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Ipotesi Kurgan

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Esempio di tumulo (Kurgan), in Polonia
...in relazione al sorgere delle classi sociali, del dominio e dello Stato:

Quando si parla di Indoeuropei ci si riferisce ad una popolazione che ha avuto in comune cultura, religione, etnia, lingua e che, tra il IV e il II-I millennio a.C., a ondate migratorie successive, sarebbe stata la responsabile della violenta colonizzazione dell'Asia centro-meridionale e dell'Europa, in cui predominavano le cosiddette società  gilaniche. Ma quale era l'ubicazione originaria di questo popolo?

L’ipotesi più accreditata è la cosiddetta ipotesi Kurgan, sviluppata da Marija Gimbutas, che teorizza l'ubicazione della sede primitiva degli indoeuropei (la cosiddetta Urheimat) nelle pianure della Russia meridionale. Di lì, in seguito, gli indoeuropei si sarebbero mossi verso l'India e l'Asia e verso l'Europa.

Cultura Kurgan

Il nome “Kurgan” deriva dal termine russo che indica un tumulo funerario della Russia meridionale ed orientale, utilizzato dai popoli delle steppe dal neolitico fino alla fine del I° millennio della nostra era.

Quella dei "Kurgan" era una società  prettamente gerarchica - quindi sessista (patriarcato) e classista - violenta e rozza. Le comunità  dei Kurgan adottarono nuove caratteristiche tecnicologiche, quali l'anfora globulare, la ceramica a cordicella, l'ascia da combattimento in pietra e la domesticazione del cavallo.

Dal punto di vista religioso avevano il culto degli agenti atmosferici, del cielo, della luna, del sole, degli alberi, dei boschi. Queste divinità  esprimevano comunque concetti legati al dominio, alla forza e al potere, il loro Dio era un dio maschile, supremo, luminoso, con caratteristiche che successivamente saranno proprie, ad esempio, dell'Ahura Mazda dei popoli iranici, dello Zeus greco o del Giove latino.

Carta che rappresenta le ondate migratorie dei Kurgan tra il 4000 e il1000 a.c, secondo l' ipotesi kurgan. L'emigrazione verso l' Anatolia (freccia con tratti punteggiati) è avvenuta attraverso il Caucaso o i Balcani. La zona viola corrisponde al supposto Urheimat (cultura di Samara, cultura di Sredny Stog). La zona rossa corrisponde alla zona di ubicazione degli indoeuropeo intorno al 2500 a.c. La zona arancione corrisponde alla loro progressione intorno al 1000 a.c.

Erano una civiltà  nomade-pastorale, per cui, dal punto di vista economico, si sostenevano principalmente attraverso l'allevamento nomade di cavalli (soprattutto) e bovini.

La cultura nomade-pastorale: gerarchia e autorità 

Ai vertici della gerarchia Kurgan stavano i sacerdoti e, soprattutto, i capi-pastori, i quali diventavano tali in funzione del numero di animali che detenevano, relegando i nullatenenti a posizioni di subordinazione (guardiani delle greggi); la donna stessa, non svolgendo più nessuna funzione economica come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, divenne una pura proprietà  dei capi-pastori. Questi decidevano se e quando le donne potevano sposarsi (potevano farlo solo con possessori di bestiame), divenendo quindi una sorta di oggetto atto esclusivamente alla procreazione.

Il modo di produzione nomade-pastorale non era interno alla società  neolitica ma anzi del tutto esterno ad essa; il meccanismo, che inizialmente vedeva i due sistemi convivere, ad un certo punto è entrato in crisi: i pastori avrebbero preso a conquistare con la forza le terre che i neolitici coltivavano comunemente, estendendo il dominio, fondato su un sistema gerarchico, della loro società  a quella neolitica. Per i nomadi pastori si trattava a questo punto di estendere le relazioni di dominio tribali su scala enormemente più vasta e a ciò non poteva che contribuire alla nascita di un sistema di controllo militare e poliziesco.

È proprio la cultura nomade-pastorale dei Kurgan che distrugge le società  gilaniche e introduce i primi germi d’autorità  (patriarcale e militare), dando luogo all'insorgere storico dello Stato come strumento in grado di gestire il dominio su vastissime aree su una popolazione numerosa e resa schiava da questi popoli.

