Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Autorità

From Anarchopedia
Revision as of 13:59, 4 November 2017 by K2 (Talk | contribs) (Studi e riflessioni sull'autorità)

(diff) ← Older revision | Latest revision (diff) | Newer revision → (diff)
Jump to: navigation, search
Vignetta che raffigura l'ostilità degli anarchici nei confronti di ogni autorità

Autorità[modifica]

L'autorità (dal latino auctoritas) è un fenomeno sociale che si pone entro un rapporto sociale di dominio: "comando/obbedienza". Il potere autoritario risale le proprie origini a fatti ancestrali, virtù pubbliche, successi militari o in seguito ad un'elezione avvenuta entro una società gerarchica.

Nascita del sistema autoritario[modifica]

Secondo molti ricercatori (tra questi anche molti anarco-primitivisti come John Zerzan) l’autorità avrebbe avuto origine nel passaggio dal “nomadismo” (paleolitico) al “sedentarismo” (neolitico), ossia nascerebbe con la scoperta dell’agricoltura. Questo epocale momento, verificatosi 10-12000 anni fa, avrebbe segnato l’origine dell’autorità cosiddetta irrazionale : il dominio cioè dell’uomo sulla donna, dell’uomo\donna sull’animale, del forte sul debole, del padre sui figli ecc.

Il pensiero primitivista è esemplificato da questa affermazione:

 «Nelle società più primitive, vale a dire quelle dei cacciatori-raccoglitori, l'autorità veniva esercitata dalla persona generalmente riconosciuta come competente: su quali doti si basi la competenza, dipendeva in larga misura dalle circostanze specifiche, ma generalmente nel novero dovevano rientrare esperienza, saggezza, generosità, abilità, «presenza» e coraggio. Presso molte di queste tribù, non esisteva autorità permanente: un'autorità emergeva in caso di necessità, oppure si avevano diverse autorità per differenti occasioni, come guerra, pratiche religiose, appianamento di contese». 

Le teorie primitiviste e quelle della storiografia ufficiale, che attribuiscono le colpe della nascita dell'autorità alla scoperta dell'agricoltura, sono però attualmente tutt'altro che inconfutabili: le ricerche storico-archeologiche, in particolare quelle ad opera di Marija Gimbutas e Riane Eisler, dimostrano invece che la scoperta dell’agricoltura diede luogo alla nascita di comunità agricole egualitarie e non gerarchiche (chiamate società gilaniche da Riane Eisler), in perfetta continuità con la cultura paleolitica; la nascita dell’autorità sarebbe invece attribuibile alla cultura nomade-pastorale (il capo famiglia, uomo, decideva vita e morte di animali, figlie e servi..), che con la violenza avrebbe esteso la propria “cultura” violenta e gerarchica agli agricoltori del neolitico [1].

In ogni caso, è evidente che nel corso della storia dell'umanità l'organizzazione sociale si sia via via sempre più gerarchizzata, dando origine a strutture sociali meno egualitarie del paleolitico e del neolitico in cui l'autorità basata sulla competenza (autorevolezza) ha ceduto il passo all'autorità basata sul rango sociale.

Studi e riflessioni sull'autorità[modifica]

Le prime riflessioni sul concetto di autorità hanno implicazioni legate alla divinità e vanno fatte risalire al filosofo greco Platone (427 a.C.-347 a.C.) ed agli antichi Romani. In seguito, con la nascita degli stati nazionali, e grazie ad opere come Il Principe (1513) di Niccolò Machiavelli e il Leviatano (1651) di Hobbes, viene affermato il concetto moderno e laico di autorità.


