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Albert Camus

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thumb|Albert Camus Albert Camus, (Mondovi, Algeria, 7 novembre 1913 - Villeblevin, Francia, 4 gennaio 1960) è stato un celebre scrittore, filosofo ed intellettuale francese con forti tendenze libertarie. Nel 1957 vinse il Premio Nobel per la letteratura.

Biografia[modifica]

Nato a Mondovi (Algeria) in una famiglia di coloni francesi, Albert Camus è figlio di un operaio agricolo, Lucien Camus, che perirà al fronte durante la prima guerra mondiale. Rimasto orfano, Albert si trasferisce in quartiere popolare di Algeri con la madre, Catalina Elena Sintes, il fratello Étienne e l'autoritaria nonna materna. In L'envers et l'endroit («Il diritto e il rovescio») scriverà Camus:

« C'era una volta una donna che la morte di suo marito aveva reso povera con due figli. Aveva vissuto con sua madre, ugualmente povera, con un fratello disabile che era un operaio. Aveva lavorato per vivere, fatto la domestica, e aveva rimesso l'educazione dei suoi figli nelle mani della madre. Rude, orgogliosa, educò loro in modo duro ».[1]

L’esperienza della povertà, per sua stessa ammissione, risulterà essere per lui una vera e propria scuola di vita che influenzerà tutta la sua opera. Intanto lo zio, accanito lettore, gli trasmette la passione per i libri, anche se il giovane Camus a quel tempo preferiva dedicare il suo tempo libero all'amicizia, al mare e soprattutto al calcio.

Gli anni della formazione[modifica]

Durante la scuola Albert si palesa agli occhi del maestro, Louis Germain, come un brillantissimo studente. Sarà proprio Germain a convincere la famiglia Camus che Albert merita di proseguire gli studi e sarà sempre il maestro a prepararlo per gli esami d'ammissione alla scuola secondaria.[2] Al vecchio maestro sarà legato e grato per sempre, tanto da dedicargli nel 1957 il premio Nobel.

Al liceo, spinto dal suo professore di filosofia Jean Grenier, con cui rimarrà legato da una profonda amicizia, comincia a leggere i libri dei filosofi ed in particolare quelli di Nietzsche. Sarà sempre Grenier ad invitarlo alla lettura de Il dolore («La Douleur») di André de Richaud, opera che lo influenzerà in seguito nella sua decisione di intraprendere l'attività di scrittore.

La tubercolosi, che all'epoca era incurabile, lo colpisce giovanissimo e gli impedirà in seguito di frequentare con regolarità i corsi universitari e di continuare a giocare a calcio, sport nel quale eccelleva come portiere (fu portiere delle squadre giovanili del Racing Universitaire d'Alger dal 1928 al 1930).

Nel 1931, l'anno dopo il diploma, grazie ad una borsa di studio si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia di Algeri. I problemi di salute rallentano i suoi studi, che si concluderanno con la laurea solamente nel 1936 con la discussione di una tesi su Plotino e Sant'Agostino [3]. La fragile salute gli impedirà di intraprendere la carriera dell'insegnamento.

L'antifascismo e attività artistica[modifica]

Dopo aver cominciato a pubblicare dei testi per la rivista Sud nel 1932, l'anno seguente aderisce al movimento antifascista Amsterdam-Pleyel. Nel 1934 entra a far parte del Partito Comunista, non tanto perchè si sentisse affine al marxismo, quanto perchè desideroso di appoggiare la lotta anticolonialista degli algerini e quella di tutti gli oppressi in genere. Pochi anni dopo, a dimostrazione della scarsa affinità con la burocrazia marxista, Camus abbandonerà il Partito Comunista in seguito al viaggio del Primo Ministro Pierre Laval[4] a Mosca, che vedrà i comunisti francesi modificare il loro atteggiamento nei confronti del colonialismo nazionalista.[2]

Di quel periodo è anche il suo primo testo teatrale La rivolta nelle Asturie che parla proprio dell'insurrezione spagnola nelle Asturie. L'altro testo teatrale ambientato nella Spagna franchista sarà Lo stato d'assedio (1948).

