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Anarco-punk

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I Crass furono uno dei gruppi capostipiti dell'anarcho punk
L'anarcho punk o anarchopunk (conosciuto anche come peace-punk) è un ideologia e un sottogenere del movimento punk rock caratterizzato da gruppi con idee in specifico vicine al pensiero anarchico.[1] Alcuni ambiti del movimento punk vedevano l'anarchia come espressione di caos, disordine e violenza, venendo definiti per questo chaos punk o street punk; altri, invece, intendevano l'anarchia come espressione di pace e uguaglianza, e vennero definiti anarcho punk.

Idee e origini

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Punk.

Mentre il primo movimento punk britannico, e poi il suo continuo street punk, erano interessati all'anarchismo per il suo valore provocatorio, la punk band Crass si ispirò a idee più profondamente anarchiche e pacifiste, rivelandosi più coerente nei confronti dal significato stesso di anarchia. Essi posero così le basi per lo sviluppo di questo pensiero, ed ebbero una notevole influenza sui movimenti di protesta dei successivi due o forse più anni. In pratica fu la prima punk band a mettere in pratica il vero significato che stava dietro all'anarchia.

Frances Sokolov Sansom, meglio conosciuta come Vi Subversa (Poison Girls)

Molti anarcho punk sono sostenitori di idee come l'antispecismo, il femminismo, il pacifismo ed il vegetarismo e hanno posizioni anti capitaliste ecc. Anche se i Crass hanno fatto del pacifismo uno dei punti portanti del loro pensiero, non necessariamente ogni anarcho punk segue o ha seguito questa strada ideologica. Molti anarcho punk sono favorevoli all'azione diretta, di tipica matrice anarchica, o vedono la protesta come volano per una insurrezione contro le istituzioni e il "potere".

I Crass, con il loro fondatore Penny Rimbaud hanno mosso dure critiche ad una certa parte del movimento punk, a gruppi come Sex Pistols e The Clash, accusati di essere niente altro che burattini e promotori del business della musica. I Crass si propongono quindi come una valida alternativa all'interno del movimento punk a gruppi, come quelli sopra citati, che hanno fatto, da una parte, dell'autodistruzione, del nichilismo e della violenza uno stile di vita, e che, dall'altro, spesso hanno venduto il loro prodotto musicale ai migliori offerenti, del mercato di quel mondo che cercavano così assiduamente di distruggere.

In precedenza attratti dai gruppi e dal movimento punk inglese (con a capo Sex Pistols e The Clash), ben presto i Crass si resero conto di quanto i loro ideali e il loro modo di agire fossero così distanti dalle loro e come il punk fosse chiaramente una semplice moda passeggera: «Quando, nel 1976, il vomito punk schizzò per la prima volta sulle pagine dei giornali col messaggio Do It Yourself ("fatelo da soli") noi, che in diversi modi e per diversi anni non avevamo fatto che quello, abbiamo creduto ingenuamente che i vari signori Johnny Rotten, Joe Strummer e compagni intendessero lo stesso. Finalmente non eravamo più soli.»

God Save the Queen, secondo singolo discografico della band punk Sex Pistols

Ben presto si resero conto che «... i nostri colleghi punk, i vari Pistols, Clash e così via, non erano altro che dei fantocci: a loro faceva piacere illudersi di derubare le grosse case discografiche, ma nella realtà  era la gente a essere derubata. Non aiutavano altri se non se stessi, dando vita a un'altra moda facile.». Se il 1976 per il punk era stato musicalmente un buon anno, nel 1977 ci fu il boom, ma già  nel 1978 cominciò a indebolirsi. Ma proprio in quel periodo il movimento dovette "decidere" che direzione prendere.

L'allontanamento dei Crass dall'illusione punk ebbe un riscontro anche estetico dettato dall'esigenza di distinguersi da quella scomoda e superficiale moda: «Decidemmo di vestirci di nero per protestare contro il pavoneggiarsi narcisistico della moda punk, iniziammo ad utilizzare video e filmati durante i nostri spettacoli, ci dedicammo alla stampa di volantini per spiegare le nostre posizioni e pubblicammo un giornale "International anthem". E per smentire le voci messe in giro dalla stampa, secondo cui non eravamo che degli estremisti di destra e/o di sinistra, decidemmo di attaccare dietro il palco ai nostri concerti, una bandiera col simbolo dell'anarchia...».

La stessa vita in una comune rappresentava un esperimento utopico «…che coinvolgeva l'esperienza nella sua globalità  compreso lo stile di vita e il vivere all'interno di ciò che il teorico anarchico Murray Bookchin definisce un "gruppo di affinità ». Ma che soprattutto rappresentava al meglio il tentativo concreto di «... colmare il divario fra teoria e prassi, un risultato raramente conseguito nella storia del pensiero e dei movimenti anarchici».

Etica del DIY

Do It Yourself (Fatelo da soli!)
Exquisite-kfind.png Vedi, Do It Yourself.

