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Abbie Hoffman

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Abbie Hoffman
Abbot Hoffman, detto "Abbie" (Worcester, USA, 30 novembre 1936 - New Hope, USA, 12 aprile 1989), fu un attivista sociale e politico statunitense, esponente della sinistra radicale degli Stati Uniti (New Left), cofondatore dello "Youth International Party" («Partito internazionale della Gioventù» ), chiamato anche Yppie, e, successivamente, un fuggitivo ricercato dalla giustizia. La sua figura è associata al movimento anarchico statunitense e ai movimenti controculturali negli Stati Uniti durante gli anni '60 e '70, divenendo un simbolo della ribellione giovanile di quegli anni.
«La rivoluzione non è un qualcosa legato all'ideologia, né una moda di una particolare decade. È un processo perpetuo insito nello spirito umano.» (Revolution is not something fixed in ideology, nor is it something fashioned to a particular decade. It is a perpetual process embedded in the human spirit.)
("Soon to be a Major Motion Picture", Abbie Hoffman)

In particolare Hoffman fu arrestato e processato per cospirazione e incitamento alla rivolta a causa del suo ruolo nelle proteste che portarono ai violenti scontri con la polizia durante la Convention nazionale del partito Democratico nel 1968. Con lui furono coinvolti Jerry Rubin, David Dellinger, Tom Hayden, Rennie Davis, John Froines, Lee Weiner e Bobby Seale. Il gruppo di Hoffman era inizialmente conosciuto come Chicago Eight («Gli otto di Chicago»), poi ridenominato Chicago Seven («I sette di Chicago») in seguito allo stralcio processuale dell'accusa contro Seale. Gli imputati furono inizialmente condannati in primo grado per incitamento alla rivolta, ma il verdetto fu ribaltato in appello.

Biografia[modifica]

Fase giovanile[modifica]

Figlio di John Hoffman e Florence Schanberg, crebbe in una famiglia della classe media insieme a due fratelli più piccoli. Hoffman visse un'infanzia idiliaca, a cavallo degli '40 e '50, facendo parte della generazione di transizione tra i beatnik e gli hippy.

Dopo essere stato espulso dalla scuola pubblica per aver più volte irriso le autorità  scolastiche, si trasferisce alla Worcester Academy e si diploma nel 1955.

Prime proteste[modifica]

Dotato di una personalità  sardonica e vulcanica, di orientamento anarchico e comunista, Abbie Hoffman organizzò e diresse molte manifestazioni di protesta contro l'estabilishment. Le sue esperienze nei primi anni '50 come studente della Brandeis University, nel Massachusetts, dove studiò sotto Herbert Marcuse, impressero in lui lo spirito della ribellione. Successivamente ottenne la specializzazione all'Università  di Berkeley. Sotto la tutela del famoso psicologo e filantropo Abraham Maslow, Hoffman concepì la protesta politica come un processo positivo e di immediata necessità .

Nei primi anni '60, tornò a Worcester a lavorare come psicologo in un ospedale statale. Iniziò la sua carriera politica occupandosi di attivismo per i diritti umani nello stato del Mississippi, come organizzatore del Comitato di Coordinamento degli Studenti Non Violenti (Student Non-Violent Co-ordinating Committee). Nel distretto di Haight-Ashbury, a San Francisco, l'anarchico si associò ai Diggers (degli attori diventati attivisti sociali), distribuendo cibo gratis e organizzando alloggi.

Molte delle azioni dimostrative di cui fu protagonista ebbero risonanza tra l'opinione pubblica per la loro teatralità . Una tra le sue azioni di protesta più famose avvenne il 24 agosto 1967, quando condusse un gruppo di oppositori al capitalismo e alla guerra nel Vietnam nella galleria alla borsa di New York (New York Stock Exchange) e gettò biglietti da un dollaro sugli scambisti, che cominciarono a raccoglierli freneticamente. Ovviamente, Hoffman puntava a mettere in risalto quello che metaforicamente gli scambisti del NYSE secondo lui stavano già  facendo. Successivamente alla borsa di New York furono istallate delle barriere per prevenire proteste dello stesso tipo. Attraverso il suo coinvolgimento nelle proteste contro la guerra nel Vietnam, egli divenne un'icona della controcultura e il volto del dissidio radicale americano.

