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Anna Kuliscioff

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Anna Kulisciova (fotografia di Mario Nunes Vais nel 1908)
Anna Moiseevna Rozenštejn, conosciuta come Anna Kuliscioff, (Moskaja, Russia, 9 gennaio 1853[1] – Milano, 29 dicembre 1925), è stata un'anarchica, medico, femminista e rivoluzionaria russa. Conosciuta anche per essere stata compagna di Andrea Costa e di Filippo Turati, dopo l'anarchismo aderì al socialismo e fu tra principali esponenti e fondatori del Partito Socialista Italiano.

Biografia

Nata in un'agiata famiglia di mercanti ebrei, Anna Rozenštejn si distingue immediatamente per la sua straordinaria predisposizione allo studio e al ragionamento logico. Sin dall'infanzia i suoi insegnanti privati la incoraggiano a coltivare le sue passioni e ad interessarsi di politica.

Il periodo anarchico

A 18 anni si trasferisce a Zurigo per seguire i corsi di Filosofia presso la locale università . Nella città  svizzera, che all'epoca era una città  molto vivace e in cui si respirava una grande aria libertà  di pensiero, Anna trova l'ambiente ideale per sviluppare le sue idee rivoluzionarie. Costretta a rientrare in Russia, aderisce con entusiasmo insieme al suo primo marito Pëtr Makarevic (vicino alle posizioni di Bakunin) alla cosiddetta «andata verso il popolo» dei populisti russi (Zemlja i Volja e Volontà  del Popolo), senza rifiutare l'uso della violenza nella lotta politica contro l'autocrazia dello zarismo.

Processata in Russia per la sua attività  rivoluzionaria, ripara nuovamente in Svizzera, cambiando il suo nome in Kuliscioff (in russo significa manovale) per non essere rintracciata dalle spie zariste. Nel suo secondo soggiorno elvetico conosce l'anarchico Andrea Costa, con il quale si trasferisce poi a Parigi. Nel 1878 vengono entrambi espulsi e decidono di trasferirsi in Italia. Attiva nel movimento anarchico italiano, Anna viene processata a Firenze con l'accusa di cospirazione contro le istituzioni.

Madre e medico

Trasferita nuovamente in Svizzera, nel 1880 Kuliscioff e Costa rientrano clandestinamente in Italia dove vengono nuovamente arrestati nell'aprile dello stesso anno a Milano. Viene scarcerata nell'agosto seguente ed accompagnata ancora una volta al confine svizzero. Si stabilisce brevemente a Lugano, poi l'anno seguente rientra in Italia, dove raggiunge ad Imola il suo compagno Andrea Costa e diventa madre di Andreina.

Dopo la nascita della figlia si dedica a tempo pieno a fare la madre, tenendosi relativamente lontana dall'attività  politica anche a causa di problemi di salute originatisi dopo aver contratto la tubercolosi nel carcere di Firenze. Nello stesso periodo si iscrive alla Facoltà  di Medicina di Berna, poi nel gennaio 1884 sbarca a Napoli, sostenuta da un'autorità  accademica come Arnaldo Cantani. Intanto i reduci della guerra di Crimea hanno già  importato il colera e a Napoli in estate scoppia l'epidemia. Anna passa ogni giorno tra gli incurabili: «Tutti i professori sono sossopra e cercano il famoso bacillo a punta o virgola». [2] In 15 giorni muoiono 3.500 persone. A seppellire i cadaveri Anna Kuliscioff c'è sempre. E con lei c'è pure Errico Malatesta, nonostante all'epoca fosse ricercato dalla polizia italiana.

Brucia i tempi e nel 1885 vorrebbe laurearsi con una tesi sull'origine batterica della febbre puerperale, ma ottiene l'altolà  del rettorato, che non intende laureare quella che ai loro occhi è prima di tutto una donna (è l'unica del corso) e poi anche una rivoluzionaria. Nel 1885 termina anche il suo rapporto con Andrea Costa.

Per combattere l'ostracismo accademico e guadagnare tempo si trasferisce a Torino per approfondire gli studi in ginecologia. In seguito fa rientro a Milano, dove spera di proseguire il suo lavoro di medico ma anche per star vicino al suo nuovo amore: Filippo Turati.

Anna manda la sua richiesta di laurea all'università  di Pavia, ma anche qui trova ostacoli che paiono insormontabili. Decide allora di tornare a Napoli, dove finalmente riuscirà  a completare gli studi. [3] È la prima donna a farlo. [4]

Nel novembre 1887 Anna si trasferisce nella clinica medica universitaria del professor Achille De Giovanni di Padova, ma vi rimane pochi mesi perché decide di andare a lavorare all'ospedale di Milano. Una volta giunta nel capoluogo della Lombardia si imbatte nel solito ostracismo e la sua domanda di ammissione viene respinta senza alcuna valida motivazione. La realtà  è che il problema principale è il fatto che sia una dottoressa. Anna Kuliscioff rimane ugualmente a Milano, dove da tutti è conosciuta come «la dottora», e svolge la professione medica nel suo studio in via S. Pietro all'Orto n°18.

