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Razzismo

Da Anarcopedia.

(Reindirizzamento da razzismo)
Disegni provenienti da Indigenous races of the earth (1857) di Josiah C. Nott e George Gliddon, che suggeriscono una differente derivazione dei neri rispetto ai bianchi
Il razzismo è un insieme di teorie e credenze che stabiliscono una gerarchia tra etnie, razze e popoli; nello specifico è una dottrina politica che preconizza il dominio di una razza (definita superiore) sulle altre e la sottomissione degli interessi individuali a quelli della razza dominante.

In quanto ideologia, il razzismo è un'invenzione della civiltà bianca ed europea, ed è stata storicamente utilizzata per discriminare, sottomettere e sfruttare altri popoli ed etnie.

Secondo Lévi-Strauss l'origine del razzismo, e di ogni forma di discriminazione entro la società umana, è legata alla contrapposizione dell'umanità all'animalità:

«Mai meglio che al termine degli ultimi quattro secoli della propria storia l’uomo occidentale ha potuto comprendere che, arrogandosi il diritto di separare radicalmente l’umanità dall’animalità, accordando all’una ciò che toglieva all’altra, innescava un circolo maledetto, e che la medesima frontiera sarebbe servita costantemente a porre distanze fra gli stessi uomini e a rivendicare, a favore di minoranze sempre più ristrette, il privilegio di umanità, nozione ormai corrotta perché improntata all’amor proprio.»[1]

Indice

Definizione: razza e razzismo

Con il termine razzismo si intende il pensiero secondo cui il genere umano sarebbe suddiviso in una serie di razze, tra loro diverse, avallando quindi l'idea che esistano razze superiori e razze inferiori. Questo pensiero si traduce essenzialmente in una discriminazione degli individui ritenuti appartenenti alla supposta razza "inferiore", giustificando comportamenti sociali aberranti quali la schiavitù, l'apartheid, il genocidio ecc. Le teorie razziste sono state spesso avallate e giustificate dal nazionalismo, l'imperialismo, dottrine religiose ecc.

Il razzismo classico si differenzia da quello in voga attualmente, detto "neo-razzismo" o razzismo differenzialista, che non nega l'uguaglianza tra le razze ma si batte per mantenere le differenze culturali esistenti (va da sè che per i razzisti differenzialisti alcune culture sarebbero superiori ad altre), principalmente rifiutando i mescolamenti razziali e il multiculturalismo che sono legati soprattutto all'immigrazione.

Last one in's a nigger (USA, anni 1890). Vignetta a sfondo razzista raffigurante afro-americani.

L'assurdità del razzismo (scientifico, spirituale, filosofico e differenzialista) consiste nel fatto che la suddivisione della specie umana in razze diverse le une dalle altre è del tutto priva di scientificità ed obiettività. Un importante documento UNESCO riconosce soltanto il concetto di gruppo etnico come unico elemento biologico distintivo della specie umana (in cui cioè è riscontrabile una vera omogeneità tra individui) [2].

Il concetto di razza come elemento di rigida suddivisione dei popoli umani è quindi assolutamente privo di significato. Le moderne ricerche di genetica, in particolare gli studi di Luigi Luca Cavalli-Sforza, hanno dimostrato che le differenze genetiche tra i popoli non distinguono le razze in modo definito, ma bensì che tutti i popoli umani hanno caratteristiche genetiche che variano in maniera continua e progressiva [3].

Tale termine è privo di significato anche per le altre specie animali che vivono libere in natura; il concetto di razza è valido per le specie animali che vivono in cattività e in cui gli accoppiamenti sono controllati dall'uomo (esempio in zootecnica). Questo perché in natura le razze animali tendono ad incrociarsi e a mescolare i propri geni, ecco perchè in natura non esistono quindi differenziazioni nette e distintive entro le specie animali.

Per estensione del termine si definisce razzismo anche ogni atteggiamento di intolleranza verso individui o gruppi di individui appartenenti ad una diversa religione,etnia, sesso, lingua ecc. L'antirazzismo è l'antitesi del razzismo ed è comune a tutti gli anarchici.

