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Sionismo

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Noam Chomsky, intellettuale antisionista
Il sionismo, che non va confuso con l'ebraismo o il giudaismo, è un'ideologia politica fondata su un sentimento ebraico, descritto da alcuni semplicemente come nazionalista e da altri come emancipatore rispetto alla questione ebraica, che al momento della sua fondazione si adoperò in favore della nascita di un territorio o Stato popolato da ebrei in Terra d'Israele. Alla nascita del movimento sionista alla fine del XIX secolo, questo territorio corrispondeva alla Palestina ottomana, poi, dopo la prima guerra mondiale, al «Mandato britannico della Palestina»[1].

Il sionismo nasce fra le comunità  Aschenaziti dell'Europa centrale e orientale in seguito al susseguirsi di vari pogroms contro gli ebrei, ma affonda le sue radici anche in Europa occidentale come conseguenza dello choc causato dall'affaire Dreyfus, che fu tra i motivi che spinsero Theodor Herzl ad organizzare nel 1897 il primo Congresso sionista (Basilea, Svizzera). Nonostante le cause della dispersione ebraica siano prettamente specifiche, la nascita del sionismo fu contemporanea all'affermazione di altri nazionalismi in Europa.

Dopo la proclamazione dello stato di Israele (15 maggio 1948), il sionismo ha assunto una nuova connotazione che lo porta a sviluppare politiche di consolidamento dello Stato ebraico anche facendo ricorso a guerre o ad attività  annessionistiche. Per questo, oggi vengono delineate due nuove correnti moderne del sionismo: il post-sionismo, che vuole dare un orientamento secolare allo Stato di Israele e quindi normalizzare le relazioni con i palestinesi e il mondo arabo; il neo-sionismo, che si batte per la deportazione forzata dei palestinesi e degli arabi israeliani verso altri paesi arabi.

Sionismo, ebraismo, giudaismo... analogie e differenze[modifica]

  • Sionismo: «Movimento politico-religioso ebraico sorto alla fine dell'Ottocento con l'obiettivo di costituire in Palestina uno stato indipendente per gli ebrei sparsi nel mondo; dopo la costituzione dello Stato di Israele nel 1948, il termine viene usato per indicare il nazionalismo ebraico più intransigente»[2]
  • Ebraismo: «Religione, usi, costumi e tradizioni del popolo ebreo»[3]
  • Giudaismo: «Il giudaismo indica le caratteristiche distintive dell'ethnos ebraica...Il termine può essere utilizzato anche per indicare tutta la storia del popolo ebraico, della sua religione e cultura, ma più spesso è associato a un aggettivo che caratterizza una particolare fase storica: es. "giudaismo rabbinico"».[4]

Pur essendo tre concetti legati al popolo ebraico, le differenze sono sostanziali: il sionismo è un movimento politico-ideologico e religioso; l'ebraismo è sostanzialmente legato alla religione, mentre il giudaismo è un concetto più pertinente all'etnia ebraica. Da questo se ne deduce che l'opposizione al sionismo (antisionismo) è cosa del tutto differente dall'odio nei confronti del popolo ebraico (antisemitismo[5]).

Storia[modifica]

Con il proliferare dell'antisemitismo, soprattutto in Europa, prese sempre più corpo l'idea di dare una patria agli ebrei. Fu Theodor Herzl, nel 1897, a convocare a Basilea il primo congresso mondiale dell'organizzazione e a porre le basi per la costruzione di uno Stato del popolo ebraico (non necessariamente in Palestina). La proposta non trovò entusiasmo in tutti gli ambienti ebraici, anzi, sia quelli legati alla destra religiosa (pensavano che la ricostruzione di Israele dovesse essere opera del messia che prima o poi Dio avrebbe mandato tra gli esseri umani) che i riformisti (fautori dell'assimilazionismo) si dichiararono inizialmente non favorevoli. Al progetto si opposero anche molti esponenti dell'ebraismo statunitense, in quanto esisteva una corrente di pensiero ebraico americana che aveva individuato negli Usa la loro «Terra promessa». Questa posizione sarebbe stata poi ripresa dall'American Council for Judaism, un gruppo promosso nel 1942 dal rabbino Elmer Berger.

