anarco-primitivismo
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L’anarco-primitivismo è la terza corrente, dopo l'ecologia sociale e l’ecologia profonda, dell'anarchismo verde. Gli anarco-primitivisti rifiutano radicalmente la società industriale, poichè viene considerata la fonte principale delle diverse forme d'alienazione che gravano sulla libertà umana.
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[modifica] Origine e influenze
Il primitivismo ha subito notevoli influenze dal situazionismo europeo di cui condivide le analisi sul lavoro alienante, sulla tecnologia, la spettacolarizzazione della società che sfrutta la separazione tra realtà e rappresentazione e l’urbanizzazione delle città.
Altri elementi d’analisi del primitivismo riguardano sia la scoperta dell’agricoltura che il concetto di sovrappopolazione, ritenuti entrambi come fattori da cui sono scaturiti la gerarchia e successivamente lo Stato.
Oltre al situazionismo altre influenze sono arrivate, negli "anni 70", dalla rivista della costa occidentale americana “Live wild or die” ("Vivi selvaggio o muori") e da quella di Detroit, “Fifht estate”. Quest'ultima rivista era diretta da George Bradford, il quale riteneva necessario la tribalizzazione dell’anarchismo oltre che il rifiuto della tecnologia. Su questo tema ci fu una vivace discussione con Murray Bookchin, il quale sosteneva che la tecnologia avrebbe potuto aiutare la società umana ad eliminare alcune incongruenze, contrariamente a Bradford che la rifiutava in toto.
[modifica] Concetti primitivisti
I primitivisti auspicano un ritorno alla società pre-industriale, vista come un’organizzazione antesignana dell’anarchismo nei suoi elementi caratteristici di mutuo appoggio. Essi vedono nell’abbandono del metodo di sussistenza basato sul lavoro dei cacciatori-raccoglitori la causa della fine dei valori egualitari (sociali, economici e politici) tipici delle culture nomadi. Il "sedentarismo" ha invece comportato lo sviluppo di concetti quali la proprietà, l’addomesticamento della natura (animali e piante), il dominio patriarcale e l’autorità[1] .
L’"industrialismo" e il progresso, per loro conseguenza successiva alla scoperta dell’agricoltura (10.000-12.000 anni fa), sono considerati come la causa principale dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura ed è anche la chiave del sistema capitalistico, strutturato in un sistema di potere centralizzato e gerarchico, che non può sussistere senza genocidi, distruzioni, colonialismo e repressione.
[modifica] Decalogo sintetico del primitivismo
- Critica della cultura simbolica
- Rifiuto dell’addomesticamento della natura (agricoltura e allevamento)
- Rifiuto del patriarcato visto come conseguenza dell’addomesticamento
- Rifiuto della gerarchia vista come conseguenza dell’addomesticamento
- Critica alla divisione e specializzazione del lavoro
- Rifiuto della scienza moderna
- Critica alla tecnologia
- Rifiuto dell'industrializzazione
- Rifiuto della società di massa
- Difesa della rivoluzione come mezzo di cambiamento sociale.
[modifica] Correnti di pensiero primitiviste
I pensatori primitivisti che si rifanno a questa filosofia si differenziano, anche profondamente, nelle analisi delle cause e dei problemi della civilizzazione e nel fine ultimo che si propongono di raggiungere.
Una delle piu' famose correnti primitiviste è stata rappresentata da intellettuali statunitensi come H.D.Thoreau, autore tra l'altro di Walden, vita nei boschi.
Alcuni, come per esempio Theodore Kaczynski (conosciuto come l'Unabomber americano), vedono nella rivoluzione industriale il problema primo della civilizzazione (da qui l’idea di distruggerla), altri invece si concentrano maggiormente sulle conseguenze dell’invenzione della scrittura, sull passaggio dal politeismo al monoteismo, sui nefasti effetti dello sviluppo del patriarcato ecc.
John Moore vede la civilizzazione come il luogo in seno al quale si sono coagulate le varie forme d’oppressione che hanno distrutto i valori della civiltà preindustriale. Moore non auspica un ritorno alla vita selvaggia ma un ritorno ai valori solidali delle società preindustriali (mutuo appoggio).