Successivamente, Locke, nei Due trattati sul governo (1690), e Jean-Jacques Rousseau, nell'opera Contratto sociale (1762), affermarono rispettivamente che il fondamento dell'autorità deve essere cercato nella libertà e nell'uguaglianza di tutti gli individui e come emanazione della volontà popolare. Per Hegel e Comte l'autorità divenne la guida irrinunciabile del progresso umano. Con Marx, invece, l'autorità si configura come il dominio oppressivo della società capitalistica sul proletariato. Nel 1893 l'opera Divisione del lavoro sociale, del sociologo Emile Durkheim, propose un'idea di autorità come regolamentazione dall'alto verso il basso del funzionamento complessivo della società, basata appunto sulla divisione del lavoro. Max Weber, nel saggio Economia e società, distingue tre tipi di autorità:

  1. legale, cioè quella imposta e legittimata da un sistema ufficiale di leggi;
  2. tradizionale, ossia legittimata dalla tradizione;
  3. carismatica, legittimata dalle capacità personali (il carisma appunto) del capo.

Gli studi più recenti sul concetto di autorità, portati avanti nel 1936 da Horkheimer, Marcuse e Fromm e, nel 1950, da Theodor Adorno denunciano la degenerazione dell'autorevolezza in autoritarismo.

 «Con questo, non si vuole dire che l'autorità esistente sia per forza di cose incompetente, ma soltanto che la competenza non costituisce un elemento essenziale dell'autorità.» (Erich Fromm).

Analoghi studi sono da sempre stati portati avanti dal movimento anarchico, che rifiuta da sempre drasticamente il principio di autorità che si oppone all'autonomia e alla sovranità individuale e alle libere associazioni. Qualsiasi autorità, imposta coercitivamente o meno, viene respinta dagli anarchici.

 «Chiunque neghi l'autorità e lotti contro essa è un anarchico» (Sébastien Faure) 

Daniel Guerin, nel suo saggio sull'anarchismo (L'anarchismo), evidenzia la costanza delle lotte antiautoritarie nella storia del movimento anarchico. Secondo lui, «il libertario respinge ogni qualsivoglia autorità, dà la priorità assoluta al giudizio individuale». Ugualmente cita Bakunin quando afferma: «desidero l'organizzazione della società e della proprietà collettiva o sociale vada dal basso verso l'alto, tramite la libera associazione, e non dall'alto verso il basso, attraverso una qualche forma di autorità, qualunque essa sia»; e anche Proudhon, quando sostiene che una società di natura anarchica «pensa, parla e agisce come un uomo, proprio perché non è rappresentato da un uomo, perché non riconosce nessuna autorità personale». Un altro autore classico dell'anarchismo, che rifiuta l'autorità è Malatesta:

 «Crediamo - e per questo siamo anarchici - che l'autorità non può fare nulla di buono, o che se può fare qualcosa di relativamente buono, produce in cambio danni cento volte maggiori» [2]. 

Riferimenti al principio anti-autoritario anarchico possono essere trovati anche in L'ABC del comunismo libertario di Alexander Berkman. L'anarchismo significa sostituire le relazioni autoritarie con rapporti di consenso, dove l'autogestione delle assemblee diventa il metodo più comune e diffuso per l'organizzazione sociale anarchica.

Autorità razionale e irrazionale[modifica]

Come prima cosa, è necessario indicare quale tipo di autorità combatte l’anarchismo. Come spiega Erich Fromm in Avere o essere, l’“autorità” è «un termine ampio, dotato di due significati affatto diversi: può essere sia ‘razionale’ che ‘irrazionale’».

L’autorità razionale è fondata sulla competenza, ed aiuta a crescere la persona che ci si appoggia. L’autorità irrazionale è fondata sul potere e serve a sfruttare la persona ad essa asservita.” (La stessa questione fu sollevata da Michail Bakunin 100 anni prima quando descriveva la differenza tra autorità ed influenza).

Il punto cruciale è nella differenza fra avere autorità ed essere un’autorità. "Essere un’autorità" significa semplicemente che una data persona è generalmente riconosciuta competente in un dato campo, basandosi sulla sua abilità e sulle sue conoscenze. Detto in parole povere, è esperto. Al contrario, "avere autorità" è una relazione sociale basata sullo status ed il potere derivante da una posizione gerarchica, non dall’abilità individuale. Ovviamente, questo non significa che la competenza non è un elemento che può essere usato per ottenere una posizione gerarchica; significa semplicemente che la reale o presunta competenza iniziale è trasferita nel titolo o nella posizione dell’autorità, così da divenire indipendente dalle persone, istituzionalizzata.

