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Anarchismo e Friedrich Nietzsche

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Sebbene il filosofo tedesco Nietzsche abbia spesso criticato in maniera assai aspra l'anarchismo e gli anarchici (In Al di là  del bene e del male [6.2:126], l'autore parla di «cani anarchici»), il suo pensiero ha comunque influenzato molti pensatori appartenenti al movimento anarchico come ha evidenziato Spencer Sunshine nel suo Nietzsche and the Anarchists [1], probabilmente ciò potrebbe esser legato alle affinità  esistenti tra le idee di Nietzsche e quelle di Max Stirner, autore di un'opera che si è dimostrata influente negli ambienti dell'anarco-individualismo: L'Unico e la sua proprietà . I due pensatori sono stati spesso equiparati da molti anarchici e le interpretazioni anarchiche delle idee di Nietzsche hanno avuto una vasta eco in Europa ma anche negli Stati Uniti d'America.

Generalità 

Nuvola apps xmag.png Per approfondire, vedi Individualismo aristocratico.

Durante l'ultimo decennio del 19 ° secolo Friedrich Nietzsche è stato spesso associato ai movimenti anarchici, nonostante nei suoi testi siano esplicite, numerose e dure le critiche ai principi dell'anarchismo.[2] Nonostante tutto ciò, questi richiami degli anarchici a Nietzsche presero piede proprio in questa determinata fase storica probabilmente grazie alla diffusione delle idee dell'anarco-individualista Max Stirner che avevano numerosi punti in contatto con quelle nietzschiane.

Salvador Seguí, in mezzo tra Salvador Quemades (sinistra) e àngel Pestaña (destra), fu un esponente anarchico spagnolo ammiratore di Nietzsche

Scrive a tal proposito Spencer Sunshine:

«Ci sono stati molti argomenti che attirarono gli anarchici verso Nietzsche: il suo odio verso lo Stato; la sua avversione verso il mercato; il suo anticristianesimo; la sua diffidenza nei confronti dell'effetto del mercato e dello Stato sulla produzione culturale, il suo desiderio superomista, ossia il desiderio di un nuovo essere umano che non doveva essere né padrone né schiavo e portatore di nuovi valori. Il suo elogio dell’IO estatico e creativo, con l’artista come prototipo, il quale poteva decidere SI all'autocreazione di un nuovo mondo fondato sul nulla; ed il suo favore della tra svalutazione dei valori come fonte di cambio, in antitesi ad una concezione marxista di lotta di classe e alla dialettica di una storia lineare» [3]

Sempre per lo stesso Sunshine, i fascisti, che si appropriarono delle sue idee, dimenticano l'odio di Nietzsche verso il nazionalismo tedesco, il suo favore ai matrimoni misti tra diverse razze, il suo disgusto per il risentimento (di cui lo stesso Hitler ne fu l'esemplificazione), e il suo disprezzo dello Stato e della mentalità  gregaria (tutti pseudo-valori su cui si fonda il fascismo). Anche per questo parte dell'anarchismo ha attinto a piene mani dalle idee del filosofo tedesco e gli anarchici a lui affini non possono essere limitati a quelli «culturalmente orientati, come Emma Goldman, che diede decine di conferenze su Nietzsche battezzandolo come anarchico onorario. Anarchici pro-Nietzsche includevano anche diverse personalità  della CNT-FAI spagnola degli anni ’30 come Salvador Seguí e l'anarco-femminista Federica Montseny; militanti anarco-sindacalisti come Rudolf Rocker ed anche il giovane Murray Bookchin, che ha citato la concezione della trasvalutazione dei valori di Nietzsche a sostegno del progetto anarchico in Spagna». [3]

Inoltre, anche in molti circoli anarco-individualisti la sua influenza è stata sempre notevole, come per esempio nella formazione del pensiero di Emile Armand e Renzo Novatore, tra gli altri. Anche più recentemente, con la diffusione del post-anarchismo, il pensiero di Nietzsche ha influenzato personalità  del calibro di Albert Camus, Hakim Bey, Michel Onfray e Wolfi Landstreicher.