Breve storia del razzismo

Precursori del razzismo

Prima del razzismo « moderno » ed europeo, che ha avuto l' assurda pretesa di autodefinirsi scientifico, alcuni “precursori razzisti” giustificavano la discriminazione secondo il principio dell'ereditarietà dei caratteri genetici, alcuni dei quali, essendo “negativi”, determinavano la presunta inferiorità di gruppi più o meno grandi di persone. Non si faceva riferimento specifico e preciso alle razze e se lo si faceva si intendeva con quel termine non una tipologia biologica ma era un riferimento d una "categoria" o "genere" di persone.

Essi non elaborarono teorie scientifiche o filosofiche, come fecero poi i "moderni", ma nonostante la loro infondatezza (così come il razzismo scientifico e quello spirituale) tuttavia trovarono riscontro in vari ambiti religiosi, politici e culturali:

  • L'induismo: questa religione ha una storia millenaria ed è basata sulle caste ereditarie. Gli ultimi, gli "intoccabili", sono trattati in maniera umiliante e considerati esseri inferiori.
  • Le culture greche e romane: erano strutturate su sistemi di caste semplificate. I greci definivano barbari tutti coloro che non parlavano la loro lingua.
  • La monarchia: i diritti sono funzione della nascita: si diventa Re\Regina con il diritto di primogenitura. Anche la nobiltà è un carattere trasmissibile solo ed esclusivamente con l'ereditarietà.
  • Il cristianesimo: nel medioevo i cristiani organizzavano spesso Pogrom antisemiti; inoltre promulgarono norme discriminatorie denominate limpieza de sangre (in spagnolo) o limpeza de sangue (in portoghese), che tendevano a discriminare i cristiani non puri, cioè quelli che avevano progenitori provenienti da altre religioni (musulmani, ebrei), da quelli puri.

Razzismo moderno

La mappa dell'eugenista Madison Grant nel 1916, mostra la distribuzione delle presunte "razze europee". L'Italia è divisa in due: al nord il territorio si compone della razza nordica (in rosso) e di quella alpina o celtica (in verde), al centro-sud si compone della razza mediterranea (in giallo)

Il razzismo, per come noi lo intendiamo, si sviluppa principalmente dal XVII secolo, in seguito alle scoperte geografiche e al colonialismo. In questo periodo furono elaborate teorie ideologiche e scientifiche tese a dimostrare la superiorità della razza bianca ed europea, unica a poter veramente far progredire l'umanità (eurocentrismo), al contrario delle altre che invece non avrebbero potuto conseguire gli stessi risultati proprio a causa della loro presunta inferiorità biologica. Sino a questa fase storica si pensava che la differenziazione tra le varie razze fosse “funzione del clima” (l'evoluzione climatica avrebbe originato razze diverse e quindi inferiori o superiori), dal XVIII secolo però si affermò la “teoria poligenetica” che faceva risalire le popolazioni del mondo a progenitori diversi ( da cui razze inferiori e razze superiori).

Il razzismo moderno si sviluppa in conseguenza di tre fattori che compaiono nella storia umana:

  • Lo sviluppo della scienza moderna.
  • Lo sviluppo del libero pensiero anti-cristiano che si oppone al monogenismo avallato dalla Chiesa cattolica.
  • L'espansione coloniale europea che determina invasioni di nuove terre, tratta di neri africani, schiavismo, ecc.

Principalmente fu la scienza (e lo scientismo) a dar un certo credito alle teorie razziste, arrivando a concepire aberrazioni come la costruzione di zoo umani (XIX e inizio XX secolo) [4], alla definizione giuridica statunitense di "non-persone" dei neri ed elaborando interpretazioni razziste del darwinismo: il darwinismo sociale (esso indica una filosofia che ritiene che la «lotta per la vita e la morte» debba essere applicato anche nelle società umane, arrivando quindi a giustificare ogni qualsivoglia discriminazione.). Furono i non bianchi, tra cui soprattutto le popolazioni di origine africana trasferite in schiavitù nel Nuovo mondo, a subire tali forme di discriminazione.