Hoffman si unì a molti dei principali contestatori dello stato delle cose negli anni '60, come John Lennon e Yoko Ono, Tom Hayden, Timothy Leary e G. Gordon Liddy, e si distinse per il suo modo di fondere la creatività  e il suo tipico umorismo selvaggio nelle azioni di protesta. Fu pioniere in molte tattiche nella guerriglia della sopravvivenza e dell'autonomia personale. Durante la guerra del Vietnam, condusse 50.000 persone in manifestazione attorno al Pentagono nel tentativo di fare levitare in aria l'edificio per mezzo dell'energia psichica della folla.

Il caso dei Sette di Chicago[modifica]

La convention democratica di fine agosto del 1968, fu lo scenario di colossali manifestazioni contro la guerra in Vietnam, che all'epoca era in pieno sviluppo. Migliaia di persone scesero in strada a protestare, ma la curiosità  principale fu data dalla presenza di un maiale, soprannominato Pigaus l'Immortale, che diversi manifestanti portavano in giro per le strade come loro candidato presidenziale. Inizialmente quindi, il corteo ebbe un carattere e goliardico, ma ben presto iniziarono gli scontri con la polizia, la quale rispose con lacrimogeni, spari e cariche violentissime. In seguito agli arresti e agli scontri, un magistrato accusò otto manifestanti di aver organizzato ed incitato alla rivolta. Parimenti il magistrato accusò anche la polizia di aver abusato della violenza.

Hoffman fu arrestato insieme a Jerry Rubin, David Dellinger, Tom Hayden, Rennie Davis, John Froines, Lee Weiner e Bobby Seale. Il processo dei cosiddetti Chicago Eight («Gli otto di Chicago») iniziò il 24 settembre 1969 e vide gli imputati difesi da William Kunstler e Leonard Weinglass. Il giudice del processo, Julius Hoffman, fu più volte attaccato da Bobby Seale, membro delle Pantere Nere, con epiteti assai pesanti («fascista», «razzista», «maiale»...) perchè il suddetto giudice gli aveva impedito di rinviare l'udienza nonostante il suo avvocato difensore non potesse più difenderlo a causa di un'operazione chirurgica che doveva subire improrogabilmente. Poichè Seale rifiutava di tacere, il giudice lo fece legare e imbavagliare, condannandolo poi a quattro anni di carcere per oltraggio alla corte. Da quel momento gli otto di Chicago divennero i Sette di Chicago (Chicago Seven).

Durante la prosecuzione del processo, le trovate teatrali di Abbie Hoffman conquistarono spesso i titoli dei giornali, come ad esempio quando, invitato a deporre, prestò giuramento alzando il dito medio invece dell'intera mano. Il giorno della sentenza, 18 febbraio 1970, Hoffman invitò il giudice a provare l'LSD. Quel giorno fu condannato, insieme a cinque suoi compagni (furono assolti Froines e Weiner), per incitamento alla rivolta. Il 21 novembre 1972 tutte le condanne saranno annullate dalla Corte d'Appello sulla base del fatto che il giudice era stato condizionato da pregiudizi culturali e razziali.

Il concerto di Woodstock[modifica]

Al concerto di Woodstock, Hoffman interruppe la performance degli Who per fare un discorso di protesta contro l'imprigionamento di John Sinclair del Partito delle Pantere Bianche (White Panther Party). Il chitarrista degli Who Pete Townshend non prese bene l'interruzione dell'esibizione del suo gruppo, ebbe un breve ma duro scambio di parole con Hoffman ed infine lo colpì con la sua chitarra. Pete Townshend affermò successivamente di essere d'accordo con Hoffman riguardo l'imprigionamento di John Sinclair.

Vita in clandestinità [modifica]

Nel 1971, Hoffman ha pubblicato il libro Steal This Book («Ruba questo libro»), in cui egli dà  delle direttive ai suoi lettori su come vivere gratuitamente. Molti suoi fan lo presero sulla parola, rubando il suo stesso libro e per questo molte librerie si rifiutarono di venderlo. Poco dopo, insieme a Rubin ed Ed Sanders, scrisse un altro libro dal titolo Vote!.

Trascinatosi in uno stile di vita fuori legge, Hoffman fu coinvolto nel 1973 nel traffico di cocaina, nel quale si era buttato a capofitto non tanto per avidità  personale quanto per spirito di avventura (a dimostrazione di ciò c'è il fatto che gran parte dei suoi proventi li donò ai movimenti radicali rivoluzionari), come per altro avevano fatto anche altri personalità  della controcultura americana. Per sfuggire alla cattura si diede alla fuga, ricorrendo a vari stratagemmi per non essere riconosciuto (tra cui la plastica facciale), Hoffman visse in clandestinità  per sei anni, continuando a fare l'attivista sotto il falso nome di Barry Freed. L'F.B.I. compilò 68.000 pagine di documentazione su di lui e assunse due psicologi per analizzare la sua personalità . Fu bandito dalla circolazione in undici stati.

