comunismo libertario
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In ambito anarchico ben tre filoni hanno assunto il termine comunista nelle proprie definizioni teoriche (comunismo libertario, anarco-comunismo e comunismo anarchico), anche se oramai possono essere considerati dei sinonimi. La più vecchia definizione di comunismo libertario fu di Sébastien Faure, ma è durante la fondazione della CNT spagnola (1909) che il termine comunismo libertario fu usato per definire il programma dei comunisti anarchici spagnoli. Tale termine fu riutilizzato dalla CNT-FAI, per merito soprattutto dell'elaborazione concettuale espressa da Isaac Puente, durante la rivoluzione spagnola del 1936-39. Ed è proprio quest'ultima definizione che riportiamo come esempio:
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[modifica] Definizione
Definizione adottata dalla CNT-FAI: "Il Comunismo Libertario è l'organizzazione della società senza Stato e senza proprietà privata. A questo fine non c'è bisogno di inventare nulla, né di creare nessun organismo nuovo. I nuclei organizzativi, attorno ai quali riorganizzerà la vita economica futura sono già presenti nella società attuale: sono il sindacato e il municipio liberi. Il sindacato, dove oggi si raggruppano spontaneamente gli operai delle fabbriche e di tutti gli sfruttamenti collettivisti.
E il municipio libero, assemblea di antico lignaggio, in cui del pari spontaneamente si raggruppano i vicini dei paesi e dei villaggi, e che offre un canale alla soluzione di tutti i problemi di convivenza nelle campagne.
Entrambi gli organismi, con norme federative e democratiche, saranno sovrani nelle loro decisioni, senza essere sotto la tutela di alcun organismo sovraordinato, bensì solo obbligati a confederarsi tra di loro, per coazione economica degli organismi di riferimento e di comunicazione, costituiti in Federazioni di Industria.
Questi organismi assumono il possesso collettivo o comune di tutto quello che oggi è di proprietà privata, e regolano in ogni località la produzione e il consumo, cioè la vita economica. L'associazione delle due parole (comunismo e libertario) indica anche la fusione di due idee: una collettivista, che tende a produrre un insieme armonico per il contributo e la cooperazione tra gli individui, e senza pregiudizio per la loro indipendenza; e l'altra individualista, che vuole garantire all'individuo il rispetto della sua indipendenza.
L'operaio della fabbrica, delle ferrovie o il manovale, devono associarsi con i loro compagni, tanto per la sua migliore esecuzione, quanto per la difesa dell'interesse individuale. In cambio, l'artigiano e l'operaio dei campi possono vivere con indipendenza e perfino bastare a se stessi, per chi ha una radicata tendenza all'individualismo.
Il Sindacato rappresenta la necessità dell'organizzazione collettivista, e il Municipio libero interpreta meglio il sentire individualista del contadino". (Da "Il Comunismo Libertario e altri scritti", di Isaac Puente)
[modifica] Approfondimenti
Vedi anche: Anarco-comunismo
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
Teoria dei comunisti anarchici
Il comunismo libertario e altri scritti di Isaac Puente
Rivoluzione, anarchia e comunismo, testo di Carlo Cafiero in pdf