Molti gruppi anarcho punk sono stati promotori di quella che è stata definita «etica del DIY"», ossia del Do It Yourself, traduzione letterale di #REDIRECT fattelo da solo. Un famoso slogan anarcho punk difatti recita: «DIY not EMI'»; questa vuole essere una presa di posizione consapevole contro le major della distribuzione musicale. Molte delle prime band anarcho punk sono state edite dalla Crass Records, casa discografica di autoproduzione dei Crass. Questa etica del DIY è una chiara presa di posizione anti capitalista, che vuole proporre la cultura punk ed i suoi prodotti non come l'ennesima merce da vendere sugli scaffali dei supermercati di tutto il mondo. Dall'autoproduzione dei dischi poi l'etica del DIY si è anche espansa, per abbracciare sempre più aspetti della vita quotidiana e della commercializzazione. Un altro aspetto importante del DIY è la produzione e distribuzione di fanzine, ossia giornali autoprodotti, che cercavano di diffondere notizie e idee della scena punk. [2]


Contrasti tra Anarcho punk e Street punk

Katie Sierra, anarcho-punk statunitense, sotto processo per aver indossato una maglietta antimilitarista (quella che porta addosso nella immagine)

La filosofia Street punk è però in contrapposizione rispetto ad un altra ideologia Punk, l'ideologia Anarcho punk, sostenuta da Anarcho punk e Crusters che si rifanno invece all'ideale anarco-politicizzato e pacifista iniziato dalla band Crass, al contrario della cognizione di anarchia degli Street punk, usata solo come pretesto per provocare chaos, disordine e provocazione. Gli Anarcho punk sono "rivali" degli Street punk e vengono definiti dispregiativamente "Hippie Punks" dagli Street punk per il loro essere legati ad ideologie pacifiste e non-violente, (seppur alcuni Anarcho punk affermino di opporsi alle droghe al contrario degli Hippie, inoltre la violenza, pur essendo considerata un ripudio, è vista da alcuni seguaci del movimento come una forma di azione diretta e di resistenza), e per il look, che se da una parte è composto da toppe, spille e scritte come quello Street punk, non è cosi appariscente e curato, ma comprende abiti per la maggior parte neri, per contrastare il look variopinto e appariscente degli Street punk, e di recente riporta anche simboli come i Dreadlocks di chiara ispirazione Freak.

Di risposta all'accusa di "Hippie Punks" da parte degli Street punk, gli Anarcho punk definiscono dispregiativamente gli Street punk "Fashion Punks", accusandoli di essere dei modaioli per la troppa cura nell'abbigliamento appariscente e perfetto, con creste colorate e alzate con vari prodotti, vestiti talvolta costosi colorati e strappati apposta, borchie e toppe attaccate con cura. Gli Anarcho punk e i Crusters si riuniscono sotto il network I.A.P. (International Anarcho Punk), mentre invece gli Street punk, in quanto privi di ideologia politica e votati solo a vandalismo, divertimento e atteggiamenti di questo genere, non hanno un'organizzazione internazionale specifica che li racchiuda sotto un'unica bandiera, a volte si riuniscono soltanto in crew (gang, bande) votate ad atti di teppismo immotivati, come l'americana D.D.P. ("Disorderly Drunk Punks"). L'influenza politica nello Street punk, se presente, è appena abbozzata a concetti elementari con remoti richiami all'anarchismo, come l'odio verso borghesi e poliziotti, e il portare simboli anarchici o svastiche però al solo scopo di provocare il chaos, se si fa eccezione per il nascente movimento cosìdetto Punk's Not Red (o White Power Street Punk) simpatizzante per l'estrema destra.

Contro l'Oi! e gli Skinhead

Nella radicalizzazione del loro pensiero politico i Crass, e di conseguenza gli anarcho punk, ritennero opportuno criticare duramente un altro fenomeno relativo al punk che andava formandosi in quegli stessi anni: il genere musicale Oi! sostenuto prevalentemente dagli skinheads. Definito da Garry Burshell, giornalista della autorevole rivista musicale inglese "Sounds", come "l'unico, il vero punk", «Proprio mentre il punk è nato per distruggere le discriminazioni, l'Oi! Music e lo Skunk sono così ciechi che le rafforzano». Le critiche mosse da parte dei Crass nei confronti degli skinhead, riguardano principalmente i gravi disordini, provocati ai concerti e non solo e l'incitamento alla violenza. I Crass spingeranno ancora avanti la loro critica denunciando la strumentalizzazione politica del movimento sulla base di una falsa mitologia della classe operaia. «Affermare che il punk appartiene alla classe operaia significa solo strapparlo dalle sue vere radici, che sono nel rock interclassista rivoluzionario».

Centri sociali anarco-punk

I primi centri sociali italiani anarco-punk sono stati: a Milano il Virus (1981 - 1982), a Carpi il Tuwat (1981) e a Torino El Paso occupato (1987).

Note

  1. Anarchist Punk
  2. In Italia una delle prime esperienze di autoproduzione con le fanzine fu OASK?! degli Indiani metropolitani nel "77; questi ultimi erano i fricchettoni e rappresentavano il primo movimento punk italiano, che in comune al punk inglese, nato nello stesso periodo, aveva l'impostazione nichilista, ma era un movimento libertario sorto come politico-ideologico, a differenza di quello inglese che prendeva le mosse semplicemente dalla cultura rock

Gruppi Anarcho Punk

Band non italiane

Band italiane

Bibliografia

  • Ian Glasper, Anarcopunk. Il punk politico inglese. Shake Edizioni, 2008.
  • Stewart Home, Marci, sporchi e imbecilli. Attraverso la rivolta punk, Shake, 2007.

Voci correlate

Collegamenti esterni