Lo stesso Erich Fromm, inoltre, distingue in Fuga dalla libertà una trasformazione storica dell'autorità sociale da autorità esterna ad autorità interna, e, nell'ultimo secolo, ad autorità "anonima" invisibile. Se, afferma Fromm, nei rapporti sociali pre-capitalistici predominava l'autorità esterna all'individuo, basata sul rapporto comando-obbedienza, con l'ascesa della classe media e dei rapporti sociali capitalistici e "democratici", essa, pur senza scomparire, ha ceduto sempre più il passo all'autorità interna, interiorizzata dall'individuo, "sotto il nome di dovere, coscienza o super-ego". Precisa Fromm:

 «L'analisi dimostra che la coscienza domina con asprezza non minore di quella delle autorità esterne, e inoltre che spesso il contenuto degli ordini emanati dalla coscienza non è in definitiva regolato da esigenze dell'io individuale, ma da richieste sociali che hanno assunto la dignità di norme etiche» (Erich Fromm, Fuga dalla libertà)

Lungi quindi da avere conquistato l'autonomia (dal greco antico "autòs", se stesso, e "nomos", legge) e la libertà dall'autorità esterna, l'individuo nella fase storica citata sembra aver interiorizzato l'autorità, comunque sempre esterna da lui/lei stesso/a e limitante la libertà sociale e l'espressione individuale. Fromm continua descrivendo un'ulteriore sviluppo del rapporto sociale autoritario. Anche l'autorità interna, infatti, perde nel XX secolo gradualmente la propria importanza per lasciare il posto ad una "autorità anonima":

 «Scopriamo che l'autorità, piuttosto che scomparire, si è resa invisibile. Invece dell'autorità manifesta regna l'autorità "anonima". Essa ha assunto le sembianza del senso comune, della scienza, della sanità psichica, della normalità, dell'opinione pubblica. Non pretende nulla, se non ciò che è di per sé evidente. Sembra che non impieghi alcuna pressione, ma solo una dolce persuasione. Sia che una madre dica alla figlia: non ti piacerà uscire con quel ragazzo", o che una réclame suggerisca: "Fumate questa marca di sigarette: vi piacerà la loro freschezza", è sempre una stessa atmosfera di sottile suggestione che in realtà pervade tutta la nostra vita sociale. L'autorità anonima è più efficace dell'autorità palese, perchè non si sospetta che ci sia un ordine che si è tenuti ad osservare. Nell'autorità esterna è chiaro che c'è un ordine, ed è chiaro chi lo dà; si può combattere contro questa autorità, e in questa lotta l'indipendenza personale ed il coraggio morale si possono sviluppare. Ma mentre nell'autorità interiorizzata il comando, benchè interno, resta visibile, nell'autorità anonima sia il comando sia chi lo dà sono diventati invisibili.» (Erich Fromm, Fuga dalla libertà)

L’Autorità nei rapporti sociali[modifica]

Il modo di comportarsi delle persone è più un prodotto delle istituzioni attorno alle quali cresciamo che di una natura intrinseca. In altre parole, le relazioni sociali danno forma agli individui coinvolti. Questo significa che i vari gruppi che gli individui formano hanno tratti, comportamenti e altre caratteristiche che non potrebbero essere comprese riducendoli agli individui dentro di essi. Come dire che i gruppi non sono formati dai soli individui che li compongono, ma anche dai rapporti fra individui e questi rapporti influenzeranno tutti quelli a loro soggetti.

Le relazioni sociali autoritarie significano dividere la società fra chi (pochi) da gli ordini e chi (i più) riceve gli ordini, impoverire gli individui coinvolti (mentalmente, emotivamente e fisicamente) e la società nell’insieme. Le relazioni umane in ogni aspetto della vita, sono marchiate dall’autorità, non dalla libertà. E siccome la libertà può solo essere creata dalla libertà, i rapporti sociali autoritari (e l’obbedienza che richiedono) non educano e non possono educare una persona alla libertà, solo la partecipazione (autogestione) in tutti gli aspetti della vita può farlo.

