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Colonia di Cittadella

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Giovanni Rossi, Giuseppe Mori e altri compagni nella colonia di Cittadella.
La colonia di Cittadella (11 novembre 1887 - novembre 1890) è stata un'associazione cooperativa agricola voluta da Giovanni Rossi e Giuseppe Mori a Stagno Lombardo, provincia di Cremona (Italia). Tale associazione fu stabilita nel podere (chiamato Cittadella e tuttora esistente) del filantropo mazziniano Giuseppe Mori. Il fallimento della Cooperativa dipese dal rifiuto del collettivismo da parte dei contadini. Partito prima della fine dell'esperienza, Rossi emigrò in Sudamerica, dove fondò la colonia de La Cecilia.

L'esperienza di Cittadella[modifica]

L'11 novembre 1887, nel fienile del podere di Cittadella, Giovanni Rossi, insieme a tutti i contadini che nel podere lavoravano, sancì la nascita dell’"Associazione Agricola Cooperativa di Cittadella in Comune di Stagno Lombardo, Cremona" per gestire i 120 ettari di campagna, oltre ad una ventina di case contadine, stalle e un piccolo asilo infantile, ceduti in affitto alla cooperativa dal propeitario Giuseppe Mori.

Dallo statuto della cooperativa (steso da Rossi e Bissolati ma modificato in un secondo momento in maniera consistente dai contadini) risulta che l'assemblea generale dei soci era composta da uomini e donne, ma per queste ultime non era previsto il diritto al voto. La retribuzione del lavoro, contrariamente a quanto aveva inizialmente previsto Rossi, venne suddivisa in base alle categorie d’appartenenza (in funzione della quantità  e della responsabilità  rivestita all’interno della cooperativa). Inoltre una commissione tecnica - costituita da un socio, da un rappresentante della proprietà  e dal segretario Giovanni Rossi (eletto dai contadini tramite votazione segreta) – si riuniva ogni sera al fine di stabilire compiti e obiettivi della comunità , redigere bilanci ecc.

La speranza di Rossi era tuttavia quella di applicare i principi socialisti dell’anarchismo, e non semplicemente gestire una cooperativa. L’occasione per sperimentare le sue idee giunse nel 1889 quando alcune famiglie di contadini, che prestavano servizio nella cooperativa, decisero di allontanarsi. I posti vacanti furono da Cardias rimpiazzati inserendo nella comunità  elementi pienamenti socialisti (due famiglie più alcuni singoli): l'obiettivo di Rossi era quello di dar vita ad un nucleo realmente socialista, nella speranza che gli altri contadini avessero deciso di prendere tale gruppo ad esempio.

Tale comunità  socialista era inizialmente formata da sedici persone; le spese venivano decise comunitariamente, la gestione della casa affidata in rotazione alle donne. Tuttavia le difficoltà  divennero lentamente insormontabili, a causa principalmente della diffidenza degli altri contadini di Cittadella, assai restii a rapportarsi con quella comunità  (i contadini lessero male il gesto di Rossi di integrare in Cittadella un nucleo socialista; il loro timore era che l'obiettivo finale di Rossi fosse di sostituire tutti i contadini di Cittadella con altri contadini socialisti), e a tutte una serie di difficoltà  nel far accettare la modernità  scientifica e le idee dell'anarco-comunismo, senza contare il conservatorismo di stampo contadino e religioso che ancora condizionava il pensiero di molti "comunardi".

A questo punto Rossi ritenne che determinate idee potessero applicarsi solamente in terre lontane dai condizionamenti della società  italiana dell'epoca, per questo decise di riprovare la medesima esperienza in Sud America (la meta divenne il Paranà , Brasile), dove qualche mese più avanti nacque la comunità  de La Cecilia.

Bibliografia[modifica]

  • R. Gosi, Il socialismo utopistico. Giovanni Rossi e la colonia anarchica Cecilia, Milano, Moizzi Editore, 1977.
  • M. L. Betri, Cittadella e Cecilia. Due esperimenti di colonia agricola socialista. Carte inedite a cura di Luisa Betri e un saggio introduttivo su l'utopia contadina, Milano, Edizioni del Gallo, giugno 1971.

Voci correlate[modifica]