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Nestor Makhno

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Nestor Makhno

Nestor Makhno (Guliai-Polé, Ucraina 27 ottobre 1889 - Parigi, 25 luglio 1934) è stato un anarchico ucraino combattente nella rivoluzione ucraina. Osteggiato tanto dai reazionari "bianchi" quanto dai bolscevichi della rivoluzione russa, ed esponente di primo piano del comunismo-anarchico internazionale.

Biografia[modifica]

Nestor Makhno nasce il 27 ottobre 1889 a Guliai-Polé, in Ucraina, una cittadina che allora contava circa 30 mila abitanti.

Dall'infanzia alle prime lotte[modifica]

Il gruppo di Nestor Makhno

Di estrazione contadina, le ristrettezze economiche familiari prima e la morte del padre poi, quando aveva solo dieci anni, lo obbligano ad intraprendere le prime esperienze lavorative, facendogli immediatamente scoprire l'ingiustizia sociale imperante nella Russia zarista. A dodici anni lascia la scuola ed inizia a lavorare a tempo pieno come contadino nelle terre dei nobili e dei kulaki, ricchi contadini che spesso erano coloni d'origine tedesca. A tredici anni, per la prima volta nella sua vita, reagisce con estrema violenza alla vista dei soprusi inflitti da un giovane padrone contro un lavoratore.[1] Questa è la sua prima ribellione violenta documentata contro la classe padronale, a dimostrazione del suo carattere indomito, ribelle ed insofferente alle ingiustizie. All'età  di diciassette anni poteva già  vantare numerose esperienze lavorative, in primis come apprendista pittore ed operaio in una fonderia.[1]

Illegalismo rivoluzionario e condanna a morte[modifica]

La prima rivoluzione russa del 1905 lo vede presente nei vivaci moti insurrezionali della sua comunità , dove non a caso l'autocrazia zarista aveva inviato un distaccamento di polizia a cavallo che fu particolarmente violento nell'attività  repressiva.
File:1909. Группа анархистов Гуляйполя.jpg
L'"Unione dei lavoratori poveri", il gruppo di Guliai-Polé. Primo maggio 1909, Nestor Makhno primo in basso a sinistra a fianco di Waldemar Antoni.

Venendo ad aumentare il suo odio nei confronti dell'autorità , a 16 anni entra a far parte di un gruppo denominato «Unione dei lavoratori poveri», formato da giovani rivoluzionari del luogo che sostenevano apertamente il comunismo libertario e si opponevano attraverso l'azione diretta (es. esproprio dei beni delle classi più ricche, attentati, ecc.) all'oppressione classista.

Alla guida del gruppo vi era Waldemar Antoni, un anarchico di origine ceca che non solo si farà  promotore della rivolta, ma darà  avviò ad una campagna di istruzione in favore di questi giovani, volenterosi e ribelli ma generalmente non scolarizzati, a cui furono impartite nozioni di cultura generale e soprattutto si fece loro conoscere il pensiero anarchico attraverso al lettura dei testi di Bakunin, Kropotkin e Proudhon.

Per contrastare l'attività  dell'«Unione dei lavoratori poveri» [2], che evidentemente era riuscito a creare non pochi problemi alle classi dominanti, le autorità  finanziano la formazione dell' «Unione dei veri russi», un gruppo antiproletario e reazionario che però sarà  fisicamente annientato proprio dall' «Unione» di Makhno.

A cavallo tra il 1906 e 1907, lo zarismo dà  avvio ad un giro di vite contro i ribelli, arrestando Makhno con l'accusa di omicidio. Rilasciato poco dopo per mancanza di prove, nel 1908, a seguito della delazione di un informatore della polizia, viene nuovamente arrestato ed incarcerato. Nel marzo del 1910, Makhno e tredici dei suoi compagni sono giudicati da un tribunale militare. L'anarchico è condannato alla pena di morte per impiccagione, ma qualche tempo dopo la sua pena sarà  commutata nei lavori forzati a vita. [2]

Durante gli anni del carcere, scontati a Mosca in condizioni spesso durissime, diviene amico dell'anarchico Petr Arshinov, che lo aiuta nell'approfondimento dello studio del pensiero anarchico.

Il soviet di Guliai-Polé[modifica]

I successivi eventi della rivoluzione russa gli permetteranno, a partire dal 1° marzo 1917, di ottenere la liberazione insieme ad altri detenuti politici. Fatto rientro nel suo paese natale, si distingue per la promozione dell'organizzazione di libere comuni, del soviet locale di contadini e della collettivizzata della terra.

