socialismo utopistico
Da Anarchopedia.
Il socialismo utopistico, definito in questo modo da Karl Marx, si diffuse particolarmente in Francia e fu precursore del movimento operaio organizzato, compreso quello di matrice anarchica.
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[modifica] I precursori del socialismo
Le dottrine socialiste fecero la loro comparsa nei primi decenni del XIX secolo e sono perciò strettamente connesse alle trasformazioni indotte dalla rivoluzione industriale.
In realtà ben prima di questa fase storica comparvero scritti in cui si denunciavano le iniquità della società dell'epoca: nella Repubblica di Platone si ipotizza una società di filosofi e guerrieri, in cui si concretizza la più stretta comunanza dei beni; in Utopia (1516), dell’inglese Tommaso Moro, si descrive una società di cittadini che vivevano in comunanza di beni e governati da un mite governo di sapienti; il calabrese Tommaso Campanella in La Città del Sole (1620) traccia le linee di uno Stato ideale, ispirato anch’esso alla totale comunanza dei beni.
Anche la costituzione francese, figlia della Rivoluzione Francese, proclama l’eguaglianza di tutti gli uomini, che verrà poi riproposta dalla cosiddetta Congiura degli Uguali.
[modifica] Il socialismo utopistico
Dopo la rivolta di Lione, che può essere considerata la prima rivolta operaia nel mondo moderno, si formarono le prime associazioni operaie, clandestine, che guidarono attraverso una serie di successi e insuccessi, alla progressiva emancipazione della classe operaia.
[modifica] Gli utopisti
La tradizione del socialismo utopistico suole farsi iniziare con i francesi Saint-Simon, Blanc e Blanqui. Anche l’inglese Robert Owen può essere catalogato nell’ambito del socialismo utopistico, nonostante il socialismo inglese si distingua per il suo carattere riformistico piuttosto che per quello rivoluzionario.
I precursori socialisti, con venature libertarie più o meno accentuate, furono definiti “utopisti”, da Karl Marx, poiché non tennero conto delle trasformazioni avvenute a seguito della rivoluzione industriale, delle ferree leggi economiche imposte dalla produzione capitalista e perché prescindono nel loro progetto, dall’organizzazione degli sfruttati, dalla lotta di classe e dall’abbattimento del potere. I suoi principali esponenti, secondo gli storici, furono due francesi, Pierre Joseph Proudhon e Charles Fourier.
Proudhon fu contrario ad ogni forma di giacobinismo, autoritario e accentratore: egli fu quindi un anarchico e un fautore dell’abolizione dello Stato, contrariamente agli utopisti che auspicavano la decentralizzazione dello Stato o la sua riduzione ai minimi termini. Pierre Joseph Proudhon disapprovò anche la decisione degli operai di votare i propri candidati alle elezioni del 1864: <<per la democrazia operaia era il caso di rispondere come le dieci tribù di Geroboamo: Fate i vostri affari, signori borghesi! Noi rientriamo sotto le nostre tende>>. Di conseguenza catalogarlo tra i socialisti utopisti è quindi una forzatura e non a caso gli anarchici lo hanno riconosciuto sempre per quello che è: un anarchico.
Charles Fourier fu l’utopista in cui si riscontrarono le maggiori tendenze libertarie, escludendo ovviamente il già citato Proudhon. Egli era un fautore della libera associazione, in funzione dell cosiddetta ”attrazione passionale” che si estrinsecava nel lavoro attraente. Ciò che differenziò Fourier dai classici utopisti e dai rivoluzionari di qualsiasi estrazione fu l’intento non di cambiare né tanto meno di fustigare le inclinazioni proprie della natura umana, bensì di specificarle e comprenderle in modo tale da assecondarle per trarne il meglio e la maggior libertà possibile.
[modifica] Dall’utopia all’organizzazione del movimento operaio
Tra gli utopisti il dibattito ideologico si imperniò in particolare sui mezzi da adoperare: da una parte i fautori dell’azione violenta (per es. Blanqui), alla cui guida si sarebbe posta una minoranza avanguardista, e dall’altra coloro che volevano muoversi in un ambito legale e non violento (per es. Etienne Cabet).
Lo sviluppo del dibattito teorico del movimento operaio portò all’abbandono del socialismo utopistico e alla nascita del movimento operaio organizzato in diverse forme e con mezzi e fini altrettanto vari: in Inghilterra presero forma le Trade-Unions; in Francia si diffuse l’anarchismo proudhoniano; in Italia l’anarchismo bakuniano; in Germania venne fondata, in chiave antiborghese, l’“Associazione generale degli operai tedeschi”, da cui si sviluppò la socialdemocrazia tedesca.
La necessità di coordinare tutti questi movimenti portò alla nascita, nel 1864, dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori e paradossalmente dell’accentuarsi degli scontri tra marxisti e anarchici.