Dopo la morte di Herzl, la scelta di creare uno Stato proprio in Palestina venne ratificata durante il VII congresso sionista (Basilea, 1905). Così si diede avvio al progetto per la sua realizzazione, che avrà  una svolta decisiva durante la Prima guerra mondiale con la dichiarazione di Balfour, fatta propria dalla Società  delle Nazioni che, affidando il mandato sulla Palestina alla Gran Bretagna nel 1922, sancirà  il principio della collaborazione tra sionismo e amministrazione britannica.

Quasi immediatamente sorsero i primi problemi tra chi intendeva costruire uno Stato arabo-israeliano ed invece chi avrebbe voluto dar vita ad uno Stato specificamente ebraico facendo ricorso ad una forte immigrazione degli ebrei sparpagliati per il mondo. Favorevoli invece a uno stato binazionale con totale parità  di diritti fra arabi ed ebrei furono i marxisti di Hashomer hatsair.

Dopo la nascita di Israele nel 1948, l'obiettivo del sionismo divenne il consolidamento dello Stato, da realizzarsi inizialmente aumentando il flusso migratorio di ebrei verso Israele ed in seguito attraverso lo sviluppo di politiche nazional-colonialistiche.

Correnti politiche del sionismo[modifica]

Il sionismo riunisce diverse correnti di pensiero che vanno dall'estrema destra all'estrema sinistra. Tutte hanno in comune il desiderio di creare uno stato ebraico o comunque di dare una patria agli ebrei. Queste correnti sono o sono state storicamente divise su tre questioni fondamentali:

  • Gli obiettivi territoriali: il sionismo ha cercato di stabilire uno stato ebraico:
    • non importa dove (territorialismo sionista)
    • su qualsiasi territorio in Palestina (punto di vista dominante a sinistra e in parte a destra)
    • su un qualsiasi punto della Palestina biblica (Eretz Israel) (punto di vista dominante nella destra, destra estrema e tra i sionisti religiosi)
  • Gli obiettivi sociali: lo stato sionista deve essere marxista (punto di vista di Poaley Tzion), socialdemocratico (punto di vista di Mapai), Liberale (punto di vista del partito revisionista) e anche fascista (punto di vista di Brit Ha'Birionim)
  • La funzione della religione: la società  fondatrice dello stato sionista dovrebbe essere atea (visione marxista, cananea), aperta alla religione oppure fondato sulla religione (visione di una parte della sinistra e della maggior parte della destra: sionismo religioso)

Ci sono anche altre differenze sostanziali (es. l'uso della forza, violenza nello Stato in costruzione), ma già  solo queste tre tematiche spiegano la strutturazione fondamentale delle correnti sioniste.

Attualmente, il sionismo moderno rivede queste tematiche raggruppandole in tre tendenze principali all'interno della società  israeliana:

  • il post-sionismo, che vuole dare un orientamento secolare allo Stato di Israele, normalizzare le relazioni con i palestinesi... da alcuni fondamentalisti questo è visto come una forma di antisionismo;
  • il neosionismo, erede del sionismo revisionista e religioso, rivendica il carattere puramente ebraico di Israele e dei territori del cosiddetto Israele biblico che comporterebbe il trasferimento di palestinesi e arabi-israeliani verso altri paesi arabi;
  • coloro che si autoproclamano gli eredi del "Sionismo classico" e difendono una posizione intermedia tra le due precedenti.

Sinistra[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, sionismo di sinistra.

Partiti come Poale Zion e Hachomer Hatzaïr, che in seguito porteranno alla nascita di Mapaï (1948), furono l'espressione del cosiddetto sionismo di sinistra. Questi partiti, che videro la luce prima dello scoppio della grande guerra, avevano una matrice espressamente marxista (Poale Zion) o ispirato al socialismo populista russo con una forte influenza anarchica (Hachomer Hatzaïr).

Fautori di una società  socialista non imperniata sulla religione, si fecero entrambi portatori della necessità  di creare uno Stato in Palestina, quantunque mantennero idee flessibili riguardo alle frontiere. Prima del 1948, alcune correnti auspicavano la costruzione di uno Stato misto giudeo-arabo capace di unire pacificamente le due etnie intorno a strutture agricole come i kibbutz. Col tempo, le idee radicali di questi partiti evolvettero verso un riformismo di stampo socialdemocratico che via via assunse tratti sempre più nazionalistici e meno socialisti, rappresentato oggi dal Partito Laburista Israeliano.