Paul Shepard, influenzato dall’antropologo Claude Levi-Strauss, sostiene che la scoperta dell’agricoltura ha comportato lo sviluppo di comportamenti innaturali a carattere patologico, tipici delle specie che vengono poste al di fuori del loro habitat naturale.
Un’altra opera molto importante per lo sviluppo di questo pensiero è stata l’opera di Bob Black intitolata “L’abolizione del lavoro” (1985) in cui il lavoro è visto come un mezzo di controllo sociale.
John Zerzan, uno degli editori di Green Anarchy (fondato nel 2000), nonché uno dei pensatori più conosciuti nell’ambito del primitivismo, si sofferma sull’analisi dell’addomesticamento figlio dell’industrializzazione forzata che reprime gli istinti naturali dell’uomo, i quali potranno liberarsi solo dal collasso della civiltà industriale.
Riassumendo:
Alcuni pensatori vedono il primitivismo come un ritorno alla vita primordiale fatta di caccia, raccolta e nomadismo. Altri invece vedono in questa filosofia solo un “modello culturale” da prendere come punto di riferimento, in cui prevalgono la mutua collaborazione e l’egualitarismo.
Anche gli anarchici tradizionali hanno approcci diversi al primitivismo: alcuni rifiutano questa visione della civilizzazione, altri pur non definendosi primitivisti accettano alcune delle loro analisi, in particolare quelle riguardanti la gerarchia e l'autorità.
[modifica] La questione sanitaria
Benché su quest’argomento non abbondi la documentazione, esiste una singolare concezione della scienza medica che appartiene a quella corrente molto particolare dell'anarchismo che è l’anarco-primitivismo. Nonostante i primitivisti rifiutino la civilizzazione e le istituzioni come strumento di controllo, di dominio e di domesticamento, la loro concezione della sanità non può essere definita “medicina sociale”. La divisione e la specializzazione del lavoro, vengono visti, da questa corrente dell’anarchismo, all’origine dell’ineguaglianze sociali e della perdita delle peculiarità specifiche di ogni essere umano. Come mezzo di emancipazione dalle strutture di potere a dall’industria sanitaria, essi propongono l’autonomia, lo sviluppo della propria consapevolezza e l’ascolto del proprio corpo, in modo da trovare il giusto equilibrio corporeo e mentale; essi propongono in sostanza di divenire sciamani di noi stessi.
Gli anarco-primitivisti]] auspicano l’utilizzo di metodi naturali e\o erboristici per meglio curare le malattie. E’ necessario metter fine alla società dei consumi e all’industria farmaceutica, decentralizzando le cure sanitarie e utilizzando maggiormente le risorse locali ( bioregionalismo). A questo proposito bisogna ricordare che lo sviluppo del sistema capitalistico ha determinato la diminuzione della biodiversità vegetale e animale.
Per i fautori di questo radicale pensiero ecologista, il ritorno alla natura, vivendo direttamente nei boschi o semplicemente riavvicinandosi alla stessa, non potrebbe che avere un impatto positivo sulla nostra salute psichica e fisica. Lo sviluppo di una vera etica ecologista aiuterebbe a migliorare le condizioni di vita comunitaria. D'altronde anche l’ecopsicologia, per esempio, ben descrive la sinergia indissolubile tra il benessere umano e quello del pianeta.
- ”La Rivoluzione anarco-primitivista lenisce, negli individui, tra le persone e tra le persone e la natura, le ferite apertesi con la civilizzazione, il potere, incluso lo Stato, il capitale e la tecnologia”. (John Moore- A Primitivist Primer)
[modifica] Collegamenti esterni
Siti primitivisti :
[modifica] Note
- ↑ In realtà quest'idea non è del tutto corretta. Gli studi di Marija Gimbutas e Riane Eisler hanno infatti dimostrato che per lungo tempo, anche dopo la scoperta dell'agricoltura, sono esistite civiltà sedentarie agricole, non gerarchiche e non fondate sull'autoritarismo ma sul culto egualitario della Dèa Madre, sulla pace e il rispetto della natura. Approfondimenti: patriarcato, Intervista a Marija Gimbutas e Stato

