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Abdullah Öcalan

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Abdullah Öcalan
Abdullah Öcalan, detto Apo (Ömerli, Kurdistan turco[1], 4 aprile 1948) è un politico e guerrigliero curdo, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Partîya Karkerén Kurdîstan o PKK) che attualmente sta scontando la pena dell'ergastolo in Turchia. [2]

Di formazione marxista-leninista, grazie alla lettura di Bookchin, Wallerstein e Braudel, durante la detenzione ha mutato la sua posizione ideologica iniziale arrivando a sviluppare un concetto filosofico-politico affine al comunismo libertario e all'ecologia sociale denominato confederalismo democratico.

Biografia[modifica]

L'infanzia[modifica]

Nato in una povera famiglia di contadini nel villaggio di Omerli, nella provincia kurda di Urfa (Turchia), Abdullah Öcalan frequenta le scuole primarie nel villaggio vicino, distinguendosi immediatamente come uno studente intelligente e brillante. Il suo vecchio maestro dell'epoca, Fuat Bey, ha raccontato che sin da bambino Ocalan «aveva un atteggiamento più collettivo degli altri allievi e si comportava più come un adulto che come un bambino.»[3] Per questo s'era offerto di aiutare la famiglia di Abdullah «in caso di difficoltà  finanziarie, perché Öcalan in futuro sarebbe stata una persona importante.»[3]

Terminata l'istruzione primaria, frequenta la scuola professionale per l'agricoltura e dopo aver conseguito il diploma trova impiego per qualche tempo presso il Catasto agricolo nella provincia di Diyarbakir. In quel periodo entra in possesso di un libro intitolato L'alfabeto del socialismo, la cui lettura lo porterà  a cambiare i valori della sua vita: ripudia la religione islamica e dopo aver toccato con mano le problematiche sociali dei contadini, grazie al suo lavoro al catasto, ne appoggia le lotte contro la distribuzione iniqua delle terre e il latifondismo.

Formazione politica e attivismo studentesco[modifica]

Il suo interessamento ai problemi socio-politici locali e internazionali lo convince nel 1971, dopo aver brevemente frequentato la Facoltà  di Legge di Istanbul, ad iscriversi alla Facoltà  di Scienze politiche di Ankara. Impegnatosi immediatamente nella politica attiva, si dedica inizialmente sia all'approfondimento del socialismo scientifico, sia all'analisi e alla denuncia dei concreti problemi della popolazione kurda.

Partecipa attivamente alle attività  del movimento studentesco, divenendone uno dei leader e degli organizzatori più attivi. Nel 1973, quando è ancora studente, viene arrestato e rilasciato dopo aver subito sette mesi di durissima detenzione. Ritornato in Kurdistan due anni dopo insieme a un gruppo di compagni, nello stesso periodo pubblica, insieme a Mazlum Dogan e a Mehmet Ali Durmus [4], un opuscolo intitolato Il Manifesto, in cui vengono analizzati i compiti e le prospettive della rivoluzione in Kurdistan. Gira in lungo e largo la regione curda nel tentativo di sensibilizzare la popolazione sulle problematiche legate al colonialismo turco, trovando specialmente fra i giovani nuovi e accaniti sostenitori.

La crescita del gruppo, graduale ma inesorabile, viene considerato dalle autorità  di Ankara come uno dei più gravi pericoli per la sicurezza dello Stato turco. Pertanto, con l'intento di eliminare le attività  dei ribelli, le forze di polizia danno avvio a numerose operazioni repressive. In una di queste, il 18 maggio 1978, uno dei suoi fondatori, Haki Karer, di origine turca, viene assassinato da agenti turchi nella città  di Antep.

Fondazione del PKK[modifica]

Il 27 novembre dello stesso anno, Ocalan ed un ristretto gruppo di studenti fonda il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Durante il 1° Congresso del nuovo partito, in cui Ocalan viene eletto presidente, il Manifesto viene proposto all'assemblea e poi adottato come base programmatica, la quale rivendica rivendica per il Kurdistan «libertà , democrazia e unità ». I suoi fini e metodi sono così riassunti:

« ...la rivoluzione ha due aspetti, è nazionale e democratica. La rivoluzione nazionale insedierà  un nuovo potere politico, militare e culturale. A questo succederà  la seconda fase: la rivoluzione democratica, che punterà  a superare le contraddizioni derivanti dal passato feudale ... (queste contraddizioni sono così individuate:...) «sfruttamento feudale, struttura per clan, settarismo religioso, dipendenza semischiavistica della donna (la rivoluzione deve:...) mettere fine a tutte le forme di dominio del colonialismo turco, avviare un'economia nazionale e puntare all'unità  del Kurdistan».
Bandiera del PKK

Grazie all'organizzazione di scioperi e lotte varie, il PKK si guadagna in breve tempo la simpatia dei lavoratori (operai e contadini) e degli studenti curdi. In particolare, dopo aver promosso diverse vertenze contro i latifondisti, lo Stato turco dà  avvio ad una feroce campagna repressiva contro il movimento di resistenza. Il 24 dicembre 1978, dopo un violento scontro fra turchi e curdi a Marash, originato dall'uccisione di due militanti di estrema destra, le autorità  turche impongono la legge marziale in gran parte delle province curde.

