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Silvano Pelissero

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Silvano Pelissero al momento dell'arresto
Silvano Pelissero (Susa, Torino, 16 novembre1961-) è un anarchico che fu legato al movimento squat italiano. Fu perseguitato dalla repressione istituzionale attraverso un'assurda accusa di associazione terroristica, che lo vide coinvolto insieme ad alcuni suoi compagni, volta a colpire il nascente movimento NO TAV.

Dopo anni di accuse fu assolto dai reati più pesanti, mentre i suoi amici, gli anarchici Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, non ressero alla persecuzione e si tolsero la vita.

Biografia

Exquisite-kfind.png Vedi, Sole, Baleno e Pelissero.

Nato a Susa (Torino) il 16 novembre 1961, Silvano Pelissero cresce in una famiglia in cui il padre Bruno, che a soli 15 anni fu staffetta partigiana nella "formazione Stellina" [1], lo educa sin da bambini ai valori dell’ antiautoritarismo e antifascismo.

Un giorno, nel 1981, Silvano si trova nella stalla col padre quando, per fatalità , all'improvviso si scatena un incendio che fa esplodere una bombola del gas. L’arrivo delle ambulanze e dei vigili del fuoco scopre il vecchio arsenale d’armi che il padre, da vecchio partigiano, aveva conservato dai tempi della guerra. I media locali, visto il passato del padre, ci ricamano sopra una storia fatta di bombe e sovversione. Silvano è ritenuto corresponsabile e viene arrestato direttamente nella caserma di Bellinzago, dove stava svolgendo il servizio militare.

Edoardo Massari incatenato per protesta ad un palco in piazza Ferruccio Nazionale a Ivrea contro lo sgombero della piscina di Aré

Preoccupato per un principio d'infarto del padre, Silvano si accolla tutte le responsabilità  dell'incendio, anche se in fase dibattimentale sarà  scagionato dal genitore. Resta il fatto che, dopo 6 mesi di carcere preventivo, nonostante venga dimostrato che la maggior parte delle armi siano inutilizzabili, padre e figlio vengono condannati rispettivamente alla pena di 1 anno e 6 mesi e di 2 anni e 2 mesi con la condizionale e possono finalmente uscire di galera.

Tornato in libertà , la vita per Silvano è molto difficile. Ormai, bollato dalle forze dell'ordine come sovversivo, non passa giorno che non venga fermato e sottoposto al controllo dei documenti. Così, dopo essere rimasto orfano di padre nel 1983, si trasferisce a Torino in cerca di lavoro. Qui comincia a bazzicare negli ambienti anarchici, con cui si era sempre sentito affine, frequentando in particolare il centro sociale El Paso, dove si ritrovano gran parte degli squatters torinesi, tra cui Edoardo Massari (detto Baleno). Nell'estate del 1994 viene fermato e identificato, insieme a "Baleno" e ad altri compagni, dalla DIGOS di Cuneo.

Maria Soledad Rosas il giorno del funerale del suo compagno Baleno

Finalmente riesce ad ottenere il passaporto (gli veniva negato per i suoi precedenti penali) e decide di girovagare un po’ per il mondo (viaggia in Guatemala, Honduras, Nicaragua e Columbia).Nel maggio 1995, appena rientrato in Italia, partecipa ad un presidio nei pressi di Avigliana, in occasione della pedalata ecologica anti-TAV.

Rientrato nel marzo 1996 per sistemare una questione ereditaria famigliare, per un periodo si stabilisce a Bussoleno, dove esercita prevalentemente l'attività  di fabbro, dilettandosi anche in lavori agricoli che tanto ama. Durante questa fase continua la frequentazione degli squatters torinesi, poi si ferma per un breve periodo a Ginevra, dove subisce due processi sempre per questioni legate alle occupazioni.

Nell'agosto del 1996 accade un fatto strano, rientrato a casa Silvano vi trova due estranei che però non avevano rubato nulla. Comincia così a sorgere in lui il sospetto che qualcuno lo tenga sotto stretta sorveglianza. Nel frattempo, nella Val Susa, cominciano ad esplodere le prime bombe contro il progetto della TAV.

