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Sindacalismo

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Sciopero in Indiana, USA (1919)
Il sindacalismo è l’azione militante dei sindacati volta all’ottenimento degli scopi dei lavoratori\lavoratrici e che mira, o dovrebbe mirare, all’unificazione degli stessi nell’ambito di un’organizzazione sindacale, in maniera da difendere i loro interessi comuni (aumenti salariali, miglioramenti delle condizioni di lavoro, lotta ai licenziamenti ecc. ).

Nel senso corrente del termine il sindacalismo è riferito ai sindacati professionali e, in misura minore, a quelli studenteschi, liceali o universitari.

Breve storia[modifica]

Manifestazione della IWW nel 1914, New York

Le prime forme associative dei lavoratori nacquero essenzialmente nel Regno Unito (fine del XVIII secolo). In Italia le associazioni operaie, con caratteristiche simili ai sindacati, chiamate Leghe di resistenza, si svilupparono solamente nel 1870 in seguito allo sviluppo del sistema industriale.

Il sindacalismo divenne veramente incisivo nella vita sociale dei paesi contemporaneamente allo sviluppo del marxismo e dell'anarchismo. La Francia fu il paese dove il movimento sindacale prese a svilupparsi maggiormente, grazie anche all'influenza dell'anarchico e filosofo Pierre Joseph Proudhon e del filosofo Georges Sorel, quest'ultimo portatore dell'azione violenta. Nell'ultimo decennio del XIX° secolo, due organizzazioni sindacaliste francesi si costituirono, la Confédération Générale du Travail e la Fédération des Bourses du Travail, che nel 1902 terminarono la loro esperienza con una fusione.

Nel 1906 in Italia si costituì il primo grande sindacato, la CGL, e da una sua scissione, tra il 1918 e il 1926, si costituì la CISL (la UIL nacque invece nel 1950). Sempre nella penisola, nel 1912, nacque a Modena il sindacato rivoluzionario dell' U.S.I. per opera di lavoratori precedentemente iscritti alla C.G.L.

Lentamente l'idea riformista cominciò a farsi largo, durante la Prima Guerra mondiale molti sindacalisti furono arrestati e altri si convertirono ad altre idee, riducendo la forza del movimento. Solo in Spagna, dove la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) poteva contare su un milione di affiliati, il movimento continuò la sua crescita che sfocerà nella rivoluzione spagnola. Con l’avvento del fascismo, nazismo, franchismo e del sistema corporativistico, i sindacati furono messi fuorilegge e bisognò attendere la fine della seconda guerra mondiale perché potessero riorganizzarsi.

Sindacalismo istituzionale[modifica]

Per sindacalismo istituzionale s’intende l’attività di quei sindacati che per via dei loro rapporti con le istituzioni, basati essenzialmente sulla delega e la passività dei lavoratori, sono entrati a far parte, se non di fatto almeno nella sostanza, degli apparati burocratici dello Stato.

Sin dagli "anni '70" i tre sindacati maggiori italiani, CGIL, CISL e UIL, tentarono la strada dell’ "unità sindacale" con l'impegno di agire in modo quanto più possibile autonomo dai partiti politici, in modo da poter agire nel solo interesse dei lavoratori\lavoratrici.

Nel 1992, con la nascita della concertazione, molti lavoratori fuoriuscirono dalla "Triplice" (CGIL, CISL e UIL) perché insoddisfatti e sicuri del fallimento di questa politica di contrattazione (si costituisce, come reazione alla concertazione, la CUB-Confederazione Unitaria di Base).

Da quel momento tendono ad accentuarsi le accuse che molti lavoratori\lavoratrici rivolgono al sindacalismo istituzionale, ovvero di essere maggiormente interessati ai privilegi concessi dallo Stato piuttosto che al reale interessamento delle loro condizioni di lavoro. Per questo in tanti e tante hanno iniziato a lasciare i sindacati istituzionali per entrare a far parte del cosiddetto sindacalismo alternativo.

Sindacalismo alternativo[modifica]

In Italia il sindacalismo istituzionale è entrato in crisi tra la fine degli "anni 80" e l’inizio degli "anni 90". Nello stesso periodo ha cominciato a prender piede, sfruttando appunto la crisi del sindacato ufficiale, il cosiddetto sindacalismo alternativo.

Il termine sindacalismo alternativo è riferito a quelle organizzazioni sindacali che sicuramente danno grande importanza alle lotte sul posto del lavoro, ma senza trasformarsi in corporazioni tese a difendere gli esclusivi interessi degli iscritti e coinvolgendo direttamente il lavoratore nella lotta sindacale. I sindacalisti alternativi mirano ad evidenziare le insanabili contese tra le classi (sfruttatori e sfruttati), alimentando il conflitto e provando ad ovviare ai problemi della burocratizzazione dei sindacati istituzionali, che molto spesso sono assai distanti dai problemi reali dei lavoratori.

I sindacati alternativi sono riuniti nella FESAL.

Sindacalismo rivoluzionario[modifica]

20px Vedi, Sindacalismo rivoluzionario.

Il sindacalismo rivoluzionario è formato da anarchici, marxisti e militanti che vedono nello sciopero generale e nel conflitto tra le classi (lotta di classe), un momento rivoluzionario fondamentale per l’emancipazione degli sfruttati.

I sindacalisti rivoluzionari ritengono che il sindacato possa bastare a se stesso, costruendo un progetto di una società socialista strutturata sull’”egemonia” dei lavoratori associati nei sindacati.

Anarco-sindacalismo[modifica]

20px Vedi, Anarco-Sindacalismo.

L’anarco-sindacalismo è spesso indistinguibile da quello rivoluzionario e si richiama ad una concezione libertaria degli stessi. I sindacati anarchici più importanti sono stati essenzialmente la FORA, la CNT, l’ USI e la CGT francese.