Naturalmente, verrà fatto notare che in ogni azione collettiva c’è la necessità della co-operazione e della co-ordinazione e questo bisogno di “subordinare” l’individuo alle attività del gruppo è una forma di autorità. Si, ma ci sono due modi di co-ordinare l’attività individuale nei gruppi – o per mezzi autoritari o attraverso mezzi libertari. Pierre Joseph Proudhon, riferendosi ai luoghi di lavoro, rende chiara la differenza:

 «O il lavoratore… sarà solo l’impiegato del padrone-capitalista-imprenditore; oppure parteciperà… [e] avrà una voce in assemblea, in poche parole diverrà un associato. Nel primo caso il lavoratore è subordinato, sfruttato: la sua condizione permanente è di obbedienza... Nel secondo caso recupera la sua dignità di  uomo e cittadino… è parte di una organizzazione di produzione, della quale prima era schiavo; così come, in una città, è parte del potere sovrano, del quale prima era oggetto... non dobbiamo esitare, perché non abbiamo scelta… è necessario formare un’ASSOCIAZIONE fra i lavoratori... perché senza di essa, rimarranno relazionati come dipendenti e superiori, e ne conseguiranno due... classi di padroni e lavoratori-salariati, il che è ripugnante per una società libera e democratica.» (Pierre-Joseph Proudhon, General Idea of the Revolution)

In altre parole, le associazioni possono essere basate su una forma razionale di autorità, sull’influenza naturale, e quindi rispecchiare la libertà degli individui, l’abilità di pensare, agire, provare emozioni e gestire il proprio tempo e le proprie attività. Contrariamente, poniamo elementi di schiavitù nei nostri rapporti con gli altri, elementi che avvelenano il tutto e ci formano negativamente. Solo una riorganizzazione della società in modo libertario (e, si potrebbe aggiungere, la trasformazione mentale che un tale cambiamento richiederebbe e potrebbe generare) permetterà all’individuo di «fiorire in misura più o meno elevata, continuando nel mentre a crescere» e di bandire «quello spirito di sottomissione che gli[le] è stato imposto artificialmente». (Nestor Makhno, The Struggle Against the State and Other Essays)

Quindi gli anarchici «non domandano altro che veder [gli altri]... esercitare su di noi un’influenza naturale e legittima, accettata liberamente, non imposta... Noi accettiamo tutte le autorità naturali e le influenze di fatto, ma nessuna di diritto...» (The Political Philosophy of Bakunin)

Il sostegno degli anarchici alla libera associazione in gruppi direttamente democratici è basato su forme organizzative che incrementino l’influenza (autorità razionale) e riducano l’autorità irrazionale presente nelle nostre vite. I membri di tali organizzazioni possono creare e presentare le loro idee ed i loro suggerimenti, valutare criticamente le proposte dei loro compagni, accettare quelle che condividono o che li convincono ed hanno la possibilità di lasciare l’associazione se sono scontenti della direzione che ha preso. Per cui sono l’influenza degli individui e la loro libera interazione a determinare la natura delle decisioni prese, e nessuno ha il diritto di imporre le proprie idee su un altro. Secondo le argomentazioni di Michail Bakunin, in tali organizzazioni «nessun ruolo rimarrà fisso né resterà permanentemente ed irrevocabilmente ad una persona. L’ordine gerarchico e le promozioni non esistono... In un sistema siffatto, il potere, propriamente detto, non esiste più. Il potere è esteso alla collettività e diviene la vera espressione della libertà di ciascuno». (Bakunin on Anarchism)

Concludendo, gli anarchici si oppongono all’"autorità irrazionale" (cioè illegittima), in altre parole, alla gerarchia essendo la gerarchia l’istituzionalizzazione dell’autorità in una società.

Istituzioni autoritarie[modifica]

Istituzioni con potere decisionale[modifica]

Stato[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Stato.