Il primo matrimonio di Camus con Simone Hie, avvenuto nel 1934, finisce dopo due anni a causa della dipendenza della donna dagli psicofarmaci. Sei anni dopo Camus sposerà Francine Fauré. Nel 1935 inizia a scrivere Il Diritto e il rovescio, in cui descrive la sua vita da ragazzo insieme alla madre, lo zio e la nonna. Questa sua prima opera letteraria contiene le tematiche principali della sua opera: la solitudine e l'assurdità del destino degli uomini. Nozze, del 1939, confermerà le sue qualità di scrittore.

Ad Algeri fonda il Teatro del Lavoro, che nel 1936 sarà rimpiazzato dal Théâtre de l'Équipe, con l'intenzione di mettere in piedi un teatro popolare. L'attività professionale lo vede spesso impegnato all'interno di redazioni di giornale dove è critico letterario e specialista nei resoconti dei grandi processi e nei reportage: il lavoro nel quotidiano locale algerino Soir-Républicain (fondato da Pascal Pia) finisce con il licenziamento a causa di un articolo contro il governo che si adopererà poi per non fargli più trovare occupazione come giornalista in Algeria.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale cambia forzatamente il corso delle cose. La censura determina la scomparsa del giornale al quale lavorava e così, dopo essere anche stato allontanato dall'esercito per motivi di salute, Camus si trasferisce in Francia. Nel 1940 è segretario di redazione al Paris-Soir grazie all'aiuto di Pascal Pia: sono gli anni dell'occupazione nazista e lo scrittore, prima da osservatore e poi da attivista, cerca di contrastare la presenza tedesca ritenendola atroce. Dal 1940 al 1945 elabora il suo pensiero attraverso tre opere straordinarie: Lo straniero, 1942 (opera che egli definirà “assurda” e in cui in cui si sente forte l'influenza nietzschiana; Il mito di Sisifo, 1942 (saggio sull'assurdo e sullo spirito di rivolta); Caligola, 1944 (opera teatrale ispirata alla vita dell'imperatore romano che gli procura molte critiche in quanto ha reso Caligola "troppo umano")

Negli anni della resistenza si affilia alla cellula partigiana Combat per la quale curerà numerosi articoli per l'omonimo giornale che circola clandestinamente.

Il secondo dopoguerra: dal comunismo all'anarchismo[modifica]

Finita la guerra, diviene redattore-capo di "Combat" e prosegue costantemente il suo impegno civile assumendo posizioni nette su tutti i grandi temi che scuotono il mondo: la bomba atomica, i movimenti di decolonizzazione, la pena di morte. La sua radicale contestazione della società tuttavia non gli fa prendere posizioni dogmatiche nei confronti di alcuna ideologia, criticando tutto quello che poteva allontanare l'uomo dalla sua dignità. Dopo l'entrata nell'ONU della Spagna franchista per protesta lascia il posto all'UNESCO, così come è tra i pochi a criticare apertamente i metodi brutali dei comunisti in occasione della repressione di uno sciopero a Berlino Est.

André Prudhommeaux, sarà lui ad introdurre Camus negli ambienti anarchici

Nel 1947, con il romanzo, La peste, Camus inizia un nuovo ciclo incentrato sul tema della rivolta, dove l'umanità è posta davanti al simbolo di un male insormontabile. Importantissimo sarà il lavoro teatrale dell'autore, I giusti, testo del 1950 che parla di terrorismo e rivolta, contrapposizione fra rivolta libertaria e ortodossia marxista, tra l’essere contemporaneamente portatori di morte e di giustizia. Proprio questa fase segnerà la sua definitiva rottura con il marxismo, quantunque dal partito fosse uscito molti anni prima.

L'opera che però indica una decisiva presa di posizione in ambito libertario è L'uomo in rivolta del 1951, riflessione sulla differenza fra rivolta e rivoluzione, che ingenererà una lunga polemica con Jean Paul Sartre ed altri, portando Camus ad auspicare un nuovo umanesimo imperniato sulla solidarietà. Sartre considererà il suo approccio critico del comunismo sovietico come una degenerazione borghese, ma egli ribadirà la sua fede prima nella democrazia ed infine nell'anarchismo individualista, pur mantenendo una posizione decisamente personale.

