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Jean-Jacques Rousseau

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Ritratto di Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778) è stato un filosofo svizzero di lingua francese . Illuminista nella critica ai valori culturali e all'organizzazione sociale del suo tempo in nome della fondamentale eguaglianza di tutti gli uomini, precorse il romanticismo nella rivendicazione della spontaneità  del sentimento contro la ragione e, partendo dai principi giusnaturalistici, pose le basi della moderna democrazia.

La vita e le opere

Jean-Jacques Rousseau nacque a Ginevra nel 1712. Ebbe un'infanzia alquanto difficile: la madre Suzanne infatti morì pochi giorni dopo il parto che lo diede alla luce. Jean Jacques fu affidato dal padre, costretto ad abbandonare la città  senza poter portare con sé i figli, al pastore Lambercier di Bossey. Venne da questi educato secondo i rigorosi principi religiosi e morali dell’epoca.

Nel 1745 si avvicinò a Denis Diderot e a Condillac, collaborando successivamente alla stesura di alcune voci dell'Encyclopedie. Nel 1757 interruppe i suoi rapporti con gli Enciclopedisti (litigò nel 1745 con Voltaire e si scontrò con D'Alembert, col quale aveva stretto amicizia nel 1749, l'anno in cui aveva iniziato a scrivere per l'Enciclopedia la voce "Musica") e si ritirò a Mountmorency, dove scrisse alcune delle sue opere più importanti: La nuova Eloise (romanzo epistolare, 1761), Il contratto sociale (1762) e l'Emilio (1762). Queste furono messe all'indice dalle autorità  parigine, per questo Rousseau fu costretto a rifugiarsi a Neuchatel.

Spirito eclettico, Rousseau si interessò anche di musica. Compose L'opéra-ballet, Les Muses galantes e L'intermezzo Le Devin du village.

A causa delle cattive condizioni di salute, si ritirò dopo qualche tempo a Ermenonville, dove morì nel 1778.

Altri scritti:
Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini (1754), La nuova Eloisa Le Confessioni (autobiografia), Discorso sulle scienze e le arti (1749).

Il pensiero

Gli elementi fondamentali del pensiero di Rousseau sono il conflitto tra natura e civiltà , tra sentimento e ragione e come successiva conseguenza tra il desiderio personalistico di ricercare la felicità  nella propria individualità  e la necessità  di rapportarsi agli altri entro la società .

Convinto della bontà  originaria dell'uomo, teorizzò l'esistenza di piccole comunità , tra loro federate, rispettose dei bisogni e delle libertà  dei singoli individui, fondato sul contratto sociale. In pedagogia intese l'educazione come sviluppo autonomo della personalità  del fanciullo lasciato libero di manifestare la propria natura.

Il "contratto sociale"

Nel Contratto sociale, Jean-Jacques Rousseau parte dal principio che l'essere umano è nato libero (il "buon selvaggio") ed è diventato schiavo a causa della convivenza sociale. La società  per Rousseau è una necessità  venutasi a creare quando l’essere umano ha compreso di non poter più vivere isolato dagli altri. Il Patto, il Contratto sociale, ha lo scopo di unire e difendere ogni individuo, senza che questo debba perdere la propria libertà  sottomettendosi ad una qualche autorità .

Il contratto sociale attribuisce sovranità  e autorità  (autorevolezza) inalienabile a tutto il corpo sociale, di conseguenza la sua idea è democratica; e poiché la sovranità  è indivisibile, la democrazia per il quale propende è quella diretta: i governanti non sono padroni e nemmeno rappresentanti del popolo. Essi sono dei "commissari" che non decidono in nome del popolo, ma solo ed esclusivamente con la ratifica popolare.

Rousseau è di conseguenza ostile all’idea dello Stato moderno che si andava consolidando, immaginando al suo posto una società  formata dalla federazione di piccole comunità .