Il socialismo

Così come il suo ex-compagno Andrea Costa, Anna Kuliscioff abbandona l'anarchismo per abbracciare l'idea socialista di matrice marxista.[5] Nel frattempo si era legata sentimentalmente a Filippo Turati e, come visto, aveva deciso di trasferirsi a Milano insieme alla figlia Andreina. Il salotto della loro casa milanese diviene la redazione di Critica sociale, la rivista del socialismo italiano, che Anna dirigerà  a partire dal 1891. Nel 1889 aveva fondato con Turati e Lazzari la Lega Socialista milanese. Nel 1892 è presente al congresso che sancisce la costituzione del Partito Socialista Italiano.[6]

Nel 1898 la Kuliscioff viene arrestata con l'accusa di reati di opinione e sovversione, ma dopo qualche mese viene liberata grazie all'indulto. Avendo intrapreso la strada parlamentarista, pur continuando a definirsi rivoluzionaria, elabora una legge a tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal Partito Socialista, sarà  approvata nel 1902 come legge Carcano, n°242.

In questi anni vive con profonda tristezza il fatto che due autentici rivoluzionari atei come lei ed Andrea Costa non fossero stati capaci di trasmettere gli stessi ideali alla figlia Andreina, che invece era diventata una fervente cattolica e s'era sposata con un ricco conservatore di nome Luigi Gavazzi. Il figlio di Andreina diventerà  l'abate dell'Abbazia territoriale di Subiaco e la figlia sarà  monaca carmelitana scalza. [7]

La lotta femminista

Sin da quando era anarchica, Anna Kuliscioff diede grande importanza alla causa della discriminazione della donna. D'altronde, il logoramento del rapporto con Andrea Costa fu ingenerato proprio dalla gelosia del compagno (Anna aveva un buon rapporto con Carlo Cafiero e Costa ne era molto geloso...), che mal tollerava la sua emancipazione. Ciò fu causa di numerosi conflitti che poi portarono alla separazione della coppia (quantunque i due mantennero sempre buoni rapporti). Alla gelosia di Costa e alla tendenza degli uomini a vedere la propria donna come un oggetto di loro proprietà , Anna risponde così:

«Io alla fine vedo una cosa: agli uomini come sempre è permesso tutto, la donna deve essere di loro proprietà . La frase è vecchia, banale, ma ha le sue ragioni d’essere e l’avrà  chissà  per quanto tempo ancora». [8]

Quando poi giunge a Milano, entra in contatto con le principali esponenti del femminismo cittadino (Anna Maria Mozzoni, Paolina Schiff e Norma Casati), che nel 1882 avevano fondato la Lega per gli interessi femminili. Da questo momento in poi, la sua lotta femminista assumerà  un carattere sempre più netto e marcato, che culminerà  con l'intervento al Circolo filologico di Milano il 27 aprile 1890 intitolata Il Monopolio dell'uomo. Continuando anche nella sua attività  in favore del socialismo, Anna si scontra sulla questione femminile con il compagno Filippo Turati e con altri esponenti dell'area marxista:

«L'esperienza di altre e molte donne che si alternarono a deviare dal binario tradizionale la vita femminile in genere, e soprattutto l’esperienza mia propria, m’insegnarono che, se per la soluzione di molteplici e complessi problemi sociali si affacciano molti uomini generosi, pensatori e scienziati, anche delle classi privilegiate, non è così quanto al problema del privilegio dell’uomo di fronte alla donna»[8]

Quando all'inizio del novecento si sviluppa un dibattito intorno alla richiesta di estendere il diritto di voto a tutti gli uomini, l'ex-anarchica si batte per estenderlo anche alle donne. E quando il compagno Turati difende la posizione dei socialisti perché «la ancora pigra coscienza politica di classe delle masse proletarie femminili» [8], Anna replica su Critica sociale:

«Direte, nella propaganda, che agli analfabeti spettano i diritti politici perché sono anch'essi produttori. Forse le donne non sono operaie, contadine, impiegate, ogni giorno più numerose? Non equivale, almeno, al servizio militare, la funzione e il sacrificio materno, che da’ i figli all’esercito e all’officina? Le imposte, i dazi di consumo forse son pagati dai soli maschi? Quali degli argomenti, che valgono pel suffragio maschile, non potrebbero invocarsi per il suffragio femminile?». [8]

Il 7 gennaio del 1912 Anna Kuliscioff fonda la rivista bimestrale «La Difesa delle Lavoratrici», che dirigerà  per due anni insieme a Carlotta Clerici, Linda Malnati e Angelica Balabanoff. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, lascia la redazione a causa di profonde divergenze con la redazione. L'avvento del fascismo comporterà  gravi difficoltà  per gli antifascisti come lei e, nello specifico, per la suddetta rivista, che chiuderà  definitivamente nel 1925.

