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Specismo

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Esempio di specismo: allevamento intensivo (in batteria) delle ovaiole
Lo specismo è un pensiero discriminatorio fondato sull’idea che gli animali appartenenti alla specie umana abbiano diritti superiori a quelli appartenenti alle specie non-umane. Alla base dello specismo vi è una visione antropocentrica della natura che affonda le proprie radici nell'errata interpretazione del darwinismo, nella religione (Dio avrebbe creato gli animali non-umani per porli al servizio degli animali umani) o semplicemente nell’ignoranza.

Buona parte degli anarchici ritengono lo specismo una discriminazione da combattere, esattamente come il razzismo e il sessismo; alcune correnti però non ritengono che esistano discriminazioni speciste e quindi non si riconoscono nell'antispecismo.

Definizione

Il termine specismo è stato coniato nel 1970 da Richard Ryder ed è stato delineato successivamente dal filosofo Peter Singer, il quale lo ha definito: «Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie» (Liberazione animale, 1975)

Uno scimpanzè viene preparato per essere inviato nello spazio, a bordo di una navetta sperimentale (1961). Spesso questo genere di torture trova la loro giustificazione nell'idea specista che gli interessi degli animali umani siano superiori a quelli degli altri animali

Richard Ryder, psicologo ed ex fautore della sperimentazione animale, non fece altro che inserire lo specismo entro quel percorso facente parte delle violazioni del principio di eguaglianza, che hanno nel razzismo e nel sessismo le loro manifestazioni più note. L’antispecismo è quindi l’antitesi dello specismo, ovvero l'estensione dell'antirazzismo oltre il limitativo concetto di razza.

Specismo condizionato e incondizionato

Lo "specismo incondizionato" si basa sul fatto che gli appartenenti alla specie umana vanterebbero intrinsecamente diritti superiori agli appartenenti alle altre specie animali, alla stessa maniera per cui alcuni ritengono che determinate razze vantino dirittti superiori rispetto ad altre (razzismo). Tali "teorie" ovviamete non possono avere alcun fondamento concreto.

Alla base dello "specismo condizionato" ci sono tre giustificazioni: possedere o meno l’anima, l’essere o meno agente morale (si definiscono agenti morali quelle persone in grado di attribuire un valore morale alle loro azioni) ed essere o meno razionale.

La prima motivazione non merita alcuna discussione poiché bisognerebbe prima definire l’anima o la sua funzione, e ciò è praticamente impossible; la seconda è pure senza fondamento perché esistono persone con gravi problemi neurologici, costretti ad una vita vegetale eppure, nonostante queste non siano in grado di compiere azioni morali (esattamente come gli animali non umani), nessuno si sognerebbe di ritenerli portatori di diritti inferiori alle persone “normali”; la terza motivazione si basa sulla razionalità , che può essere definita in molti modi: per alcuni essa sarebbe la prerogativa di poter stipulare contratti e quindi trarne dei benefici, ma tale teoria è inficiata dai trattamenti riservati agli esseri umani portatori di gravi deficit mentali (essi non sono in grado di stipulare contratti sociali, ma non per questo vengono torturati o mangiati, come capita agli animali non umani) e dalle nuove teorie contrattualistiche (su tutte, quelle di John Rawls).

Storia dello Specismo

Il pensiero specista, nel corso della storia ha subito profondi cambiamenti, condizionato dall’evoluzione culturale, religiosa, filosofica ecc.

Il pensiero precristiano

Il pensiero precristiano può essere considerato in due suoi aspetti, uno legato all’ebraismo, l’altro alla grecità  classica.

Ebraismo: il testo fondamentale della religione ebraica è la Torah composta da 5 libri, il primo dei quali è la Genesi. Sulla creazione del mondo la Genesi afferma che Dio, dopo aver creato l’universo fece l’uomo a sua immagine e gli diede il dominio su ogni essere.

Secondo la Bibbia all’inizio l’uomo viveva nell’Eden, luogo di pace perfetta, in cui ogni forma di violenza sarebbe stata fuori luogo. Poi l’uomo fu cacciato da Dio, a seguito del peccato originale (significativo il fatto che esso fu commesso da una donna per via di un animale).