La teoria pedagogica

Jean-Jacques Rousseau, nell' Emilio o dell'educazione, propone un sistema pedagogico esterno alla società , analogamente alla teoria kantiana (La teoria kantiana si fonda su una smisurata fiducia nei confronti dell’individuo. Egli viene visto come un possibile protagonista del miglioramento della società , purché formato in maniera appropriata [impedendogli il contatto diretto con la realtà ... che altrimenti potrebbe “corromperlo”]). Il problema della teoria kantiana-rousseauniana è che l'educatore può insegnare al bambino tutto ciò che riguarda i costumi, leggi ecc., ma questa, senza una diretta e concreta esperienza reale, rimane pura e semplice teoria astratta e ben difficilmente potrebbe portare successi sostanziali.

L’origine della ineguaglianza

Nel Discorso sull’origine dell’ineguaglianza fra gli uomini, Rousseau distingue due forme di ineguaglianza, una naturale e l’altra sociale e politica. La prima non è eliminabile e comunque non è responsabile di alcun male che normalmente le viene attribuita. E’ nella società  e nello Stato che Rousseau individua l’origine della disuguaglianza tra dominatori e dominati, che è il fondamento di tutte le altre forme di ineguaglianza: la proprietà  privata, che sancisce la differenza tra ricchi e poveri; l’istituzione della magistratura, che sancisce la disuguaglianza tra potenti e deboli; infine la trasformazione del potere da “legittimo” in arbitrario, che sancisce la disuguaglianza tra padroni e schiavi.

La religione

Per Rousseau l’insegnamento religioso può cominciare solo in età  adolescenziale. Nell’Emilio egli sviluppa l’idea religiosa fondata sulla coscienza, che chiama “istinto divino”, e sull’intima esperienza personale. Anche la ragione deve essere fondata sul “sentimento del cuore”, da cui prende corpo la critica alle autorità  religiose e alle religioni positive (per Rousseau la religione naturale NON implica verità  rivelate da Dio, miracoli, santi ecc.). Per il filosofo svizzero lo spirito religioso si sviluppa naturalmente e intimamente nell’uomo, rivelandosi nella sua semplicità  scevro di tutte le imposizioni culturali.

Tuttavia nel Contratto sociale, Rousseau afferma che per il benessere e la coesione dello Stato e di tutto il corpo sociale, sia necessaria una religione che preveda la fede in un unico Dio, nella vita eterna e nella remissione dei peccati. Egli ritiene che lo Stato abbia il diritto di punire, in alcuni casi addirittura con la morte, tutti coloro che non si adeguano alla confessione religiosa prevista, risultando in questo modo addirittura uno dei massimi teorici dell'intolleranza religiosa.

La volontà  generale

Una delle caratteristiche del pensiero di Rousseau è la distinzione tra “volontà  generale” e “volontà  di tutti”. Quest’ultima è il risultato della sommatoria delle singole volontà  individuali; la volontà  generale è quella che vuole “il bene dei cittadini”, indipendentemente dal numero di persone che esprime tale volontà . Gli individui, sottomettendosi all'autorità  della volontà  generale del popolo sovrano, evitano di subordinarsi alla volontà  di altri individui, assicurandosi inoltre l’obbedienza alle leggi che essi stessi hanno promulgato.

Influenze sul pensiero rivoluzionario e libertario

Rousseau esercitò importanti influenze anche per il suo pensiero strettamente politico, alimentando la Rivoluzione francese ed influenzando indirettamente la filosofia politica di Georg Wilhelm Friedrich Hegel e di Karl Marx. Importante anche l'incidenza su Tolstoj, che in tarda età  ebbe a scrivere: «Rousseau e il Vangelo hanno avuto un grande e benefico influsso sulla mia vita. Rousseau non invecchia.» Simone Weil, nel suo Manifesto per la soppressione dei partiti politici, fece propria la critica rousseauiana alla rappresentanza e sostenne un ideale di democrazia diretta ispirato alle tesi del Contratto sociale. In tempi a noi più recenti, è stata individuata un'influenza di Rousseau anche nella Teoria della giustizia di John Rawls.