Comitati di Base[modifica]

Bandiera Unicobas, il sindacato di cui Stefano d’Errico è il segretario nazionale

I Comitati di base (comitato di lotta, coordinamento, ecc.) sono un organismo di lotta extrasindacale che generalmente si sviluppa sulla base di precise e specifiche esigenze dei lavoratori. Il compito del comitato è quello di coordinare l’azione dei militanti, indirizzandoli verso il perseguimento degli obiettivi preposti.

Tale strategia organizzativa è volta al recupero dell'organizzazione sindacale tipica dei "consigli di fabbrica", abbandonata da CGIL, CISL e UIL dopo le sconfitte sindacali dei primi "anni '80". Le prime categorie in cui i lavoratori si autorganizzarono in comitati di base furono nel 1986 la scuola pubblica e i trasporti (CO.M.U). In seguito sono sorti Cobas in tutte le categorie, a volte organizzati in reti, come i Cib Unicobas (scuola), e Slai Cobas (metalmeccanici). Attualmente la Confederazione Cobas coordina, oltre agli originari "Cobas della scuola", il "Cobas sanità", il "Cobas Pubblico Impiego" e il "Cobas del Lavoro Privato" (Enel, Telecom, Autoferrotranvieri, Fabbriche, Cooperative Sociali etc.).

Il comitato di base accoglie sia i lavoratori\lavoratrici iscritti e sia quelli non iscritti ai sindacati, rispondendo del suo operato direttamente ai lavoratori. Una volta esaurita la sua funzione, tende a dissolversi o comunque a lasciare l’eredità ad altri militanti che tentano di proseguirne l’attività.

In Italia, i comitati di base sono stati in grado per lungo tempo in grado di sfuggire al controllo burocratico dello Stato e dei sindacati istituzionali.

Il ruolo dei sindacati per i comunisti anarchici[modifica]

Il sindacato, organizzazione di massa per eccellenza, è nato storicamente nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in generale, per soddisfare gli specifici bisogni materiali dei lavoratori\lavoratrici.

Storico sindacato anarchico spagnolo

Per i comunisti anarchici il sindacato deve essere caratterizzato dall’eterogeneità e dall’azione diretta.

  • L'etereogeneità è necessaria perché i sindacalisti debbono tutelare gli associati, prescindendo dalla loro ideologia, ovvero devono unire non tanto gli iscritti di questo o quel partito, ma tutti i lavoratori.
  • L’azione diretta è da intendere come partecipazione in prima persona alle lotte e alle rivendicazioni sociali. Il sindacato è quindi uno strumento in mano ai lavoratori\lavoratrici e, pertanto, l’emancipazione non può che essere il risultato finale di una pratica costante di lotta quotidiana.
«L'organizzazione sindacale deve avere uno scopo ultimo ed uno immediato. Lo scopo ultimo deve essere l'espropriazione del capitale da parte del lavoratori associati, la restituzione cioè ai produttori, e per essi alle loro associazioni, di tutto ciò che il loro lavoro ha prodotto, di tutto ciò che ha prodotto il lavoro della classe operaia attraverso i secoli, di tutto ciò che senza l'opera del lavoratori non avrebbe alcun valore. Lo scopo immediato è sviluppare sempre più lo spirito di solidarietà tra gli oppressi e di resistenza contro gli oppressori, tenere esercitato il proletariato con la ginnastica continua della lotta operaia nelle sue forme più diverse, conquistare oggi stesso tutto ciò che è possibile strappare, per quanto poco possa essere, al capitalismo in benessere e libertà». (Luigi Fabbri, L'organizzazione operaia e l'anarchia).

I comunisti anarchici ritengono che il sindacato attuale sia degenerato e venduto, essenzialmente perché mira al mantenimento dei propri privilegi, tutelando e mantenendo l'unità sindacale e non quella di classe. Per i militanti della FORA i sindacati sono un prodotto del capitalismo, quindi destinati entrambi a scomparire con la rivoluzione sociale.

Molto spesso la considerazione del sindacato come degenerato e venduto, porta molti anarchici a non voler "sporcarsi le mani" e ad isolarsi in una posizione “nullista”. I comunisti anarchici ritengono invece che talvolta è necessario farlo laddove i lavoratori si trovano in difficoltà e necessitano di un aiuto pratico.

«È innegabile che, se vogliamo essere a contatto coi lavoratori, operare incessantemente per strapparli alla tutela riformista, immettere nelle loro fila il nostro progetto rivoluzionario, non possiamo isolarci sulle posizioni ideologiche e, pertanto, il problema delle attuali strutture sindacali non può essere passato sotto silenzio». (FdCA)

Bibliografia[modifica]

  • A. Gradilone, Storia del sindacalismo, Milano, 1957-59;
  • E. Dolléans, Storia del movimento operaio, Firenze, 1968;
  • G. Baglioni, Sindacato e proteste operaie, Milano, 1969;
  • G. Sorel, Considerazioni sulla violenza, Laterza Editore, Bari, 1970;
  • F. Pelloutier, Storia delle borse del lavoro, Jaca Book, Milano, 1976;
  • J. Peirats, La CNT nella rivoluzione spagnola, Edizioni L'Antistato, Milano, 1977.
  • P. Monatte, La lotta sindacale, Jaca Book, Milano, 1978;
  • M. Antonioli, Armando Borghi e l'Unione Sindacale Italiana, Lacaita Editore, Manduria, 1990;
  • M. Antonioli, Azione diretta e organizzazione operaia, Taranto, 1991;
  • AA.VV, Unione Sindacale Italiana: tra rivoluzione europea e reazione fascista (1919 - 1926), Edizioni Zero in Condotta;

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

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