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Socialismo Libertario

Da Anarcopedia.

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Carlo Pisacane, primo socialista libertario italiano
Il socialismo libertario è spesso definito con altri termini: "autogestionarismo","anarco-socialismo", "antiautoritarismo" o anche con il termine di "sinistra libertaria" (definizione, quest'ultima, alquanto imprecisa in quanto il socialismo libertario non entra nel tradizionale spettro politico della sinistra o della destra). Uno dei primi teorici di quello che può essere considerato una sorta di "Socialismo Libertario" fu Pierre Joseph Proudhon.

Indice

[modifica] Cos'è il socialismo libertario

Il socialismo libertario è un filone politico di matrice socialista, che pone la libertà dell'individuo al centro di tutto, permettendogli di organizzare la propria esistenza secondo i suoi desideri e senza dover sottostare a vincoli morali, religiosi o sociali. Il socialismo promuove la libera associazione tra gli individui e si oppone ad ogni forma d'autorità e di gerarchia, soprattutto quando queste degenerano nel capitalismo e nello Stato (alcuni socialisti libertari invece auspicano uno Stato minimale che assolva determinate funzioni).

Il socialismo libertario auspica l'autogestione, la democrazia diretta, l'autonomia dei movimenti sociali, la decentralizzazione, la rivoluzione in tutti gli aspetti della vita umana, le relazioni sociali ecc.

Gli elementi che lo caratterizzano, hanno diverse affinità con vari movimenti politici e sociali, e possono essere così riassunti sinteticamente:

[modifica] Socialismo libertario. Perché socialisti

La parola "socialista" fu originariamente definita per includere «tutti quelli che credono nel diritto individuale del possesso di colui o colei che produce». Il termine socialismo, accostato a quello di libertario, assume un significato ben diverso dal socialismo di Stato, considerato da molti come una forma particolare di capitalismo, e in questo contesto prende carattere anticapitalistico.

La definizione di socialismo di questa scuola di pensiero, dal punto di vista economico è: «i mezzi di produzione in mano o di proprietà dei produttori» , invece dal punto di vista amministrativo è la seguente: «le decisioni che riguardano tutti devono essere decise da tutti».

Comunemente si considera il socialismo libertario come un sinonimo di anarchismo o meglio come una corrente di pensiero legata al pensiero anarchico e spesso si tende a confonderlo con il comunismo libertario, che è invece una ramificazione particolare del socialismo libertario.

[modifica] Socialismo Libertario. Perché Libertari

In una maniera o in un'altra le diverse forme del libertarismo sono strettamente relazionate all'anarchismo o ai suoi principi base.

Il termine "Libertario" è entrato nell'uso comune, soprattutto in Francia, alla fine del XIX secolo, quando le autorità transalpine iniziarono una dura repressione contro gli anarchici: bastava definirsi tali per subire persecuzioni di ogni sorta e la sola parola anarchia generava timore tra la popolazione. Per evitare pregiudizi e per sottrarsi alle persecuzioni, molti anarchici francesi cominciarono a preferire il termine "libertario".

Nel 1895 Sébastien Faure e Louise Michel pubblicarono, sempre in Francia, il periodico «Le Libertaire» (Il Libertario). Da quel momento anche negli USA, paese che alla fine dell'800 e all'inizio del 900 fu particolarmente permeato dal pensiero anarchico, il termine "libertario" cominciò ad essere utilizzato per portare avanti i principi dell'anarchismo (nel Luglio del 1954 gli anarchici americani costituirono "La Lega Libertaria" che si sciolse poi nel 1965).

[modifica] In Italia

Pier Carlo Masini (foto Archivio famiglia Masini, Cerbaia Val di Pesa)

In Italia i principi del socialismo libertario si possono riscontrare già in Carlo Pisacane, seppur mai utilizzò questo termine, che poneva la libertà e la "libera associazione" al centro della sua visione socialista. Il termine "Socialismo libertario" compare per la prima volta in Italia nel 1897, in seguito al dibattito (svoltosi prevalentemente sui giornali) sviluppatosi tra Francesco Saverio Merlino e Errico Malatesta (nel 1949 i documenti furono raccolti integralmente nel volume Anarchismo e democrazia, in particolar modo sul nodo democrazia-socialismo-anarchismo.

Nel gennaio 1897 Merlino pubblicò sul quotidiano «Il Messaggero» una lettera in cui invitava gli anarchici a prendere parte alle elezioni e a votare per i candidati dei partiti popolari, abbandonando quindi il tradizionale astensionismo. Merlino sosteneva che le forme politiche e democratiche avessero un valore, sia pure relativo e assai limitato, e che quindi il loro rifiuto fosse un grave errore. Malatesta, al contrario, ribadì le tradizionali ragioni dell’astensionismo anarchico.

Nei mesi successivi la polemica tra i due, che comunque rimasero sempre amici e compagni, si allargò alla questione della strategia rivoluzionaria e alle problematiche della costruzione di una società libertaria. Alla fine Malatesta chiese a Merlino se si riteneva ancora anarchico e questi gli rispose che preferiva per sé la qualifica di “socialista libertario".

Merlino quindi auspicava uno Stato e un governo ridotto all'essenziale (radicalmente democratizzato e decentralizzato), la salvaguardia del mercato come mezzo per garantire una certa giustizia sociale e il mantenimento di forme di iniziativa privata (singoli individui o di cooperative) accompagnate dalla più ampia libertà politica e individuale (singola e associazionistica).

Successivamente questo pensiero si consolidò anche grazie a Camillo Berneri, il quale polemizzò duramente con le concezioni ultra-individualistiche e antiorganizzatrici che avevano spaccato il movimento anarchico impedendone il radicamento sociale. Ugualmente Berneri criticava le teorie economiche rigidamente comuniste e collettiviste optando per una posizione di eclettismo e di distinzione tra dimensione economica e dimensione politica: la dimensione politica si basa comunque su un giudizio di valore, la dimensione economica su un giudizio di fatto. Tale approccio porta Berneri a scrivere «Sul terreno economico gli anarchici sono possibilisti (...) sul terreno politico (...) sono intransigenti al 100%».

Sul filone delle idee di Berneri e Francesco Saverio Merlino, a partire dalla metà del XX secolo lo storico anarchico e socialista Pier Carlo Masini si fa portatore di un'idea socialista anticlericale, federalista e libertaria, che per lui significava riportare il socialismo alle sue origini: la Prima Internazionale.

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