Considerazioni critiche

Se è vero che in Rousseau possono trovarsi diversi aspetti di matrice libertaria – attacco alla proprietà  privata, attacco al principio della maggioranza, libertà  individuale, democrazia diretta ecc. - è anche vero che nel suo pensiero si possono riscontrare tratti distintivi assolutamente discutibili: per Rousseau, per esempio, lo Stato dovrebbe agire in maniera morale, esercitando la propria autorità  in maniera tale da "imporre" la libertà  individuale e sopprimere l’ineguaglianza tra i cittadini. E’ chiaramente paradossale voler imporre la libertà  e la “giusta morale” della “volontà  generale” a tutti coloro che sono riluttanti a seguirla.

La volontà  generale infatti non sempre coincide con quella dei singoli, essa è un'espressione collettiva che frequentemente trascende l’individualità  in nome di un presunto bene superiore: Rousseau quindi, da una parte dice che l’individuo non ubbidisce che alla sua volontà , dall’altra che è spinto ad adeguarsi ad un criterio oggettivo. Rousseau ritiene di risolvere la contraddizione (senza essere molto convincente a dire il vero) affermando che, anche se l’individuo è costretto ad ubbidire ad un ideale esterno, egli non può lamentarsi di essere forzato, perché in realtà  è semplicemente spinto ad ubbidire al suo “vero sentimento”; quindi addirittura sarebbe più libero di prima, poiché la libertà  è il trionfo dell’intelletto sull’istinto naturale.

L'idea stessa che la “volontà  generale” possa essere in qualche modo imposta da un ristretto numero di persone, i "magistrati", che però non hanno alcun privilegio rispetto ai normali cittadini, fa presagire un’inquietante idea totalitaria dello Stato: infatti anche se la sovranità  politica appartiene al popolo, lo Stato deve essere un corpo sociale unico e indivisibile (non può essere quindi distinto e separato nel potere esecutivo, giudiziario e legislativo), perché deve essere l’espressione della “volontà  generale”.

In conclusione Rousseau fu un insieme di contraddizioni, da una parte la tendenza all’esaltazione della singola individualità , il desiderio di ritornare alla natura, la rivolta contro ogni convenzione ecc, dall’altro fu anche un rigoroso predicatore della disciplina e dell’immedesimazione dell’individuo nella collettività .

Bibliografia

  • Ernst Cassirer, Il problema Gian Giacomo Rousseau. In Ernst Cassirer, Robert Darnton, Jean Starobinski, Maria Albanese (a cura di), Tre letture di Rousseau, Roma-Bari, Laterza, 1994.
  • Paolo Casini, Introduzione a Rousseau, 3a ed., Roma-Bari, Laterza [1974], 1986.
  • Émile Durkheim, Mario Antomelli (a cura di), Sul Contratto Sociale di Rousseau. In Jean-Jacques Rousseau, Società  e linguaggio, Firenze, La Nuova Italia, 1972.
  • Giuliano Gliozzi, Rousseau: dalla proprietà  al dominio, in «Rivista di filosofia», 1992-1993.
  • Jean-Jacques Rousseau, Roberto Gatti (a cura di), Il contratto sociale, 3a ed., Milano, BUR Rizzoli [2005], 2010. ISBN 978-88-17-00269-1
  • Jean-Jacques Rousseau, Émile o dell'educazione, Milano, BUR Rizzoli, 2009.
  • Jean-Jacques Rousseau, Scritti Politici (volume primo: Discorso sulle scienze e sulle arti, Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza, Discorso sull'economia politica), Roma-Bari, Laterza, 1994.
  • Emilio Zanette, Jean-Jacques Rousseau. In F. Cioffi, F. Gallo, G. Luppi, A. Vigorelli, E. Zanette, Diálogos (volume secondo: La filosofia moderna), Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2000.

Citazioni

  • «L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene.»
  • «Rinunciare alla sua libertà , significa rinunciare all'essere uomini»

Voci correlate