proventi. Naturalmente, tutto ciò che il governo sponsorizza finisce in corruzione e burocrazia. La corruzione e la burocrazia sono due fattori fondamentali che hanno portato alla fine del sistema Ujamaa. Però crediamo che se il governo viene rimosso, questo processo probabilmente funzionerà . Perché anche oggi abbiamo esempi nelle aree urbane del nord, a dimostrazione che una parte importante della nostra vita è dominata dai valori del sistema dei villaggi. Abbiamo le famiglie estese, se qualcuno va a scuola non solo i genitori pagano la scuola, ma anche zii, cugini e nipoti che contribuiscono in svariate forme. Partiamo dal presupposto che questa è una pratica alternativa al sistema statale, ed è anche più umana ed efficace per rispondere alle esigenze e alle aspirazioni delle persone.» (Pubblicato in «Anarcho-Syndicalist Review», n° 24, primavera 1999. Chicago.)

Il sistema gerarchico e classista si è sviluppato in Africa soprattutto nel XV° secolo, anche se già  alcune antiche civiltà  (l'Egitto dei faraoni, Nubia, Hausa, ecc.), erano sostanzialmente strutturate in questa maniera. I due anarchici nigeriani non si esimino dal criticare diversi aspetti comunque non anarchici e autoritari presenti anche nelle società  tradizionali, per esempio una certa volontà  alla sottomissione della donna rispetto all’uomo, la tendenza a volte a far valere il principio di responsabilità  collettiva o della vendetta violenta contro le adultere, gli assassini, i ladri e quindi anche contro i loro famigliari.

L'attualità  dell'anarchismo in Africa[modifica]

L'Africa da molti secoli e sino ad oggi si trova in condizioni di estrema povertà  nella gran parte delle sue regioni, nonostante il continente africano sia ricco e abbondante di ogni bene. Il capitalismo non è riuscito in alcun modo a fornire un livello di minimo di sopravvivenza, così come i socialisti autoritari che in alcune zone hanno esercitato una certa influenza.

In questo contesto l'anarchismo non è soltanto una soluzione, ma è L’UNICA soluzione possibile che può permettere alle masse africane di liberarsi dai colonizzatori occidentali e riacquistare dignità  e livelli di vita soddisfacenti. Negli ultimi periodi gruppi e individualità  si sono manifestante in ogni angolo del continente ed anche se i numeri sono piccoli, c’è da pensare che l’anarchismo non possa solo che crescere. Le masse africane hanno poco da perdere e tutto da guadagnare, una volta liberatasi dalle catene mentali che imprigionano la loro libertà  e le loro potenzialità  autogestionarie da sempre insite nelle loro civiltà . [3]

Nord Africa e Medio Oriente[modifica]

Bandiera del Movimento Socialista Libertario (Egitto), costituito nel maggio del 2011
Leda Rafanelli, conobbe il pensiero anarchico in Egitto
Exquisite-kfind.png Vedi, Anarchismo in Egitto.

Le due regioni geografiche vengono qui messe in relazione per gli stretti rapporti da sempre esistenti tra gli abitanti di queste zone, basti pensare che l’antico Egitto inglobava tutti questi territori.

L'anarchismo in Africa del Nord ed in Medio Oriente ha una storia più antica delle altre zone del continente. Tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo, molte pubblicazioni furono editate in Libano, Algeria, Egitto e Tunisia. La prima pubblicazione anarchica è datata 1877, ad Alessandria d'Egitto. Gran parte delle idee furono diffuse da famiglie di operai italiani migrati in nord Africa per lavoro (es. Leda Rafanelli ed Enrico Pea, fondatori del circolo Baracca Rossa di Alessandria d'Egittto [4]) o per sfuggire alle persecuzioni durante il periodo fascista (es. tra i militanti del circolo libertario di Tunisi vi erano: Emilio Atzori, Raimondo Mereu, Francesco e Antonio Piras, Giovanni Dettori, ecc.), anche se non mancano i locali che abbracciarono gli ideali anarchici (es. l'egiziano Mohamed Sintky). Gli anarchici italiani furono anche accusati di aver messo in atto un attentato contro il consolato italiano di Tunisi il 28 dicembre 1928 e contro il giornale fascista «Unione» il 18 aprile 1929). Sul fronte anticolonialista e antimilitarista da segnalare l'attivismo del franco-algerino Mohamed Saïl.

Spesso questi movimenti sono stati annacquati o addirittura degenerati dall'ideologia nazionalista o dal marxismo, tuttavia gruppi e individualità  persistono ancora oggi: in Israele\Palestina agiscono gli Anarchici contro il Muro, in Libano il gruppo Al Badil al Taharouri, in Algeria gli anarchici locali, specie quelli militanti nel Conseil des Lycées d'Algérie, hanno contatti con i francesi della CNT-f, infine in Libia [5] Marocco ed Egitto agiscono piccoli gruppi [6]o singole individualità  impegnate nel campo sindacalista e in quello della ricerca universitaria [7].