L'autogestione libertaria delle masse contadine si estenderà  in breve tempo all'intera regione popolata da sette milioni di abitanti. Essa era formata da una sorta di area circolare dal diametro di circa 250 km, al cui centro vi era proprio Guliai-Polé. Questa regione, dalle antiche tradizioni ribelli e ostili alle autorità  di qualsivoglia colore politico, era stata un centro nevralgico anche della rivoluzione del 1905 e teatro di violenti tumulti.

Makhno ormai non è più un giovane inesperto, ma un uomo maturo consapevole della condizione di sfruttamento a cui sono costrette le masse contadine ed è ben cosciente che l'emancipazione dei lavoratori possa giungere esclusivamente per loro stessa mano: per questo, il 29 marzo 1917, organizza un sindacato professionale dei lavoratori agricoli che come prima misura intrapresa decide di non pagare l'affitto ai proprietari.[3]; egli è ugualmente coinvolto nello sciopero vittorioso dei lavoratori di una fabbrica e nella costituzione di un sindacato dei falegnami di cui viene nominato presidente. [4]

Nel congresso tenutosi dal 5 al 7 agosto, è in prima fila nella riorganizzazione dei contadini e di un nuovo soviet locale.[1] Inoltre, dà  avvio alla formazione di un gruppuscolo dedito all'esproprio dei beni dei ricchi, ma il progetto è ostacolato dalla reazione delle autorità  e delle classi dominanti. Allo stesso tempo, quando il generale Kornilov tenterà  di prendere il potere a Pietrogrado, i ribelli di Guliai-Polé formano un comitato per la salvezza della rivoluzione con l'obiettivo di disarmare i proprietari e dare avviò alle espropriazioni.

Il 25 settembre, il congresso dei soviet contadini dà  avvio agli espropri in favore dei contadini poveri. La terra viene redistribuita secondo il principio che ognuno possa avere solo la superficie in grado di poter lavorare autonomamente senza salariati. La sua comune ideale è basata sul volontarismo, l'uguaglianza e la solidarietà , mezzi attraverso i quali costruire un nuovo ordine sociale « dove non ci sarà  nè schiavitù nè menzogna, nè vergogna, nè divinità  spregevoli, nè catene, dove non si potrà  acquistare nè l'amore nè lo spazio, dove non ci sarà  che la verità  e la sincerità  degli uomini ».

Rivolta in Ucraina: l'armata Makhnovista[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Makhnovicina e Ucraina libertaria.

Dopo la pace di Brest-Litovsk, firmata da Lenin il 3 marzo 1918, che cedeva l'Ucraina alla Germania, le truppe germaniche invadono il Paese e lo occupano militarmente. Gli anarchici si organizzano in un esercito di liberazione partigiano, mentre Makhno e una delegazione si recano nella Russia bolscevica al fine di ottenere la collaborazione e l'aiuto dei compagni anarchici russi (durante questo viaggio avrà  un incontro emozionante con il suo "idolo", Pëtr Kropotkin).

Makhno, che ormai godeva di notevole prestigio tra la sua gente, costituisce battaglioni di contadini e operai per contrastare l'invasore tedesco. L' armata Makhnovista deve combattere contro le “armate bianche” (filo-zariste) dei controrivoluzionari, spesso sostenuti dagli invasori germanici che però si ritireranno dall'Ucraina con la firma del trattato di pace dell'11 novembre 1918.

Gruppo di combattenti appartenenti all'Esercito Nero

Nel settembre e ottobre 1918 i libertari si trovano a dover affrontare la reazione della Petliura (la petliurovskina era un movimento della borghesia ucraina) guidata da Denikin. Per sei mesi la lotta sarà  accanita, i partigiani libertari sono “costretti” ad allearsi con i bolscevichi al fine di sconfiggere quelli che erano i veri nemici della rivoluzione, nonostante Nestor Makhno vedesse nei “rossi” un effettivo pericolo per la libertà  del suo popolo. Infatti, i bolscevichi non si riveleranno sempre preziosi alleati, anzi spesso agevoleranno l'avanzata dei “bianchi” pur di limitare l'influenza e il fascino che i machnovisti esercitavano sulla popolazione. La paura della è tale che Lev Trotsky arriverà  a dichiarare che sarebbe stato meglio consegnare l'Ucraina ai "bianchi" piuttosto che dare possibilità  alla makhnovishina di espandere la propria influenza. Per questo i bolscevichi decideranno di mettere una taglia sulla testa dell'anarchico ucraino.[5]

Nonostante questi “incidenti”, Makhno si allea una seconda volta con i bolscevichi quando, nella primavera del 1920, si vede costretto a respingere un altro assalto delle armate bianche, questa volta poste sotto il comando di Wrangel. Le truppe partigiane combattono per mesi, fino alla disfatta dei reazionari che si concretizzerà  nel novembre dello stesso anno.