Per altro c'è da dire che il pensiero del filosofo tedesco è stato anche oggetto di pesantissime critiche da altri ambiti dell'anarchismo, specialmente quelli legati alle correnti socialiste, quantunque non siamo mancati sindacalisti e comunisti-anarchici che ricevettero ispirazione dalle idee nicciane (vedi Gustav Landauer, Rudolf Rocker). L'italiano Camillo Berneri nel suo scritto Nietzsche e l'anarchismo fu particolarmente critico rispetto al filosofo tedesco, scrivendo che «la concezione etica e sociale del Nietzsche è antisocialista. E ancor più è in antitesi con l'anarchismo.»[4]. Sempre in chiave critica nicciana nel sito della Federazione dei Comunisti Anarchici si può leggere:

«L'idea di fondo, che poi fece strada filosoficamente nel pensiero di Friedrich Nietzsche e divenne la bandiera degli individualisti anarchici, era che la misura della libertà  era quella dell'indipendenza dell'individuo, nel totale disprezzo della banale considerazione che l'uomo è un animale sociale e che tutte le sue conquiste storiche (quelle stesse che hanno permesso lo sviluppo del pensiero astratto e quindi anche le fantasie di Stirner) sono state ottenute solo grazie alla sua vita associata, hanno le loro basi solo sul lavoro collettivo di tutti gli uomini, sono frutto di miliardi e miliardi di anonimi apporti alla costruzione del benessere e dell'evoluzione della specie ... gli individualisti hanno cominciato a staccarsi da ogni raggruppamento sociale, a disprezzare le masse, a loro avviso asservite pecorilmente al potere, e hanno finito così per scambiare l'anarchismo come la lotta contro l'autorità  e lo Stato e non come la lotta per la conquista di una società  egualitaria ...[sconfinando] con la lotta di tutti contro tutti, già  teorizzata dal capostipite del liberalismo sociale Thomas Hobbes, e tanto cara al capitalismo aggressivo del momento storico che stiamo vivendo. »[5]

Max Stirner e Nietzsche

Caricatura di Max Stirner, realizzata da Friedrich Engels.

Max Stirner si fece conoscere in quanto esponente dei giovani hegeliani ed il suo «nome compare con regolarità  familiare negli scritti storici sul pensiero anarchico come uno degli esponenti più antichi e più noti dell' anarcoindividualismo» [6]. Pubblicato nel 1844, il suo L'Unico e la sua proprietà  è da allora considerato «un testo fondamentale nella tradizione dell'anarco-individualismo».[6] Max Stirner e Friedrich Nietzsche sono entrambi ascrivibili alla categoria di quei filosofi tedeschi del XIX secolo che influenzarono tantissimi intellettuali europei e del resto del mondo. Da rilevare che quantomeno in Germania, inizialmente l'unica figura che veniva in qualche modo accostata a Nietzsche, prima di Stirner, fu quella di Schopenhauer.

I due filosofi qui in esame sono stati oggetto di discussioni su apparenti similitudini dei loro scritti, tant'è che alcuni suggerirono una possibile influenza di Stirner su Nietzsche. in particolare, le eventuali relazioni tra Stirner e Nietzsche sono state menzionate da Friedrich Albert Lange nel suo History of Materialism (1866) e da Eduard von Hartmann in Philosophy of the Unconscious (1869), tutti lavori che sicuramente Nietzsche conosceva. Sin dal 1891 (quando Nietzsche era ancora in vita) lo stesso von Hartmann si spinse fino a suggerire che egli aveva addirittura plagiato Stirner. Al volgere del secolo, almeno in Germania, la convinzione che Nietzsche fosse stato influenzato da Stirner era così diffusa che era diventato una sorta di luogo comune.