Ipotesi Kurgan

«Il processo di indoeuropeizzazione è stato un processo di trasformazione culturale, non fisica. Questo processo deve essere inteso come una vittoria militare attraverso la quale venne imposto un nuovo sistema amministrativo, la lingua e la religione ai gruppi indigeni [1]

L'ipotesi Kurgan è stata introdotta dall’archeologa e storica Marija Gimbutas nel 1956 e mette insieme le tesi dell’archeologia con quelle della linguistica al fine di localizzare la "patria" dei proto-indo-europei (l' Urheimat). Essa suppone una serie di ondate migratorie che avrebbero condotto i Kurgan dal Sud della Russia (secondo la Gimbutas sarebbe prorpio questa l' Urheimat, cioè la loro "patria" originaria), ed altre popolazioni indoeuropee che vivevano nelle steppe pontico-caspiche verso l’Antica Europa, in cui allora "dominava" la cultura gilanica, sopprimendo e\o ibridando la civiltà  europea, determinando di conseguenza degli sconvolgimenti di natura sociale: fughe dalle violenze, confusione, movimenti disordinati di popoli e, soprattutto, introduzione di quegli elementi che saranno alla base del pensiero eurocentrico: patriarcato, classismo, autorità , gerarchia, schiavitù, ecc.

Cartina che rappresenta le quattro fasi della civiltà  Kurgan [2]

La teoria della Gimbutas divide questa civiltà  in quattro fasi (Kurgan I, II, III e IV), identificando anche tre ondate migratorie (I, II e III):

  • La prima ondata inizia tra il 4000 e il 3500 a.c. e determina rilevanti cambiamenti sociali (abitazioni, struttura organizzativa e religione) e il declino dell’arte europea (scompaiono statuette, ceramiche ecc.). Le ripercussioni delle migrazioni si estendono fino ai Balcani e lungo il Danubio fino alle culture Vinca e Lengyel in Ungheria. Scompaiono, oltre alle culture di Vinca e Lengyel, anche quelle di Karanovo e Petresti.
  • La seconda, tra il 3500 e il 3000 a.c, proveniente dal Nord del Mar Nero. Si origina nella cultura di Maykop, come risultato delle sue avanzate produce una serie di culture kurganizzate nel Nord Europa (cultura dell’anfora globulare, cultura di Baden, cultura di Usatovo-Gorodosk-Foltesti [ibridazione della civiltà  di Cucuteni, oramai scomparsa, con quella dei Kurgan] e cultura della ceramica di Cuerdas). Nella sua ipotesi, Marija Gimbutas ritiene che sia la prima vera intrusione delle lingue indoeuropee nell’ovest e nel nord d’Europa.
  • La terza, tra il 3000 e il 2500 a.c, proveniente dalle steppe del basso Dnieper-basso Volga. Espansione della cultura di Yamna al di là  delle steppe, con la comparsa delle caratteristiche tipiche degli Yamna nei pressi delle attuali Romania, Bulgaria e Ungheria orientale.

L'ipotesi Kurgan di Marija Gimbutas appare ancora oggi la teoria più credibile, fra tutte quelle ipotizzate, ed è inoltre suffragata dagli studi sulla genetica di Luigi Luca Cavalli Sforza

Tabella riassuntiva: società  gilaniche e Kurgan

Cultura gilanica Cultura Kurgan
Economia Agraria (senza cavallo); sedentaria Nomade-pastorale (con cavallo)
Habitat Vasti agglomerati di villaggi e cittadine; nessuna cittadella Piccoli villaggi con case seminterrate; i capi governano dalla cittadella.
Società  Ugualitaria, matrilineare Patriarcale, patrilineare
Ideologia Pacifica; amore per l'arte; la donna è creatrice di vita; culto della dea madre Bellicosa, uomo creatore di vita, culto di divinità  guerriere

Note

  1. Gimbutas, The Civilization of the Goddess: the world of Old Europe, 1991
  2. Kurgan I, regione del Dnieper/Volga, prima metà  del IV millenio a. C. Apparentemente si evolve dalle culture del bacino del Volga, si includono come sottogruppi le culture di Samara e Seroglazovo.
    Kurgan II–III, seconda metà  del IV millenio a. C. Include le culture di Sredny Stog e di Maykop del nord del Caucaso.
    Kurgan IV o cultura di Yamna, prima metà  del III millenio a. C., si estende a tutta la regione delle steppe dal fiume Oural fino alla Romania

Bibliografia

  • Riane Eisler, Il calice e la spada. La presenza dell'elemento femminile nella storia da Maddalena a oggi, edizioni Frassinelli, 2006
  • Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, Venexia edizioni, 2008

Voci correlate

Collegamenti esterni

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