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Nazionalsocialismo

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Il Nazionalsocialismo è un movimento politico totalitario di estrema destra al quale sono legati l'avvento al potere di Hitler e, quindi, le vicende storiche che condussero alla seconda guerra mondiale.

Contesto storico[modifica]

Uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale, la Germania si ritrovò a dover fronteggiare le gravi conseguenze: disoccupazione, inflazione, onerose riparazioni di guerra ecc. In questa situazione di scioperi e manifestazioni del proletariato, nacque il tentativo rivoluzionario della Lega di Spartaco di Rosa Luxemburg. La rivolta spartachista, del 1919, venne bloccata sul nascere dalla repressione istituzionale. Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht furono condannati a morte senza aver subito alcun processo. La borghesia minacciata da sinistra, vide nel Partito nazionalsocialista tedesco, e nel suo leader Adolf Hitler, un'ancora di salvezza contro il “pericolo rosso” e contro la crisi economica, tramite un sistema statale che avrebbe dovuto risolvere la crisi. Per questo i capitalisti tedeschi fecero la fila per sostenere la nascita e lo sviluppo del partito:

«Io, personalmente, ho dato in tutto un milione di marchi al nazionalsocialismo. Hitler aveva altre fonti di entrate, oltre a me. Fu durante gli ultimi anni precedenti alla ascensione al potere dei nazisti, che le grandi società  industriali cominciarono a dare i loro contributi. In tutto, le somme date ai nazisti dall’industria pesante, possono stimarsi in due milioni di marchi all’anno». (Fritz Thyssen, Presidente delle “Acciaierie Riunite”).

Nascita del partito nazista[modifica]

Foto dell'incendio del Reichstag

Sorto come Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, fondato da Adolf Hitler nell' aprile 1920, il nazionalsocialismo ebbe come programma iniziale quello di esercitare una funzione fondamentalmente nazionalista, propugnare la condanna del pacifismo, suscitare nei Tedeschi il mito del germanesimo e inculcare nel loro spirito la convinzione della suprema eccellenza della stirpe germanica, destinata a impadronirsi del mondo.

Il partito era affiancato da due organizzazioni paramilitari: le SS (squadre di sicurezza) guidate da Heinrich Himmler e le SA (squadre d’assalto o camicie brune). Queste ultime, in quanto espressione dei ceti piccolo borghesi e promulgatori di una rivoluzione vagamente “socialisteggiante”, furono liquidate dalle SS e dalla Gestapo la notte del 30 giugno 1934, passata alla storia come «la notte dei lunghi coltelli».

Dopo un fallito tentativo d'insurrezione a Monaco di Baviera (8 novembre 1923), il nazionalsocialismo abbandonò i metodi rivoluzionari per mettersi sul terreno della più formale legalità  attraverso la riorganizzazione del partito secondo modi simili a quelli militari. Dopo l'elezione alla presidenza dell'ex maresciallo Hindenburg (elezioni del 1925), in seguito alla vittoria alle elezioni dei conservatori e dopo una serie di crisi economiche conseguenti alla crisi della Borsa di New York del 1929, il nazionalsocialismo salì al potere il 30 gennaio 1933, giorno in cui Hitler assunse la carica di "Cancelliere del Reich". Poche settimane dopo, approfittando dell'incendio del Reichstag (27 febbraio 1933), sede del Parlamento tedesco, attribuito ai comunisti, ma che in realtà  forse fu una manovra degli stessi nazisti, Hitler consolidò la propria dittatura promulgando una serie di leggi che abolivano i principali diritti civili.

La dittatura[modifica]

La morte (2 agosto 1934) di Hindenburg, consentendo a Hitler di riunire nella propria persona le funzioni di "capo del governo e di capo dello Stato", permise al partito nazionalsocialista di attribuirsi illimitato potere. Venne presto iniziata la sistematica soppressione delle libertà  costituzionali, furono aboliti gli altri partiti (i comunisti furono epurati in seguito all'incendio del Reichstag), mentre quello nazionalsocialista diveniva organo dello Stato, soffocate le autonomie regionali, perseguitata ogni forma di dissenso e ogni individualità  non conforme, rigidamente controllata l'economia entro uno schema corporativo e di pianificazione centralizzata. La dittatura del nazionalsocialismo assunse forme spietate con l'instaurazione di un clima di terrore mediante la milizia delle SS (con compiti di polizia), la polizia segreta di Stato o Gestapo, e i campi di concentramento.

Antisemitismo in Germania (1933). Sul cartello sta scritto: «Tedeschi, difendetevi! Non comprate dagli ebrei!»