Intorno alla metà  del XX secolo cominciò a svilupparsi una corrente di pensiero che invece negava in qualsiasi modo l'influenza esercitata da L'Unico su Nietzsche o comunque fece in modo di far calare il silenzio sugli eventuali rapporti tra i due. Per questo il filosofo libertario Bernd A. Laska, autore del sito multilingue "LSR Projekt", nel suo saggio La crisi iniziale di Nietzsche ha riportato alla luce «i rapporti di influenza teorica delle concezioni di Stirner nei confronti di Nietzsche», il quale «conobbe L'unico … e ne fu profondamente influenzato tanto da trasfondere tematiche tipicamente stirneriane nelle sue opere» [7].

Influenze sull'anarco-individualismo

In Italia

In Italia uno dei libertari maggiormente influenzati dall'individualismo aristocratico fu Renzo Novatore, in particolare nel suo scritto del 1921 Verso il nulla creatore si percepisce chiaramente l'influenza di Nietzsche, soprattutto nei suoi attacchi verso il cristianesimo, il socialismo, la democrazia e il totalitarismo (fascismo).[8]

In questo saggio Novatore fa inoltre un esplicito riferimento al Zarathustra di Nietzsche:

«...Anche lo spirito di Zarathustra — il più vero amante della guerra e il più sincero amico dei guerrieri — dovette rimanere abbastanza nauseato e sdegnato poiché qualcuno lo sentì esclamare: "Voi dovete essere per me coloro che tendono gli sguardi in cerca del nemico — del vostro nemico. E in alcuni di voi divampa l'odio al primo sguardo. Voi dovete cercare il vostro nemico, combattere la vostra guerra, e ciò per le vostre idee!»
I Am Not A Man, I Am Dynamite! Friedrich Nietzsche and the Anarchist Tradition di John Moore

Influenze nietzschiane si possono pure notare negli scritti e nelle azioni di diversi individualisti italiani contemporanei di Novatore, come Bruno Filippi, Tintino Persio Rasi, Carlo Molaschi, Dante Carnesecchi e molti altri esponenti dell'anarco-futurismo.

Nel resto d'Europa

Nei circoli anarco-individualisti europei, specialmente in quelli francesi, la sua influenza non avrebbe potuto essere più forte. L'anarchico individualista francese e propagandatore dell'amore libero Emile Armand era solito diffondere le sue idee attraverso l'utilizzo di un linguaggio intriso di concetti stirneriano-nicciani. Definiva gli anarchici come i «pionieri senza nessun partito, non-conformisti, in piedi al di fuori degli allevamenti e della moralità  convenzionale, "buono" e "cattivo", "a-sociale", una "specie" a parte, si potrebbe dire. Essi vanno avanti, claudicanti, a volte cadendo, a volte trionfanti, a volte vinti. Ma vanno avanti, e vivendo per se stessi, questi "egoisti" scavano il solco, aprono la strada attraverso il quale passeranno coloro che negano l'arché, ovvero gli Unici che li succederanno»[9]

Nel suo I Am Not A Man, I Am Dynamite! Friedrich Nietzsche and the Anarchist Tradition! il primitivista britannico John Moore ha esaminato i collegamenti storici, politici e filosofici fra il pensiero anarchico e Friedrich Nietzsche, giungendo alla conclusione che il filosofo tedesco è stato ingiustamente avvicinato al fascismo e al razzismo quando invece le sue idee non collimano affatto con queste becere ideologie. Moore, ritenendo l'anarchismo come un progetto che punta all'abolizione di tutte le forme di dominio, controllo e coercizione, ha invece evidenziato come non vi possano non essere affinità  tra anarchici e quello che è stato il più grande iconoclasta di tutti i tempi.

