Femminismo

Da Anarchopedia.

(Redirect da femminismo)

Il femminismo è un movimento sviluppatosi negli "anni '60" nell'ambito del movimento politico della sinistra, teso ad eliminare quel gap esistente tra la divisione dei ruoli basati sull'appartenenza ad un genere sessuale piuttosto che all'altro, contro una gerarchia discriminatoria che genera rapporti di dominio e di sfruttamento e allo scopo ultimo di pareggiarne le sorti.

Indice

[modifica] Storia

I primi passi del movimento femminista furono compiuti nel 1792 da Olympia de Gouges che fu l'autrice della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Il femminismo divenne però un movimento organizzato a partire dal diciannovesimo secolo, come effetto di una più diffusa consapevolezza dell'ingiusto trattamento riservato alle donne e dal diffondersi dei movimenti di riforma sociale.

Fu il socialista utopista Charles Fourier a coniare il termine femminismo nel 1837, ma già prima di quella data aveva dichiarato l'impellente necessità dell’allargamento dei diritti delle donne in chiave paritaria.

Il movimento femminista si sviluppò principalmente negli Stati Uniti, dove si tennero alcuni convegni in merito (già nel 1869, John Stuart Mill pubblicò The Subjection of Women). Negli "anni Dieci" (XX secolo) in America venivano organizzati cortei delle cosidette "suffragette" che combattevano per il diritto di voto, mentre una donna di nome Margaret Sanger lottava per il controllo delle nascite. Negli anni seguenti il femminismo faceva sentire la propria voce negli ambiti lavorativi (dai lavori sottopagati in fabbrica nell'Ottocento, la rivendicazione di diritti pari a quelli degli uomini aveva portato le donne a poter accedere a molti impieghi pubblici) e nella vita sociale in genere, fu però soprattutto nella letteratura e nell'arte che la donna assunse finalmente un ruolo importante e riconosciuto.

Dopo un intorpidimento di coscienza, soprattutto europeo, durato fino agli "anni Cinquanta", negli "Settanta" il movimento femminista spostò i propri obiettivi da una questione meramente soggettiva ad un ambito sociale, lottando per la conquista di diritti civili, che portarono, per esempio in Italia, all'introduzione del divorzio, alla modifica del diritto di famiglia nel "1975", all'istituzione dei consultori familiari, alla legge sulle "pari opportunità", alla liberalizzazione dei contraccettivi e all'approvazione delle leggi che regolano l'aborto, alla costituzione dei Centri antiviolenza ecc.

In quegli anni le femministe si dedicarono anche alla creazione di una coscienza dello stato di oppressione in cui versavano le donne, da cui sarebbe dovuta scaturire la liberazione da questo giogo oppressivo. Per questo intorno al "1975" i gruppi autonomi di donne iniziarono a trasformarsi da gruppi di parola in gruppi che si dedicarono alla realizzazione di qualcosa, come librerie, biblioteche, case editrici, luoghi di ritrovo. Nasce in sostanza la cosiddetta pratica del "fare tra donne".

Molte donne, oggi, vedono il valore delle presenza femminile nella storia non più come elemento sottomesso all'uomo dalla cultura patriarcale bensì analizzando l'opera di civilizzazione che le donne hanno svolto nei secoli. Benché la lotta contro l'ineguaglianza tra uomini e donne sia il fondamento del femminismo, la teoria femminista al suo interno non è omogenea: vi sono infatti teorie contrastanti riguardo all'origine di questa ineguaglianza, ma anche sui mezzi e sui fini del femminismo.

[modifica] Correnti principali del femminismo

[modifica] Femminismo radicale

Il femminismo radicale è una corrente del femminismo, sostenente l’idea che la ragione delle disuguaglianze (razzismo, sessismo, specismo, discriminazioni di varia natura ecc.) esistenti nelle società attuale (ma anche in quelle passate) ha origine nel patriarcato.

Le femministe vedono il seme della discriminazione nella sfera della riproduzione sessuale, nella differenza biologica, che viene trasformata in quella differenza di ruoli e in quella differenza sociale che relega la donna in condizioni di subordinazione. È Simone de Beauvoir ad aprire la strada a questa intuizione:

Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna.

Tale pensiero si differenzia in varie correnti a seconda della risposta che le femministe intendono dare alle pratiche del dominio. Mentre alcune sostengono la necessità di "instaurare un matriarcato in opposizione al patriarcato", altre preferiscono ricercare la formazione di comunità senza distinzioni riguardo al genere sessuale d’appartenenza; allo stesso tempo molte femministe sono concordi nel ritenere che non tutti i maschi partecipano ugualmente all’oppressione femminile, né che tutte le donne sono ugualmente oppresse.

Esse inoltre riconoscono che la società occidentale permette alla moglie un relativo esercizio del potere, quantunque si rischi in questo modo semplicemente di sostituire un dominatore con un altro, un potere con un altro.

[modifica] Anarco-femminismo

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[modifica] Eco-femminismo

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[modifica] Voci correlate

sessismo

antisessismo

gerarchia

autorità

Libertà

discriminazione

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