Il nazionalsocialismo provvide a irreggimentare la gioventù in formazioni militari di partito e ad alimentare il fanatismo nelle folle attraverso un'imponente opera di propaganda. Furono disciolte le organizzazioni sindacali e in loro vece venne creato un Fronte del lavoro, comprendente lavoratori e datori di lavoro sotto l'egida dello Stato (corporativismo). È proprio quest'aspetto l'elemento più reazionario e antiproletario che accomunò nazismo e fascismo: il proletariato, fu relegato, in cambio di qualche piccola concessione, al ruolo di suborbinato alle classi dominanti.

Il nazismo diede grande importanza ai simboli, attribuendogli una funzione fortemente propagandistica. Il tricolore della Repubblica di Weimar fu sostituita dal vessillo con la croce uncinata o svastica, simbolo della razza ariana, razza superiore in nome e a tutela della cui purezza il nazionalsocialismo iniziò contro gli Ebrei (poi esteso ai nomadi, ai comunisti, agli anarchici, ai testimoni di Geova e agli omosessuali) una feroce persecuzione, che si tradusse ben presto in genocidio. L'obiettivo del nazionalsocialismo di creare un grande Reich imperituro attraverso la conquista del proprio spazio vitale a scapito delle altre nazioni europee provocò il secondo conflitto mondiale.

Bisogna notare che Hitler, pur dichiarandosi a parole anticapitalista, fu grande ammiratore di Henry Ford, fondatore della azienda automobilistica Ford Motor Company ed autore del libello antisemita intitolato L'Ebreo internazionale, che tanto era amato nella Germania nazista. Con Ford il regime fece talmente grandi affari economici (le aziende di Ford rifornirono l'esercito nazista di mezzi blindati) che quando egli compì 75 anni, Adolf Hitler in persona insignì Ford della Gran croce del supremo ordine dell’aquila tedesca, la più alta onorificenza che il regime nazista poteva conferire ad uno straniero. Gli stessi campi di concentramento e di lavoro furono spesso sponsorizzati da grandi aziende private tedesche. In particolare, il campo di lavoro di Monowitz, che faceva parte del complesso di Auschwitz, sorgeva nei pressi del complesso industriale Buna Werke, appartenente alla IG Farben (un agglomerato di aziende che aveva ottenuto il monopolio della produzione chimica in Germania). Inoltre, «al finanziamento del campo di Auschwitz in Polonia partecipò, manco a dirlo, anche la onnipresente Deutsche Bank. »[1]. Le aziende capitalistiche tedesche poterono così sfruttare quantità  infinita di manodopera a costo praticamente pari a zero, introducendo sostanzialmente un modello schiavistico di antica memoria.

La guerra[modifica]

Dopo aver firmato il patto di non-aggressione con i sovietici (Patto Molotov-Ribbentrop) (23 agosto 1939), Hitler ordinò alla Wehrmacht il 1° settembre di invadere la Polonia; il 9 aprile iniziò l’occupazione della Danimarca e della Norvegia. Nel maggio-giugno 1940 i nazisti attaccarono l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, riuscendo ad aggirare così la Linea Maginot e ad arrivare a Parigi il 14 giugno. A questo punto l’invasione della Gran Bretagna sembrava imminente, invece, clamorosamente, i nazisti si arrestarono per due mesi, periodo in cui Hitler cercò di trattare un armistizio con Winston Churchill, ma senza successo.

Caricature di Hitler, Franco e Mussolini

Completamente invasa dai tedeschi, la Francia risultò divisa in due: il nord sotto il diretto controllo della Wehrmacht, il sud - la "Francia di Vichy" - controllata dal maresciallo Petain, che si fece conferire poteri assoluti dal Parlamento Francese per trattare con la Germania, assumendo così un ruolo di potere indiscusso nel nuovo governo, formalmente neutrale ma di fatto simpatizzante dell'Asse. È da sottolineare come da una parte, molti francesi, soprattutto della borghesia, considerassero Hitler come un amico che gli avrebbe messi al riparo dai nemici di classe: comunisti, anarchici, socialisti internazionali. Dall'altra, il Comintern sospese ogni ostilità  contro l'occupante fino al '41, disorientati dal fatto che lo stesso Hitler fosse in guerra contro le nazioni capitaliste ma in accordo con la Russia stalinista.