Negli USA e in Sud America

Diversi anarco-individualisti statunitensi sono stati spesso avvicinati alle idee nietzschiane, le quali ebbero grandi influenze in vasti settori dell'anarchismo statunitense. Ci si riferisce in particolare a Benjamin Tucker che nella rivista «Liberty» elogiò pubblicamente il pensiero di Friedrich Nietzsche, definendolo non certo anarchico ma quantunque pregno di contenuti utili allo sviluppo delle idee anarchiche. A tal proposito scrisse Robert C. Holub:

«Le prime traduzioni degli scritti di Nietzsche negli Stati Uniti, molto probabilmente apparvero in Liberty, giornale anarchico curato da Benjamin Tucker...Tucker aveva scelto la strategia di sfruttare i suoi scritti, ma lo ha fatto con attenzione: "Nietzsche dice cose splendide ma non è anarchico. È quindi questione per gli anarchici di sfruttarlo intellettualmente ed utilizzarlo con profitto, ma non come un profeta."»

In riferimento al Sud America lo storico anarchico argentino Angel Cappelletti ha riferito che in nella regione centro-americana vi erano «tra i lavoratori che venivano dall'Europa, nei 2 primi decenni del secolo, alcuni individualisti stirneriani influenzati dalla filosofia di Nietzsche che vedevano il sindacalismo come un potenziale nemico dell'ideologia anarchica. Hanno stabilito ... gruppi di affinità , che nel 1912 erano, secondo Max Nettlau, una ventina. Nel 1911 apparve, a Colón, il periodico El Unico, che si definiva una Publicación individualista» [10]

Il colombiano Vicente Rojas Lizcano, celebre scrittore e attivista anarco-individualista, nel 1904 iniziò ad utilizzare lo pseudonimo di Biofilo Panclasta (Biofilo in spagnolo significa «amante della vita», mentre Panclasta sta per «nemico di tutti»). Egli, durante il suo peregrinare per il mondo (aveva visitato più di cinquanta paesi), aveva propagandato l'anarchismo di influenza nicciana e stirneriana anche attraverso opere come Siete años enterrado vivo en una de las mazmorras de Gomezuela: horripilante relato de un resucitado (1932) e Mis prisiones, mis destierros y mi vida (1929), che raccontano le sue innumerevoli avventure di vita e di attivista dell'anarco-individualismo.

Influenze sul sindacalismo e il comunismo anarchico

Per quanto Nietzsche abbia maggiormente fatto presa sulla corrente anarco-individualista, non ha mancato di far sentire le proprie influenze sulle correnti socialiste. Per esempio, il giornale anarchico Anarchy: A Journal of Desire Armed riporta che «l'anarchico tedesco Gustav Landauer, in lavori importanti come Per il socialismo, basasse le sue idee su quelle nicciane». [11]

Anche l' anarco-sindacalista tedesco Rudolf Rocker fu un profondo ammiratore di Nietzsche[3] e non a caso, essendo di origine ebraica, tradusse Così parlò Zarathustra in yiddish. Le sue posizioni furono particolarmente evidenti nel saggio Nazionalismo e Cultura, in cui la teoria della volontà  di potenza viene utilizzata come strumento di rifiuto del marxismo:

«Rocker invoca ripetutamente Nietzsche nel libro Nazionalismo e Cultura: l'anarchico tedesco lo cita per portare a sostegno le sue affermazioni che il nazionalismo e il potere dello Stato hanno una influenza distruttiva sulla cultura, dal momento che "la cultura è sempre creativa", ma "il potere non è mai creativo." Rocker finisce anche il suo libro con una citazione di Nietzsche.»
«Quanto più profondamente noi tracciamo le influenze politiche nella storia, tanto più siamo convinti che la "volontà  di potenza" è stata, fino ad oggi, una delle più forti motivazioni nello sviluppo delle forme sociali umane. L'idea che tutti gli eventi politici e sociali non siano altro che il risultato di determinate condizioni economiche e che può essere spiegato solo da esse, non può sopportare un attento esame.»[12]

Il già  citato Sunshine sostiene che «gli anarchici spagnoli e altri politici che gravitavano attorno alla repubblica erano ispirati al pensiero nicciano». Murray Bookchin, in The Spanish Anarchists, descrive il conosciuto membro della CNT-FAI Salvador Seguí come «un ammiratore dell'individualismo nietzschiano, del superuomo a cui "tutto è permesso".» Lo stesso ecologo sociale, nella sua introduzione al libro di Sam Dolgoff, The Anarchist Collectives del 1973, descrive la ricostruzione della società  da parte dei lavoratori come un progetto nicciano:

«Ciò equivale a dire che i lavoratori siano degli esseri umani e non come esseri di classe; come personalità  creative, non come "proletari"; come individui auto-affermati, non come "masse". E il destino di una società  liberata deve essere quello di diventare una comune libera, non una confederazione di fabbriche, anche se auto-amministrate; per prendere parte ad una tale confederazione di società  - la sua componente economica - deve estendersi completamente nella società . Infatti, anche tale componente economica deve essere umanizzata, portando ad una "affinità  di amicizia" il processo del lavoro, diminuendo il ruolo del lavoro gravoso nella vita dei produttori, dando una totale "trasvalutazione dei valori"»[3]. Ed ancora:
«I documenti di Alan Antliff indicano la critica d'arte indiana e anti-imperialista di Ananda Coomaraswamy come una combinazione dell'individualismo di Nietzsche e del suo senso di rinnovamento spirituale con l'economia di Kropotkin e il pensiero idealista religioso asiatico. Questa combinazione è stata offerta come base per l'opposizione alla colonizzazione britannica e all'industrializzazione.»[3]

Influenze sull'anarco-femminismo

La celebre Emma Goldman fu profondamente influenzata dal filosofo tedesco, «tanto che tutti i libri di Nietzsche potevano essere ordinati per posta attraverso il suo giornale Mother Earth», ed il suo pensiero può essere riassunto da alcune citazioni estrapolate dalla sua autobiografia Living My Life:

«Io ho sottolineato il fatto che Nietzsche non era un teorico sociale, ma un poeta, un ribelle e innovatore. La sua aristocrazia non era né di nascita né di acquisizione; era dello spirito. In questo senso Nietzsche era un anarchico, e tutti gli anarchici sono aristocratici. Questo io penso... a Vienna si svolgevano interessanti conferenze sulla prosa e poesia tedesca moderna. Si dovrebbero leggere le opere dei giovani iconoclasti dell'arte e delle lettere; e tra i più audaci spicca Nietzsche. La magia del suo linguaggio, la bellezza della sua visione, mi ha portato a delle altezze inimmaginabili. Avrei voluto divorare ogni riga dei suoi scritti, ma ero troppo povera per comprarli.»
Emma Goldman si spinse fino al punto di "battezzare" Nietzsche «come un anarchico onorario», nella sua visione conciliatrice della « difesa dell'individuo con una sorta di anarco-comunismo kropotkiano.» [3] Nell'introduzione alla sua famosa raccolta di saggi Anarchism and Other Essays, Emma Goldman difende Nietzsche e Max Stirner dagli attacchi interni al movimento anarchico:
Copertina «Mother Earth», rivista fondata da Emma Goldman (aprile 1906)
«La tendenza più comune per scoraggiante i lettori è quello di prendere una frase di un libro di uno scrittore come criterio di idee dello stesso o della sua personalità . Friedrich Nietzsche, per esempio, è denigrato come un odiatore dei deboli perché credeva nell'Ubermensch. Non occorre agli interpreti superficiali di quella mente gigante che ha inventato questa visione del Ubermensch che esso è destinato ad una società  che non darà  vita a una razza di deboli e schiavi.»

Un'altra considerazione simile di Nietzsche rispetto alla critica femminista si può ritrovare in Vittime della morale, in cui scrive che «la morale non ha paura di quella che va al di là  del bene e del male. E anche se la moralità  può continuare a divorare le sue vittime, è del tutto impotente di fronte allo spirito moderno, che risplende in tutta la sua gloria sulla fronte dell'uomo e della donna, liberi e senza paura».[13] Più avanti, sempre in un'interpretazione femminista di Nietzsche, scrive:

«Una citzione memorabile di Nietzsche è: "Quando vai dalla tua donna, porta con te la frusta", considerata molto brutale, ma Nietzsche esprime con ciò l'atteggiamento della donna verso i suoi stessi dèi ... la religione, in particolare la religione cristiana, ha condannato la donna ad una vita da inferiore, una schiava. Il cristianesimo ha ostacolato la sua natura e incatenato la sua anima, ed è la donna la più devota a questa religione. Infatti, Nietzsche disse che la religione avrebbe cessato da tempo di essere un fattore nella vita delle persone, se non fosse stato per il sostegno che riceve dalle donne. I più ardenti lavoratori dei chierici, i missionari più instancabili di tutto il mondo sono donne, sempre sacrificate sull'altare degli dei che hanno incatenato il loro spirito e ridotto in schiavitù il loro corpo.» [14]

Anche nel controverso saggio Minoranze Vs maggioranze emergono chiari temi nicciani:

«Se dovessi sintetizzare una tendenza dei nostri tempi, direi semplicemente: quantità . La moltitudine, lo spirito di massa, domina ovunque, distruggendo la qualità  ... Oggi, come allora, l'opinione pubblica è il tiranno onnipresente. Oggi, come allora, la maggioranza rappresenta una massa di vigliacchi, disposti ad accettare ciò che incarna lo specchio della sua povertà  mentale e spirituale. Che la massa sanguini ad ogni suo passo, che la si deruba e la si sfrutta, lo so tanto io quanto quelli che mendicano i voti. Ma io insisto che non è quel gruppo di parassiti, ma la massa ad essere colpevole di questo terribile stato di cose. Esso pende dalle labbra dei suoi padroni ed ama la sua frusta ed è il primo a gridare: crocifiggere! quando una voce si alza in segno di protesta contro la sacra autorità , il capitalismo o altra istituzione ugualmente caduca. Non esisterebbe più alcuna autorità  e proprietà  privata se la massa non fosse disposta a convertirsi in soldati, in poliziotti, carcerieri e carnefici.» [15]

Oltre alla Goldman, la stessa influenza nicciana la subì anche la spagnola Federica Montseny, figlia degli anarchici catalani Joan Montseny (detto Federico Urales) e Teresa Mañé, entrambi fondatori della «Revista Blanca» nel 1898. «Nietzsche e Stirner - oltre al drammaturgo Ibsen e al geografo anarchico Élisée Reclus - furono, secondo Richard Kern (in Red Years / Black Years: A Political History of Spanish Anarchism, 1911–1937), i suoi autori preferiti. Kern riporta che la Montseny sostenne che l«'emancipazione delle donne porterebbe ad una realizzazione più veloce della rivoluzione sociale» e che «la rivoluzione contro il sessismo tendenzialmente verrà  da intellettuali e militanti». Secondo questo concetto nietzschiano del femminismo di Federica Monstseny, le donne potrebbero realizzare attraverso l'arte e la letteratura la necessità  di rivedere il proprio ruolo.»[3]

Influenze su altre correnti

«Due cose vuole l'uomo autentico: pericolo e giuoco» (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Esistenzialismo

L'esistenzialista Albert Camus, per quanto egli abbia rifiutato quest'etichetta, fu assai critico del marxismo e si ritrovò spesso in linea con il movimento anarchico nella sua critica della moderna società  capitalista e del fascismo. L'influenza di Nietzsche su Camus è ben nota, infatti il suo saggio più celebre, L'uomo in rivolta, presenta una visione del mondo e della sua storia di tendenza anarchica, influenzata tanto da Nietzsche quanto da Max Stirner.

«Come Nietzsche, egli mantiene una particolare ammirazione per i valori eroici greci e il pessimismo per le virtù classiche come il coraggio e l'onore che si possono definire valori romantici, che meritano particolare stima all'interno della sua filosofia: la passione, l'assorbimento in essere, l'esperienza sensoriale, la gloria del momento, la bellezza del mondo.» (Albert Camus (1913—1960)" Internet Encyclopedia of Philosophy)

Inoltre, quando il segretario generale della Fédération Anarchiste, Georges Fontenis, recensì il suo libro su Le Libertaire gli fu chiesto se La rivolta di Camus fosse uguale a quella anarchica ed egli rispose che SI lo era.

