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classismo

Da Anarcopedia.

Il classismo è una forma di discriminazione basata sull'appartenenza ad una determinata classe sociale. Questa concezione della società determina la formazione di una gerarchia in base alla quale alcuni dominano ed altri sono dominati.

Indice

[modifica] Cosa sono le classi sociali

Sono gruppi sociali che possono essere identificati in base alla propria collocazione nel ciclo della produzione e nella posizione relativa alla distribuzione dei beni.

Alcuni ad esempio aggregano le persone in base alla professione che esercitano. In questa maniera però mettiamo in una stessa categoria persone socialmente molto differenziate; ad esempio tra gli "ingegneri" comparirebbero insieme il capitalista De Benedetti, il dipendente subordinato di una grande fabbrica e il libero professionista.

Un altro criterio discutibile é quello della classificazione secondo il reddito. Rischiamo di mettere insieme in una stessa categoria il bottegaio senza dipendenti, un tirchissimo piccolo capitalista che riserva per sé una quota irrilevante dei profitti, un operaio. Queste tre figure sociali potrebbero percepire lo stesso reddito, ma nei fatti hanno interessi sociali diversi ed addirittura opposti.

Ancora profondamente sbagliato è il criterio psicologico. Un operaio con idee fasciste, non per questo cessa di essere un operaio, così come un capitalista marxista, non per questo cessa di essere un capitalista.

E’ quindi ben difficile dare una definizione di classe e lo è ancor di più catalogare le persone all’interno di questi gruppi. All’interno della cosiddetta sinistra antagonista esistono divergenze sul modo di intendere le classi. Nel prossimo capitolo saranno analizzate le divergenze tra anarchismo e marxismo.

[modifica] Ipotesi sulla nascita delle classi

Le classi sociali non sono sempre esistite e non sono comuni a tutte le civiltà. Studi archeologici e storici (vedi Marija Gimbutas e Riane Eisler) dimostrano che l'epoca preistorica, quella neolitica in particolare, era organizzata attraverso un modello sociale privo di sostanziali distinzioni di rango. Queste società furono definite da Riane Eisler società gilaniche.

Da chi furono introdotte le classi sociali? L'Europa, tra il IV e il II millennio a.c fu scossa da una serie di ondate migratorie di un popolo rozzo, violento, classista e sessista: i Kurgan. Questo popolo indoeuropeo, dalla cultura nomade-pastorale, poneva ai vertici della piramide sociale i sacerdoti e, soprattutto, i capi-pastori, i quali diventavano tali in funzione del numero di animali che detenevano, relegando i nullatenenti a posizioni di subordinazione (guardiani delle greggi); la donna stessa, non svolgendo più nessuna funzione economica come nei modi di produzione paleolitico e neolitico, divenne una pura proprietà dei capi-pastori.

I Kurgan quindi soppiantarono le società gilaniche, introducendo in Europa i primi germi d’autorità (patriarcale e militare) e la strutturazione classista che ancora oggi è ampiamente presente. Tutto questo è stato dimostrato attraverso gli scavi archeologici che hanno appurato le differenze tra le tombe dell'epoca gilanica e quelle successive all'invasione dei Kurgan. Mentre le tombe dei "gilanici" sono sostanzialmente identiche le une con le altre, quelle appartenenti alla fase successiva ne mostrano alcune ricchissime di oggetti artistici e altre assolutamente povere e spoglie. Questa differenza è indicazione dell'avvenuta trasformazione sociale, da una società egualitaria verso una classista e gerarchica.

[modifica] Stato e classismo

Il classismo può essere distinto in classismo individuale e classismo strutturale. Il classismo individuale è all'origine di ogni pregiudizio ed è spesso praticato da individui che opprimono altre singole persone a causa di diverse motivazioni (scelte sessuali, reddito, nazionalità, debolezza fisica o psichica ecc.). Le istituzioni a volte combattono questa discriminazione, altre volte la trascurano e altre ancora la avallano, se è funzionale ai propri interessi. Il classismo strutturale o istituzionale è invece una tipologia di discriminazione che si realizza quando la società si è organizzata, più o meno consapevolmente, per escludere o emarginare efficacemente persone provenienti da ambiti (lavoro, religione, nazione di provenienza ecc.) considerati inferiori. Spesso non si impedisce a queste persone di poter scalare la gerarchia sociale, tuttavia la società è strutturata per far si che non tutti possano riuscire in questo compito, mantenendo quindi inalterate le divisioni di classe. Infatti, se non ci fossero disperati, chi farebbe il minatore? Chi farebbe l'operaio in una catena di montaggio? Chi servirebbe il proprio paese militarmente?

Poiché generalmente è lo Stato che si fa garante degli interessi di una classe sociale rispetto ad un'altra - e ciò accade quando ad essere privilegiata è la classe borghese o nobiliare, ma anche quando è il proletariato ad essere elevato a classe dominante (marxismo) - gli anarchici rifiutano ogni forma di società classista, ritenendo però che non basti l'eliminazione (estinzione direbbero i marxisti) dello Stato a garantire l'assenza di una gerarchia sociale, in quanto essa si può ripresentare su basi razziali, sessuali, di età anagrafica ecc. Gli anarchici quindi ritengono doveroso combattere ogni forma di discriminazione.

[modifica] Divergenze tra anarchismo e marxismo

Per la maggioranza dei marxisti le classi sono due: coloro (la borghesia) che detengono i beni di produzione (capitali, strutture, mezzi di produzione, ecc.) e che in base a questa proprietà ne ricavano dei privilegi; dall’altro coloro (il proletariato) che detengono solo la loro capacità di lavoro (forza-lavoro) e la vendono al primo gruppo (gli imprenditori) per ottenerne in cambio un salario che consenta a loro e alla loro famiglia di sopravvivere e riprodursi (generare quella prole che dà loro il nome).

Altre classi come il "ceto medio" sono destinate ad essere assorbite dal proletariato, mentre i disoccupati (sottoproletariato) non hanno nemmeno un’identità di classe e servono solo a mantenere bassi i salari degli occupati per via della concorrenza che fanno agli occupati.

Per gran parte degli anarchici la società è più complessa: da un lato il proletariato produce i beni di consumo con il proprio lavoro e ne viene espropriato in virtù dell’assetto proprietario della società capitalistica e dall’altro il fronte padronale che opera l’espropriazione grazie alla proprietà dei beni di produzione. Attorno a queste due classi principali orbitano altre classi sociali con un ruolo ugualmente importante: i contadini, che detengono i propri mezzi di produzione, ma vengono espropriati di gran parte della ricchezza che producono dal meccanismo della distribuzione i cui canali sfuggono loro; i ceti medi, che svolgono funzioni essenziali alla riproduzione capitalistica e che ne vengono ripagati con privilegi effimeri e irrisori, ma che vengono percepiti in modo tali da confondere loro quali siano i loro veri interessi; i disoccupati, la cui sete disperata di un salario, li contrappone fittiziamente ai loro naturali alleati.

Per alcuni anarchici (anarchici aclassisti), soprattutto alcuni individualisti, le classi sono un’invenzione marxista, per cui non ha senso nemmeno questa divisione della società. Per molti anarchici (soprattutto i comunisti, ma non solo…) non solo le classi esistono ma occorre anche ricomporre gli interessi di tutti coloro che subiscono lo sfruttamento dell’assetto sociale capitalistico.

[modifica] Voci correlate

discriminazione

capitalismo

gerarchia

autorità

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