Camus era stato introdotto negli ambienti libertari nel 1948 da Andre Prudhommeaux che lo aveva invitato ad una riunione. La sua vicinanza all'anarco-individualismo sarà sancita dalla sua collaborazione a numerose riviste libertarie (Le Libertaire, Le révolution proletarienne e Solidaridad Obrera della CNT). Membro della Fédération anarchiste, insieme ad altri compagni, esprimerà il sostegno alla rivolta del 1953 in Germania orientale e a quelle del 1956 di Poznan e d'Ungheria.[5]Inoltre, prende parte a numerosi convegni libertari contro la repressione degli anarchici in Spagna (in un'occasione dichiarerà che la Spagna è la sua vera patria) e nei paesi dell'est Europa.

Camus è in prima fila anche nella difesa degli anarchici Maurice Laisant e Louis Lecoin: il primo viene processato nel 1955 con l'accusa di aver affisso un manifesto in favore della pace in Indocina; il secondo invece era impegnatissimo in Francia nella campagna in favore dell'obiezione di coscienza.

Premio Nobel[modifica]

Nel 1957, a 44 anni, vince il Premio Nobel per la letteratura[6], « per l'insieme di un'opera che mette in luce i problemi che si pongono ai nostri giorni alla coscienza degli uomini ».[2] In quegli stessi anni però le sue condizioni di salute diventano sempre più precarie per l'avanzamento della tubercolosi che l'aveva colpito sin da ragazzo.

Nel 1959, dal 6 al 13 luglio, Camus mette in scena I demoni di Fedor Dostoevskij al Teatro la Fenice di Venezia. In questo periodo, l'autore francese inizia il romanzo Il primo uomo.

Nel 1960, il 4 gennaio, Camus muore in un incidente d'auto (nel quale perde la vita anche il suo editore Michel Gallimard) avvenuto nella cittadina di Villeblevin, vicino a Sens. Nelle sue tasche gli viene trovato un biglietto ferroviario non utilizzato. Probabilmente aveva pensato di usare il treno, cambiando idea all'ultimo momento. In passato aveva più volte sostenuto che il modo più assurdo di morire sarebbe stato proprio in un incidente automobilistico. La sua tomba è nel cimitero di Lourmarin, cittadina dove aveva una abitazione.

Il pensiero[modifica]

L'assurdo e la rivolta[modifica]

Tutta la riflessione di Camus parte dal tema dell'assurdo e della rivolta (sia metafisica che storica). Inizialmente aderisce al partito comunista, ma ben presto se ne distacca constatandone l'autoritarismo centralista. In Lo straniero egli esprime il concetto di estraneità che separa l'uomo dal mondo. La realtà è incomprensibile perché non ha alcun senso logico. L'uomo non è in grado di coglierne il senso. Ne Il mito di Sisifo Camus ribadisce l'assurdità della vita (essa appare come l’inutile fatica di Sisifo), tuttavia il suicidio non è la soluzione di alcunché. L'unica risposta vera di fronte all'assurdità, è la non-rassegnazione: la rivolta. Per Camus la rivolta può assumere infinite modalità: filosofica, storica, politica, poetica. Inoltre tra la schiavitù accettata e la violenza rivoluzionaria, la vera libertà è la creazione.

In La peste descrive i flagelli dell'umanità, contestando l’individualismo assoluto e promovendo, in sua vece, la solidarietà e la socialità umana. E se ne Il mito di Sisifo il concetto di rivolta era trattato da un punto di vista metafisico e individuale, ne L'uomo in rivolta approda a un concetto di rivolta che dall'individuo va verso la collettività. La rivolta viene vista come l’unico modo per combattere l’assurdità e l’ingiustizia della vita. La rivolta dà una nuova interpretazione all’essere umano: «mi rivolto, dunque siamo».

A metà del XX secolo Camus comincia ad aver la sensazione di non aver saputo indicare una vera saggezza, e di essere pervenuto soltanto ad una cattiva coscienza. Per questo le sue ultime opere evidenziano un pessimismo cupo e privo di vie d'uscita.