Pitagora, filosofo greco vegetariano

Prima della caduta dall’Eden il dispotismo dell’uomo sul creato era benevolo, non c’era spazio per la violenza e l’uomo si nutriva solo della verde erba. Dopo la caduta invece viene permessa l’uccisione: Dio stesso riveste di pelli Adamo ed Eva, Abele compie sacrifici uccidendo pecore del suo gregge. Poi con il diluvio, la creazione fu quasi annientata perché l’uomo fosse punito per la sua malvagità . In seguito Noè offrì sacrifici a Dio e venne concesso all’uomo il suggello finale del dominio sul mondo. Tutto l’Antico Testamento sostiene una posizione di indifferenza nei confronti degli animali, anche se vi sono passi che promuovono una certa benevolenza e lasciano intendere che fosse proibita la crudeltà  indiscriminata.

La grecità : il pensiero greco non era uniforme, ma suddiviso in scuole rivali. Una di queste era quella fondata da Pitagora, vegetariano che sosteneva un atteggiamento benevolo verso gli animali perché in essi potevano trasmigrare le anime dei morti.

Un’altra, quella più importante fu quella di Platone e del suo discepolo Aristotele. Quest’ultimo sostiene che l’uomo è un animale razionale. Ammette quindi la comune natura tra l’uomo e l’animale, ma non l’uguale considerazione: l’animale è a servizio dell’uomo, come pure lo schiavo, in quanto si trova più in basso nella gerarchia della natura. La natura è, infatti, considerata dotata di struttura gerarchica in base alle capacità  razionali.

La concezione di Aristotele fu quella che entrò a far parte del pensiero occidentale e diede origine a molte idee speciste che tuttora permangono.

Il pensiero cristiano

Per comprendere gli effetti del pensiero cristiano per quanto riguarda il mondo animale bisogna anzitutto analizzare il contesto in cui esso si è sviluppato nel mondo occidentale, cioè il mondo romano.

Nel mondo romano erano esaltate le virtù marziali e a Roma gli animi erano temprati attraverso i giochi, che noi oggi consideriamo amorali, mentre per i romani erano un divertimento. I Romani avevano sentimenti morali, come la giustizia, il dovere civico, la benevolenza. Alcuni esseri come i prigionieri, i criminali, gli animali, erano tenuti fuori dalla loro sfera morale e quindi vederli soffrire e morire poteva essere un divertimento. Per questo motivo i Romani attuavano nei confronti di esseri appartenenti a tali categorie comportamenti che non avrebbero mai pensato di riservare a esseri che rientravano all'interno della loro sfera morale.

Il messaggio cristiano fu per il mondo romano del tutto rivoluzionario: esso condensava in sé l’idea dell'unicità  della specie umana e dell'immortalità  dell'anima. Il risultato di questo messaggio sul mondo romano fu la riduzione dei combattimenti tra i gladiatori e in seguito l’abolizione di tali giochi. La sfera morale dei Romani si ampliò fino a comprendere qualsiasi forma di vita umana (inclusi schiavi e prigionieri), ma l’atteggiamento verso i non umani rimase invariato, con alcune eccezioni: Ovidio, Seneca, Plutarco, Porfirio.

Il Nuovo Testamento non presenta il minimo interesse per gli animali.

San Tommaso d'Aquino e San Francesco d'Assisi

San Tommaso d'Aquino: egli si rifà  ad Aristotele nel sostenere che l’uccisione degli animali è legittima, poiché la natura ha struttura gerarchica e i più perfetti possono uccidere i meno perfetti. Per quanto riguarda la sua posizione nei confronti della sofferenza animale San Tommaso sostiene che «Non è peccato infliggerla. Non è caritatevole astenersene». Egli ritiene che gli animali siano da escludere dalla sfera morale e che quindi il fatto di procurare ad essi dolore non è un peccato. Si può, secondo Tommaso d’Aquino, amare gli animali a onore di Dio e a vantaggio dell’uomo. L’unica ragione contro la crudeltà  versi gli animali è che questa può portare alla crudeltà  verso gli esseri umani (visione fortemente antropocentrica).

San Francesco d'Assisi : questo "Santo", tanto amato, è protagonista di tanti aneddoti riguardanti il suo rapporto di amore verso la natura e gli animali (ad esempio quello noto come San Francesco e il lupo e San Francesco e le allodole). La sua compassione verso gli animali rappresenta una eccezione nella storia della Chiesa.

Nel suo famoso Cantico delle creature, il Santo di Assisi si rivolge agli elementi naturali col nome di Fratello o Sorella. Egli tuttavia non ha superato lo specismo: manifesta infatti un sentimento di identificazione con il creato e di amore per tutte le creature o elementi della natura (rocce, fuoco, sassi, ecc.), indipendentemente dalla loro sensibilità . Il suo è un amore estatico, manca di riflessione razionale e non distingue i gradi di sensibilità .

