Alexandre Marius Jacob
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Alexandre Marius Jacob (Marsiglia, 29 settembre 1879 - Bois-Saint Denis, Francia, 28 agosto 1954 ) è stato un "ladro" anarchico, una sorta di Robin Hood che rubava ai ricchi per sostenere gli anarchici e le persone in difficoltà. Dotato di un forte senso dell’umorismo, ispirò Maurice Leblanc nella creazione del personaggio, presentato nel giugno del 1905, di Arsenio Lupin. Diversamente da Arsenio Lupin, Jacob mise le sue capacità, la sua intelligenza, la sua vivacità, il suo coraggio, la sua audacia e la sua energia al servizio dell’anarchismo.
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[modifica] La vita del vero Arsenio Lupin
Nasce il 29 settembre 1879 a Marsiglia. Il padre, Joseph, marinaio di professione gli trasmette la passione per i viaggi e le avventure. A 11 anni si imbarca come mozzo nel “Thibet”, a 13 cambia nave e arriva a Sidney, dove impara a rubare per sopravvivere. Dopo un breve periodo si reimbarca in quella che credeva una baleniera ma che in realtà è un vascello pirata ricercato dalle autorità militari. Appena ne ha la possibilità scappa da quel vascello e ritorna a Marsiglia dove viene arrestato per diserzione, ma ben presto viene rimesso in libertà per via della sua giovane età.
Cominica, a questo punto, ad interessarsi al pensiero anarchico, legge Proudhon, Bakunin, Kropotkin e il giornale anarchico marsigliese “L’Agitateur”. Diviene un attento e partecipativo frequentatore dei circoli anarchici e operai francesi. La detenzione di materiale esplosivo (queste furono le accuse ma secondo molti si trattò di una montatura) gli costano 6 mesi di prigione .
A 20 anni dichiara la sua personale guerra alla società dell’opulenza, capeggiata dalle classi privilegiate, mediante il furto, la scaltrezza e la beffa. Per questo motivo con alcuni suoi compagni, fonda il gruppo “Les travailleurs de la nuit” (“I lavoratori della notte”).
Jacob, insieme agli esponenti della banda, verrà accusato di oltre 150 furti compiuti tra il 1900 e il 1903. I “Travailleurs de la nuit” colpiranno in particolar modo baroni, contesse, industriali, sfruttatori delle classi meno abbienti ecc. I proventi delle rapine vennero utilizzati per finanziare i circoli anarchici e operai, i disoccupati, gli emarginati ecc.
[modifica] La galera, la libertà e la morte
In seguito alle sue attività Jacob viene arrestato una prima volta (condanna a 5 anni), ma riesce ad evadere. Sopravvive con i soliti beffardi furti ma è capace anche, cambiando identità, di farsi scritturare come attore teatrale.
Il 21 aprile 1903 viene arrestato e poi condannato (sentenza del 22-03-1905) ai lavori forzati nella prigione nella Guyana francese. Durante questi anni mantiene contatti epistolari con la madre Marie e la compagna Rose, la quale però morirà durante la detenzione.
Dopo 23 anni di Guyana francese e 17 tentativi d’evasione viene graziato e ritorna definitivamente in libertà nel dicembre del 1928.
Una volta libero si dedica a diverse attività stabilendosi definitivamente a Reuilly (<<il paese dove non accade niente>>), insieme alla madre e alla nuova compagna Paulete.
Nel 1929 si presenta nei locali del giornale Le Libertarie, diventando subito amico del direttore Louis Lecoin. I due cominciano un’attività di sostegno in favore degli obiettori di coscienza e degli anarchici Sacco e Vanzetti. Nel 1936, Jacob arriva sino a Barcellona nella speranza di aiutare gli anarcosindacalisti della CNT, ma si rende immediatamente conto che ormai le sorti della guerra sono decise per cui ritorna in Francia.
Nel 1939 si sposa con Paulete, ma non smette di essere un punto di riferimento per molti compagni anarchici. La sua casa diviene luogo d’incontro per molti libertari. Dopo la morte della madre (1941) e della moglie (1947), Jacob si lega ancor di più ai suoi amici e ai suoi compagni, mantenendo intatte le proprie idee, il proprio humor e la propria concezione antiautoritaria della vita.
Dedica parte del suo tempo alla scrittura delle proprie memorie che vengono pubblicate, nel 1950 (anno in cui muore anche Paulete), con il titolo di “Un anarchico nella Bella Epoque”.
Una sera del 28 agosto 1954 a Bois-Saint Denis, Jacob prende una siringa con una dose letale di morfina e se la inietta (prima fece la stessa cosa al suo vecchio e amato cane Negro). Muore serenamente.
Prima di compiere l’ultimo eclatante gesto della sua vita spiega con una lettera le ragioni della sua decisione:
<<Ho vissuto un’esperienza piena di avventure e sventure, mi considero soddisfatto del mio destino. Dunque, voglio andarmene senza disperazione, il sorriso sulle labbra e la pace nel cuore. Voi siete troppo giovani per apprezzare il piacere di andarsene in buona salute, facendo un ultimo sberleffo a tutti gli acciacchi e le malattie che arrivano con la vecchiaia. Ho vissuto. Adesso posso morire.
p.s Vi lascio qui due litri di vino rosato. Brindate alla vostra salute.>>