Makhno a questo punto fa rientro nel suo villaggio e intraprende il suo lavoro di rieducazione e di organizzazione dei contadini, ma questi progetti saranno spezzati da una nuova offensiva bolscevica che mal sopportava questo progetto libertario.

Il 26 novembre 1920, Guliai-Polé è circondata, Makhno raduna circa duemila uomini che combattendo eroicamente proveranno a resistere all'accerchiamento dell'Armata Rossa.

L'esilio e la morte in povertà [modifica]

Ferito più volte durante i combattimenti e sentendosi in pericolo, si rifugia insieme a 78 compagni in Romania, dove il Commissario del popolo agli affari esteri dell'URSS, Tchitcherine, cercherà  di estradarlo con l'accusa di «terrorismo» contro l'Ucraina. Si sposta allora in Polonia, dove viene processato per presunti crimini compiuti in Ucraina contro gli interessi della Polonia e poi rilasciato. [6]

A questo punto raggiunge Danzica, dove però è nuovamente arrestato. Una volta riuscito ad evadere, raggiunge prima la Germania ed infine Parigi nell'aprile del 1925. Ospite di amici russi prima a Saint-Cloud e poi a Romainville, la sua famiglia si insedia, il 21 giugno 1926, a Vincennes.

Fisicamente debilitato, affetto da tubercolosi e col volto sfregiato, Louis Lecoin dirà  che « il suo corpo non è che cicatrici e schegge di proiettili che si muovono sotto la pelle.». In Francia la sua sofferenza viene alleviata grazie alle cure di alcuni medici anarchici, tra cui Madeleine Pelletier che si occuperà  lungamente della sua salute.

Nonostante le difficoltà , in Francia incontra Voline, Ida Mett e Petr Arshinov, con i quali fonda il gruppo Dielo Trouda, che sarà  protagonista dell'elaborazione teorica organizzativa comunista-anarchica denominata Piattaforma degli anarchici. Con Ida Mett lavora alla sua biografia. Il 6 maggio 1927 è raggiunto da un ordine di espulsione, che non viene eseguito grazie all'intervento di Louis Lecoin.

In luglio, incontra Buenaventura Durruti e Francisco Ascaso, con i quali si sofferma sulle possibilità  rivoluzionarie in Spagna, affermando che le condizioni per una rivoluzione sociale libertaria sono più favorevoli nel paese iberico che in Russia, perché nel primo esisteva un proletariato e una classe contadina con antiche tradizioni rivoluzionarie ed inoltre gli anarchici spagnoli si erano dotati di un'organizzazione assai ben strutturata.[1]

Trovandosi in condizioni economiche miserevoli, il 6 aprile 1929 L'Union anarchiste communiste lancia nel giornale Le Libertaire un appello alla solidarietà  in suo favore. Durante il periodo francese stringe rapporti epistolari con altri esponenti dell'anarchismo europeo, tra i quali gli italiani Errico Malatesta e Pio Turroni [7] e i libertari della rivoluzione spagnola del ‘36.

Nel 1929, con la sua famiglia, è invitato dal gruppo anarchico Aimargues a trasferirsi a Gard. La moglie, Galina, e sua figlia Lucia, vi rimarranno circa un anno.

Quando la sua salute peggiora, Makhno è ricoverato in ospedale nel marzo del 1934 all'ospedale Ténon (Parigi), dove muore nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1934.

Il pensiero e l'azione[modifica]

Teoria organizzativa anarchica[modifica]

L'idea organizzativa del movimento anarchico fu sempre al centro del pensiero di Nestor Makhno, dall'organizzazione delle comuni libertarie a Guliai Polé, alla costituzione della Nabat, dell'Esercito Nero ed infine alla formulazione della Piattaforma Anarchica. Quest'ultima fu redatta dai militanti anarchici russi e ucraini del gruppo «Dielo Trouda», fuggiti a Parigi durante gli "anni 20" (del 1900) per scampare alla repressione bolscevica.