L'opposizione al totalitarismo[modifica]

Durante tutta la sua vita Camus si è espressamente schierato attivamente contro tutte i totalitarismi. Inizialmente si schiera affianco della Resistenza francese contro l'occupazione nazista della Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, anche attraverso la direzione della famosa rivista Combat. Contro l'occupazione tedesca scrisse:

«Adesso l'unico valore morale è il coraggio, che è utile qui per giudicare i burattini e chiacchieroni che pretendono di parlare in nome del popolo.» [7]

Finita la guerra, inizialmente auspica severità estrema contro gli ex-collaborazionisti, ma poi si converte decisamente contro la pena di morte. La sua posizione contro ogni totalitarismo, compreso quello bolscevico e marxista, lo porterà a frequenti scontri con Sartre che invece difendeva il totalitarismo sovietico. Camus ha sempre criticato e denunciato le atrocità dell'Unione Sovietica, un sentimento evidente nel suo discorso del 1957, Il Sangue degli ungheresi, enunciato per celebrare l'anniversario della rivoluzione ungherese del 1956, schiacciato violentemente dall'Armata Rossa.

La vicinanza all'anarchismo[modifica]

Molto vicino all’anarco-sindacalismo francese, Camus propone l'idea di un socialismo con una forte matrice libertaria, poiché pensa che i concetti di dignità umana e libertà devono essere portati avanti parallelamente. Camus in realtà sin già prima della fine della guerra entra in contatto con diversi esponenti anarchici attivi nella stampa libertaria, tra questi: Rirette Maitrejean, condirettrice del giornale « l’Anarchie » e più tardi collaboratrice in « Témoins », Maurice Joyeux e Maurice Laisant di « Monde libertaire », Jean-Paul Samson e Robert Proix della rivista culturale e antimilitarista « Témoins », Pierre Monatte e André Rosmer di « la Révolution prolétarienne », Louis Lecoin di « Défense de l’homme » e di « Liberté », Gaston Leval e Georges Fontenis del « Libertaire », Giovanna Caleffi-Berneri di « Volontà » (Italia) e José Ester Borràs di « Solidaridad Obrera (Spagna). Camus ebbe inoltre contatti con alcuni giornali anarco-sindacalisti svedesi (« Arbetaren »), tedeschi (« Die freie Gesellschaft ») e latino-americani (« Reconstruir » in Argentina).

Quando il segretario generale della Fédération Anarchiste, Georges Fontenis, recensì il suo libro su Le Libertaire gli fu chiesto se La rivolta di Camus fosse uguale a quella anarchica, egli rispose che SI lo era. L'influenza esercitata da Nietzsche è ben nota, infatti il suo saggio più celebre, L'uomo in rivolta, presenta una visione del mondo e della sua storia di tendenza anarchica, influenzata tanto da Nietzsche quanto da Max Stirner:

«Come Nietzsche, egli mantiene una particolare ammirazione per i valori eroici greci e il pessimismo per le virtù classiche come il coraggio e l'onore che si possono definire valori romantici, che meritano particolare stima all'interno della sua filosofia: la passione, l'assorbimento in essere, l'esperienza sensoriale, la gloria del momento, la bellezza del mondo.» (Albert Camus (1913—1960)" Internet Encyclopedia of Philosophy)

Nel suo libro Der Sinn der Geschichte von morgen, Heinz Robert Schlette scrive che il termine di « anarchico moderato » è probabilmente il più appropriato per descrivere Camus.[8]

Citazioni[modifica]

