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Aaron Baron

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Aaron Baron e sua moglie Fanya

Aron Baron (1891-1939), è stato un anarchico e sindacalista ucraino. Partecipò all'esperienza rivoluzionarie e libertaria ucraina, tra il 1917 e il 1921, e a quelle della Rivoluzione russa, dove subì molte persecuzioni ed arresti per il fatto d'essere anarchico.

Biografia[modifica]

L'anarchismo e l'esperienza anarco-sindacalista ucraina[modifica]

Aaron Baron maturò il proprio anarchismo poco più che adolescente, dopo aver intrapreso, a causa delle sue convinzioni sionistiche (Baron era di origine ebraica), un viaggio in Palestina che però lo deluse non poco.

La carriera anarchica vera e propria risale però alla sua partecipazione alla rivoluzione russa del 1905, in seguito alla quale fu deportato in Siberia. Successivamente espatriò negli Stati Uniti, trascorrendo i primi anni della Grande Guerra a Chicago, dove lui e la moglie Fanya furono anche stati arrestati e bastonati dalla polizia per avere fomentato uno sciopero contro la disoccupazione. Ritornato nella sua terra natia, nel 1917, Baron diventò rapidamente un conferenziere e uno scrittore popolare in Ucraina. Fu attivo nel movimento sindacale ucraino, diventando rappresentante del sindacato dei panettieri del soviet di Kiev. Dopo l'insurrezione bolscevica, trasferitosi con Fanya a Kharkov, sempre in Ucraina, contribuì al lancio del "movimento anarchico unitario" del Nabat.

Fu membro attivo e importante di quell’esperienza libertaria ucraina che si sviluppò tra il 1917 e il 1921, collaborando attivamente, tra gli altri, con Nestor Makhno, Voline e Petr Arshinov.

All’interno del Nabat, Aaron Baron si occupò per molto tempo della cultura e dell’educazione, organizzando conferenze, redigendo articoli e manifesti, in modo da assicurare un’efficace propaganda a favore dei libertari ucraini. Oltre a fare parte della segreteria della Confederazione anarchica, Baron fu condirettore assieme a Voline del giornale Nabat.

Il suo attivismo non lasciò però indifferente la Ceka sovietica che nel novembre 1920 lo arrestò a Kharkov, durante un convegno al quale partecipavano numerosi anarchici e sindacalisti russi e ucraini, tra i quali Voline, la moglie Fanya e lo stesso Makhno, il quale però riuscì a scappare e ad evitare l’arresto.

Le lotte carcerarie[modifica]

In carcere Aaron proseguì strenuamente la sua lotta antiautoritaria. Dopo un tafferuglio fu trasferito in cella d’isolamento, ma, in seguito ad uno sciopero della fame durato 36 ore, fu riportato nel carcere di Boutirky (Mosca). Insieme ad altri anarchici ebbe il permesso di assistere ai funerali di Kropotkin, che fu l’ultima manifestazione pubblica a cui poterono partecipare gli anarchici russi. Contribuì alle lotte di resistenza dei prigionieri politici russi, del 21 febbraio 1921, contro le indiscriminate deportazioni degli stessi.

Successivamente fu trasferito nella prigione di Orel; nel frattempo la sua compagna, Fanya, anch’essa detenuta, organizzò un’evasione che però fallì, determinando la sua condanna a morte per fucilazione (settembre 1921).

Aaron, nonostante tutto, continuò strenuamente la sua lotta per ottenere una nuovo dislocazione a Mosca, ma fu invece trasferito a Nijni Novgorod. Nell’agosto del 1922 fu tradotto a Mosca per essere giudicato, ma poiché il processo non si tenne gli fu concesso un mese di libertà  per regolare i propri affari personali. Cercò di arrivare a Kiev, ma senza alcun plausibile motivo gli fu revocato il permesso, fu arrestato per “propaganda clandestina” e spedito ad Arkhangel, poi a Peredominsk e infine, dopo essersi dato fuoco ai vestiti per protesta, alle isole Solovietzki dove ricevette una condanna a tre anni di reclusione.

L'accanimento bolscevico di Aaron non finirono qui, infatti aver scontato la pena fu nuovamente arrestato e spedito ad Enisseik (Siberia), poi verso la primavera del 1926 fu trasferito 1000 Km più a nord, a Touroukhansk, dove risultò praticamente isolato dal resto del mondo (il primo ufficio postale distava 300 km).

Nel 1931, dopo aver scontato anche questa assurda condanna, gli fu assegnata la residenza a Voronéje, dove, nel 1934, fu però nuovamente arrestato e deportato a Tobolsk; nel 1938 fu liberato e poi nuovamente arrestato a Kharkov, dove si era stabilito e dove morì, probabilmente assassinato, nel 1939.

Voci correlate[modifica]