Essi generalmente firmavano i loro scritti con il nome di “Gruppo degli Anarchici Russi all'Estero”. I membri più importanti furono (tra gli altri): Nestor Makhno, Ida Mett, Petr Arshinov, Maria Goldsmith, Valesvsky e Linsky.

La “Piattaforma” venne pubblicata a Parigi sulle pagine di «Dielo Trouda» tra giugno e novembre del 1926 e poi tradotta in francese durante l'inverno seguente da Voline che, paradossalmente, sarà  il principale detrattore della “Piattaforma”. Voline, infatti, aveva teorizzato la sintesi anarchica e pubblicato anche la Risposta alla Piattaforma.

Realizzazioni costruttive[modifica]

Maria Nikiforova, anarchica ucraina e leader di una guardia nera anarchica. Makhno e Nikiforova si confrontarono lungamente sui metodi d'azione da intraprendere contro i "bianchi" e i "bolscevichi"

Le comuni libertarie in Ucraina[modifica]

Makhno fu uomo d’azione, ma anche un profondo pensatore ed elaboratore dei principi del comunismo-anarchico. È interessante rilevare che mentre la maggior parte dei rivoluzionari vede negli operai la classe “eletta”, i machnovisti, essendo per la maggioranza contadini, non ebbero invece preclusioni di alcun tipo.

Furono infatti i contadini che svolsero la funzione di “avanguardia” (l’avanguardia, dal punto di vista del comunismo anarchico, va intesa in senso libertario ossia non che si eleva al di sopra delle masse, ma che svolge una funzione di guida e orientamento delle stesse) della rivoluzione ucraina. I libertari militanti più esperti che agivano nell'ambito del movimento della cosiddetta Makhnovicina (“Makhnovšcina”), tra i quali Makhno, e furono più un punto di riferimento ideale, che un autentico corpo inserito nel pieno dell'evoluzione sociale che aveva luogo.

L'Ucraina libertaria era una terra formata essenzialmente da contadini, braccianti e allevatori, tutti comunque legati alla terra. È facile immaginare come gli ideali anarchici abbiano potuto fare grandi proseliti in questa zona; i terreni espropriati ai latifondisti vennero consegnati e autogestiti dai contadini e dai braccianti, nell'ambito di un sistema quindi estremamente egualitario e libertario.

Le terre collettivizzate furono organizzate in comuni o soviet del lavoro indipendenti, senza alcun condizionamento da parte di qualsivoglia autorità  o “partito guida” (...si può quindi capire perché i bolscevichi temessero così tanto i machnovisti), in cui veniva semplicemente eseguita la volontà  popolare e dei contadini uniti in cooperative. Nonostante i tentativi d’influenza dei bolscevichi, questi riuscirono mai ad insidiare i contadini ucraini, anche grazie al modello federativo adottato, in cui le unità  produttive erano collegate fra loro localmente, per distretto, per regione ecc.

L'Esercito Nero[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Esercito Nero.

Il problema che dominò i Congressi regionali della Makhnovicina fu quello della difesa militare dell'Ucraina. Il Secondo Congresso, che si tenne a Guliai-Pole, il 12 febbraio 1919, votò a favore di una "mobilitazione volontaria" di tutti gli uomini ritenuti idonei (in realtà  fu una sorta di chiamata obbligatoria).

I delegati elessero inoltre un "Consiglio regionale militare rivoluzionario dei contadini, degli operai e degli insorti" con il compito di mettere in pratica le decisioni dei vari Congressi che periodicamente si svolgevano. Come il "Consiglio militare rivoluzionario", anche l’Esercito Insorto dell'Ucraina era sottoposto al controllo dei Congressi regionali, in modo da non creare strutture di dominio anche se, talvolta, i makhnovisti potevano apparire agli occhi di altri anarchici un pò troppo autoritari.

L'Esercito Insorto dell'Ucraina, tuttavia, non perse mai il carattere popolare, infatti molti suoi ufficiali erano contadini o, in qualche raro caso, operai delle fabbriche e del commercio. Le bande partigiane accettavano volentieri il comando di Makhno, unendosi dietro la bandiera nera dell’anarchia.

L'organizzazione interna dell'Esercito Nero si basava su tre principi fondamentali:

  1. volontarismo
  2. eleggibilità  di tutti i posti di comando
  3. disciplina liberamente consentita.

Il manifesto makhnovista[modifica]

Chi sono i machnovisti e per che cosa si battono?