Un modo attraverso cui la civiltà dominante ha consolidato, e ancora consolida, il razzismo ai danni della civiltà dominata, non è solo quello di far uso di strumenti politici razzisti o di organizzazioni criminali come il Ku Klux Klan, ma anche con il negare - attraverso la menzogna, la propaganda [5] e la falsificazione storica - qualsiasi valore ai dominati [6]. Un modus operandi che compare anche nel cosiddetto neo-razzismo (razzismo differenzialista), ovvero al "nuovo" modo di intendere il razzismo: in pratica, essendo scientificamente certo che non solo non esistono razze superiori o inferiori, ma in natura neanche esistono razze ben distinte e separate le une dalle altre. [7]È a partire dal periodo post-coloniale che il razzismo assunse questo nuovo carattere, meno legato alla scientificità (presunta) e più interessato a mantenere vive le differenze culturali e nazionali contro il melting pot e il multiculturalismo.

Alcuni crimini razzisti

In nome del razzismo, sono stati compiuti, nel corso della storia, numerosi massacri e trattamenti discriminatori:

  1. Schiavitù: in numerosi paesi nel XIX secolo (per esempio negli USA).
  2. Seconda Guerra Mondiale: i nazisti deportarono, schiavizzarono e uccisero milioni di ebrei e rom (oltre ad altri esseri umani in funzione della religione, il credo politico ecc.). Il fascismo: sono tristemente note le leggi razziali fasciste del 1938 (una serie di restrizioni che discriminavano individui appartenenti ad alcune razze, in particolare quella ebraica, tra cui il divieto di matrimonio, limitazioni nelle attività commerciali, ecc.) che di fatto furono legittimate dalla pubblicazione di un Manifesto della razza, firmato da un gruppo di (presunti) intellettuali fascisti. Anche dalla parte degli alleati furono concepite aberrazioni razziste: a seguito dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, Franklin Delano Roosevelt autorizzò (Executive Order 9066) nel febbraio 1942 l'internamento in campi dedicati degli individui di origine giapponese residenti nella zona militare del Pacifico, indipendentemente dalla loro cittadinanza.[8]
  3. Apartheid: sistema segregazionale del SudAfrica rimasto in vigore fino al 1990.
  4. Segregazione razziale: negli USA (fino agli "anni ’60"); seppur non definibile come una vera e propria forma di segregazionismo, in Israele i palestinesi subiscono pesanti discriminazioni dallo Stato ebraico proprio in quanto arabi e mussulmani.[9]
  5. Epurazioni etniche: negli USA (genocidio dei pellerossa), in Turchia il genocidio degli Armeni (1915-1916), in Australia il genocidio degli aborigeni; genocidi su basi etniche in Nigeria, Kossovo, Rwanda, Kurdistan ecc.
  6. Darfour: conflitto su basi etniche.
  7. Imperialismo inglese in Irlanda: il razzismo inglese, di stampo imperialista, si è accanito anche contro la popolazione irlandese, che ha dominato e represso per diversi secoli per vantaggi politici ed espansionistici. Il razzismo contro gli irlandesi nativi ribelli, si manifestava con presunte superiorità di razza e civiltà, poiché veniva rappresentato non solo attraverso la satira e la politica, ma anche attraverso il mondo scientifico.[10]

Razzismo scientifico e spirituale

Razzismo scientifico

Il Razzismo scientifico è una forma storica di razzismo organizzato, fondata a partire dal XIX secolo in Europa e nelle Americhe, che nasce in ambito universitario tra le scienze naturali e sociali dell'epoca, prendendo spunto dalla biologia, dall'antropologia, dalla genetica ecc., ma in particolar modo ispirandosi, in maniera distorta a dire il vero, alla teoria evoluzionista di Charles Darwin.

Il “razzismo scientifico” è legato ad un assurdo diritto di una razza superiore (generalmente quella bianca) di dominare, più o meno temporaneamente, le altre razze, solitamente in un quadro coloniale.