Nel 1979, Ocalan si trasferisce in Libano per preparare la lotta partigiana contro la crescente violenza dello Stato e dei suoi alleati feudali. nell'ottica di questi preparativi, Apo ((abbreviazione di Abdullah e "zio "in curdo) fonda nella Valle della Bekaa l'Accademia intitolata a Mahsum Korkmaz, un comandante partigiano del PKK ucciso in battaglia nel 1986 sul monte Gabar.

Il 12 settembre 1980 la Turchia è scossa da un colpo di Stato promosso dall'esercito. Uno dei primi obiettivi che i golpisti si pongono è proprio la repressione del movimento di liberazione curdo: inizia così una campagna di terrore in Kurdistan e in Turchia, migliaia di persone vengono arrestate e torturate. La magistratura turca al servizio dei fascisti al governo processa centinaia di ribelli, chiedendo almeno centocinquanta condanne a morte, delle quali 122 vengono eseguite.

Il PKK decide di ritirare dalla Turchia parte dei suoi quadri e dà  avviò un periodo di intensa preparazione politica e militare. Durante i lavori del 2° Congresso, tenutosi dal 20-25 agosto 1982, i dirigenti del partito decidono di far rientro in Kurdistan e dare avvio della lotta armata. Trecento uomini vengono inviati in Kurdistan. Il 15 agosto 1984, la nascita delle Unità  di Liberazione del Kurdistan (HRK), sotto la guida del PKK, sanciscono formalmente e attivamente la nascita della guerra popolare contro il colonialismo turco. Questo stesso giorno, il movimento di resistenza curdo eseguirà  una serie di clamorose azioni, tra cui l'occupazione di due piccole città : Eruh e Shemdinli.

Fondazione dell'ERNK[modifica]

Il 21 marzo 1985 nasce il «Fronte di Liberazione nazionale del Kurdistan» (ERNK), organizzazione di massa della popolazione kurda. L'ERNK si proponeva di organizzare e guidare la lotta popolare in un processo di liberazione nazionale che portasse all'indipendenza e alla liberazione dell'intero Kurdistan nordoccidentale [5].

«L'ERNK punta a costruire un'identità  nazionale e una società  indipendente e democratica e un'amministrazione democratica e popolare (…). Il ERNK ritiene necessaria una larga unità  politica e lo sviluppo di una forza politica popolare autonoma, che fornisca le basi per la liberazione…».

Durante il 3° Congresso del PKK (25-30 ottobre 1986) viene costituito l'«Esercito popolare di liberazione del Kurdistan» (ARGK), il quale darà  avvio immediato ad intense operazioni militari contro l'esercito turco e le forze di sicurezza. Grazie ai successi conseguiti, i partigiani curdi consolideranno le loro basi in vaste aree del Kurdistan nordoccidentale e durante tutto il 1987 l' ERNK promuoverà  diverse organizzazioni di massa fra cui l'«Associazione patriottica dei lavoratori del Kurdistan» (YKWK), l'«Associazione delle donne libere del Kurdistan» (YAJK) e l'«Associazione patriottica dei giovani del Kurdistan» (YCK).

A partire dal 1993, conseguentemente ad un'evoluzione delle proposte politiche del PKK (ampia autonomia e federalismo democratico in Turchia e negli altri Stati in cui il Kurdistan è diviso), frutto della dialettica democratica interna al movimento, Ocalan proclama tre cessate il fuoco, richiedendo un dialogo di pace internazionalmente garantito con lo Stato turco senza altre condizioni se non le elementari garanzie democratiche. Il governo di Ankara risponderà  con la guerra del Golfo, portata dal 1991 anche nel Kurdistan irakeno.

Dopo vent'anni di lotta contro il potere coloniale e la deprivazione culturale, economica e politica imposta dal potere al popolo kurdo, Abdullah Ocalan s'era ormai guadagnato il più grande rispetto di tutta la popolazione curda. Promotore della nascita del Parlamento kurdo in esilio, che tra le altre cose darà  avvio ad un processo che sancirà  la nascita del Congresso Nazionale Kurdo (KNK), ormai il suo nome si identifica inesorabilmente con il popolo kurdo, la sua rinascita e la sua lotta per l'indipendenza:

«La mia lotta non è solo per il popolo kurdo, è per l'umanità .»