  1. I machnovisti sono operai e contadini che insorsero fin dal 1918 contro la tirannia del potere della borghesia germano-magiara, austriaca e hetmanita in Ucraina. I machnovisti sono quei lavoratori che per primi innalzarono lo stendardo della lotta contro il governo di Denikin e tutte le altre forme di oppressione, di violenza e di menzogna, qualunque fosse la loro origine. I machnovisti sono quei lavoratori sulla cui fatica la borghesia in generale, ed ora quella sovietica in particolare, ha costruito il proprio benessere ed è divenuta grassa e potente.
  2. Perché ci chiamiamo machnovisti? Perché per la prima volta durante i giorni più oscuri della reazione in Ucraina, abbiamo visto tra noi un amico leale, Machno, la cui voce di protesta contro ogni forma di oppressione dei lavoratori risuonò per tutta l'Ucraina, esortando alla lotta contro tutti i tiranni, i malfattori e i ciarlatani della politica che ci ingannavano, Machno, che ora marcia deciso al nostro fianco verso la mèta finale, l'emancipazione del proletariato da ogni forma di oppressione.
  3. Che cosa intendiamo per emancipazione? Il rovesciamento dei governi monarchici, di coalizione, di repubblicani, socialdemocratici e del partito comunista bolscevico, cui deve sostituirsi un ordine indipendente di soviet dei lavoratori, senza più governanti né leggi arbitrarie. Perché il vero ordine dei soviet non è quello instaurato dal governo socialdemocratico-comunista bolscevico, che ora si definisce potere sovietico, ma una forma più alta di socialismo antiautoritario e antistatale, che si manifesta nell'organizzazione di una struttura libera, felice e indipendente della vita dei lavoratori, nella quale ciascun individuo, così come la società  nel suo complesso, possa costruirsi da sé la propria felicità  e il proprio benessere secondo i principî di solidarietà , di amicizia e di uguaglianza.
  4. Come consideriamo il sistema dei soviet? I lavoratori devono scegliersi da soli i propri soviet, che soddisferanno i desideri dei lavoratori - cioè, soviet amministrativi, non soviet di stato. La terra, le fabbriche, gli stabilimenti, le miniere, le ferrovie e le altre ricchezze popolari devono appartenere a coloro che vi lavorano, ovvero devono essere socializzate.
  5. Attraverso quale via i machnovisti potranno realizzare i loro obiettivi? Con una rivoluzione senza compromessi e una lotta diretta contro ogni arbitrio, menzogna ed oppressione, da qualunque fonte provengano; una lotta all'ultimo sangue, una lotta per la libertà  di parola e per la giusta causa, una lotta con le armi in mano. Solo attraverso l'abolizione di tutti i governanti, distruggendo le fondamenta delle loro menzogne, negli affari di stato come in quelli economici, solo con la distruzione dello stato per mezzo della rivoluzione sociale potremo ottenere un vero ordine di soviet e giungere al socialismo.

Calunnie contro Makhno[modifica]

Aaron Baron con sua moglie Fanya

Accuse di antisemitismo[modifica]

Durante l'esilio in Francia, il quotidiano comunista L'Humanité mise in giro ad arte voci calunniose su Makhno, dipingendolo come un volgare antisemita. Le calunnie furono poi rilanciate poi dallo scrittore Joseph Kessel[8] attraverso la novella Makhno e l'ebraica.

Fu lo stesso anarchico ucraino il primo a demolire queste infamie dicendo : «Ogni tentativo di pogrom o di saccheggio fu da noi soffocato sul nascere. Coloro che si resero colpevoli di tali atti furono sempre fucilati sul posto».

Anche per l'ebreo anarchico Voline questa fu una vile accusa priva fondamento [1], d'altronde egli stesso ed Aaron Baron, "pur essendo" d'origine ebraica facevano parte delle Commissioni culturali ed educazionali dell'Ucraina libertaria.[9]. Peraltro, il grande storico anarchico Paul Avrich, non solo smentì ogni accusa contro Makhno e compagni, ma arrivò ad accusare i bolscevichi di aver voluto scientemente calunniare il movimento libertario d'Ucraina.

A cancellare definitivamente queste ingiuriose accuse, frutto probabilmente di agenti provocatori stalinisti, ci hanno più recentemente pensato l'enciclopedia giudaica [10] e la pubblicazione ebraica Israel Pocket Library, Anti-Semitis Keter Books (Gerusalemme, 1974)[5].