In Egitto, le rivolte contro Mubarak sono state l'humus politico-culturale che hanno permesso la nascita del Movimento Socialista Libertario (الحركة الاشتراكية التحررية), costituitosi ad Il Cairo il 23 maggio 2011.

Africa occidentale[modifica]

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Negli anni 90 per la prima volta gruppi anarchici hanno cominciato ad organizzarsi in questa zona del continente africano. In Nigeria la Awareness League si è mossa nell’ambito comunista-anarchico e anarco-sindacalista, entrando a far parte dell’AIT sindacalista e lottando contro la giunta militare dell’epoca. Nel 2000 si sono anche dotati di una stazione radiofonica ubicata nel sud-est del paese. Questi anarchici hanno sviluppato rapporti con i loro compagni della Sierra Leone, in cui il gruppo principale è una sorta di sezione dell'IWW.

Rapporti sono stati recentemente sviluppati con alcuni attivisti sindacali del Senegal, di cui però non si sa molto, anche perché in alcune zone il movimento muove i primi passi come organizzazione e strutturazione nel territorio. [8]

Africa orientale[modifica]

I movimenti e le organizzazioni anarchiche hanno in tempi recenti cominciato a comparire, forse per la prima volta in assoluto, nell'Africa orientale. Nel 2000 gli anarchici dell'ovest sono venuti a conoscenza di un'organizzazione ugandese: l'UDAF, ovvero "Uganda Anarchist Democratic Forces". Il gruppo ha lanciato in quel periodo numerosi attacchi contro il governo militare. I primi annunci di un sub-delegato dell'UDAF sono stati accolti però con scetticismo dai compagni occidentali, ed effettivamente molte domande rimangono circa l'autenticità  di questo gruppo e i suoi rapporti con il più conosciuto Irish anarchist on the Uganda Anarchist Democratic Forces (UADF). Ancor più recentemente gli anarchici ugandesi hanno postato molto materiale in internet per dimostrare la validità  delle loro intenzioni, ma forti dubbi su chi ci sia dietro questi movimenti sono sorti specie tra agli anarchici occidentali. In altre zone dell'Africa orientale ci sono altri progressi del movimento assai incoraggianti: in Kenia, i movimenti radicali che si sono opposti alla dittatura e ai ladrocini del presidente Moi, hanno manifestato un interesse concreto verso l'anarchismo. La Workers Solidarity Federation del Sud Africa ha qualche hanno fa stabilito buoni legami con alcune individualità  ubicate in Tanzania. Flebili tracce riscontrabili anche in Somalia. [9]


Centro e Africa del Sud[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Anarchismo in Sudafrica.

In centro e Sud Africa i primi piccoli movimenti rivoluzionari anarchico-sindacali si ebbero solo a partire dall'inizio del 20° secolo, coinvolgendo soprattutto il Sudafrica ed il Mozambico, quantunque la bandiera nera sventolava sin dal dagli anni '70 del XIX secolo nelle miniere di Kimberley in sciopero (lo sciopero probabilmente fu fomentato da alcuni comunardi in esilio). In centro e SudAfrica il movimento è sempre stato forte e ben strutturato sul territorio a partire dall’inizio del ‘900, quando si costituiscono diversi gruppi di matrice libertaria e\o rivoluzionaria come il «Socialist Club, fondato in Sud Africa da Henry Glasse[10] nel 1900 [...] la Revolutionary League, fondata in Mozambico da Jose Estevam nel primo '900, della International Socialist League, fonadata in Sud Africa nel 1915, della Industrial Socialist League, fondata nel 1918, e del Partito Comunista del Sud Africa antiparlamentare, fondato nel 1920» [11].

A questi vanno aggiunte le attività  delle singole individualità  e la nascita di una sezione dell'IWW (1910). Bisogna sottolineare come dall'International Socialist League, fondata nel 1915 ed ispirata all'IWW, si siano poi diramati altri gruppi di tendenza rivoluzionaria entro cui troveranno posto anche molti anarchici: Industrial Workers of Africa, nel 1917, e poi il Clothing Workers Industrial Union, l’Horse Drivers' Union e l'Indian Workers' Industrial Union.

Altro gruppo importante è stato l'Industrial and Commercial Workers' Union of Africa (ICU) che ha operato in Namibia, in Sudafrica, nello Zambia e nello Zimbabwe a partire dai primi anni ‘20. Negli anni '20 il movimento anarchico entrò in crisi e solo tra gli anni '80 e '90 si ebbe la nascita di un nuovo movimento. In Sudafrica, afflitto dall'apartheid imposto dal governo razzista della minoranza bianca[12], è ovvio che la lotta contro il razzismo coinvolgesse anche gran parte dei "nuovi" libertari sudafricani.

