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Moti anarchici della Lunigiana (1894)

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Galileo Palla, anarchico protagonista dell'insurrezione
La Lunigiana è una regione geografica italiana divisa tra Liguria e Toscana, in cui nel gennaio 1894 gli anarchici guidarono una vera e propria insurrezione popolare contro il governo nazionale.

Contesto storico[modifica]

All'epoca tutta la zona intorno a Carrara e all'area delle Apuane[1] era caratterizzata da una forte attività  intorno all'estrazione e commercializzazione del marmo, con una conseguente aggregazione operaia molto combattiva. La frequente presenza in quest'area di anarchici come Bakunin, Cafiero, Malatesta, Gori, Galleani, Schicchi, Molinari ed altri facilitò la diffusione dell'anarchia tra gli operai, andando a caratterizzare, ancora oggi, quest'area geografica come una di quelle a più alta intensità  di presenze anarchiche.

La repressione dei moti siciliani ad opera del governo Crispi portò alla promozione di molte manifestazioni di solidarietà  per i fratelli della Sicilia, che furono particolarmente numerose e combattive proprio in Lunigiana. Il 7 gennaio 1894 viene affisso sui muri di Carrara incitante gli operai a rivoltarsi contro le autorità  così come avevano fatto i lavoratori siciliani.

«Operai lavoratori!
La Sicilia di agita, la Sicilia si muove ribellandosi ai tiranni del potere, ai despoti di ogni specie e noi lavoratori di ogni partito che cosa spettiamo per distruggere i Comuni, incendiare i Catasti, rompere i Telegrafi, impadronirsi delle officine e di tutto quanto appartiene a noi lavoratori?
Lavoratori! I figli dell'Etna, popolo lavoratore e ribelle, non venendo meno alle tradizioni storiche, c'insegna nobilmente ancora per una volta come si possa liberarsi dagli sparvieri, dai vampiri, dai lenoni questa setta schifosa, innominabile che sotto il patrocinio di infami leggi e nel nome di un dio crudele e tiranno fucila e macella questi uomini tanto modesti, che dopo il pasto han più fame che pria, credono poter reggere, davanti all'imperioso stimolo della fame , gli urgenti e necessari rimedi contro la miseria che bussa terribilmente alle porte del proletariato, mandando un cumulo di baionette laggiù, appositamente per frenare la marea rivoluzionaria che minacciosa si avanza.
Tremano i vili e cercano una difesa mandando i Fratelli ad uccidere altri Fratelli, stolti!
Operai lavoratori! Se in voi non è spento l 'ultimo seme delle nostra onestà , e se vegeta nei nostri cuori il sentimento di fratellanza è nostro dovere renderci solidali coi lavoratori di Sicilia che potrebbero con giusta causa chiamarci vili e codardi se di fronte a una si grande iniziativa come quella rimanessimo inerti spettatori.
Viva la Sicilia, Viva il Socialismo! »[2]

I fatti, l'esplosione della rivolta[modifica]

Così Pier Carlo Masini racconta l'esplosione della rivolta:[3]

«Il 13 gennaio 1894 veniva indetto a Carrara lo sciopero di protesta contro lo stato d'assedio in Sicilia e di solidarietà  con gli uomini dei Fasci siciliani arrestati. La manifestazione, che doveva esprimere anche il risentimento per la chiamata alle armi della classe del 1869, doveva essere anzitutto una adunata di scioperanti nella città  di Carrara. Ma dai primi assembramenti si passò alla formazione di barricate alla Foce, fra Massa e Carrara, e alla interruzione delle linee telegrafiche. Gruppi di dimostranti attaccavano poi i posti del dazio e le armerie delle guardie, che venivano saccheggiate. Ad Avenza si verificava il primo scontro armato: uccisi un carabiniere e un dimostrante.
Fra il 13 e il 14 si formarono concentramenti di ribelli a Becizzano, Codena e Miseglia e mossero verso la città  al grido di "Viva la Sicilia! Viva la rivoluzione!", nella convinzione e nella speranza che in altre parti d'Italia si stesse sviluppando un movimento analogo. Il 15 si ebbe un secondo scontro fra una banda scesa da Fossola verso Carrara e la cavalleria: un altro morto fra gli insorti. Il 16, alla periferia della città , presso la caserma Dogali, una colonna di 400 dimostranti, armati di roncole, forconi e qualche fucile, si scontrò con una compagnia di soldati. Otto dimostranti restarono uccisi, molti i feriti. La colonna si disperse. Alcuni gruppi fuggirono verso i monti dove vennero rastrellati nei giorni successivi. »
Rappresentazione dell'attentato di Paolo Lega contro Crispi (Roma, 16-06-1894) per vendicare la repressione della Lunigiana
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Gli anarchici più conosciuti che parteciparono alla rivolta furono Luigi Molinari (autore dell'Inno della rivolta, dedicato proprio ai rivoltosi della Lunigiana), Pasquale Binazzi, Galileo Palla e tanti altri.

Repressione e conseguenze[modifica]

«Il 16 gennaio Crispi sottopose al re il decreto di stato d'assedio (...). Contemporaneamente alla firma del decreto reale, viene nominato commissario straordinario per la Lunigiana il maggior generale degli alpini Nicola Huesch, livornese, di famiglia originaria dell'Austria. Cominciano le repressioni e i processi davanti ai tribunali militari, per direttissima, con pene pesanti. Circa trecento sono gli arrestati per sedizione e duecentonove gli anarchici arrestati in quanto tali. Chi non finisce in carcere, viene spedito al domicilio coatto (...). Per il solo fatto della presenza alle dimostrazioni, si ebbero condanne a venti anni»[3]

In tre mesi di attività  processuali, i tribunali emanarono in tutto ben 454 condanne a oltre 2.500 anni di carcere. Tra i condannati molti appartenevano al movimento anarchico, Luigi Molinari era probabilmente quello più conosciuto ed anche uno dei più pesantemente sanzionati: 23 anni in prima istanza ridotti a sette in appello.

Dopo l'attentato subito dal presidente del Consiglio, Francesco Crispi, responsabile della repressione dei moti, il 16 Giugno 1894 a Roma ad opera dell'anarchico Paolo Lega provocò la promulgazione delle cosiddette leggi anti-anarchiche o anti-socialiste.[4]

Note[modifica]

  1. Alpi Apuane
  2. 1894: i moti della Lunigiana
  3. 3.0 3.1 Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani nell'epoca degli attentati, Milano, Rizzoli, 1981,
  4. Leggi antisocialiste di Crispi

Bibliografia[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]