Accusa di banditismo[modifica]

Per combattere la makhnovicina, i bolscevichi, in particolare Lev Trotzky, utilizzarono anche l'arma lessicale. Gli stalinisti furono così abili da arrivare addirittura a stravolgere il senso del termine banditismo, che così passò da sinonimo di membro appartenente a bande rivoltose a quello di vero e proprio criminale. Fu sempre Voline a denunciare esplicitamente anche questa calunnia:

«Va da sé, infine, che i bolscevichi erano pienamente consapevoli della differenza tra rivolta e bande armate senza etica o morale. Ma questa confusione è servita perfettamente per il loro scopo e esperti uomini di stato operarono nel loro interesse.»[1]

Il furto delle sue memorie[modifica]

Nel suo libro Ricordi di Nestor Makhno, Ida Mett scrisse: «Galina Kouzmienko [...] dopo la morte di Makhno, è diventata la moglie di Volin ed insieme a quest'ultimo aveva commesso la più grande infamia morale: entrambi rubarono da sotto il cuscino mortuario di Makhno il suo diario e lo fecero sparire. In questo giornale Makhno aveva descritto tutta la sua vita in esilio e aveva chiarito la sua opinione sui compagni d'idee e le loro attività .» [11]

Michel Ragon, nel suo romanzo La memoria dei vinti descrive quanto segue:

«Hanno trovato il manoscritto sotto il cuscino del morto e l'hanno bruciato.» [12]

Questa versione è tuttavia inverosimile, Makhno aveva infatti abbandonato la scrittura della sua autobiografia nel 1927.

Note[modifica]

  1. 1.0 1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 Makhno, Nestor, 1889-1934, libcom, testo integrale
  2. 2.0 2.1 Hélène Châtelain film documentario Nestor Makhno, un contadino d'Ucraina
  3. Pascal Nurnberg, Ukraine 1917/1923 : Nestor Makhno et l'Armée insurrectionnelle d'Ukraine, Le Monde libertaire, été 1972, p. 17-19, testo integrale.
  4. Paul Avrich, The Anarchists in the Russian Revolution, Londres, Thames & Hudson, 1973, p. 239-240
  5. 5.0 5.1 da latradizionelibertaria.over-blog.it
  6. Voline, La Révolution Inconnue. Livre troisième : Les luttes pour la véritable Révolution sociale (1918-1921), Éditions Entremonde, 2009, testo integrale.
  7. Pio Turroni e Nestor Makhno
  8. Joseph Kessel
  9. Paul Avrich, Anarchist portraits, Princeton University Press, 1988, page 112
  10. Modern Jewish History:Pogroms
  11. Testo
  12. "Ils+ont+trouvé+le+manuscrit+sous+l%27oreiller"&source=bl&ots=sUzRRUrn9b&sig=XcFhMmmuY7rPdT3oi1S35ts-8Zg&hl=fr&sa=X&ei=bsokUrWAMqLJ0AXX7IGgBQ&sqi=2&ved=0CC4Q6AEwAA#v=onepage&q=%22Ils%20ont%20trouv%C3%A9%20le%20manuscrit%20sous%20l'oreiller%22&f=false Estratto dell'opera (in francese)

Bibliografia[modifica]

  • Alexander Vladlenovic Shubin, traduzione di Sara Baglivi, Nestor Machno: Bandiera Nera sull'Ucraina, Elèuthera editrice, 2012.
  • Victor A. Savchenko, Makhno, Kharkiv, due edizioni nel 2005 e nel 2007.
  • Nestor Machno, La Rivoluzione anarchica e altri scritti, 2005, M&B Publishing, Milano.
  • Semanov SN, Nestor Makhno: Vozhak Anarkhistov. Nestor Makhno: Anarchist Chieftain. Una nuova lettura Sulla base di nuovo materiale (Veche, Mosca, 2005.
  • SN Semanov, Makhno. SN Semanov, Una storia autentica, AST-PRESS, 2001.
  • Nestor Machno, La lotta contro la Stato e altri saggi, stampa AK, 1996.
  • Dietrich Neufeld, tradotto dal tedesco e cura di Al Reimer, Un ballo russo di morte; rivoluzione e guerra civile in Ucraina, Winnipeg (Canada), Hyperion Press Limited, 1980.
  • Pëtr A. Aršinov, Storia del movimento machnovista (1918-1921) (1923), Edizioni RL, Napoli 1954.
  • Volin, La rivoluzione sconosciuta, Edizioni RL, Napoli 1950.

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]