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Anarco-Femminismo

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Bandiera Fucsia-Nera dell'anarco-femminismo. Questa combina il classico colore nero dell'anarchismo con il fucsia associato al femminismo.

L’anarco-femminismo è una branca del movimento femminista che vede il dominio degli uomini sulle donne come una delle prime manifestazioni gerarchiche e discriminatorie della nostra società . Questa lotta contro il dominio di un genere sessuale sull'altro, invita a combattere tutte le forme gerarchiche che si fondano sulle istituzioni come lo Stato.

Principi dell'anarco-femminismo

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Anarco-femminismo e Eco-femminismo.

La questione femminista fu sollevata, sin dall'inizio del movimento anarchico, soprattutto dalle donne militanti, come Louise Michel ed Emma Goldman. A dire il vero, il problema della discriminazione femminile è storicamente già  riscontrabile (per grandi tratti anche affine all'anarchismo) nell'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797) e nella franco-peruviana Flora Tristan (1803-1844), solo per citare due nomi "celebri".

In molti anarchici di sesso maschile, permaneva un'idea della donna, se non discriminatoria quanto meno pietistica (Proudhon, Tolstoj) e solo a partire dagli "anni 60" del XX secolo, l'anarco-femminsimo si consolidò strutturalmente all'interno del movimento anarchico. Il tema femminista era stato proposto prima ancora anche dall'anarchico Joseph Déjacque, che aveva profondamente criticato le posizioni misogine dell'anarchico Proudhon:

« Scrittore violentatore di donne, assoluto servo del maschio, Proudhon-Haynau [1], che ha potuto frustar col knout [2] la parola, come il carnefice croato, lei sembra godere di tutti le lubricazioni della lussuria a spogliare le vostre belle vittime sulla carta della tortura e di fustigarle con le invettive. Anarchico centrista, liberale e non libertario, desiderate il libero scambio tra il cotone e la candela, e raccomandate sistemi di protezione del maschio contro le donne nello smuoversi delle passioni umane; strillate contro gli alti baroni del capitale, e volete ricostruire l'alta baronia maschile sulle donne vassalle; logico da monocolo vedete l'uomo con l'occhiale che ingrandisce gli oggetti, e la donna con quello che li diminuisce; pensatore afflitto da miopia, non sapete distinguere che ciò che vi mutila nel presente o nel passato, e non potete valutare qual è l'altezza e la distanza, e che cosa prospetta l'avvenire: siete un malato!  » (Joseph Déjacque, De l'être-humain mâle et femelle, Lettre à  P.J. Proudhon 1857 )

Questo pensiero antiautoritario ha gli stessi fini dell’anarchismo: lotta al patriarcato, all’autorità , alla gerarchia, al sessismo ecc. e costruzione di una società  fondata sulla libertà , l’egualitarismo, l’autogestione ecc.

Le anarchiche femministe intendono rompere con il patriarcato e con qualsiasi forma di dominio (razzismo, sessismo, classismo ecc.) opponendosi inoltre ai paradigmi maschilisti e femministi tendenti a separare gli esseri umani in funzione del genere sessuale d’appartenenza e secondo cui alcune caratteristiche sarebbero prerogative prettamente maschili (l’aggressività , la forza e il coraggio ecc.) mentre altre apparterrebbero al mondo femminile (cooperazione, la sensibilità  e la dolcezza ecc.).

Le anarchiche ricercano quindi una convivenza equivalente tra i generi sessuali in un’ottica rivoluzionaria, in cui lo scopo è quella di abbattere ogni sopruso e sopraffazione, non ritenendo il riformismo legislativo (prerogativa delle correnti legate al femminismo classico) un mezzo consono al raggiungimento degli obiettivi preposti.

Inoltre, in quanto genere sessuale sottomesso in questa società  del dominio, sostengono che le donne debbano mettersi in testa ai movimenti d’emancipazione con lo scopo di disarticolare il sistema autoritario e patriarcale.

Il movimento specifico anarco-femminsita si pone in lotta contro tutte le disparità  (economiche, sociali, culturali ecc.) attraverso il principio dell’autogestione, dell’azione diretta, del boicottaggio, della disobbedienza civile ecc. ossia attraverso i classici mezzi di lotta del movimento anarchico.

Le femministe nel movimento anarchico

L'anarco-femminismo è la risposta all'anarchismo occidentale in quanto progetto politico dominato dai maschi borghesi bianchi, americani ed europei. Prima dello sviluppo del pensiero anarco-femminista la maggior parte degli anarchici e delle anarchiche aspirava a liberare la sfera pubblica, ma trascurava quella privata e familiare. Le femministe hanno quindi avuto l'importantissima funzione di allargare la visione antiautoritaria del movimento anarchico internazionale.