Nel 1980 Hoffman uscì dalla clandestinità  e dovette scontare una breve condanna alla prigione, prima di tornare all'attivismo sociale. Egli si batté su molti fronti, ma le sue passioni erano largamente personali, in un ambiente che era drasticamente cambiato sin dalla morte delle controculture degli anni '60 e '70. La psicosi, l'abuso di sostanze stupefacenti e la rottura di relazioni resero la sua vita personale molto disordinata; i media misero in risalto le contraddizioni e le pecche nel suo modo di agire. Nonostante questo continuò ininterrottamente a praticare il suo attivismo e a cercare di mobilitare gli studenti nei campus universitari. É il 1987 quando Abbie Hoffman viene arrestato per la quarantaduesima volta, mentre protesta, assieme a una trentina di persone, contro il reclutamento della CIA all'Università  del Massachusetts.

Il suicidio[modifica]

A una riunione dei Sette di Chicago nel 1988, Abbie si descrisse come «un dissidente americano. Non credo che i miei obbiettivi siano cambiati sin da quando avevo 4 anni e combattevo con i bulletti a scuola.». Sofferente di disturbo bipolare, fu trovato morto il 12 aprile 1989 e ufficialmente la sua morte fu registrata come suicidio causato dall'ingestione di una grossa dose di barbiturici. Purtroppo non visse abbastanza a lungo per vedere la resurrezione del movimento antagonista e della dissidenza radicale negli anni 90 da parte di una varietà  di individui e fondazioni progressiste (movimenti contro la globalizzazione economica).

Rappresentazioni di Hoffman[modifica]

È l'autore di vari libri tra cui Ruba questo libro (titolo originale: Steal this book), Fuck the system e Revolution for the Hell of It. Il primo di questi, che negli Stati Uniti vendette 2 milioni di copie, è pubblicato in Italia da Stampa Alternativa. La vita di Abbie Hoffman è documentata nel film Steal this Movie. Nel film Forrest Gump viene mostrato un uomo la cui figura allude a Abbie Hoffman, vestito con la sua famosa camicia ricavata da una bandiera americana, che tiene un discorso contro la guerra del Vietnam a Washington davanti a una folla di hippies.

Citazioni[modifica]

  • «È imbarazzante cercare di rovesciare il Governo e ritrovarsi nell'elenco dei best sellers!» (It's embarrassing when you try to overthrow the government and you wind up on the Best Seller's List., da Steal this book)
  • «Rubare a un fratello o una sorella è male. Non rubare alle istituzioni, che sono i pilastri dell'Impero del Ma(ia)le è altrettanto immorale». (To steal from a brother or sister is evil. To not steal from the institutions that are the pillars of the Pig Empire is equally immoral., dall'introduzione di Steal this book).
  • «Certo, eravamo giovani. Eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, eravamo sciocchi. Ma avevamo ragione».
  • «Io credo nel cannibalismo obbligatorio. Se le persone fossero obbligate a mangiare quello che uccidono, non si sarebbero più guerre.»

Bibliografia[modifica]

Libri scritti da Abbie Hoffman[modifica]

  • Revolution for the Hell of It, 1968
  • Woodstock Nation: A Talk-Rock Album, 1969
  • Steal This Book, 1971
  • Vote!, 1972, scritto insieme a Jerry Rubin e Ed Sanders
  • To America with Love: Letters from the Underground, 1976, scritto insieme a Anita Hoffman
  • Soon to be a Major Motion Picture, 1980
  • Square Dancing in the Ice Age, 1982
  • Steal this Urine Test, 1987, scritto insieme a Jonathan Silvers
  • The best of Abbie Hoffman, 1989, selezione di passi da Revolution for the Hell of It, Woodstock Nation, e Steal this Book. Include altri scritti precedentemente mai pubblicati in un libro.

Libri su Abbie Hoffman[modifica]

  • Run Run Run: The Lives of Abbie Hoffman, 1994, di Jack Hoffman and Daniel Simon
  • Abbie Hoffman: American Rebel, 1992, di Marty Jezer
  • For the Hell of It: The Lives and Times of Abbie Hoffman, 1996, di Jonah Raskin
  • Live This Book: Abbie Hoffman's Philosophy for a Free and Green America, 1991, di Theodore L. Becker e Anthony L. Dodson
  • Steal This Dream, 1998, di Larry "Ratso" Sloman

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]