Nell'agosto 1940 i tedeschi cominciarono i bombardamenti su Londra, che si protrassero per due mesi, ma gli inglesi resistettero grazie all'invenzione del radar, a diversi errori strategici della Luftwaffe (l'aviazione tedesca) e al sostegno economico ricevuto dalle colonie e dagli USA. Nel frattempo i nazisti ottennero sanguinarie vittorie anche in Africa (in Libia affiancarono gli Italiani contro gli Inglesi) e nei Balcani (la Jugoslavia, dove era avvenuto un colpo di stato filo-inglese, fu occupata e smembrata dai nazifascisti). Tutti i territori occupati vennero sottoposti ai dettami del governo tedesco: gli ebrei, i gay, gli zingari, i testimoni di Geova, i comunisti, gli anarchici, e i vari oppositori generali, furono eliminati fisicamente (tramite l'opera degli Einsatzgruppen, i plotoni di esecuzione) o rinchiusi nei famigerati campi di concentramento.

Nel giugno 1941 il Nazionalsocialismo attuò un vile tradimento del patto di non-aggressione e iniziò l'invasione dell’URSS (con il sostegno del fascismo italiano che inviò 200000 uomini dell’ARMIR, nonchè di Romania, Ungheria, Bulgaria, Finlandia e Slovacchia), che si concentrò nell'attacco a Leningrado, Mosca e (a partire dall'autunno del '42) Stalingrado. La battaglia mutò il corso della guerra poiché i russi resistettero eroicamente (grazie agli aiuti anglo-americani) fiaccando l'esercito tedesco, che fu così costretto a ritirarsi sino a Berlino. All'inizio del '45, con gli Anglo-americani in Belgio e i Russi alle porte di Varsavia, il regime hitleriano stava per volgere alla fine, che sarebbe arrivata cinque mesi dopo.

Sconfitta e caduta del regime nazista[modifica]

Deportazione di Rom e Sinti messa in atto dal regime nazista (Asperg, 1940)

Quando i nazisti si accorsero che il destino della guerra era oramai segnato, si preoccuparono per prima cosa di occultare i perseguimenti intrapresi contro il popolo ebraico:

« Nel corso della soluzione finale gli ebrei saranno instradati, sotto appropriata sorveglianza, verso l'Est, al fine di utilizzare il loro lavoro. Saranno separati in base al sesso. Quelli in grado di lavorare saranno condotti in grosse colonne nelle regioni di grandi lavori per costruire strade, e senza dubbio un grande numero morirà  per selezione naturale. Coloro che resteranno, che certo saranno gli elementi più forti, dovranno essere trattati di conseguenza, perché rappresentano una selezione naturale, la cui liberazione dovrà  essere considerata come la cellula germinale di un nuovo sviluppo ebraico » (Dal protocollo di Wannsee, 20 gennaio 1942)

Nel giugno 1943, dopo aver preso la Libia, gli Inglesi sbarcarono in Sicilia; un anno dopo, il 6 giugno 1944, ebbe luogo lo sbarco in Normandia delle truppe americane, che i tedeschi non riuscirono a prevenire a causa dell'estrema pressione che i russi esercitavano sul fronte orientale. Con lo sbarco degli Alleati, l’Italia si divise in due: il sud era libero sotto la guida del Re e degli Inglesi, mentre nel nord si costituiva la cosiddetta Repubblica Sociale Italiana, comandata da Mussolini ma parzialmente dipendente dalla Germania. I russi progressivamente liberarono la Romania, la Bulgaria, l’Estonia, la Lettonia, l'Ungheria, la Polonia e la parte orientale della Germania. La Jugoslavia di Tito si liberò da sola (e in seguito alla guerra optò per un comunismo sui generis, rifiutando di inserirsi nel blocco staliniano), la Grecia grazie ai partigiani dell’ELAS e all'aiuto degli inglesi.

Nel gennaio-febbraio 1945 gli inglesi bombardarono ripetutamente e violentemente la città  di Dresda (circa 100.000 morti) [2], ufficialmente per accellerare la sconfitta del nazifascismo, e con l'Armata Rossa ormai a Berlino, Hitler si rifugiò nel bunker, decidendo di suicidarsi il 30 aprile. Il giorno dopo, il 1° maggio 1945, i russi issarono la bandiera dell’URSS sul palazzo del Reichstag; Berlino era ufficialmente libera. Il 7 maggio 1945 il generale Jodl firmò la resa incondizionata; il giorno dopo cessarono definitivamente i combattimenti in Europa (il Giappone continuò a combattere fino all'agosto dello stesso anno).

Nel dopoguerra il Partito nazionalsocialista fu sciolto e dichiarato fuorilegge, i suoi principali esponenti processati a Norimberga, mentre l'opera di denazificazione della classe dirigente e del popolo tedesco si interruppe ben presto dietro la spinta delle esigenze della ricostruzione. La Germania fu così divisa in due blocchi, uno occupato dai capitalisti e l'altro alleato dell'URSS.