A metà dell’800 il conte Joseph-Arthur de Gobineau fa pubblicare il Saggio sull’innegabilità delle razze umane (pubblicato nel 1853). Questo testo pseudo-scientifico teorizzò idee razziste in cui si attribuivano i meriti di tutte le civilizzazioni solo ed esclusivamente alla razza bianca. Nella scuola antropologica di Parigi, nello stesso periodo, si studiò un metodo di classificazione delle razze sulla base del peso del cervello.

La superiorità di una razza sulle altre è generalmente assimilata ad una ideologia fondata su ipotesi razziali, attraverso le quali si giustifica una barbara classificazione degli esseri umani, legittimando allo stesso modo la discriminazione razziale, culturale e politica.

Il razzismo si è arrogato, in alcuni casi, anche il diritto di praticare l’eugenetica, in maniera tale da proteggere la propria razza dal meticciamento, che secondo loro porterebbe conseguenze nefaste per i "popoli eletti". Ancora oggi i razzisti si oppongono all’immigrazione per evitare lo stesso mescolamento dei geni e delle culture.

Chiaramente il razzismo scientifico è oggi ritenuto priva di fondamento ed è definibile come una teoria pseudoscientifica.

Insegnamento del razzismo in Francia

Nel 1885, nell'opera Histoire Naturelle (Storia naturale), destinata all'insegnamento secondario, J. Langlebert distingue 4 razze:

  • bianza o caucasica, questa razza è « rimarcabile per la grandezza della sua intelligenza, è quelli che appartengono a questi poli che sono più in alto nella scala della civilizzazione»
  • gialla o mongolica.
  • nera o africana.
  • rossa o americana.

La terminologia utilizzata nelle descrizioni esprimeva un chiaro, ma ovviamente infondato, giudizio di valore.

Razzismo "spirituale"

Julius Evola, probabilmente resosi conto dell'infondatezza del razzismo scientifico e quindi dell'impossibilità di sostenere tale tesi, sviluppò un concetto razzista non su basi biologiche ma spirituali, partendo dalla concezione «dell'uomo come essere costituito di corpo, di anima e di spirito, con il primato della parte spirituale sulla parte corporea.».

La razza "spiritualmente inferiore" sarebbe quella che possiede determinate tendenze e attitudini spirituali, «di qui la possibilità di parlare di una razza dello spirito e dell'anima, oltre alla razza biologica». Egli introdusse il concetto di razza interiore, che si manifesterebbe «attraverso il modo d'essere, attraverso un comportamento specifico, attraverso il carattere, per non parlare della maniera di concepire la realtà spirituale (i diversi tipi di religioni, di etiche, di visioni del mondo ecc. possono esprimere "razze interiori" ben distinte).» Inoltre egli pensava che «una razza può degenerare, anche restando biologicamente pura, se la parte interiore e spirituale è morta, diminuita o obnubilata, se ha perso la propria forza (come presso certi tipi nordici attuali)». Per esempio, egli ritiene che gli ebrei biologicamente non siano una razza biologica («il giudaismo si definisce soprattutto nei termini di una "razza dell'anima" (di una condotta) unica, osservabile in individui che, dal punto di vista della razza del corpo, sono assai diversi.» ), per via del continuo meticciamento che hanno subito («...gl'incroci, di cui oggi pochissime stirpi sono esenti, possono avere come conseguenza che ad un corpo di una data razza siano legati, in un individuo, il carattere e l'orientamento spirituale propri di un'altra razza, donde una più complessa concezione del meticciato.»), per cui la loro inferiorità sarebbe esclusivamente spirituale (per Evola l'ebraismo controlla la società atraverso media, banche ecc. e ne determina il disfacimento), opponendo ugualmente a livello tradizionale "Giudei" e "Ariani" (da "Arya", gli antichi Indiani) nel nome di una differenza di "razza spirituale", propugnando quindi l'affermazione della razza ariana.

