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Soviet

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Riunione del Soviet di Pietrogrado, 1917

Il termine Soviet (in russo совет, talvolta trascritto come sovet o sovjet, in italiano consiglio) si riferisce agli organismi espressi dai lavoratori e dagli operai a San Pietroburgo durante la rivoluzione russa del 1905. Comunemente ritenuta un'idea appartenente al marxismo e al bolscevismo, in realtà  le sue radici affondano nella tradizione del socialismo libertario e nelle delibere dei vari congressi della I Internazionale.

«I “soviet” in senso storico-politico proprio sono originariamente i “consigli dei delegati degli operai” (sovety rabocich deputatov), poi i “consigli dei delegati degli operai, dei contadini e dei soldati” (sovety rabocich, krest'jankich i soldatskich deputatov), e infine i “consigli dei lavoratori” (sovety deputatov trudjašcichsja), come si chiamano a partire dalla costituzione del 1936»[1]

Le radici storiche ed ideologiche dei soviet[modifica]

L'idea del soviet ha le proprie origini, non nel bolscevismo della rivoluzione russa del 1917, come comunemente si pensa, bensì nell'ambito del movimento operaio auto-organizzato formatosi della seconda metà  dell'800. Una certa similitudine con i soviet la si può riscontrare anche nel vétché [2], ovvero l'assemblea urbana tipica dell'Ucraina del passato che ricordava le assemblee degli uomini liberi dei regni barbarici d'Occidente. Proprio in quei territori, infatti, l'idea del soviet si concretizzò durante la rivoluzione russa. Organi rivoluzionari con caratteristiche similari si ritrovano anche nelle tre rivoluzioni che l'Europa occidentale ha attraversato nell'epoca moderna, la rivoluzione inglese del XVII secolo e le rivoluzioni del 1789 e del 1848 in Francia. [3]

Principalmente l'idea della costituzione di consigli operai (soviet) si formò nell'ambito dei congressi della I Internazionale, soprattutto in quelli di Losanna (1867) e Ginevra (1868). L'anno seguente, durante il convegno di Basilea, la relazione del belga Hins e del francese Pindy espresse i principi ed il significato delle organizzazioni industriali. Partendo dall'idea che si dovesse porre fine allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e che ovviamente fosse necessario trovare nuove organizzazioni sociali, in antitesi alla politica gerarchica dei partiti e all'autoritarismo dello istituzioni, auspicarono la riorganizzazione sulla base di un socialismo autogestionario e libertario. Da questo convincimento nacque l'idea dei consigli operai (soviet), come appunto riportato nella relazione di Hins:

«I consigli delle organizzazioni del lavoro occuperanno il posto degli attuali governi. Queste rappresentazioni porranno fine una volta per tutte ai vecchi sistemi politici del passato» (da Origini e significato dell'idea dei soviet, tratto da Bolscevismo ed Anarchismo, cap7, di Rudolf Rocker).

In seguito l'idea fu strutturata meglio grazie alla diffusione dell'anarco-sindacalismo e del sindacalismo rivoluzionario, per merito soprattutto del lavoro svolto in Francia da Fernand Pelloutier, Emile Pouget e da tanti altri sindacalisti radicali.

I primi soviet: Russia, 1905[modifica]

In assenza dei sindacati, l'idea di un'organizzazione rappresentativa dei lavoratori e dei contadini si fece strada tra i rivoluzionari russi del 1905 e presero la forma dei soviet. Essi comparvero prima nelle province con il compito di costituire comitati che organizzassero gli scioperi (il termine fu adottato per la prima volta nel 1905 dai lavoratori di una fabbrica tessile di Ivanovo per designare il loro comitato di sciopero) e presero una connotazione più politica con la fondazione del Soviet di San Pietroburgo, il 13 ottobre, e di Mosca, il 5 dicembre.