Uno dei primi nuovi gruppi fu l'Anarchist Revolutionary Movement (ARM), che dopo una breve vita vide nel 1995 la confluenza di alcuni suoi militanti nel Workers Solidarity Federation (WSF). Nel 1997, i militanti del WSF iniziarono a stabilire rapporti con gli anarchici dello Zambia, contribuendo così a creare una sezione zambiana del WSF (Anarchist & Workers’ Solidarity Movement). Attualmente l'attività  degli anarchici in Zambia è però poco chiara. L'WSF diffuse propaganda anarchica anche nello Zimbabwe ed ebbe contatti anche in Tanzania.

Nel 1999, per vari motivi, l'WSF si sciolse ed al suo posto nel 2003 è nata una grande federazione, la Zabalaza Anarchist Communist Federation (ZabFed), d'ispirazione piattaformista anarchica. A partire dal 1° dicembre 2007 la federazione ha assunto la denominazione di Zabalaza Anarchist Communist Front (ZACF), mantenendo comunque i principi comunisti-anarchici della ZabFed. Lo ZACF consiste in varie sezioni:

  • Anarchist Black Cross
  • Bikisha Media Collective
  • Black Action Group
  • Zabalaza Action Group
  • Zabalaza Books

In Zimbabwe oggi opera la Uhuru Network, mentre in Angola sono state segnalate dagli anarchici portoghesi diverse presenze di simpatizzanti anarchici. Infine, la rivista anarco-sindacalista australiana Organiste, nel dicembre 2000 ha fornito le prove della crescita del movimento anche nella Repubblica del Congo. [13]

Note[modifica]

  1. Africamaat
  2. Note su Luigi Luca Cavalli Sforza
  3. Fonte principale: Anarchism in Africa
  4. Alla Baracca Rossa non si facevano solo discorsi teorici, ma si agiva anche nella pratica, come quando alcuni marinai russi, fermi nel porto di Alessandria, disertarono. Fatti prigionieri, furono rinchiusi in alcuni vagoni ferroviari per essere riportati alle navi, che poi sarebbero ritornate in patria. A questo punto gli anarchici della Baracca Rossa, tra cui Giuseppe Ungaretti, si stesero sui binari per non far passare il treno.
  5. Comunicato di un'anarchico libico sulle rivolte nel suo paese: I segni della sconfitta della rivoluzione in Libia
  6. Intervista ad un compagno anarchico egiziano
  7. Fonte principale: Anarchism & revolutionary syndicalism in Northern Africa and the Middle East.
  8. Fonte principale: West African Anarchism
  9. Fonte principale: East African Anarchism
  10. Pioniere dell'anarchismo in Sudafrica.
  11. Estratto dallo statuto dello ZACF
  12. La segregazione razziale cominciò ad essere introdotta negli anni '20 del XX secolo, ma l'apartheid (Lingua afrikaans, letteralmente "separazione") vero e proprio fu introdotto nel 1948.
  13. Fonte principale: Anarchism in Southern & Central Africa

Bibliografia[modifica]

African anarchism di Sam Mbah e I. E. Igariwey

In inglese[modifica]

In francese[modifica]

  • Daniel Guerin, Bourgeoisie africaine in «Les Temps Modernes», Parigi: febbraio 1956
  • Daniel Guerin, L’Algérie n’a jamais été la France, Parigi: Chez l’auteur, 1956
  • Daniel Guerin, Au Ghana : Syndicalisme et socialisme. Réponse à  S.G. OKOKU, in «Présence Africaine», n°51, 3° trimestre 1964

In italiano[modifica]

  • Paolo Schicchi, La guerra e la civilità . Mondo arabo e aggressione occidentale, Ragusa, Sicilia Punto L Ed., 1988
  • Leda Rafanelli, Etienne Amalier, L'oasi. Romanzo arabo, Milano, Casa Ed. Monanni, 1929
  • Pier Carlo Masini, Gli orfani di Nasser in «Critica Sociale», a.62, n.20, p.624, 20/10/1970
  • Henry Barclay, Le società  acefale in «Volontà », rivista anarchica trimestriale, Milano, n°1, 1986
  • Sam Mbah e I.E. Igariwey, Africa Ribelle. Società  senza stato - le prospettive libertarie, Milano, Edizioni Zero in condotta, 2002
  • Federico Battistutta, Coetzeee l’anarchia in «A Rivista anarchica», Milano: a.39, n°3-343, p.60-62, marzo 2009

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]