«D'altra parte, per dirsi "ariani" nel senso completo della parola non è necessario non avere la minima goccia di sangue ebraico o di una razza di colore; bisognerebbe innanzitutto esaminare qual è la vera "razza interiore", ossia l'insieme di qualità che in origine corrispondevano all'ideale dell'uomo ario. Ho avuto occasione di dichiarare che, ai giorni nostri, non si dovrebbe insistere troppo sul problema ebraico; infatti, le qualità che dominavano e dominano oggi in diversi tipi di ebrei sono evidentissime in tipi "ariani", senza che per questi ultimi si possa invocare come attenuante la minima circostanza ereditaria.» (Un pessimismo giustificato? Intervista a Julius Evola di Franco Rosati )

Razzismo entro la "razza" bianca: arianesimo, antisemitismo e altri razzismi

Vedi, Antisemitismo e Porajmos.
Vedi, Lo sterminio dei Rom e Sinti nei regimi nazifascisti‎.

Nella seconda metà del XIX secolo, l'esacerbazione del nazionalismo e dell'antisemitismo comportò la gerarchizzazione discriminatoria in seno alla razza bianca, che fu poi elemento determinante per lo scoppio delle due guerre mondiali.

In particolare, l'arbitraria distinzione tra ariani e semiti, comportò lo sviluppo di dottrine razziste che durante il nazismo divennero vera e propria ideologia di Stato:

  • il termine razza ariana esprime un concetto pseudoscientifico che fu fatto proprio dal nazionalsocialismo tedesco. Alcuni etnologi dell'ottocento specularono sopra l'esistenza di un fantomatico popolo preistorico razzialmente e linguisticamente omogeneo, dispersosi poi in varie zone del continente euroasiatico. Nonostante mancassero le prove, si affermò l'idea che con lo studio dell'indoeuropeo si potesse quasi ricostruire la storia dell'uomo e risalire all'indietro sino a quasi alla creazione dell'uomo. Hitler propose il principio della diversità tra gli ariani stessi, assegnando un primato "biologico" ai popoli nordici (intendendo quei popoli che parlano una lingua germanica) rispetto agli altri ariani.
    Deportazione di Rom e Sinti messa in atto dal regime nazista (Asperg, 1940)
  • il termine razza semita indica quei popoli che parlano lingue appartenenti al gruppo semitico, quali l'arabo, l'ebraico, l'aramaico e l'amarico. I linguisti affiancarono e contrapposero i semiti agli ariani, prendendo come fonte anche la stessa Bibbia (semiti deriva da Sem, figlio di Noè e fratello di Iafet e Cam [11]). Secondo il nazionalsocialismo i popoli semitici sono un'intromissione nelle società ariane; essi venivano considerati il motivo della distruzione dell'ordine sociale e dei valori ariani. L'antisemitismo è generalmente riferito solo ed esclusivamente agli ebrei.

In realtà, non esiste una razza ariana (intesa come sinonimo di indoeuropea), poiché gli indoeuropei sono una famiglia linguistica e non biologico-genetica. Infatti, appartengono alla razza bianca o europoide o caucasica anche individui che appartengono a gruppi linguistici non indoeuropei: es. i finnici, i baschi e gli ungheresi. Linguisticamente un iraniano o un afghano sono indoeuropei, mentre non lo sono un finlandese o un ungherese.

D'altronde la fallacità di queste teorie fu evidente quando gli antropologi tedeschi si trovarono di fronte alla questione "rom": gli zingari, infatti, sono discendenti degli originali invasori ariani dell'India, che in seguito tornarono poi in Europa. Paradossalmente, rispetto alla dottrina nazista, questo li rendeva in pratica non meno ariani degli stessi tedeschi. Il dilemma fu "risolto" dal Professor Hans Gunther e dallo psicologo Robert Ritter, secondo cui gli zingari gli zingari erano ariani come i tedeschi ma erano stati contaminati con altre razze. Esistevano quindi zingari "puri" da tenere sotto controllo e zingari "impuri" da sterilizzare o deportare.

Già prima dell'avvento di Hitler, in risposta all'immigrazione irlandese di metà 800 e alla guerra con il Messico, gli statunitensi coniarono razzisticamente il termine "anglossasonismo". Esso ritornò in voga all'inizio del secolo successivo, quando gli USA subirono nuove ondate migratorie di genti provenienti dal sud ed est dell'Europa. In particolare fu Madison Grant a diffondere il concetto di superiorità della "razza nordica" sulle altre "razze bianche".