Una posizione particolare fu ed è quella degli anarchici, che auspicavano la convivenza pacifica tra i due popoli, senza però dar vita ad uno Stato (Henri Dorr, Mécislas Golberg e Bernard Lazare. Joseph Trumpeldor, divenuto in seguito eroe della destra, fu originariamene anarchico...). Attualmente il movimento anarchico israelo-palestinese combatte unitariamente contro la discriminazione dei palestinesi ed in favore della convivenza tra i popoli in una società  senza Stato, gerarchia e autorità .

Destra moderata e nazionalista laica[modifica]

Si tratta della corrente di pensiero chiamata sionismo generale, che si concretizzò in partito solo a partire dal 1922. Il dirigente più importante fu Haïm Weizmann e lo stesso Theodor Herzl fu assai prossimo a quest'idea.

Partigiani del liberalismo economico, furono il secondo partito fondatore (in importanza elettorale) a determinare la nascita del Likud nel 1973. Il primo partito in tal senso fu il Partito revisionista (dirigente storico più importante fu Vladimir Jabotinsky, succeduto poi da Menahem Begin), nato nel 1925, che poi assumerà  la denominazione di Hérout.

All'interno del Likud si ebbero posizioni variabili riguardo ai confini, alcune correnti più estremiste intendevano annettere persino l'intera Giordania. Nel 2005 la fazione più moderata, guidata da Ariel Sharon, fondò il partito Kadima, che in accordo con i laburisti auspicava il ritiro unilaterale di Israele dai territori palestinesi contesi. Il Likud, almeno a parole, propone la soluzione dei due stati, per risolvere il conflitto israelo-palestinese, a patto che Israele venga riconosciuto da tutte le realtà  palestinesi.

Destra nazionalista religiosa[modifica]

Si tratta di un'idea incarnata soprattutto dal partito Mizrahi, fondato nel 1902 e riorganizzato nel 1956 in Partito Nazionale Religioso (PNR). Tendenzialmente liberale, esiste una fazione più prossima ad una sorta di socialdemocrazia (Hapo'el Hamizrachi) ed una estremamente più radicale (Kach) presente soprattutto nelle Yechivot (scuole religiose).

A prescindere dalle tendenze, tutti concordano nella creazione di uno Stato religioso fondato sulla Halakha, la legge ebraica. Particolarmente ben diffusa tra i coloni israeliani, la salvaguardia degli interessi ebraici viene vista come una predisposizione divina.

In quest'ambito possiamo collocare anche il sionismo cristiano, una corrente di pensiero cristiana che ritiene il ritorno degli ebrei nella Terra Santa e la fondazione dello stato di Israele nel 1948 come il segnale inequivocabile del compimento delle profezie bibliche.

Estrema destra laica[modifica]

La prima manifestazione di quest'ideologia è datata 1931 con l'avvento del partito Brit Ha’Birionim. Si tratta di una fazione interna al Partito revisionista che si richiamava al fascismo italiano. L'organizzazione paramilitare Lehi, fondata nel 1940, fu attiva almeno sino alla morte del suo primo leader, Avraham Stern, nel 1942. Dopo la creazione dello Stato d'Israele, questa corrente non è più strutturalmente proganizzata e persistono tracce solamente attraverso la voce di intellettuali come Israël Eldad, un vecchio dirigente di Lehi. Quest'ideologia riprese vigore subito dopo gli accordi di Washington del marzo 1979, che restituiva il Sinai all'Egitto.

La questione economico-sociale è per questa corrente di pensiero non è prioritaria, a seconda delle epoche sono state assunte posizioni liberali o socialiste. Quello che è storicamente al centro dei loro pensieri è la rivendicazione del « Grande Israele ».

Un altro partito d'estrema destra è Israel Beitenu (letteralmente «Israele, casa nostra»), un partito politico israeliano, nazionalista, sionista e laico, nemico del sionismo religioso e delle altre correnti religiose ultraortodosse antisioniste come gli haredim. In alcuni casi ha addirittura avanzato tesi che proponevano la pulizia etnica, ovvero l'allontanamento dalla terra d'Israele di tutte le persone di razza non ebraica.

Opposizione al sionismo[modifica]

Sin dalla sua nascita, il sionismo vide lo sviluppo di numerose correnti antitetiche, ebraiche e non, che genericamente prendono il nome di antisionismo.

Nell'antisionismo, che non va confuso con l'antisemitismo, si possono delineare sette correnti differenti di pensiero di opposizione al sionismo.