Illustrazione anarco-femminista
Lucy Parsons, anarco-femminista statunitense

Storicamente le donne anarchiche sono state sempre in prima fila nella lotta contro la discriminazione sessuale. Durante la Rivoluzione Francese, quella che era una sorta di sezione femminile degli Enragés, la Société des Républicaines Révolutionnaires, rivendicava l'uguaglianza tra i sessi. Anche durante la Comune parigina del 1871, molte donne (Louise Michel, André Léo, Victorine Rouchy, Marguerite Lachaise...), alcune delle quali dichiaratamente anarchiche, intrapreso battaglie antisessiste: soppressione della distinzione tra donne sposate e concubine, tra bambini legittimi e naturali, richiesero l'abolizione della prostituzione, considerata come una forma di sfruttamento commerciale dell’essere umano sull’essere umano, ottenendo la chiusura delle case di tolleranza ecc.

All'inizio del XX° secolo Emma Goldman e Voltairine de Cleyre furono le anarchiche più conosciute che operarono in favore delle donne [3], senza però dimenticarsi, solo per citarne alcune, l'inglese Charlotte Wilson, la tedesca Etta Federn, la statunitense Lucy Parsons, l'ispano argentina Juana Rouco, la portoricana Luisa Capetillo, la brasiliana Maria Lacerda de Moura e le italiane Leda Rafanelli e Virgilia D'Andrea. Durante la rivoluzione spagnola si costituì un gruppo anarco-femminista chiamato Mujeres Libres (“Donne libere") che conciliava le posizioni anarchiche con quelle femministe, così come una donna anarchica, Federica Montseny, fu eletta Ministro della sanità [4] .

Con l'avvento del Maggio 1968 e dei "movimentati" anni '70, il femminismo radicale ed anarchico ritornò in auge anche esprimendo organizzazioni rivoluzionarie armate come la tedesca Rote Zora.

La partecipazione al movimento femminista è stata talvolta mal vista da molti anarchici (maschi, ma anche femmine)[5], che hanno, da una parte, criticato il "separatismo" e, dall'altra, sostenuto che già  nell'anarchismo fosse incluso il femminismo. Quest'ultima critica, dal punto di vista anarco-femminista, è abbastanza inopportuna poiché il femminismo anarchico è un percorso che non nega valenza al particolare, al pari, e con gli stessi limiti, di altri percorsi, magari storicamente già  sperimentati, come quello dei lavoratori anarchici, dei giovani anarchici, e via dicendo. È importante inoltre distinguere tra il femminismo che voglia raggiungere una parità  di diritti ed il più raro femminismo che voglia raggiungere una superiorità  del genere femminile. Ciò sarebbe infatti in contrasto coi principi egualitari anarchici, mentre completamente in linea con le attuali teorie anarchiche risulta essere la parità  di genere.

Note

  1. Julius Jacob von Haynau, il comandante austriaco della repressione bresciana del 1848
  2. Knout, una sorta di gatto a nove code, pena di uso slavo ottocentesco
  3. Emma Goldman, Anarchia, femminismo e altri saggi, La Salamandra, Milano 1976
  4. Il 4 novembre 1936, la CNT, seppur tra tante polemiche, decide di partecipare al nuovo governo presieduto da Largo Caballero, ottenendo 4 ministeri: Juan Garcia Oliver alla giustizia, Juan Peiro all'industria, Juan Lopez Sanchez al commercio) e, appunto, Federica Montseny alla sanità .
  5. Si veda la Discussione:anarco-femminismo

Bibliografia

  • Martha A. Ackelsberg, Mujeres Libres, L'attualità  della lotta delle donne anarchiche nella rivoluzione spagnola, ed. Zero in condotta, Milano, 2005, pp. 328 + 16 di foto.
  • Emma Goldman, Anarchia, femminismo e altri saggi, La Salamandra, Milano 1976.
  • Emma Goldman, Amore, emancipazione. Tre saggi sulla questione della donna, Ipazia n° 1, Ragusa 1977.
  • Erich Mühsam, Zensl Elfinger Mühsam. Una libertaria in lotta contro i totalitarismi, Ragusa, La Fiaccola, 2002
  • Chiara Gazzola e Laura Siddi, Il desiderio, il controllo e l’eresia. Approcci critici alla bioetica, Ragusa, La Fiaccola, 2003
  • Mary Wollstonecraft, Tempo di rivoluzioni. Sui diritti degli uomini e delle donne, Santa Maria Capua Vetere, 2004

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