Razzismo e politica

La politica assolve spesso la funzione di diffusione di paure e odio verso altri popoli, di modo che direttamente o indirettamente queste si possano strumentalizzare in primis chiave elettoralistica ed in seguito promulgando leggi sicuritarie e classiste ; ovvero, il razzismo può dividere gli sfruttati (rendendoli più deboli: divide et impera!), giustificare il controllo e la repressione sociale, creare masse umane marginalizzate da utilizzare come bracciantato o manodopera a bassisimo costo e mantenere la strutturazione gerarchica della società.

Vedi, Accuse di razzismo e xenofobia alla Lega Nord.
Vedi, Eurocentrismo.

Razzismo di Stato e nazionalismo

Lo storico americano George M. Fredrickson individua tre regimi politici "apertamente razzisti" nel XX secolo: il Sud degli Stati Uniti secondo le leggi di Jim Crow, il Sud Africa durante l'apartheid (1948-1991) e la Germania nazista (1933-1945). Questi Stati avevano in comune l'applicazione ufficiale un'ideologia esplicitamente razzista e la conseguente promulgazione di leggi e norme che mantenevano una separazione gerarchica tra gruppi dominanti bianchi e gruppi dominati neri (o altre razze). Una delle misure più significative di questo armamentario giuridico segregazionista fu il divieto di matrimoni interrazziali, in modo da preservare la "purezza razziale". Sul piano economico, la restrizione delle opportunità dei gruppi segregati li manteneva in uno stato di povertà, alimentando così il discorso sulla presunta loro inferiorità.

La stragrande maggioranza dei regimi coloniali, senza essersi dotati di apparati segregazionisti come i tre esempi citati, imposero norme giuridiche differenti tra colonizzatori e colonizzati fondati sul razzismo.

Manifesto che incita al razzismo antiasiatico (il terrore giallo a cui si fa riferimento è rappresentato, nell'opinione degli autori della locandina, dai cinesi). Il razzismo contro gli asiatici fu utilizzato, per esempio per giustificare la guerra dell'oppio e la colonizzazione occidentale della Cina

Razzismo e classismo

«La schiavitù non nacque dal razzismo; al contrario, il razzismo fu conseguenza della schiavitù.» (Eric Williams, Capitalismo e schiavitù, 1971)

Molto spesso, dietro la propaganda razzista si nascondono interessi classisti dei ceti dominanti. Si pensi allo schiavismo, quando milioni di neri africani furono portati nel nuovo mondo con l'intento di utilizzarli come animali da soma a costo sostanzialmente pari a zero. Un simile sfruttamento dell'uomo sull'uomo fu reso giustificabile dal solo fatto che i neri non venivano considerati alla pari dei bianchi ma inferiori. Fiorirono allora tutta una serie di teorie pseudoscientifiche e\o religiose che servirono a giustificare e legittimare l'oppressione di una razza su un'altra: es. nel 1579 John Stubb, nella sua opera The Discovery of the Gaping Gulf, definì gli inglesi il popolo eletto.

Presentare i bianchi come gli unici popoli civili e gli altri popoli come barbari sono state storicamente giustificazioni razziste tese a permettere lo sfruttamento di terre e esseri umani. Nelle Notes on Virginia Thomas Jefferson scrive:

«Una integrazione delle due razze porterebbe allo sterminio reciproco… La natura ha fatto una distinzione non soltanto fisica, ma mentale e di temperamento. I negri hannobisogno di meno sonno di noi, e ciò è provato dal fatto che, dopo una giornata di duro lavoro,sono sempre pronti a star svegli fino a mezzanotte pur di divertirsi in qualche modo… Perquanto riguarda la memoria, sono quasi alla pari con noi. Per la ragione, no: non credo che cene sia uno solo in grado di capire le speculazioni di Euclide… E quanto a fantasia, sonomonotoni, senza gusto e anomali…Milioni e milioni sono stati portati o sono nati qui in America. E se è innegabile che la maggior parte di loro non ha fatto altro che lavorare nei campi… tuttavia avrebbero potuto approfittare per imparare dalla conversazione e dai rapporti con i padroni… Alcuni hanno anche ricevuto un’istruzione; ma non ne ho mai incontrato unoche avesse un solo pensiero al di sopra del livello descrittivo o che abbia saputo dare prova della più elementare creatività nella pittura e nella scultura.» [12]

