repressione
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Il termine "repressione" definisce generalmente l'oppressione e\o la persecuzione di un individuo o di un gruppo di individui a causa delle loro idee politiche\sociali\religiose, in modo da impedirne la diffusione delle idee. La repressione politica può essere caratterizzata da discriminazioni, abusi polizieschi - ad esempio arresti ingiustificati, interrogatori brutali - montature giudiziarie, stragi di Stato e omicidi o sparizioni di attivisti politici e dissidenti.
[modifica] La repressione contro gli anarchici
Per lungo tempo dichiararsi anarchici ha significato subire le persecuzioni delle autorità, ovvero essere costretti all’esilio, alla clandestinità o, peggio ancora, al carcere duro. L’autorizzazione allo svolgimento di manifestazioni veniva spesso negata oppure terminava altrettanto frequentemente con violente cariche delle “forze dell’ordine” (es. i martiri di Chicago del 1886, moti di Milano del 1898 ecc.).
Nelle varie epoche in cui invece si è dovuto far fronte alla tirannia delle dittature (fascismo, nazismo, franchismo ecc.), spesso gli anarchici sono stati i più duramente colpiti dalla repressione (Michele Schirru, Angelo Sbardelloto e Renzo Novatore in Italia, Gustav Landauer e Erich Muhsam in Germania ecc.). Persino durante le rivoluzioni a carattere sociale (Kronstadt, la rivoluzione russa, la rivoluzione spagnola ecc.), gli anarchici hanno subito la dura repressione da parte di quelli che comunque consideravano “compagni” (es. Camillo Berneri, probabilmente ucciso, durante la rivoluzione spagnola del 1936, da sicari stalinisti).
Anche nei periodi in cui la libertà di pensiero è stata considerata un principio “sacro e inviolabile”, si è assistito ugualmente a vere e proprie persecuzioni (che in alcuni casi hanno portato anche alla morte degli anarchici) contro il movimento anarchico. Basterebbe citare i casi eclatanti di Sacco e Vanzetti, Giuseppe Pinelli, Franco Serantini, la strategia della tensione in Italia, la persecuzione degli squats torinesi nel 1998, per finire al recentissimo caso che vede coinvolto Michele Fabiani.
[modifica] La repressione secondo Foucault
"Dopo tutto, la repressione non sarebbe ancora la conseguenza politica della guerra, un po' come l'oppressione, nella teoria classica del diritto politico, era l'abuso della sovranità nell'ordine giuridico? Si potrebbero dunque opporre due grandi sistemi di analisi del potere. L'uno sarebbe il vecchio sistema che si trova nei philosophes del XVIII secolo. Esso si articola intorno al potere come diritto originario che si cede, che costituisce la sovranità, e in cui il contratto funziona come matrice del potere politico. Il potere così costituito rischia di diventare opressione quando oltrepassa se stesso, cioè quando va al di là dei termini stessi fissati dal contratto. Potere-contratto, con l'opressione come limite o piuttosto come oltrepassamento del limite. L'altro sistema cercherebbe di analizzare, al contrario, il potere politico non più secondo lo schema contratto-opressione, ma secondo quello guerra-repressione. A questo punto, la repressione non è più quel che era l'opressione rispetto al contratto, cioè un abuso, ma, al contrario, il semplice effetto e la semplice continuazione di un rapporto di dominazione. La repressione non sarebbe altro che la messa in opera, all'interno di questa pseudo-pace travagliata da una guerra continua, di un rapporto di forza perpetuo. Lo schema contratto-opressione, che è quello giuridico, e lo schema guerra repressione, o dominazione-repressione, nel quale l'opposizione pertinente non è quella fra legittimo e illeggitimo, come nello schema precedente, ma quella tra lotta e sottomissione". ("Bisogna difendere la società", Michel Foucault).