Nel Regno Unito Herbert Read, che era stato fortemente influenzato da Max Stirner, e che poi si era avvicinato all'esistenzialismo, disse del filosofo tedesco:

«È stato Nietzsche che per primo ci ha reso consapevoli del significato dell'individuo come termine nel processo evolutivo, in quella parte del processo evolutivo che deve ancora avvenire»[16]

Anarco-situazionismo ed insurrezionalismo

L'anarco-situazionista fautore delle T.A.Z Hakim Bey ha così spiegato la sua idea dell' immediatismo:

«La penetrazione nella vita quotidiana dalla meravigliosa creazione di "situazioni" appartiene al "principio materiale del corpo", alla fantasia e al tessuto vivente del presente... l'individuo che realizza tale immediatezza estende immediatamente il circolo del piacere con il semplice risvegliarsi dall'ipnosi dei "fantasmi" (come Stirner chiama tutte le astrazioni) e ancor più può realizzarsi nel Crimine e nel raddoppiamento del SÈ nella sensualità . Dall' Unione di coloro che si possiedono di Stirner, possiamo procedere verso il circolo nicciano degli spiriti liberi e di lì alle "Serie passionali" di Fourier, duplicandoci e raddoppiandoci proprio come l'Altro si moltiplica nell'eros del gruppo.» [17]

Una critica nicciana alle politiche dell'identità  sono state fornite anche dall'anarco-insurrezionalista Feral Faun:

«L'ideologia della vittimizzazione afferma che esiste una "versione femminista dell'ideologia della vittimizzazione - un'ideologia che promuove la mediocrità , la debolezza individuale (e la conseguente dipendenza in gruppi di appoggio ideologicamente fondati nell'appoggio delle autorità )...[ma alla fine] ... come tutte le ideologie, le correnti dell'ideologia della vittimizzazione sono formate da una falsa coscienza. Accettare il ruolo sociale di vittima - in qualunque delle sue forme - significa scegliere di non creare da sé la propria vita o di esplorare un vero rapporto con le strutture sociali. Tutti i movimenti di liberazione parziale — femminismo, liberazione omosessuale, liberazione razziale, movimento operaio e così via — definiscono gli individui nei termini dei loro rispettivi ruoli sociali. A causa di ciò questi movimenti non solo non comprendono un rovesciamento di prospettiva che rompa i ruoli sociali e permetta agli individui di creare una prassi costruita sulle proprie passioni e desideri; essi in realtà  agiscono contro un simile rovesciamento di prospettiva. La “liberazione” offerta da questi movimenti non è la libertà  degli individui di creare le vite che desiderano in una atmosfera di libera convivialità , ma è piuttosto “liberazione” da un ruolo sociale a cui gli individui rimangono soggetti».[18]

Post-anarchismo

Il post-anarchismo è un ibrido dell'anarchismo e della filosofia post-strutturalista, un concetto profondamente influenzato dalle idee di Nietzsche che si è esplicato nelle figure dei suoi principali esponenti: Michel Foucault, Gilles Deleuze e Jacques Derrida. Sulle diverse tendenze del post-anarchismo il britannico Saul Newman ha pubblicato un articolo intitolato L'anarchismo e la politica del risentimento [19] nel quale fa notare che Nietzsche «vede l'anarchismo come avvelenato alla radice dal pestifero seme del “risentimento” – la disprezzabile politica del debole e del disprezzabile, la morale dello schiavo» [19] e così, nel suo saggio, Saul Newman scrive che sarebbe necessario «prendere in conto seriamente le sue posizioni contro l'anarchismo». Così propone la conversione dell'«anarchismo ...in una nuova filosofia 'eroica', la quale non è maggiormente reattiva, ma piuttosto crea valori» [19], proponendo una nozione di comunità  fatta «di potere attivo - una comunità  di maestri invece di una di schiavi. Questa sarebbe una comunità  che cerca di superare se stessa - continuamente trasformandosi e compiacendosi nella conoscenza del potere di poterlo fare» [19].