Anche in tempi recentissimi, la legge Turco-Napolitano e la successiva Bossi-Fini, che hanno istituito i Centri di Identificazione ed Espulsione, sono servite non per regolamentare l'immigrazione ma per produrre clandestinità, che fornisce "materiale" umano facilmente sfruttabile.[13]

Il razzismo al contrario: un invenzione dell'estrema destra

Politici razzisti come come il francese Jean-Marie Le Pen, hanno definito «razzismo inverso» [14][15][16]o "al contrario", quei presunti atteggiamenti discriminatori subiti dai bianchi. Definito anche razzismo antibianco, esso è, secondo il sociologo Erwan Lecoeur, un'invenzione dell'estrema destra, che intende in questo modo mettere in atto una strategia vittimista, i cui casi presentati molto spesso sono stati montati ad hoc con l'intenzione di criminalizzare altre razze. [17]

L'estrema destra e il neofascismo caratterizzano il razzismo al contrario con una serie di comportamenti specifici, spesso definiti eurofobici: demonizzazione della società bianca e generalizzazione del suo passato (colonialismo, schiavismo), aggressioni verbali e psicologiche, ecc.[18]; nel 2006 Forza Nuova ha provocatoriamente istituito un numero verde definito antirazzista, con il quale intendeva denunciare presunte discriminazioni subite dagli italiani a vantaggio degli immigrati, promettendo consigli ed eventuale sostegno legale.

Con queste provocazioni, i neofascisti intendono revisionare il concetto storico del razzismo, non tenendo conto che questo è un'ideologia sviluppatasi in quanto tale solo ed esclusivamente in seno alla civiltà bianca ed europea e che certi atteggiamenti dei neri o di altre "razze" sono generalmente reazioni a discriminazioni pregresse o comportamenti che però non hanno un'ideologia o una strategia alla base.

In ogni caso, il razzismo al contrario non esiste, giacché non esistono due o più razzismi, ma uno solo: qualunque etnia esprima disprezzo verso un'altra etnia deve essere definita razzista e non razzista al contrario.

Citazioni razziste

Sono numerosissimi i pensatori, considerati ancora oggi i "padri" fondatori" del pensiero e della civiltà occidentale, ad aver espresso volgari concetti razzisti. Vediamo alcuni esempi:

Georg Wilhelm Friederich Hegel
  • Fiedrich Hegel (filosofo tedesco)[19]: «Questo continente [l'Africa, n.d.r] non è interessante dal punto di vista della sua storia, ma per il fatto che vediamo l’uomo nello stato di barbarie e di selvatichezza che impedisce ancora di far parte integrante della civilizzazione».
  • Georges Cuvier (zoologo francese) [20] : «La razza negra è confinata verso il mezzogiorno del globo, il suo colore è nero, i suoi capelli crespi, il suo cranio compresso ed il suo naso schiacciato, il suo muso prominente e le sue grosse labbra la ravvicinano manifestamente alle scimmie: le popolazioni che la compongono sono sempre restate barbare (…) la più degradata delle razze umane, le cui forme più si avvicinano alla rozzezza e la cui intelligenza non si è mai elevata al punto di giungere ad un governo regolare».
  • Montesquieu (filosofo francese) [21] : «Non si può concepire l’idea che Dio, che è un essere saggio, abbia messo un’anima, soprattutto un’anima buona, in un corpo del tutto nero (…). È impossibile supporre che quella gente siano degli uomini, cominceremmo a credere che non siamo noi stessi cristiani»
  • David Hume (economista inglese)[22] : «Sospetto i Negri e in generale le altre specie umane di essere naturalmente inferiori alla razza bianca. Non vi sono mai state nazioni civilizzate di un altro colore che il colore bianco. Né individuo celebre per le sue azioni o per la sua capacità di riflessione... Non vi sono tra di loro né manifatture, né arti, né scienze. Senza fare menzione delle nostre colonie, vi sono dei Negri schiavi dispersi attraverso l’Europa, non è mai stato scoperto tra di loro il minimo segno di intelligenza».
  • Kant (filosofo tedesco) [23] : «I Negri d’Africa non hanno ricevuto dalla natura nessun sentimento che si elevi al di sopra della stupidità (…) . (…) sono così chiacchieroni che bisogna separarli e disperderli a colpi di bastone».
  • Ernest Renan (filosofo francese) [24] : «La natura ha fatto una razza di operai, è la razza cinese (…) una razza di lavoratori della terra, è il negro (…), una razza di padroni e di soldati, è la razza europea».