Il soviet aveva la funzione di impedire che gli intellettuali o altre figure auoritarie potessero egemonizzare la rivoluzione. Il ruolo centrale nello sviluppo della stessa doveva invece spettare sempre e comunque ai lavoratori e i soviet erano considerati strumento necessario per evitare la centralizzazione e burocratizzazione della rivoluzione in atto.

La rivoluzione russa del 1917: dal libertarismo alla gerarchizzazione dei soviet[modifica]

Vladimir Lenin, leader dei bolscevichi, gerarchizzò i soviet, distruggendo di fatto l'origine libertaria degli stessi.
L'idea dei soviet non fu applicata solo dai bolscevichi. Nell'immagine è raffigurato il primo governo della Repubblica dei Consigli di Monaco (1918). Al centro, seduto, si può vedere l'anarchico Erich Muhsam.

Nel febbraio del 1917, la riforma dei soviet portò al rovesciamento del regime zarista. Tuttavia i soviet non esercitarono mai il potere durante quella fase: da febbraio ad ottobre, il potere fu in mano ad un « governo provvisorio » diretto prima dal principe Lvov e poi in luglio da Alexandre Kerensky. La parola d'ordine che caratterizzò la presa del potere bolscevico fu: « Tutto il potere ai soviet ! ». L'anarchico russo Voline denunciò quest'appropriazione indebita del termine soviet:

«Al fine di colpire lo spirito delle masse, guadagnare la loro fiducia e la loro simpatia, il partito bolscevico lancia (...) dei moti che, fino ad allora, caratterizzavano (...) l'anarchismo».

A partire dall'ottobre del 1917 il potere fu retto da « commissari del popolo », eletti dal Congresso dei Soviets (delegati eletti dai soviets) e diretti da Lenin. Secondo Hannah Arendt «il regime bolscevico ha spogliato i consigli (soviet, in base al nome russo) del loro potere quando era ancora diretto da Lenin, e ha rubato il loro nome per appropriarsene, mentre era in realtà  un regime anti-sovietico».[4].

La distruzione di ogni principio libertario e autogestionario dei soviet fu esemplificato con l'introduzione del concetto di dittatura del proletariato, che significava sottomettere il soviet alla volontà  dei bolscevichi. L'idea originaria dei soviet era invece del tutto inconciliabile con qualsiasi concetto di dittatura, ovvero di dominio gerarchico di una minoranza sulla maggioranza. Che i bolscevichi non avessero alcuna intenzione di concedere libertà  di autogestione ai soviet fu chiaro a tutti con la repressione di Kronstadt. Infatti, di fronte alle richieste dei marinai e degli operai dell'isolotto di applicare lo slogan leninista : «Tutto il potere ai soviet!», i bolscevichi reagirono massacrandoli sprezzantemente e infamandoli con l'accusa di essere controrivoluzionari.

Pur essendo morta, nella sostanza ma non nella forma, l'idea dei soviet nella Russia bolscevica, il consiliarismo (soviet=consiglio) trovò applicazione, in maniera più o meno libertaria, nelle fabbriche italiane, durante il biennio rosso (1919-20), e in Germania, nella Repubblica dei Consigli di Baviera (1918).

Note[modifica]

  1. Oskar Anweiler, Storia dei Soviet. I consigli di fabbrica in Urss (1905-1921), Roma-Bari 1972, p. VII,
  2. Skirda, Alexandre, Les anarchistes russes, les soviets et la révolution de 1917, Les Éditions de Paris, 2000, p.52
  3. Oskar Anweiler, Storia dei Soviet. I consigli di fabbrica in Urss (1905-1921), Roma-Bari 1972
  4. Hannah Arendt, A propos des Conseils Ouvriers en Hongrie

Bibliografia[modifica]

  • Oskar Anweiler, Storia dei Soviet. I consigli di fabbrica in Urss (1905-1921), Laterza, Roma-Bari 19721.
  • Roberto Massari, Le teorie dell'autogestione, Jaca Book, Milano 19741.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]