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Altermondialismo

Da Anarcopedia.

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Protesta antiglobalizzazione, Germania 2007
Il termine altermondialismo (dal lat. alter «altro, diverso» e da mondialismo) indica l'eterogeneo movimento ideologico di sinistra critico dell'attuale sistema economico neoliberista. Questo movimento viene anche chiamato movimento no-global o movimento anti-globalizzazione.

Indice

[modifica] Altre denominazioni: no global, new global, movimento dei movimenti

Inizialmente il movimento altermondilaista veniva chiamato dai media italiani "movimento no-global" per contrazione del nome "Rete No Global Forum". Questa denominazione inquadrava genericamente tutti coloro che manifestavano contro i G8 come fossero un'unica entità, anche se in realtà le differenze ideologiche erano e sono sostanziali.[1]

Attualmente si usano anche termini come new global (che indica una connotazione meno radicale e propugna un'altra forma di globalizzazione) o movimento dei movimenti. In passato è stato molto usato il termine popolo di Seattle, con riferimento alle contestazioni avvenute nel novembre del 1999 durante una Conferenza dei Ministri in ambito WTO). In ambito accademico, alcuni autori parlano spesso di Global Justice Movement, delineando la transnazionalità dei movimenti sociali e la generica richiesta di una giustizia globale.

In altri paesi, soprattutto in Francia, la denominazione alter-mondialismo o altromondismo è prevalente rispetto a quella di quella di anti-globalizzazione ed indica comunque una visione positiva e propositiva (in riferimento allo slogan Un altro mondo è possibile). A seguito delle contestazioni del G8 del 2007 in Germania, è entrato nell'uso comune il termine globalcritico, traduzione letterale del tedesco Globalisierungskritik.

Alcuni tendono a distinguere l'antiglobalizzazione dall'altermondialismo, attribuendo al primo un significato esclusivamente critico e contestario e al secondo una maggiore propositività volta a fornire alternative economiche e sociali a quelle oggi imepranti.

[modifica] Origini

Un momento degli scontri avvenuti a Seattle, il 30 novembre 1999, in occasione della conferenza dell'Organizzazione Mondiale del Commercio
File:Corpo di Carlo Giuliani.jpg
Piazza Alimonda dopo l'uccisione di Carlo Giuliani (2001)

Nel 1999, in occasione della riunione dell'WTO, a Seattle, compare per la prima volta nella scena pubblica il vasto movimento anti-globalizzazione, che a dire il vero s'era già manifestato anche in altre occasioni, in particolare anche a Vancouver il vertice APEC nel 1997.[2]

Il movimento, anche grazie alla diffusione di Internet e dei relativi siti web di controinformazione, da quel momento metterà in piedi diverse iniziative di protesta contro i processi di globalizzazione dell'economia e della società, resi possibili dagli accordi sul commercio internazionale sanciti da organizzazioni ed istituzioni liberiste transnazionali: WTO (ex GATT, General Agreement on Tariffs and Trade), Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.[3] Organismi come il G8, in cui si ritrovano i capi di governi dei principali paesi del mondo, ratificano tali decisioni e, infatti, essi sono uno dei momenti in cui maggiormente il "movimento" è più attivo e visibile.

Oltre a quelli di Seattle, altri incidenti si verificarono il 27 gennaio 2001 a Davos (Svizzera), in occasione del Forum Economico Mondiale[4]; dal 15 al 17 marzo a Napoli[5] ed il 15 giugno a Göteborg, per il Summit europeo. Il momento più drammatico si verifica però durante il G8 di Genova - da giovedì 19 luglio a domenica 22 luglio 2001 - quando i violentissimi scontri nella città ligure portarono all'omicidio del giovane Carlo Giuliani.

[modifica] Orientamenti ideologici e politici

Manifestazioni anti-WTO a Jakarta

Essendo assai eterogeneo, il movimento oscilla tra posizioni riformiste (per esempio rivendicando la Tobin Tax[6], divenuta il cavallo di battaglia dell'organizzazione denominata Attac) - caratterizzate da slogan come « Un altro mondo è possibile », divenuto più recentemente « Altri mondi sono possibili »[7] - e rivoluzionarie, quantunque queste tendano più propriamente a partecipare alle proteste e non ai convegni e ai dibattiti.

La pluralità degli orientamenti politici è ben difficile da sintetizzare, tuttavia è possibile genericamente delineare i contorni delle principali "anime" del movimento:

  • antiliberisti: critici del modello neoliberista oggi imperante;
  • ecologisti: si oppongono allo sfruttamento delle risorse della terra, oscillando tra posizioni riformistiche e radicali (ecologisti moderati legati ai partiti verdi, anarco-ecologisti, vegani e vegetariani, ecc.)
  • fautori della decrescita: si oppongono al modello di sviluppo economico e sociale attuale;
  • localisti e movimenti indigeni: auspicano autonomie o indipendenze di quelle che oggi sono semplicemente regioni politiche o geografiche inglobate da altri stati; rifiutano la discriminazione su base etnica.
  • religiosi: auspicano una società diversa, improntata su una concezione religiosa fondata sul rispetto delle differenze umane;
  • partiti ed esponenti della sinistra: si va dai partiti parlamentaristi alle posizioni più radicale o non specificamente legate ai partiti istituzionali;
  • anticapitalisti: fanno parte di questa corrente principalmente marxisti ed anarchici; entrambi al capitalismo e al liberismo ma ben distinguendosi dalle posizioni più riformiste e istituzionalizzate di altri gruppi. Raramente partecipano a convegni e dibattiti indetti dalle altre anime del movimento e tendono esclusivamente a partecipare alle manifestazioni di protesta.

Non di meno, nonostante le divergenze, l'eterogeneità del movimento non impedisce che al suo interno si trovino convergenze rispetto a diversi aspetti critici o propositivi:

[modifica] Note

  1. Origine dell'espressione No-Global
  2. Il popolo di Seattle
  3. Globalizzazione
  4. Scontri a Davos Torna il popolo di Seattle, articolo de La Repubblica, del 29 gennaio 2000
  5. Global Forum - Napoli - 17 marzo 2001, articolo da "Indymedia Italia"
  6. James Tobin è noto per la sua proposta di tassazione sulle transazioni internazionali
  7. Slogan appartenente a Paul Éluard : « Un autre monde est possible, mais il est dans celui-ci » (Un altro mondo è possibile, ma è in questo)

[modifica] Bibliografia

  • Naomi Klein, No Logo economia globale e nuova contestazione.
  • Naomi Klein, Recinti e finestre Dispacci dalle prime linee del dibattito sulla globalizzazione.
  • Mario Pianta, Globalizzazione dal basso. Economia mondiale e movimenti sociali, Manifestolibri, 2001
  • Michael Hardt / Antonio Negri, Impero. Il nuovo ordine della globalizzazione, Rizzoli, 2002
  • Cristina Artoni, Le tribù di Porto Alegre. L'alternativa dal basso, Shake, 2002
  • Salvatore Cannavò, Porto Alegre. Capitale dei movimenti. Percorsi e progetti di un movimento globale, Manifestolibri, 2002
  • John Perkins, Confessioni di un sicario dell'economia, minimum fax, 2005
  • AA.VV., Controimpero. Per un lessico dei movimenti globali, Manifestolibri, 2002
  • AA.VV., Porto Alegre. Il movimento dei movimenti, una nuova narrazione del mondo, Intra Moenia, 2002
  • AA.VV., Il cammino dei movimenti. Da Seattle a Porto Alegre 2003 ai cento milioni in piazza per la pace, Intra Moenia, 2003

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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