Still working to recover. Please don't edit quite yet.

Autogestione

From Anarchopedia
Revision as of 18:22, 5 November 2017 by K2 (Talk | contribs) (1 revision imported)

(diff) ← Older revision | Latest revision (diff) | Newer revision → (diff)
Jump to: navigation, search
"Do It Yourself", slogan che incita all'autogestione

L’autogestione è la facoltà  degli individui, delle associazioni e dei gruppi sociali\etnici, di governare e governarsi autonomamente.

Principi[modifica]

Secondo i principi dell’autogestione, i lavoratori\lavoratrici e le individualità  in generale, si impossessano dell’attività  gestionale ed economica di un’azienda\scuola\edificio, promovendo la cooperazione e la creatività  dei singoli individui. L’amministrazione di queste strutture autogestite è generalmente basata sul consenso e sulla democrazia diretta; la sua origine concettuale definisce molto semplicemente i compiti di ognuno, che devono esseri sviluppati con il coinvolgimento diretto di quante più persone possibili.

Il soviet di Pietrogrado nel 1917

Ogni individualità  partecipa associativamente, e in egual misura, alla gestione amministrativa: condivisione di rischi e benefici, autofinanziamento, autoproduzione, distribuzione diretta ecc.

Secondo questo modello autogestionario il lavoro è collettivo e anche la proprietà  lo è, inoltre lo sviluppo locale è necessariamente sostenibile per poter dar seguito coerentemente ai propri principi, determinando generalmente lo sviluppo di economie su piccola scala (micro negozi, cooperative, ecc.).

L’autogestione non è compatibile con altre tradizionali forme economiche (che i principi dell’autogestione ritengono tanto ingiuste quanto inadeguate), poichè non esiste alcuna figura di "padrone" né di lavoratori subordinati ad altri, e non si deve confondere con modelli apparentemente similari che, nonostante propongano il controllo operaio sulla produzione, mantengono la gerarchia e il controllo esterno dell’organismo autogestito (per es. da parte di un burocrate, partito, sindacato ecc.); non si deve confondere con la co-gestione, in cui il proprietario gestisce l’organismo avvalendosi del contributo dei lavoratori a cui spetta una parte del profitto.

Efficienza dell’impresa autogestita[modifica]

L’economia autogestionaria pone allo stesso livello l’efficienza economica e la gratificazione umana, ritenendole entrambe essenziali per lo svolgimento dell’attività  lavorativa.

I critici (burocrati, funzionari e capitalisti) ritengono che interpellare ciascun lavoratore per ogni questione aziendale significhi perdere tempo prezioso. L’autogestione invece attribuisce grande importanza al capitale umano, ritenendo che il potere d’agire dev’essere messo in mano a ciascuna individualità , congiuntamente agli altri suoi compagni. Secondo i principi della democrazia diretta, applicati ad un’azienda autogestita, i lavoratori devono esprimersi congiuntamente, mediante assemblee pubbliche, solamente se le questioni riguardino tutta l’azienda, mentre i singoli e specifici problemi della stessa devono essere risolti dai lavoratori competenti di quel determinato settore.

Il sistema capitalistico e quello autogestionario attribuiscono diverso significato alla parola efficienza: per i primi essa ha un valore semplicemente economico, per i secondi ha anche un significato sociale ed umano. Per gli “autogestionari” la strutturazione orizzontale dell’azienda e la responsabilizzazione del lavoratore, posto all’interno di un sistema cooperativistico, rendono l’azienda più efficiente e innovatrice. L’efficienza capitalistica invece determina alienazione e stress perché il lavoratore non è in grado di controllare il processo produttivo (processo centralizzato), ma ciò per il capitalista non è molto importante perché il lavoratore viene visto come un semplice strumento di lavoro, il cui valore è assai relativo.

Riferimenti storici[modifica]

Manifesto pro squat del sito francese Squat.net

La gerarchia e lo Stato sono un’invenzione relativamente recente, la storia umana per buona parte del suo corso si è strutturata su un modello libero e autogestionario.

Come sosteneva Jean-Jacques Rousseau, l'uomo è nato libero ma poi è stato ridotto in catene («L'uomo è nato libero, ma dovunque è in catene»). Molti studiosi, tra cui molti anarchici, ritengono che la libertà  autogestionaria dell'uomo è cessata con la scoperta dell'agricoltura, da cui si è sviluppato il nefasto concetto della proprietà  privata, del dominio (dell'uomo sulla donna, del ricco sul povero, del forte sul debole, dell'uomo sugli animali ecc.), della gerarchia, del patriarcato ecc.

La storia racconta però episodi in cui l'uomo ha tentato di riprendersi la propria libertà  attraverso pratiche autogestionarie.

Esperienze storiche autogestionarie[modifica]

Le prime esperienze d'autogestione di una certa rilevanza storica sono state quelle sviluppatesi nelle poleis greche, in cui le decisioni politiche venivano deliberate durante le assemblee pubbliche dell’Agorà . Murray Bookchin ha strutturato il proprio pensiero libertario (municipalismo libertario) sulla base dell’esempio democratico ateniese, seppur “limandone”, ovviamente, le incrostazioni classiste dell’epoca che limitavano la partecipazione all’assemblea.