L’umanesimo

In questo periodo permangono le idee del passato: l’uomo mantiene una posizione centrale nell’universo. Gli umanisti rinascimentali sostituirono all’idea dell’uomo come creatura eletta di Dio, quella di unicità  dell’essere umano dotato di libero arbitrio e dignità , contrapponendola alla limitata natura degli animali inferiori. L’uomo era identificato come il centro dell’universo e il perno della natura, nulla era più degno di ammirazione dell’essere umano. Vi erano anche dei dissidenti nei confronti della dilagante teoria antropocentrica, come Leonardo da Vinci e Giordano Bruno. Il primo era vegetariano e sensibile alle sofferenze degli animali, il secondo pagò con la vita le sue ardite affermazioni che minavano la concezione antropocentrica (fu arso sul rogo nel 1600).

Cartesio

Il più doloroso risultato della dottrina cristiana sugli animali comparve nella prima metà  del XVII secolo, con la filosofia di Cartesio. Questi era un cristiano e contemporaneamente uno scienziato meccanicista e volle trovare un compromesso tra la religione e la scienza, tra il suo essere meccanicista e credente.

Cartesio, filosofo, è stato uno dei principali fautori del pensiero specista

Cartesio riteneva che ogni cosa composta di materia fosse governata da principi meccanici, come una macchina, un orologio. Il suo problema era questo: «il corpo umano è materiale, appartiene al mondo fisico. Gli esseri umani sono quindi macchine regolate da leggi scientifiche?».

Per risolvere la questione Cartesio introduce il concetto di anima come coscienza. Distingue tra due tipi di realtà : la realtà  materiale, fisica e quella spirituale, del pensiero, ovvero l’anima. L’anima è indipendente dalla materia, è data da Dio solo agli esseri umani, i quali, quindi, sono superiori a ogni altro essere poiché dotati di anima e di coscienza. Essendo privo dell’anima, l’animale è sprovvisto di coscienza, e non avendo coscienza, esso non può provare dolore. Egli riteneva che quando l’animale sembra manifestare sofferenza, in realtà  reagisce semplicemente a uno stimolo meccanico, come se in un orologio venissero toccate le molle che lo muovono.

Il considerare l’animale come una macchina priva di capacità  di sensazione, permise a Cartesio di trarre vantaggi sia sul piano teologico (elimina il problema del perché un Dio giusto permetta la sofferenza di esseri innocenti come gli animali) che su quello pratico (gli sperimentatori abbandonano ogni tipo di rimorso nei confronti delle sofferenze inflitti agli animali).

Testimonianza di alcuni sperimentatori della fine del XVII secolo che mostra le conseguenze dell’aberrante pensiero Cartesiano:

«Somministravano bastonate ai cani con perfetta indifferenza, e deridevano chi compativa queste creature come se provassero dolore. Dicevano che gli animali erano orologi; che le grida che emettevano quando erano percossi erano soltanto il rumore di una piccola molla che era stata toccata, e che il corpo nel complesso era privo di sensibilità . Inchiodavano poveri animali a delle tavole per le quattro zampe, per vivisezionarli e osservare la circolazione del sangue, che era un grande argomento di conversazione». (Nicholas Fontaine, Memoires pour servir à  ì histoire de Port-Royal, Cologne, 1738, vol.2, pp.52-53)

L’Illuminismo e le epoche successive

Voltaire, filosofo illuminista, denunciò le barbarie cartesiane sugli animali non umani

Fu proprio la barbarie della sperimentazione a mostrare la somiglianza fisiologica tra l’uomo e l’animale, e quindi a permettere la diffusione di un atteggiamento di maggior benevolenza. Voltaire espresse bene questo nuovo modo di porsi nei confronti degli animali, in contrasto con la visione cartesiana:

«Dei barbari prendono questo cane, che supera tanto prodigiosamente l’uomo nell’amicizia, lo inchiodano su una tavola e lo sezionano vivo per mostrarti le vene mesaraiche. Tu scopri in lui gli stessi organi di sentimento che sono in te. Rispondimi, meccanicista, la natura ha dunque combinato in questo animale tutte le molle del sentimento perché non senta?». (Dizionario filosofico, voce “bestie”, trad. it., Einaudi, Torino 1969)

Si comincia così a riconoscere la sofferenza, ma non i diritti. Il filosofo Hume parla di trattare cortesemente gli animali, con meno brutalità  e più benevolenza. Ma colui che per primo sostenne che gli animali avessero dei diritti fu Jeremy Bentham. Egli paragona la situazione degli animali a quella degli schiavi neri e vede il governo dell’uomo come una tirannia.

