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Economia

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Mercato di verdura
L'Economia (dal Greco οίκος [oikos], 'casa', e νομος [nomos], 'norma', con il significato di «amministrazione della casa») è la scienza sociale che si occupa delle modalità  per gestire risorse limitate allo scopo di soddisfare bisogni umani.

Molto spesso essa viene intesa in un'accezione più limitata come la scienza che studia la produzione, la distribuzione, il commercio ed il consumo di beni e servizi.

L'economia è detta "normativa" quando essa raccomanda una scelta sulle altre, o quando fornisce dei giudizi soggettivi di valore. Dal lato opposto, l'economia è detta "positiva" quando essa cerca oggettivamente di prevedere e spiegare le conseguenze delle scelte, una volta che sia dato un insieme di assunzioni e/o un assieme di osservazioni. Comunque la scelta di quali assunzioni si debbano fare nel costruire un modello come pure quali assunzioni privilegiare è una scelta normativa.

Scienza economica[modifica]

La scienza economica si sviluppa a partire dal 700, affermando il principio che l’indagine economica debba interessare non solo l’individuo, ma anche lo Stato e le imprese. Per questo prese il nome di Economia Politica (polis=città ).

Adam Smith
David Ricardo

Si parla di microeconomia quando l’economia analizza il comportamento del consumatore o produttore. Viene invece definita macroeconomia l’analisi riguardante i problemi economici a livello più essenzialmente nazionale.

Origine dell’economia[modifica]

La scienza economica nasce all’incirca alla fine del 700, in cui si svilupparono due scuole economiche: la Scuola mercantilista e quella fisiocratica.

Il mercantilismo sosteneva l’intervento dello Stato per proteggere con barriere doganali il commercio nazionale dalle insidie dei mercati esteri. La scuola fisiocratica dava invece importanza alle leggi naturali, considerando quelle economiche alla stessa stregua. I fautori di questa scuola respingevano l’intervento dello Stato e sostenevano una politica liberista, allo scopo di favorire l’iniziativa privata.

Generalità  sulle teorie economiche[modifica]

Attualmente esistono tre modi per rapportarsi ai problemi economici. Il primo è quello neoclassico, di cui Adam Smith e David Ricardo furono i primi esponenti, fondato sul «laissez faire» (“lasciar fare”) e sulla fiducia nella capacità  di autoregolazione del mercato. Le leggi del mercato vengono da questi economisti considerate come leggi naturali. Il secondo è quello della scuola keynesiana (da John Maynard Keynes) che invece ammette l’intervento regolatore dello Stato, soprattutto a livello della domanda, attraverso l’aumento della spesa pubblica.

Queste due teorie sono comunque ugualmente sostenitrici del mercato e del sistema capitalista. Al contrario l’analisi marxiana individua una serie di contraddizioni insite nel capitalismo (rapporti di produzione economica, rapporto proletario-capitalista, teoria del plusvalore e della caduta tendenziale del saggio di profitto…) che inevitabilmente porteranno alla crisi e al suo crollo e all’instaurazione di un sistema collettivista sotto la dittatura del proletariato [1].

In pratica la teoria classica e keynesiana hanno un approccio individualistico all’economia, mentre l’analisi marxiana lo ha di tipo collettivista.

Il capitale[modifica]

Il capitale è uno dei fattori della produzione (gli altri sono i beni naturali, il lavoro e l’organizzazione) ed è definito come «qualunque bene materiale prodotto e reimpiegato nella produzione».

Per gli economisti oggettivisti è capitale «qualunque bene materiale (non sono capitali i servigi) prodotto (sono esclusi i beni materiali) e reimpiegato (non sono capitali beni destinati al consumo)». Per gli economisti soggettivisti è capitale «il valore attribuito al risparmio immobilizzato in un fatto produttivo» (non è capitale la macchina ma lo è il risparmio).

Il sistema economico fondato sulla proprietà  privata del capitale, dal cui utilizzo i capitalisti ricavano un profitto, e dall'offerta di forza-lavoro, è chiamato capitalismo. Una delle fazioni più estreme del capitalismo è definito anarco-capitalismo.

Gli anarchici contro l'economia capitalistica[modifica]

Camillo Berneri
«Sul terreno economico gli anarchici sono possibilisti (...) sul terreno politico (...) sono intransigenti al 100%».(Camillo Berneri)

I fondamenti dell’economia capitalistica si basano essenzialmente sulla proprietà  privata dei mezzi di produzione inseriti in un "libero mercato", da cui scaturiscono tutta una serie di disvalori che si ripercuotono nelle strutture sociali: autorità , gerarchia, sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura ecc. Le correnti più radicali (ultraliberismo) auspicano addirittura il disinteresse totale dello Stato dallo sviluppo dei rapporti di produzione, salvo poi chiederne l’intervento nei momenti di crisi economica [2]. (Lo Stato si configura quindi come un istituzione al servizio delle classi privilegiate).

Gli anarchici, opponendosi alla proprietà  privata (ma non necessariamente al possesso), auspicano invece che i rapporti economici siano regolati da latri fattori che non siano legati esclusviamente al mero profitto: benessere degli individui, autogestione, sviluppo di un’economia partecipativa, rispetto dell’ambiente, ecc. Per questo si pensa all’utilizzo di mezzi alternativi a quelli proposti dall’economia capitalistica: moneta alternativa e\o baratto, riciclo dei rifiuti, collettivizzazione e\o costituzione di libere associazioni di produttori e consumatori, agorismo, mutualismo, ecc.

Note[modifica]

  1. Vedi Karl Marx e marxismo
  2. Il governo britannico stanzia 50 miliardi di sterline per slavare le banche, Governo Usa salva Detroit: approvato il piano di salvataggio dell’auto

Bibliografia[modifica]

  • Michael Albert, Oltre il capitalismo. Un'utopia realistica, edizioni Eleuthera, 2007
  • Michael Albert, Il libro dell'economia partecipativa, ed. Net, 2006
  • Michael Albert, L' economia partecipativa. Una alternativa al capitalismo, ed. Datanews, 2003
  • Stanley Maron, Mercato e comunità , Elèuthera, Milano, 1994
  • Juan Martinez Alier, Economia ecologica, Garzanti, Milano, 1991
  • Volontà , Al di là  dell’economia, Milano, n.1-2, 1990
  • Ernst Schumacher, Piccolo è bello, Mondadori, Milano, 1980
  • Pierre-Joseph Proudhon, Che cos’è la proprietà , Laterza, Bari, 1967

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]