Assemblea a Kronstadt

Anche durante l'epoca medioevale, in cui la vita era organizzata intorno ai comuni, si sviluppano strutture associative d'autogestione, anche se, così come nelle polis greche, la libertà  delle associazioni era limitata e non piena e assoluta. Secondo Pëtr Kropotkin durante il medioevo vi fu «una forte affermazione dell’individuo, che giunse a costituire la società  per mezzo della libera federazione di uomini, villaggi e città . Esso fu anche un’assoluta negazione dello spirito unitario e accentratore romano, con il quale si cerca ancor oggi di spiegare la storia nel nostro insegnamento universitario. Questo movimento non si ricollega ad alcun personaggio storico di particolare rilievo né ad alcuna istituzione centralizzata. Fu uno sviluppo naturale, proprio, come la tribù e la comunità  di villaggio, a una certa fase dell’evoluzione umana e non a questa nazione o a quella regione.»

Finalmente nella Comune di Parigi (1871) si tenta, sulla base delle esperienze storiche passate, di rompere gli argini in cui solitamente veniva ristretto il fondamento dell’autogestione, ampliandola a “tutto e tutti”.

Le pubbliche assemblee sono valse come esempio per i marinai di Kronstadt, per gli insorti dell’Ucraina libertaria di Nestor Makhno, per la Repubblica dei Consigli di Baviera (1919), per i minatori della Rivolta delle Asturie (1934), per i libertari della Spagna del ‘36, per gli studenti del Maggio 1968, per tutti i movimenti consiliaristi in genere e, più recentemente in Italia, per il cosidetto movimento NO TAV, No DalMolin ecc.

L'applicazione che durò per più tempo nel novecento fu quello in Jugoslavia quando con l'allontanamento di Tito dagli interessi dell'Unione sovietica venne promossa l'autogestione operaia/operai, seppur nell'ambito dei limiti dettati da quello che era pur sempre uno Stato con una propria gerarchia interna, mentre nell'agricoltura vi fu un apertura a proprietà  privata dei mezzi di produzione affiancata al collettivismo.[1]

Esempi recenti di autogestione li si hanno avuti nel 2001 in Argentina durante la crisi economica, per esempio con l'esproprio operaio della fabbrica di ceramiche Zanon FaSinpat (ormai l' esproprio è stato riconosciuto legalmente), ancora oggi esemplarmente autogestita dagli operai nonostante i vari tentativi di sgombero da parte delle forze dell'ordine [2], [3].

Anarchismo e autogestione[modifica]

Gli anarchici fanno dell’autogestione uno dei principi fondanti del pensiero libertario. Il sistema di Potere attuale, in qualunque forma si presenti, struttura la propria essenza non solo sul controllo e il governo delle risorse, ma anche sul controllo e il governo degli individui. Talvolta questo sistema autoritario è giustificato dagli stessi subordinati, i quali si ritengono incapaci, per via "dell'educazione" volta ad annichilire l'individuo, di gestire autonomamente le proprie esistenze.

La storia dell'umanità , a partire dagli esempi proposti in precedenza, dimostra non solo che l’autogestione è possibile, ma è nella maggior parte dei casi più efficace e valida del sistema basato sulla gerarchia e l'autorità .

L’autogestione inoltre per essere effettivamente tale deve partire “dal basso”, cioè dall’individuo. L'individuo deve essere libero innanzitutto di governare se stesso e quindi di relazionarsi con gli altri mediante libere associazioni.

L’autogestione tuttavia non deve necessariamente limitarsi nei ristretti ambiti dell’individuo o dell’associazione, ma può essere estesa in un contesto più ampio mediante relazioni tra i comuni o le associazioni, realizzabili attraverso il federalismo.

Centri Sociali[modifica]

Exquisite-kfind.png Vedi, Centro Sociale Occupato Autogestito e squat.
Okupa.PNG

I cosiddetti CSOA (Centro Sociale Occupato Autogestito) nascono negli "anni '70", i primi a Milano, con lo scopo di contrastare l'alienazione della vita metropolitana, di promuovere informazione alternativa e controcultura e di sganciarsi dalle restrizioni dei partiti istituzionali.

L'occupazione e l’autogestione di spazi pubblici (stabili abbandonati, ex fabbriche, ville, case sfitte, ecc.) sono giustificate dalla necessità  di riappropriarsi degli spazi abbandonati e riconsegnarli alla cittadinanza.

Per riferirsi alle case occupate dagli anarchici spesso si usa la dicitura squat (squatters= occupanti):

«Meglio la dicitura squatter anarchici...Abbiamo preso in considerazione il fatto che il termine squat viene usato in tutto l’occidente per indicare gli occupanti di case, dalla Francia, alla Svizzera, all’Inghilterra, alla Germania, agli Stati Uniti, all’Est. Non è una dissertazione sulle etichette ma il nostro modo di vedere le manipolazioni mediatiche rispetto ad un nome e alla dignità  della pratica complessiva delle case occupate che investe più globalmente l’autogestione della vita e chiede la sovversione dell’esistente.»

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Albert Michael, Il libro dell'economia partecipativa, Eleuthera, 2007
  • Albert Michael, Oltre il capitalismo. Un'utopia realistica, Eleuthera, 2007

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Siti web[modifica]

Articoli, video ed audio[modifica]