L'antisionismo religioso ebraico[modifica]

Secondo gli ebrei non sionisti, lo stato ebraico dell'antichità  fu distrutto da Dio come punizione per i peccati del popolo ebraico. Secondo loro, solo il Messia che manderà  Dio sulla terra potrà  ristabilire il regno di Israele.[6] Questi religiosi non contestano quindi il diritto degli ebrei ad avere una patria, considerato invece come un fatto inevitabile, ma rifiutano l'idea che essa venga concessa dalla diplomazia politica e non dalla volontà  divina.

Questa corrente è storicamente la prima ad aver professato opposizione al sionismo sin dal congresso del 1897. Originariamente essa fu sostenuta dalla maggioranza ortodossa e ultra-ortodossa in opposizione ad una minoranza che invece si schierò con il movimento fondato da Hertzl.

Oggli ultra-ortodossi hanno generalmente moderato le loro posizioni, ad eccezione di alcuni gruppi che mantengono un alto livello di conflittualità , quali Satmar, Toldot Aharon e soprattutto Neturei Karta[7]. Anche gli ultra-ortodossi ashkenazi non si sono sempre ufficialmente riconosciuti nel sionismo. Per contro, gli ultra-ortodosso sefarditi di Shas non vedono oggi alcuna contraddizione tra il sionismo e la religione, a condizione che lo Stato assuma un orientamento maggiormente religioso.

L'Antisionismo nel movimento operaio ebraico Yiddishland [modifica]

Tra le organizzazioni socialdemocratiche, socialiste e comuniste di Yiddishland - come per esempio il Bund («Unione generale dei lavoratori ebrei»), il partito socialdemocratico ebraico della Galizia e il Folksgrupe di Russia - sin da subito non furono affatto d'accordo con il programma del movimento sionista.[8] 

In Polonia, il Folkspartei, pur desiderando una autonomia nazionale e culturale degli ebrei, non appoggiò l'emigrazione di massa ebraica verso la Palestina. 

L'Antisionismo degli ebrei assimilazionisti o integrazionisti[modifica]

Diversi ebrei fortemente integrati nelle loro nazioni rifiutano il sionismo, con atteggiamenti che vanno dall'indifferenza all'ostilità . La priorità  è da loro data ad una migliore integrazione nel paese di residenza e non all'allontanamento da esso. Può essere un rifiuto legato ad una sorta di nazionalismo in favore del paese di residenza o al semplice sospetto verso Israele.

Questa corrente antisionista fu principalmente attiva a partire dal periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l'inizio della prima metà  del XX secolo. L'atteggiamento divenne molto più favorevole al sionismo dopo la nascita di Israele nel 1948. Anche se questa tendenza è diventata abbastanza marginale, resta il fatto che oggi gli ebrei residenti in altri paesi (soprattutto occidentali) raramente migrano verso Israele.

L'antisionismo palestinese e arabo[modifica]

Si tratta di un sionismo nazionalista che unisce cristiani e musulmani arabi contro Israele e le sue politiche imperialiste. Il nazionalismo antisionista arabo trova riferimenti politici e culturali a destra e sinistra ed è in pratica una sorta di opposizione nazionalistica ad un altro nazionalismo. Gradualmente molti stati arabi hanno riconosciuto lo Stato d'Israele ed hanno con loro relazioni normali, tuttavia questa corrente è ugualmente forte tra le genti del mondo arabo.

L'antisionismo anticolonialista o anti-imperialista[modifica]

Gli antisionisti anticolonialisti o anti-imperialisti spesso non rifiutano per principio il nazionalismo, ma considerano quello dei popoli colonizzati come in qualche modo legittimo o comunque funzionale alla loro liberazione. Contrariamente al nazionalismo arabo o palestinese, quest'antisionismo non rivendica alcuna preferenza teorica per un nazionalismo particolare, tuttavia lo avvicina in qualche modo a quello palestinese. Questa corrente è prossima alle idee di sinistra o estrema sinistra.

L'Assemblea generale dell'ONU del 10 novembre 1975 (risoluzione 337938[9]) ha in qualche modo avallato questa posizione condannando il sionismo come un' « ideologia razzista e imperialista » affermando in conclusione che « il sionismo è una forma di razzismo e discriminazione razziale ». Purtroppo questa risoluzione fu annullata il 16 dicembre 1991 dall'Assemblea generale (Risoluzione. 46/86 Eliminazione del razzismo e della discriminazione razziale). Kofi Annan, segretario generale dell'ONU, disapprovò pubblicamente la risoluzione del 1975 bollandola come espressione dell' antisemitismo.

