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Circolo Anarchico 22 Marzo

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Pietro Valpreda, uno dei fondatori del circolo anarchico 22 marzo
Il circolo anarchico “22 marzo”, fondato a Roma nel 1969, è stato un piccolo gruppo anarchico che entrò nell'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana.

Breve storia[modifica]

Il “22 marzo” nacque nel novembre del 1969 in seguito ad una scissione interna al circolo Bakunin di Roma, dove si “fronteggiavano” una fazione moderata ed una “arrabbiata”. Il nome deriva dal Maggio francese, infatti il 22 marzo 1968 è la data di occupazione dell'università  di Nanterre; il gruppo era composto da anarchici sinceri come Pietro Valpreda, Emilio Bagnoli, Roberto Gargamelli, Enrico Di Cola, Emilio Borghese, ma anche da un personaggio come Mario Merlino, che successivamente si scoprirà  essere un neofascista (provocatore e infiltrato per conto dei “servizi segreti” o di qualche altro tessitore di trame oscure), e dal poliziotto infiltrato Salvatore Ippolito, conosciuto negli ambienti anarchici con il nome falso di Andrea Politi.

Il 12 dicembre una bomba esplose a Piazza Fontana, a Milano, provocando diciassette morti e ottantotto feriti. Altre bombe esplosero lo stesso giorno anche a Roma. Le attenzioni della magistratura si rivolsero subito verso i militanti del “22 marzo” e gli anarchici milanesi del Ponte della Ghisolfa, tra questi Giuseppe Pinelli che verrà  “suicidato” il 15 dicembre 1969. Gli accusati del “22 marzo” furono: Roberto Mander (17 anni), Emilio Borghese (18 anni), Roberto Gargamelli (19 anni), Emilio Bagnoli (24 anni), Enrico Di Cola (18 anni) e Mario Merlino (25 anni).

Mario Merlino, uno degli infiltrati del "22 marzo"

Dopo lunghissimo procedimento alla fine tutti gli imputati appartenenti al gruppo saranno assolti da ogni accusa.

Attività  e polemiche[modifica]

Sulle attività  di questo piccolo gruppo, oggi come allora, ci sono molte discussioni interne al movimento anarchico: secondo alcuni (es. Paolo Finzi di A-Rivista Anarchica) essi ebbero atteggiamenti provocatori e pericolosamente estremistici; secondo altri (es. gli ex-militanti) queste accuse non risponderebbero affatto al vero. Per questo motivo Anarchopedia ha voluto qui proporre due diverse testimonianze, una di Paolo Finzi, pubblicati su A-Rivista, l'altra di Enrico Di Cola, ex-membro del "22 Marzo" che contesta le tesi di Finzi.

Testimonianza di Paolo Finzi[modifica]

Secondo quanto riporta Paolo Finzi su A-Rivista, la fazione più arrabbiata veniva mal sopportata da una parte del movimento anarchico per via di alcune loro azioni ritenute scriteriate: es. nel 1969, racconta Finizi, durante un corteo a Milano, gli "arrabiati" del "Bakunin" si avrebbero gridato «a squarciagola “Bombe, sangue, anarchia” e noi - prosegue Finzi - militanti e simpatizzanti del circolo anarchico “Ponte della Ghisolfa” (con la sede, allora, in piazzale Lugano, nel quartiere periferico della Bovisa), sovrapponiamo con la stessa cadenza e con voce ancora più forte “Malatesta, Cafiero, Bakunin”. Cercando di evitare che la gente senta simili bestialità .»; negli stessi mesi, questa volta a Roma, avrebbero commesso «una grave scorrettezza, mettendo su di un loro volantino antimilitarista, infarcito di espressioni… da denuncia, non il proprio indirizzo, ma quello della sede anarchica di via dei Taurini, punto di riferimento del movimento anarchico organizzato e sede della redazione del settimanale "Umanità  Nova[1] [2]; nel marzo 1969 Valpreda e due giovani compagni avrebbero pubblicato su «Terra e libertà » un articolo in cui elogiavano Ravachol e l'azione diretta violenta. [3]

Testimonianza di Enrico Di Cola[modifica]

Testimonianza di Di Cola fatta direttamente su Anarchopedia:

«I testi da voi citati non suffragano quanto da voi sostenuto. Gli slogan dei cosidetti "arrabiati" del "Bakunin" a Milano non ci possono essere MAI STATI, si confonde uno slogan gridato eventualmente da Valpreda quando questi viveva ancora a Milano (assieme a qualche altro elemento del movimento milanese) con il Bakunin di Roma. Quindi di quali "azioni considerate scriteriate" si parla? Il volantino di Roma (fatto molti mesi dopo l'avvenimento di Milano) non era affatto "cruento" a meno che non possa definirsi cruento un testo contro la guerra e contro il fascismo! A parte questo, l'indirizzo riportato nel volantino era quello del circolo Bakunin e non di Umanità  Nova!!! Per finire, quest'ultimo volantino, venne sì diffuso ma dopo che noi stessi provvedemmo a tagliare via la parte recante l'indirizzo. Che altri, anche di sinistra, scrivano cose inesatte o false su di noi non mi preoccupa molto, ma se a scrivere inesattezze sono degli anarchici allora la cosa non mi garba affatto. Grazie.» (Enrico Di Cola, ex circolo 22 Marzo)

In Quando la memoria tradisce – Risposta all'articolo di Paolo Finzi scritto per la morte di Pietro Valpreda, gli ex-militanti del "22 marzo" rispondono approfonditamente all'articolo di Paolo Finzi. Per esempio, rispetto allo slogan «Bombe, sangue ed anarchia», Enrico Di Cola scrive:

«... nessuno di noi del 22 Marzo partecipò a cortei a Milano nel 1969, a meno che per “cortei” non si voglia intendere la contemporanea presenza di tre compagni del circolo – Valpreda, Gargamelli e Di Cola – che andarono a Milano intorno al 7/8 ottobre '69 assieme al compagno milanese Leonardo Claps al termine dello sciopero della fame di Roma. La visita aveva lo scopo di portare la loro solidarietà  al compagno Michele Camiolo che stava continuando il suo digiuno di protesta davanti alla Camera del Lavoro di Milano.»

Note[modifica]

  1. Articolo A-rivista
  2. Ciao Peder!, di Paolo Finzi
  3. Estratto dall'articolo su Pietro Valpreda

Voci correlate[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]