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Alexander Schapiro

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Alexander Schapiro
Alexander Schapiro (Rostov, Russia, 1882USA, 5 dicembre[1] 1946) è stato un anarco-sindacalista russo.

Biografia[modifica]

Schapiro nacque nel 1882 a Rostov sul Don (Russia), ma si trasferì presto in Turchia. Sin dalla tenera età  di 11 anni si avvicinò allo studio dei pensatori anarchici, tra i quali Kropotkin, Jean Grave e Reclus.

Conclusi gli studi in Biologia alla Sorbona di Parigi, Schapiro raggiunse il padre a Londra, dove entrò nella Federazione Anarchica di Londra. A Londra, Schapiro entrò nel collettivo Arbeter Fryand (L'amico dei lavoratori in lingua yiddish) e nella Federazione Anarchica Ebraica, per la quale partecipò come delegato al Congresso di Amsterdam del 1907.

Nel 1915 firò il “Manifesto Anarchico Internazionale contro la Prima Guerra Mondiale”. A quel tempo Schapiro lavorava nella sezione londinese della Croce Rossa Anarchica, a stretto contatto con compagni quali Rudolf Rocker e Pëtr Kropotkin. Proprio Schapiro fu uno dei pochi anarchici a mantenere buoni rapporti con Kropotkin, “reo” di aver firmato il “Manifesto dei sedici”.

In Russia[modifica]

Dopo la Rivoluzione di febbraio, Schapiro tornò in Russia, per rimettersi al lavoro nella redazione del giornale anarco-sindacalista “Golos Truda” (La voce del popolo). Al giornale partecipa un'altra importante personalità  dell'anarchismo russo, Voline[1].

Per qualche tempo, Schapiro collaborò col governo bolscevico, accettando incarichi nel “Commissariato del Popolo per gli Affari Esterni”. Tuttavia, egli rimase sempre convinto della negatività  di ogni forma di potere:

«Ma non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla seconda imminente parte [della rivoluzione], quando la Russia dovrà  decidere se introdurre un governo socialista, come richiesto dal Soviet dei Delegati degli operai e dei braccianti. Se ciò dovesse accadere, la forma del potere sarebbe senza dubbio diversa, ma la radice del male, la sua essenza, sarebbe la stessa. Finché il potere esisterà , un manipolo di uomini avrà  nelle sue mani il diritto di decidere le sorti di tutto il popolo; e, anche se questi governanti fossero dei socialisti del tipo più degno e onorevole, lo scontro col popolo sarebbe inevitabile, e le relazioni tra essi ed il popolo diverrebbero sempre più dure e antagoniste. La nuova autorità  userà  contro i suoi nemici la stessa durezza di quella attuale, e la lotta per il socialismo, la lotta per i diritti dell'uomo, la lotta per la libertà , l'uguaglianza e la fraternità , sarà  feroce come lo è stata fino ad ora.»[2]

In esilio: l'Europa e gli USA[modifica]

Mentre l'esercito sovietico spezzava la resistenza della Makhnovšcina, Schapiro, Emma Goldman e Aleksandr Berkman tentarono inutilmente di fare pressione su Lenin e la Ceka per liberare i prigionieri anarchici. Nel 1921 Schapiro stesso venne arrestato e, liberato, venne definitivamente esiliato dalla Russia nel 1922. Fu critico nei confronti della Piattaforma di Nestor Makhno e Petr Arshinov, che giudicava tatticamente e organizzativamente affine al bolscevismo[1]. Continuò a collaborare a giornali anarcosindacalisti, come la “Rabochii Put'” (La voce dell'operaio) russo-tedesca e “La Voix du Travail” (La voce del lavoro) francese. In America, Schapiro proseguì il suo attivismo a favore dei prigionieri politici russi assieme alla ricostituitasi AIT anarco-sindacalista.

Schapiro fu sempre attento agli avvenimenti del suo tempo. Collaborò con gli anarchici spagnoli nellambito del sindacalismo, scrivendo alcuni articoli per "Solidaridad Obrera"[1], ma non mancò di criticare la CNT negli anni della guerra civile spagnola:

«Dopo tutto, il vostro “piano di guerra” non è altro che un programma per entrare nel Consiglio dei Ministri (nel governo); […] La parte “sorprendente” del vostro programma sta nel fatto che non lo considerate un mezzo per ottenere obiettivi ben precisi, ma considerate il vostro “programma di gguerra” come un fine in sé. Questo è il pericolo maggiore nel vostro programma. Presuppone una partecipazione permanente al governo – e non solamente dovuta alle circostanze – che si prolunghi negli anni, anche se nel frattempo la stessa guerra, con le sue quotidiane manifestazioni di brutalità , finisse.»[3]

Solo la morte, nel 1946, poté impedire ad Alexander Schapiro di continuare la sua attività  politica.

Riferimenti[modifica]

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 1.2 1.3 Anarcoefemèrides del 6 de desembre, Anarcoefemèrides.
  2. A. Schapiro, The crisis of power, da “Golos Truda”, 8 settembre 1917 – riportato da libcom.org [traduzione nostra].
  3. A. Schapiro, Open letter to the CNT, dal Robert Graham's Anarchism Weblog [traduzione nostra].