Dall'altro lato, Lewis Call ha proposto un anarchismo post-moderno attraverso lo scritto Per un'anarchia del dovenire: Nietzsche[20] nel quale argomenta che «nonostante l'ostilità  di Nietzsche per l'anarchismo, i suoi scritti contengono tutti gli elementi di una politica anarchica ottocentesca ... Nietzsche scatena un altro tipo di anarchia, un'anarchia del divenire. Attraverso il suo insegnamento che dobbiamo perseguire un perpetuo progetto di auto-miglioramento e di auto-creazione, in costante perdersi e ritrovarsi nel fiume del divenire, Nietzsche sostiene che la nostra soggettività  è fluida, dispersa, multipla e pluralista, piuttosto che fissa e immobile, singolare e totalitaria. Quest'anarchia doppia, anarchia critica del oggetto e del divenire, costituisce la base di un anarchismo postmoderno».[21]

Recentemente, il filosofo anarchico ed edonista francese Michel Onfray ha abbracciato il termine post-anarchismo per descrivere il suo approccio alla politica e all'etica. Egli sostiene che le rivolte del maggio francese del 1968 furono una «rivolta nicciana, con l'intento di porre fine all'Unica verità , rivelando e mettendo in evidenza le diverse verità , in modo da far scomparire le idee ascetiche cristiane ed aiutare a far nascere nuove possibilità  di esistenza». Nel 2005 ha pubblicato il saggio Da Sagesse tragique - Saggio su Nietzsche, un testo in cui si pone al centro la tragica saggezza di Nietzsche.

Note

  1. Vedi la traduzione
  2. In Al di là  del bene e del male (6.2:126), l'autore parla di "cani anarchici".
  3. 3.0 3.1 3.2 3.3 3.4 3.5 3.6 Spencer Sunshine, "Nietzsche and the Anarchists" (vedi la traduzione)
  4. Nietzsche e l'anarchismo
  5. Perché comunisti anarchici. Cosa ci distingue dagli anarchici
  6. 6.0 6.1 Max Stirner,David Leopold in Stanford Encyclopedia of Philosophy
  7. Introduzione al saggio La crisi iniziale di Nietzsche di Utente:Ario Libert
  8. Verso il nulla creatore
  9. The Anarchism of Émile Armand
  10. Angel Cappelletti, El anarquismo en america latina, pag. 108-109 (sezione 9. Panama y America Central)
  11. Nell'articolo apparso su "Anarchy: A Journal of Desire Armed", si critica Brian Morris per via di un suo articolo poco lusinghiero verso il libro di Spencer Sunshine, I Am Not A Man, I Am Dynamite! Friedrich Nietzsche and the Anarchist Tradition (in cui sono presenti varie critiche e apprezzamenti verso Nietzsche in ambiente anarchico); l'autore dell'articolo di Anarchy: A Journal of Desire Armed fa anche un carrellata di nomi come Rocker, Montseny, Landauer e Goldman per smontare la tesi polemica di Morris. (Nota tradotta da ienaridensnexus.blogspot.it/)
  12. Nazionalismo e cultura
  13. Vedere Victims of Morality di Emma Goldman
  14. Vedere il Capitolo 9: Women Suffrage ne Anarchism and Other Essays di Emma Goldman
  15. Minoranza vs maggioranza
  16. Vedere The Philosophy of Anarchism di Herbert Read
  17. Vedere Immediatism di Hakim Bey, pagina 4
  18. Vedere The Ideology of Victimization di Feral Faun
  19. 19.0 19.1 19.2 19.3 L'anarchismo e la politica del risentimento
  20. Todd May. Postmodern Anarchism. Lexington: Lexington Books. 2002.
  21. Lewis Call. Postmodern Anarchism. Lexington: Lexington Books. 2002. Pg. 33

Voci correlate

Collegamenti esterni