Bibliografia

  • Luigi Luca Cavalli-Sforza, Geni, popoli e lingue, Adelphi, Milano 1996
  • Vito Teti, La razza maledetta - Origini del pregiudizio antimeridionale, Edizioni Manifestolibri.
  • Ashley Montagu, La razza Analisi di un mito, Einaudi 1966, PBE Scienza.

Voci correlate

Collegamenti esterni

Note

  1. Lévi-Strauss C., Antropologia strutturale, il Saggiatore, Milano, 1966
  2. The Race Question (pag. 6) - 1950 - UNESCO
  3. Cavalli Sforza et al., Storia e geografia dei geni umani
  4. GLI ZOO UMANI - Quando gli europei pagavano per vedere i non europei in gabbia , Zoo umano
  5. Manifesti e vignette di stampo razzista
  6. Per approfondire questi argomenti è consigliabile la lettura di: eurocentrismo, Autopsia della tesi fondatrice dell'eurocentrismo e Afrocentricità vs Eurocentrismo
  7. Le razze non esistono
  8. Manzanar:campo di concentramento per giapponesi in USA
  9. La discriminazione razziale del sistema giudiziario israeliano
  10. Documenti e foto sul razzismo anti-irlandese. Si noti in particolare la foto che raffigura un "irlandese" con un cappello con su scritto "Anarchy", in cui quindi la propaganda anti-irlandese si fonde con quella anti-anarchica.
  11. Genesi, 5, 32
  12. Schiavitù ed etnocidi negli Stati Uniti d'America
  13. Ferrero, la Bossi-Fini produce clandestinità
  14. Damien Charrieras,« Racisme ? Une étude rhétorique critique de la polémique sur le racisme anti-Blancs en France », in COMMposite V2007.1, p. 40-73
  15. LECOEUR Erwan (éd.) Dictionnaire de l‘extrême-droite, Paris, Larousse, 2007, p.50
  16. Discours de Jean-Marie Le Pen, lors de l’université d’été de 1998 du FN, accédé en 2005 sur le site du Front national, plus disponible en juin 2006 Archive du discours de Jean-Marie Le Pen, sur web.archive.org, archive crée le 4 juin 2004
  17. LECOEUR Erwan (éd.) Dictionnaire de l‘extrême-droite, Paris, Larousse, 2007, p.50
  18. Le racisme antiblanc
  19. Hegel, La ragione nella storia, 1882
  20. Cfr. Georges Cuvier, Recherches sur les ossements fossiles, (Ricerche sui giacimenti ossiferi fossili), Volume 1, Parigi, Deterville, 1812
  21. Cfr. Montesquieu, L’Esprit des Lois, (Lo spirito delle leggi), 1748.
  22. Cfr. David Hume, Sur les caractères nationaux, (Sui caratteri nazionali), volume III, 1854
  23. Cfr. E. Kant, Essai sur les maladies de la tête, observation sur le sentiment du beau et du sublime, (Saggio sulle malattie mentali, Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime), ed. Flammarion, 1990
  24. Ernest Renan, Cfr. Discours, Qu’est ce qu’une nation?, (Discorsi, Che cos’è una nazione? )
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