Ai primi di settembre del 1997, Silvano, insieme tra gli altri ai compagni ed amici Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, si trasferisce alla Casa di Collegno, che si trova all'interno del parco del manicomio di Collegno (occupato dal 1996). Il 5 marzo 1998 viene arrestato insieme a Edoardo Massari e all'argentina Maria Soledad Rosas con un'accusa, abilmente orchestrata grazie anche al contributo decisivo dei media, assai grave: appartenenza ad una fantomatica organizzazione eco-terrorista, i "Lupi Grigi", responsabile di una serie di attentati in Val Susa contro la linea ad alta velocità  Torino-Lione.

Le accuse si dimostreranno infondate, ma ciò non riuscirà  ad impedire che i suoi amici Massari e Soledad si tolgano la vita. Silvano Pelissero, inoltre, verrà  diffamato, accusato cioè di essere una sorta di "anarchico di destra", ovvero un individualista fascista [2] che però frequentava ugualmente gli anarchici e i NO TAV.

Ma tutto ciò si rivelerà  un'ignobile montatura e le sentenze dimostreranno che l'organizzazione terroristica non esisteva affatto.

Processi e sentenze

Il processo di primo grado si chiude il 31 gennaio 2000 con una condanna a 6 anni e 10 mesi per Pelissero: furto e devastazione al municipio di Caprie, associazione sovversiva, attentato alla cabina elettrica di Giaglione, detenzione di esplosivi, ecc.

Il processo di appello, svoltosi in un solo giorno (18 gennaio 2001) opera un solo riconoscimento alle tesi difensive: l’assoluzione per fabbricazione di ordigno esplosivo. La pena viene ridotta a 6 anni e 1 mese.

  • Il 21 novembre 2001 a Roma la corte di cassazione invalida l’accusa di attività  terroristica con finalità  eversive.
  • Il 4 marzo 2002, alla scadenza dei quattro anni di detenzione la magistratura emette l’istanza di scarcerazione di Silvano per decorrenza dei termini, l’anarchico viene però effettivamente liberato solo il 12 in quanto i carabinieri lasceranno passare un’intera settimana prima di comunicare la notizia all’interessato.
  • Nel 2002 la Corte di Cassazione di Roma smonta le tesi dei pm torinesi Maurizio Laudi e Marcello Tatangelo. Non si trattava di un’associazione terroristica, ma di tre persone che al massimo si erano macchiate di reati comuni. Venendo a cadere l’accusa più grave (le finalità  eversive e terroristiche dei reati contestati) la Corte d’Appello di Torino riduce la pena per Silvano a 3 anni e 10 mesi.

Note

  1. La formazione Stellina operava nella zona Balmafol-Combe-Caserme Sevine
  2. «Verso i 17-18 anni circa, quando ero in grado di leggere un testo simile, già  lessi la Mein Kampf, perché alla fine dei conti era uno degli unici modi per avere un’idea più o meno precisa di cosa fosse l’ideologia del nazismo […]. Respingo queste accuse che mi vengono lanciate, che io credo siano lanciate solo ed esclusivamente al fine di rovinare la mia immagine, di danneggiarla, per costruire l’individuo misterioso, l’individuo distorto, l’individuo capace di tutto […]. Può benissimo essere che nel corso dei miei 20 anni di vita (parlo dai 18 anni in avanti) abbia avuto delle conoscenze con delle persone simpatizzanti di quell’area, ma voglio sottolineare che un conto è avere delle conoscenze (persone che incontri in una birreria, in una discoteca, in un circolo e le saluti, ci parli, ci scambi chiacchiere insieme) altra cosa è avere un rapporto di amicizia, un rapporto confidenziale, un rapporto politico. […] Sicuramente potevo benissimo conoscere delle persone della Lega Nord a Bussoleno. A Bussoleno c’era una forte presenza di leghisti, di autonomisti. Inevitabile conoscere gente di questo tipo […] Altri contatti di tipo militanza, roba di questo genere, con questo tipo di persone [i leghisti, N.d.A.] erano enormemente lontani dal mio modo internazionalista di vedere le cose, dal mio modo libertario, dal mio modo antiautoritario, cioè dall’essere anarchico». (Dichiarazioni di Silvano Pelissero tratte da Le scarpe dei suicidi, pag 90 e 91)

Voci correlate

Collegamenti esterni