Anna Kuliscioff muore il 29 dicembre 1925 a Milano. Durante il funerale alcuni fascisti si scagliarono contro le carrozze del corteo funebre che si dirigeva verso il Cimitero Monumentale di Milano.

Secondo la figlia Andreina, in punto di morte la madre si sarebbe convertita al cristianesimo. [9]

In ricordo di Anna Kuliscioff

In suo onore a Milano è stata costituita la Fondazione Anna Kuliscioff, dotata di una biblioteca di 35.000 volumi e opuscoli, tutti sul socialismo, donati da Giulio Polotti. Sempre a Milano le è stata dedicata una via in zona Bisceglie. Vi è inoltre una targa che ricorda la sua permanenza milanese assieme a Turati in piazza Duomo.

Note

  1. L'anno di nascita è imprecisato e va tra il 1853 e il 1857.
  2. La dottora dei poveri
  3. Nei registri dell'ateneo risulta laureata nell'anno accademico 1886-87.
  4. Melina Lipinska, Les femmes e le progres des sciences medicales, Parigi, Masson, 1930.
  5. Molti anarchici imputarono proprio alla Kuliscioff la colpa di aver spinto Costa ad abbandonare l'anarchismo.
  6. Nell'agosto 1892 venne fondato il Partito dei lavoratori italiani, che l'anno successivo inglobò anche il Partito socialista rivoluzionario (nel PSR militavano socialisti della fazione marxista del Partito Socialista Anarchico Rivoluzionario nato nel 1891), assumendo prima il nome di Partito socialista dei lavoratori italiani, e poi (1895) quello di Partito socialista italiano.
  7. In seguito comunque Anna si rallegrerà  della felicità  raggiunta dalla figlia, come testimonia un articolo pubblicato da Tommaso Gallarati Scotti nel 1959 sul Corriere della Sera. Si veda anche T. Gallarati Scotti, Interpretazioni e memorie, pp. 383.
  8. 8.0 8.1 8.2 8.3 Enncicolpedia della donna
  9. Gli idoli di Andrea Costa e la rivincita di Dio

Bibliografia

Opere di Anna Kuliscioff

  • Il monopolio dell'uomo: conferenza tenuta nel circolo filologico milanese, Milano, Critica sociale, 1894.
  • A. Kuliscioff, F. Turati Il voto alle donne: polemica in famiglia per la propaganda del suffragio universale in Italia, Milano, Uffici della critica sociale, 1910.
  • Proletariato femminile e Partito socialista: relazione al Congresso nazionale socialista 1910, Milano, Critica sociale,1910.
  • Donne proletarie, a voi...: per il suffragio femminile, Milano, Società  editrice Avanti!, 1913.
  • Lettere d'amore a Andrea Costa, 1880-1909, Milano, Feltrinelli, 1976.

Opere su Anna Kuliscioff

  • F. Damiani, F. Rodriguez, Anna Kuliscioff. Immagini, scritti, testimonianze Milano, Feltrinelli, 1978.
  • M. Casalini, La signora del socialismo italiano. Vita di Anna Kuliscioff, Roma, Editori Riuniti, 1987.
  • C. Silvestri, Turati lo ha detto. Socialisti e Democrazia Cristiana, Milano, Rizzoli, 1947.
  • P. Treves, Portici Galleria 23, in Esperienze e Studi Socialisti, Firenze, La Nuova Italia, 1957, pp. 332-336.
  • L. Belloni, Anna Kuliscioff allieva del Cantani e del Golgi, e le sue ricerche sulla etiologia della febbre puerperale, in «Physis», 20, 1978, pp. 337-348.
  • F. Turati, A. Kuliscioff, Carteggio, raccolto da A. Schiavi, Torino, Einaudi, 1977.
  • P. Brunello, Storia di anarchici e di spie. Polizia e politica nell'Italia liberale, Donzelli, Roma 2009.
  • P. Pillitteri, Anna Kuliscioff, una biografia politica,Venezia,Marsilio, 1986.
  • M. Addis Saba, Anna Kuliscioff: vita privata e passione politica, Milano, Mondadori, 1993.
  • F. Damiani e F. Rodriguez (a cura di), Anna Kuliscioff, Immagini, scritti e testimonianze, Milano, Feltrinelli,1978.
  • Maurizio Punzo, L'esercizio e le riforme, L'ornitorinco, Milano 2012.

Voci correlate

Collegamenti esterni