  • «Sentire la propria vita, la propria rivolta e la propria libertà il più intensamente possibile, equivale a vivere il più possibile» (Albert Camus)
  • «Non subire nè usufruire dei mezzi d'oppressione» (Albert Camus)
  • «Non esiste amore per la vita senza la disperazione di vivere» (Albert Camus)
  • «La rivolta consiste nell'amare un uomo che non esiste ancora» (A.Camus)
  • «La speranza equivale alla rassegnazione e vivere non è rassegnarsi» (A.Camus)
  • «La passione reale del 20 secolo è la servitù» (A.Camus)
  • «La società del denaro e dello sfruttamento non ha mai avuto il compito che io sappia di far regnare la libertà e la giustizia»"(A. Camus)
  • «Il mondo in cui vivo mi ripugna, ma mi sento solidale con le persone che vi soffrono» (A.Camus)
  • «Ma esiste un'altra razza di uomini che ci aiuta a respirare, che ha sempre posto la propria esistenza e libertà solo nella libertà e nella felicità di tutti, che trova quindi fin nelle sconfitte le ragioni per vivere e per amare. Questi, anche se vinti, non saranno mai soli» (A.Camus)
  • «Questa fede è la libertà, la libertà folle come l'amore che viene detto tale,la grande passione carnale che, allo stesso tempo,travolge e giustifica tutto. Ma è anche la fatica spossante di tutti i giorni, per palesare i limiti dell'uomo e confrontarsi senza posa con la smisurata oppressione» (A.Camus)

Note[modifica]

  1. Citato da Roger Grenier, Album Camus, op. cit., p. 14 et 17.
  2. 2.0 2.1 2.2 Biografia
  3. Pubblicata in Italia nel 2004 col titolo Metafisica cristiana e neoplatonismo, Editrice Diabasis
  4. Pierre Laval
  5. Biografia in spagnolo
  6. Discorso dedicato all'amico professor Grenier
  7. In notebooks and letters, as quoted in ',Albert Camus A Life', di Olivier Todd". 64.233.183.104. Retrieved 17 Ottobre 2009.
  8. Voir Heinz Robert Schlette, « Der Sinn der Geschichte von morgen » « Albert Camus’ Hoffnung », Frankfurt a. M., 1995, p. 27.

Bibliografia[modifica]

Romanzi[modifica]

  • Lo straniero (L'Étranger 1942), Bompiani 1947.
  • La peste (La Peste 1947), Bompiani 1948.
  • La caduta (La Chute 1956), Garzanti 1975.
  • La morte felice (La Mort heureuse, postumo 1971), Rizzoli 1974.
  • Il primo uomo (Le Premier Homme, incompiuto; iniziato nel 1959, pubblicato postumo nel 1994).
  • Noces suivi de l'été 1959

Saggi[modifica]

  • Metafisica cristiana e neoplatonismo, Diabasis 2004.
  • Il rovescio e il diritto, Nozze, L'estate (L'envers et l'endroit 1937), Bompiani 1972.
  • Il mito di Sisifo (Le Mythe de Sisyphe 1942), Bompiani 1947.
  • La rivolta libertaria, Elèuthera 1998. (Albert Camus et les libertaires, raccolta del 2008).
  • L'uomo in rivolta (L'Homme révolté 1951), Bompiani 1962.
  • L'estate (L'Été 1954).
  • Riflessioni sulla pena di morte (Réflexions sur la peine capitale 1957).
  • Taccuini 1935-1959, Bompiani 1963.
  • Mi rivolto dunque siamo, scritti politici, Elèuthera 2008.

Opere teatrali[modifica]

  • Caligola (Caligula 1944), Bompiani 1974.
  • Il malinteso (Le Malentendu 1944).
  • Lo stato d'assedio (L'État de siège 1948).
  • I giusti (Les Justes 1950).
  • I demoni (Les Possédés 1959), adattamento teatrale dell'omonimo romanzo di Dostoevskij.

Opere su Camus[modifica]

  • La devozione alla croce adattamento teatrale della pièce di Pedro Calderón de la Barca. Pubblicato in Francia da Gallimard, in Italia da Diabasis nel 2005.
  • Gianfranco Brevetto (dir), Albert Camus, Mediterraneo e Conoscenza, Ipermedium Libri, 2003.
  • Luigi Fenizi, La condizione assurda. Albert Camus, il Male e io, Roma, Bardi Editore, 2005
  • Giuseppe Leone, La Peste di Camus compie cinquant'anni - Neoumanesimo e antideologismo nel capolavoro dello scrittore franco-algerino - Quel monito perché l'uomo si distragga meno che può, su «Ricorditi di me...», in «Lecco 2000», Lecco, giugno-luglio 1997.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

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