Il termine Stato fa riferimento all'organizzazione socio-politica, che può assumere forme differenti (Repubblica, Monarchia, ecc.) ma comunque possiede l’autorità di definire le leggi, attraverso le quali governa una società delimitata dai confini nazionali (Stato sovrano). Il concetto varia a seconda degli autori, tuttavia alcuni lo definiscono come un concetto politico formato dall'insieme delle istituzioni che possiedono l'autorità e il potere di stabilire norme che regolano una società, che esercitano la sovranità interna ed esterna su un dato territorio. È caratterizzato dalla divisione in classi (classismo), in cui una dirige (la "classe dominante") e l'altra è diretta (i "subordinati").

L'anarchismo si oppone a tutte le forme organizzate in maniera autoritaria, conseguentemente si oppone anche allo Stato.

Chiesa[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Chiesa.
Immagine tratta da una copertina della rivista satirica "L'Asino".(1907)

La Chiesa Cattolica è un'istituzione gerarchica religiosa fondata su un potere autoritario. Da distinguersi dal cristianesimo dottrina religiosa che, secondo i dettami di Cristo, non prevede gerarchie né quindi il potere religioso o politico dell'uomo su altri uomini, sulla base degli insegnamenti dei suoi principali testi di riferimento: i vangeli canonici.

Nel senso generico del termine una Chiesa (dal greco εκκλησια, assemblea o convocazione) indica una comunità cristiana che raggruppa i fedeli di una stessa confessione.

Parlamento[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Parlamento.
Col termine Parlamento si intende attualmente definire l’assemblea dei rappresentanti eletti dalla nazione alla quale spetta il potere di fare le leggi. Il termine e l'istituzione non ebbero però sempre questo significato; il termine compare nel 1236 in Inghilterra e nel 1239 in Francia per indicare genericamente le assemblee rappresentative dei feudatari alla corte del re. Assunse in seguito significati nel corso del ‘300: in Francia furono così chiamate le corti di giustizia del re, cui furono attribuite anche funzioni amministrative ed anche il potere di rendere esecutive le leggi da lui emanate. In Inghilterra invece il parlamento fu l’assemblea consultiva la cui più importante prerogativa era quella di approvare le richieste di tasse da parte del re. Fin dal duecento si articolò in due camere: la camera alta, o dei lords (dove sedevano solo i nobili), e la camera bassa, o dei comuni (composta da cavalieri o gentiluomini liberamente eletti). Sia in Francia che in Inghilterra, il parlamento, dovendo registrare le leggi o approvare le tasse, si trovò a controllare e quindi limitare in maniera più o meno efficace l’operato del re.
Banca: chi rapina chi?
Ancora oggi il parlamento ha in sé questi poteri: limitare e controllare l'azione dell’esecutivo (governo) e fare le leggi.

Banca[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Banca.

La banca è un'istituzione privata che commercia denaro. Può esercitare diverse funzioni: ricevere e gestire per conto dei propri clienti i loro fondi, offrire diversi investimenti (risparmio), fornire mezzi di pagamento (assegni, bancomat, ecc.) e di scambio, prestare denaro, intervenire nei mercati finanziari per interesse proprio o dei propri clienti e in generale di gestire tutti i servizi finanziari. Si distinguono le banche commerciali dalle banche di investimento a seconda della tipologia di attività da queste esercitate.

Le origini della banche affondano nell'antichità, tuttavia presero piede definitivamente concordemente allo sviluppo dello Stato moderno e del capitalismo.

Brutalità poliziesca

Istituzioni con potere esecutivo[modifica]

Polizia[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Polizia.

Istituzione di maggior controllo e repressione degli stati moderni, la polizia è lo strumento di coercizione fisica e mentale di potere separato. La sua missione è mantenere, attraverso la legalità, la conservazione delle relazioni sociali esistenti, fondate su gerarchia e dominio.

Esercito[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Esercito.