La teoria di Darwin

Charles Darwin fu il primo, con la sua teoria dell’evoluzione della specie, ad apportare studi e prove scientifiche della discendenza dell’uomo dall’animale. Tale teoria fu rivoluzionaria per molti aspetti ed egli stesso ebbe perplessità  nel pubblicarle. Solo nel 1871, Darwin pubblicò L’origine dell’uomo esplicitando i contenuti celati nella prima opera.

Darwin apporta prove scientifiche che dovrebbero far crollare il muro dello specismo, mostrare l’origine comune dell’uomo e dell’animale. Ci si aspetterebbe che con l’affermazione della teoria di Darwin molti degli atteggiamenti specisti fossero eliminati, ma non è così.

In realtà  Darwin stesso ha un pensiero contraddittorio: intellettualmente aveva demolito le basi delle teorie speciste, ma praticamente invece mangiava la carne di quelle creature che avevano comportamenti così simili all’uomo, manteneva idee speciste e le diffondeva tra i suoi allievi.

Come conseguenza della teoria di Darwin vi furono effettivamente molti autori che si liberarono da idee speciste, molti altri invece rimasero convinti della legittimità  dell’uomo a dominare e in particolare ad uccidere gli animali. E’ un esempio di ambiguità  il filosofo Schopenhauer, che contrappone gli atteggiamenti disgustosamente brutali della filosofia occidentale a quelli migliori della filosofia e della religione orientale. Egli tuttavia compie una distinzione geografica assurda, affermando che l’uomo può vivere senza uccidere, ma non nelle regioni settentrionali. Anche Bentham, che aveva insistito sulla necessità  di dare diritti agli animali afferma che è legittimo mangiarli e offrire loro una morte indolore. Tale giustificazione non ha senso, dato che il filosofo era a conoscenza delle pratiche di allevamento, trasporto e macellazione del tempo, che non possono dirsi indolori.

Il pensiero moderno

Finalmente dal "darwinismo" in poi le teorie speciste vengono contrastate in misura sempre maggiore, ma non più da singoli individui “illuminati” bensì da movimenti organizzati.

I filosofi Peter Singer e Tom Regan, nel XX secolo, approfondiscono il pensiero antispecista, diventando i padri del movimento moderno (approfondimenti: vedi antispecismo).

Esempi di specismo

Liberazione animale ad opera dell'ALF
  • Vivisezione: gli esperimenti vengono portati avanti dalle industrie farmaceutiche, cosmetiche, istituti pubblici, università  e l’industria bellica (esiste una diretta conseguenza tra lo sfruttamento animale e il capitalismo). Nonostante l'opinione di buona parte della comunità  scientifica, la realtà  è che i risultati ottenuti dalla sperimentazione animale non solo sono inaccettabili e, di conseguenza, inutili per la salute umana,[1] ma spesso si rivelano essere fuorvianti: gli esperimenti condotti sugli animali allo scopo di conseguire informazioni utili all'uomo sono quindi dannosi per l'uomo stesso (3.000 gli animali vivisezionati ogni giorno in Italia, 300.000.000 quelli torturati in tutto il mondo per la ricerca).
  • Caccia e Pesca: milioni di animali vengono uccisi in tutto il mondo per puro divertimento e senza nemmeno un effettivo bisogno alimentare.
  • Allevamenti: un incalcolabile numero di animali vengono allevati alla stregua di oggetti finalizzati al consumo umano. Soprattutto gli allevamenti intensivi “da carne” mostrano un lato particolarmente crudele: molti vengono praticamente immobilizzati per ingrassare più rapidamente; a fine carriera produttiva vengono “macellati” in quanto ormai inefficienti economicamente; l’alimentazione è spesso innaturale ecc. (erbivori alimentati con mangimi di derivazione animale e\o forzata, ormoni della crescita).
  • Zoo: gli animali vengono rinchiusi in gabbie, attraverso le quali è possibile osservarli dietro pagamento d’un biglietto. Gli animali non-umani, sono quindi visti, solo ed esclusivamente, come fonte di reddito umano.
  • Circo: come nel caso degli Zoo, gli animali vengono rinchiusi entro gabbie e liberati per compiere “numeri da circo”. Dietro un’ipocrita “aria festosa”, il circo è un reale luogo di sofferenza fisica e psichica, opportunamente celata agli occhi del pubblico (soprattutto a quelli dei bambini).

Note

Bibliografia

Exquisite-kfind.png Vedi, Testi: antispecismo.

Voci correlate

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Personalità 

Scritti

Collegamenti esterni



Il testo italiano di questo articolo è stato tratto in parte da Storia dello specismo