Gli anarchici e la resistenza antinazista[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, La resistenza anarchica nella Germania nazista e Schwarzen_Scharen.
Marinus van der Lubbe, consiliarita accusato di aver dato fuoco al reichstaf tedesco.

Tra la resistenza tedesca al nazionalsocialismo ce ne fu una poco considerata dai testi di storia odierni: quella libertaria e anarcosindacalista contro il nazismo in Germania, come peraltro restano sconosciuti vari movimenti d'opposizione (fatta eccezione per la famosa Rosa Bianca) e i vari attentati ad Adolf Hitler (fatta eccezione per il più famoso, quello del 20 Luglio '44). Eppure quella resistenza ci fu e combatté duramente, prima di essere pressoché annientata dal terrore bruno. Secondo un recente studio i nazisti e i loro alleati uccisero oltre 130.000 cittadini tedeschi, dei quali almeno 16.000 condannati a morte dai tribunali penali civili (il Volksgerichtshof, 'Tribunale del Popolo') e quindi deportati o impiccati.

Erich Muhsam, anarchico tedesco, fu trucidato dai soldati nazisti

In Germania i primi campi di concentramento comparvero non appena i nazionalsocialisti presero il potere, al fine di liquidare gli oppositori del regime; vi furono internati migliaia di comunisti, socialdemocratici, rivoluzionari, sindacalisti e anarchici. La deportazione degli ebrei iniziò solo nel 1939. Il lager di Dachau fu il primo campo di concentramento, aperto nel 1933 neanche 60 giorni dopo l'ascesa al potere di Hitler, destinato proprio a segregare circa 5.000 detenuti politici antinazisti, ma fu notevolmente ingradito durante il conflitto per far fronte all'internamento di migliaia di prigionieri di guerra. Nei giorni immediatamente precedenti la liberazione (fine aprile 1945) arrivò a "contenere" (compresi i circa 30 sottocampi) oltre 67.000 deportati: politici di diversi paesi compresi numerosi reduci della guerra di Spagna, ebrei, omosessuali, delinquenti comuni, testimoni di Geova e moltissimi prigionieri di guerra, soprattutto sovietici.

In tutto passarono per questo lager circa 200.000 persone, tra le quali almeno 31.591 italiani di cui è nota l'identità . Anche se non se ne conosce il numero esatto, furono tantissimi gli anarcocomunisti, gli anarcolibertari e gli anarcosindacalisti che conobbero, per primi, questo incubo, classificati sia con il Triangolo Rosso degli oppositori politici ma sovente anche col Triangolo Nero degli asociali, la categoria inventata dai nazisti che raccoglieva "renitenti al lavoro", "disfattisti" e "sabotatori dell'economia nazionale", oltre a senza-dimora, lesbiche e alcolisti.

A tutt'oggi infatti, nei migliori dei casi la resistenza tedesca è stata attribuita esclusivamente ai comunisti, ai socialdemocratici e ad alcuni gruppi cattolici, mentre invece sono stati fatti scomparire dai libri di storia le pur consistenti presenze della sinistra socialista e comunista anti-stalinista e dell'anarco-sindacalismo che, nel 1932 prima di entrare nella clandestinità , contava 7.000 iscritti alla (FAUD) (Freie Arbeiterinnen- und Arbeiter-Union), aderente alla AIT così come la CNT spagnola e l' USI italiana. È molto difficile anche trovare tracce dell'organizzazione specifica FKAD ("Föderation Kommunisticher Anarchisten Deutschlands"), oppure degli anarchici che presero parte all'insurrezione spartachista di Rosa Luxemburg e al movimento dei consigli. Particolarmente drammatica fu la vicenda di Erich Muhsam, artista rivoluzionario e militante anarchico, assassinato dalle SS nel campo di Oranienburg nel '34 per via del suo pensiero socialista internazionale e libertario, nonchè per le sue origini ebraiche. Muhsam sino alla morte mantenne un'encomiabile coerenza con le sue idee pur di non rendersi complice o alleato dell'infamia e della follia nazista [3].

Note[modifica]

  1. Maastricht erede di Auschwitz
  2. A tal proposito si legga Mattatoio N°5 di Kurt Vonnegut
  3. Da Umanità  Nova

Bibliografia[modifica]

  • AA.VV., Piegarsi vuol dire mentire. Germania: la resistenza libertaria al nazismo nella Ruhr e in Renania (1933-1945) Zero in Condotta-Milano 2005.

Voci correlate[modifica]