Si definisce come esercito (lat. exercitus, "esercizio", in seguito "esercizio militare") l'organizzazione militare nata spontaneamente da un popolo o, più comunemente, imposta dallo Stato al popolo per far fronte alla guerra o ad un più o meno reale "nemico". Le caratteristiche comuni a tutti i tipi di esercito sono:

  • gerarchia: le truppe sono divise e organizzate in unità il cui potere decisionale va dall'alto verso il basso. Esistono comandanti che guidano le diverse unità, ma a loro volta essi sottoposti ad altre autorità superiori, fino ad un comandante in capo di tutto l'esercito.
  • disciplina e obbedienza agli ordini come valori fondamentali.

Giustizia[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Giustizia.

La parola giustizia deriva dal latino justitia che a sua volta deriva da justus, "giusto", derivante da jus, diritto, ragione. Per esercitare questa giustizia esiste un codice che classifica i comportamenti non accettati in una certa comunità umana, e una struttura giudicante che ha il compito di tradurre il dettame della legge in una conseguente azione giudiziaria. In questo senso, la giustizia diviene un dovere imposto dal legislatore agli appartenenti alla comunità e, teoricamente, un diritto che coinvolge chiunque appartenga a una certa comunità. Gli anarchici e i militanti di sinistra in genere preferiscono il concetto di giustizia sociale, che si concentra sulla costruzione ed il mantenimento dell'armonia tra parti e individui di una società.

Silvio Berlusconi, ex-premier italiano (1994-95, 2001-06 e 2008-2011) e padrone di buona parte dei media italiani

Media[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Media.

Il termine mass media viene invece utilizzato per indicare quegli strumenti informativi (stampa, radio e TV) di diffusione di massa. Mass Media viene spesso abbreviato in "media" (molto più raro è l'uso del termine al singolare, mass medium, cioé mezzo di comunicazione di massa).

Il termine compare per la prima volta intorno al 1920. Il sociologo Marshall McLuhan è stato uno dei primi e più importanti studiosi di questo campo.

Scuola[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Scuola.

La scuola è un'istituzione statale o privata, in cui avviene la trasmissione del rispetto dell'ordine costituito attraverso l'educazione quotidiana alla sottomissione volontaria e il condizionamento in favore dell'ideologia capitalistica e gerarchica oggi dominante (vantaggiosa per i ricchi e i potenti). Gli studenti - che imparano a rispettare l'autorità stando in silenzio, non facendo domande inopportune, accettando le imposizioni degli insegnanti, presidi, ecc. -, attraverso punizioni e ricompense, vengono costantemente valutati per la competitività, la produttività e il nozionismo. Essi vengono "allevati" affinchè diventino docili e remissivi lavoratori al servizio dello Stato o, nel caso di una ristretta minoranza, la nuova e fedele classe dirigente del paese.

Famiglia[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Famiglia.

La famiglia non è un'istituzione in senso stretto, come per esempio la scuola o l'esercito, tuttavia essa è, fatte le debite eccezioni, uno dei nuclei fondamentali attraverso la quale si educano e indottrinano i ragazzi e le ragazze nell'accettazione dell'ordine costituito. Viene definita come una comunità di persone legate da rapporti di parentela. Molti socialisti (es. Marx nel suo Manifesto del Partito Comunista) e anarchici hanno reclamato l'abolizione della famiglia tradizionale e la sua sostituzione con un'educazione collettiva dei bambini\bambine inseriti pienamente nella comunità. Diverse esperienze sono state messe in pratica in svariate comunità socialiste e libertarie, ottenendo risultati differenti. Il pedagogista Marcello Bernardi nel 1979 definì la famiglia come «la fabbrica dei cretini».

Note[modifica]

  1. Vedi Nascita dello Stato], Genesi dello Stato e delle classi e Le origini e la diffusione del patrismo in Saharasia
  2. En Malatesta, vida e ideas de Vernon Richards, p. 51)

Bibliografia[modifica]

  • Max Horkheimer, Studi sull'autorità e la famiglia, UTET ed., trad. di C. Pianciola, A. Cinato, A. Marietti Solmi, 1976
  • Erich Fromm, Fuga dalla libertà, Edizioni di Comunità, 1980
  • Theodor Adorno, La personalità autoritaria, Einaudi, 1997

Voci correlate[modifica]