Alcuni che ancora sostengono questa posizione ideologica accettano l'esistenza di Israele, tuttavia contestano fortemente le sue politiche espansionistiche e nazionalistiche. Altri, come diversi partiti arabi israeliani o il Partito Comunista Israeliano, rifiutano la concezione di Israele come Stato ebraico invece che come «Stato dei cittadini». Di qui la pretesa di alcuni cambiamenti simbolici (non usare più, per esempio, il termine "Stato ebraico") o pratiche (abolizione norme che in materia di immigrazione favoriscono un determinato gruppo etnico...).

Rientra in quest'ambito la disobbedienza civile verso il servizio militare (obiezione di coscienza), obbligatorio in Israele per uomini e donne, di molti giovani israeliani (refusnik che accettano di andare in carcere pur di non esser complici con le politiche sioniste. Mersarvot e Adhut (organizzazione anarco-comunista) sono due delle organizzazioni che attualmente più di tutte sono attive in questa direzione.[10]

L'antisionismo religioso musulmano[modifica]

Questo corrente si oppone al sionismo in quanto considera Gerusalemme il terzo luogo santo dell'Islam, di conseguenza la conquista di una terra musulmana è per loro da considerarsi illegittima.[11] Pertanto, ai sensi dell'articolo 11 della Carta di Hamas del 1988, la lotta contro il sionismo è un obbligo religioso, perché «la terra di Palestina è una terra islamica Waqf [donazione religiosa inalienabile] per tutte le generazioni di musulmani fino al giorno risurrezione».

L'antisionismo degli antisemiti[modifica]

Si tratta di un odio verso gli ebrei che si traduce nell'ostilità  verso il loro Stato. Il termine "sionista" viene spesso utilizzato dagli antisemiti di tutte le fazioni come sinonimo di ebreo.

Bisogna però ricordare che non tutti gli antisemiti sono antisionisti, alcuni di questi razzisti infatti vedono nella creazione dello Stato d'Israele un modo per allontanare gli ebrei e delimitarne la vita entro un territorio ben delimitato.

L'antisionismo antinazionalista[modifica]

Si tratta di un antisionismo nemico di ogni Stato e nazionalismo. Esso trova accoglimento in alcuni ambiti della sinistra radicale, soprattutto nei membri di Matzpen o tra gli anarchici. Secondo questa corrente, solamente il rifiuto di tutti i nazionalismi e l'accordo libero e fraterno delle popolazioni lavoratrici potranno salvare la Palestina dalla barbarie oggi in atto [12].

« In Palestina, lo Stato apporta l'indiscutibile prova che è la sua stessa presenza a provocare la guerra »[13].

Note[modifica]

  1. Mandato britannico della Palestina
  2. Sionismo: dizionario
  3. Ebraismo: dizionario
  4. Giudaismo: definizione
  5. In realtà  l'antisemitismo come termine che definisce l'odio nei confronti del popolo ebraico, quantunque diventato d'uso comune, non è del tutto preciso dal momento che appartengono alla razza semita non solo gli ebrei ma «tutti i popoli che parlano, o hanno parlato, lingue collegate al ceppo linguistico semitico (Arabi, Ebrei, Cananeo-Fenici e Maltesi ).».
  6. Ebrei contro il sionismo
  7. Sito ufficiale
  8. Si veda, per esempio, Nathan Weinstock, Le pain de misère, Histoire du mouvement ouvrier juif en Europe, 2 tomi, La Découverte, 2002; o Alain Brossat e Syvia Klinberg, Le Yiddishland révolutionnaire, Syllepse, 2009, ISBN 9782849502174; o ancora Ilan Greilsammer, Le sionisme, Presses Universitaires de France, Que sais-je ? no 1801, 2005, p. 60-62.
  9. 3379 (XXX). Elimination of all forms of racial discrimination [archive]
  10. ISRAELE. “Mesarvot” e “Adhut” rilanciano rifiuto del servizio militare
  11. Jacob Neusner e Tamara Sonn (1999). Comparing Religions Through Law: Judaism and Islam. Pag 201
  12. Gaston, Ebrei e arabi sacrificati dai "grandi", N° 131 di Libertaire, 28 maggio 1948. Gaston, il cui vero nome è Armand Schuer, fu un anarchico consiliarista d'origine austriaca.
  13. Éric-Albert, Palestina terra strategica, N° 133 di «Libertaire», 11 giugno 1948

Voci correlate[modifica]