Criminalizzazione del PKK, cattura ed arresto[modifica]

Fino al 1998 Ocalan può godere della protezione del governo siriano, ma in seguito alla pressione dallo Stato turco, viene espulso dal paese. Apo si trasferisce allora prima in Russia e poi da lì in Italia, dove vi giunge accompagnato dal deputato di Rifondazione Comunista Ramon Mantovani. La speranza era quella di ottenere l'asilo politico anche grazie alla tutela legale del prestigioso avvocato tedesco Britta Böhler, la quale sosteneva che il suo cliente stava portando avanti una legittima lotta contro l'oppressione del suo popolo. Tuttavia, la codardia del nuovo governo guidato da D'Alema di fronte alle pressioni internazionali, lo obbligherà  dopo 65 giorni, il 16 gennaio 1999, a lasciare l'Italia con destinazione Nairobi.[6]

Catturato il 15 febbraio 1999 dagli agenti dei Servizi segreti turchi del MIT durante un suo trasferimento dalla sede della rappresentanza diplomatica greca in Kenya all'aeroporto di Nairobi, Ocalan viene fatto coattivamente salire a bordo di un aereo privato di un imprenditore turco e portato in Turchia, dove viene immediatamente recluso in un carcere di massima sicurezza ad İmralı, un'isola del Mar di Marmara.

Scampato alla pena di morte dopo l'abolizione della stessa nell'agosto del 2002, il guerrigliero turco sconta l'ergastolo ad İmralı.

Dal marxismo al confederalismo democratico[modifica]

Bandiera del Koma Civakên Kurdistán (Confederazione democratica del Kurdistan), l'organizzazione nata nell'ambito dell'evoluzione del PKK per realizzare il confederalismo democratico.
Exquisite-kfind.png Vedi, confederalismo democratico.

Il 1° settembre 1999 il PKK ha posto fine alla lotta armata trasferendo le sue unità  fuori dal territorio turco, in quanto fermamente determinato a contribuire alla soluzione politica e democratica della questione kurda, chiedendo diritti e garanzie costituzionali per l'identità  e la cultura kurda.

Il 4 aprile 2002 il PKK, in occasione del suo VIII Congresso, annunciava che come risultato del suo processo di cambiamento e per il perseguimento dei suoi scopi era giunto il tempo di sciogliersi e di dar vita alla nascita di una nuova istituzione: il KADEK («Congresso per la libertà  e la democrazia del Kurdistan»). Abdullah Ocalan viene eletto presidente. Benché i fini del KADEK siano politici esso si riservava il diritto di difendersi in caso di attacco. Nel 2003, il KADEK diviene KONGRA-GEL, organo esecutivo del Koma Komalên Kurdistan (KKK) che poi assunse la denominazione di Koma Civakên Kurdistan (KCK). La KCK ha il compito di coordinare ideologicamente le organizzazioni legate o prossime alle idee dell'ex-PKK.

Nonostante le condizioni detentive, Ocalan non solo ha messo in discussione la lotta armata di stampo marxista-leninista, ma a partire dal 2005 ha dato impulso all'elaborazione di un nuovo concetto politico ispirato al municipalismo libertario di Murray Bookchin: il confederalismo democratico.[7] [uesta nuova corrente ideologica si fonda sull'ecologismo, l'abbandono dell'idea indipendentista e lo sviluppo di una confederazione che unisse "consiliaristicamente" i vari villaggi ubicati nel vasto territorio del Kurdistan.

La confederazione democratica dovrebbe permettere la concretizzazione dei nuovi dichiarati pilastri del movimento: autonomia, democrazia, femminismo ed ecologismo. In particolare la questione femminile è molto sentita tra i militanti, perché tra i curdi la mentalità  patriarcale e la conseguente oppressione della donna è spesso la regola. Da sempre, ma in misura maggiore da quando c'è stata la svolta verso il confederalismo democratico, Ocalan e i suoi seguaci hanno combattuto la discriminazione femminile. Anzi, per molte donne curde che vivono in Kurdistan spesso proprio il PKK ha rappresentato una salvezza rispetto all'omicidio d'onore o al matrimonio forzato.

Note[modifica]

  1. Il Kurdistan è un vasto altopiano sito nel Medio Oriente e più precisamente nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia. Il Kurdistan è una nazione ma non uno Stato indipendente; il termine Kurdistan indicava la regione geografica abitata in prevalenza da Curdi, ma ha poi acquistato anche una connotazione politica. (vedi Wikipedia)
  2. Fonte principale dell'articolo
  3. 3.0 3.1 Ad Amara nasce un leader: Abdullah Öcalan
  4. M. Dogan e M.A. Durmus si diedero la morte nel carcere di Diyarbakir nell'1982 per protesta contro la tortura
  5. Il Kurdistan nordoccidentale è la parte del Kurdistan occupata dalla Turchia
  6. Il "caso Öcalan" fu origine di critiche al governo D'Alema, accusato tra l'altro di aver trascurato gli articoli 10 e 26 della Costituzione italiana, che regolano il diritto d'asilo e vietano l'estradizione passiva in relazione a reati politici. In Italia la concessione dell'asilo spetta alla magistratura, che infatti lo riconobbe a Öcalan,ma troppo tardi.
  7. Abdullah Öcalan, Declaration of Democratic Confederalism in Kurdistan, 20/03/2005, (inglés)

Collegamenti esterni[modifica]